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Prevenzione in oncologia

Stefania Bortolotti, N. 8/9 agosto/settembre 2015

Il progressivo invecchiamento della popolazione e il concomitante allungamento della vita media, registrato in questi ultimi anni nei Paesi occidentali, hanno portato a un costante incremento dei nuovi casi di tumore, compresi quelli del sistema emolinfopoietico. Secondo le stime dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM – www.registri-tumori.it ) nel 2014, in Italia, sono stati diagnosticati quasi 366.000 nuovi casi di tumore maligno (approssimativamente 1.000 al giorno), di cui circa 196.000 ( 54% ) negli uomini e circa 169.000 ( 46% ) nelle donne. Relativamente meno frequenti in rapporto alla maggiore incidenza dei tumori solidi, le patologie oncoematologiche nel loro complesso arrivano a rappresentare circa il 10% di tutti i tumori facendo registrare, nel nostro Paese, 40.000 nuove diagnosi ogni anno.

A Milano, in occasione di “ Expo in città 2015 ” ne hanno discusso i massimi esperti italiani illustrando come le migliori conoscenze biologiche e lo sviluppo di terapie innovative stiano costantemente e progressivamente migliorando la prognosi delle neoplasie ematologiche. E la qualità di vita può essere ulteriormente migliorata attraverso l’alimentazione e la prevenzione. A questo proposito va ricordato che l’alimentazione è il tema di “ EXPO Milano 2015 ”, il cui slogan è “ Nutrire il pianeta, energia per la vita ”. Il tema della prevenzione delle malattie potenzialmente mortali, come il cancro, attraverso l’alimentazione emerge prepotentemente, mettendo in luce un problema che merita di essere affrontato e dibattuto.
La qualità di vita può essere ulteriormente migliorata attraverso un regime dietetico adeguato ed equilibrato che svolge un ruolo preventivo nei confronti di determinate condizioni patologiche. Una sana alimentazione, associata a uno stile di vita attivo, è uno strumento valido per la prevenzione, la gestione e il trattamento di molte malattie.

Una dieta sana e varia, ricca di frutta e verdure, di cereali integrali e legumi e povera di carne rossa, in particolare salumi e insaccati, è in grado non solo di prevenire l’insorgenza di cancro, ma anche di contribuire a tenere sotto controllo la crescita tumorale in diversi stadi della malattia. È inoltre riconosciuto che uno stile alimentare

Negli ultimi anni è stato anche confermato che il controllo del peso corporeo ha un ruolo cruciale per le persone che hanno vissuto una storia di cancro. Sembra che mantenere il peso nella norma sia in grado di stabilizzare l’assetto metabolico dell’organismo e scoraggiare la crescita tumorale. Allo stesso tempo, una situazione di sovrappeso o obesità, causa una serie di stress all’organismo che, in alcuni casi, sembra favorire la crescita del cancro.

Del resto che l’obesità sia nemica della salute è circostanza nota. Accumulare tessuto adiposo, soprattutto a livello viscerale o addominale, non costituisce solo un problema di natura meramente estetica, ma rappresenta un grave rischio per la salute sotto molteplici profili. Infatti, oltre a determinare condizioni patologiche quali la resistenza all’insulina, il diabete e le malattie cardiovascolari, l’obesità è anche un fattore predisponente all’insorgenza del cancro. L’esistenza di un nesso causale tra obesità e cancro, è supportata da numerosi studi internazionali.

In merito, puntualizza il Professor Pier Giuseppe Pelicci – Direttore della Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano: « Dati epidemiologici e clinici dimostrano in maniera definitiva che l’obesità aumenta l’incidenza e peggiora la prognosi dei tumori. Un recente studio pubblicato su Lancet condotto su oltre 5 milioni di persone, ha dimostrato che un elevato Indice di Massa Corporea aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare molti dei tumori più comuni. Ventidue diversi tipi sono quelli implicati, compresi i tumori del seno, dell’ovaio, del fegato e le leucemie. L’obesità inoltre peggiora la prognosi del tumore ».

Dieta e prevenzione
L’effetto della dieta e dell’alimentazione sulla prevenzione del cancro è uno dei temi più studiati in medicina. Il loro ruolo nelle malattie cardiovascolari o nel diabete è noto. Per contro, non lo è completamente in ambito oncologico. Molte sono le evidenze sottolineate dai ricercatori riguardo i nutrienti che esercitano un’influenza sullo sviluppo di una neoplasia. Oltre ai possibili effetti della dieta sulla prevenzione e sulla crescita del tumore, è esperienza quotidiana che il trattamento del cancro ha un impatto sulle abitudini alimentari dei pazienti e sulle loro esigenze nutrizionali. Benché sia riconosciuto fondamentale che un paziente affetto da neoplasia mantenga un peso corporeo stabile e si alimenti con cibi nutrienti, gli effetti collaterali della chirurgia, della radioterapia e della chemioterapia lo possono indurre ad alimentarsi in maniera insufficiente e a perdere peso. Importante, quindi, il ruolo della dieta e della nutrizione nella prevenzione del cancro e anche per migliorare la qualità della vita dei pazienti sottoposti a trattamento multidisciplinare volto alla cura della neoplasia che li affligge.

Il cancro del colon-retto
È la terza neoplasia più comune ed è responsabile di circa 600.000 morti all’anno nel mondo. I fattori di rischio per questo tipo di patologia sono divisi in eliminabili e non eliminabili. Tra i “ non eliminabili ” ricordiamo la predisposizione genetica; è infatti questo uno dei tumori con una più spiccata familiarità, e l’età, all’aumentare della quale aumenta il rischio. Tra i fattori di rischio “ eliminabili ” troviamo invece il fumo e alcuni alimenti, l’individuazione dei quali deriva da enormi ricerche epidemiologiche che hanno analizzato diversi tipi di alimentazione nelle varie popolazioni del mondo, valutando poi l’incidenza di cancro del colon-retto. Tra i fattori di rischio più importanti una dieta ricca di lipidi ed in particolare di grassi saturi, insieme all’obesità stessa sono stati riconosciuti con predisponenti per il cancro colo-rettale. Una dieta ricca di verdure e di vitamine A, B, C e K, invece, sembra diminuirne il rischio. Il consumo di insaccati e di cibi affumicati, ricchi di nitrosammine aromatiche, che sembrano avere un potere mutageno sulla mucosa del tratto digerente, è stato associato ad un aumentato rischio, mentre una dieta ricca di riso, di cereali e di fibre sembra essere protettiva. Anche il consumo eccessivo di alcol sembra essere un fattore predisponente, non solo per il colon-retto, ma per i tumori di tutto il tratto digerente. La famosa Dieta Mediterranea, i cui benefici sono già noti in ambito cardiovascolare, è in grado di svolgere un importante ruolo protettivo nei confronti di questo tipo di cancro. Nell’area mediterranea, infatti, il tumore del colon retto è molto meno diffuso rispetto ad altre aree geografiche e anche in Italia esistono significative differenze tra le regioni del Sud e alcune zone del Nord, dove l’incidenza è più elevata.

Intervista al Professor Pier Giuseppe Pelicci
Direttore della Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

Professore, è vero che prevenire l’obesità abbassa il rischio di tumori? Qual è il suo parere?
«La correlazione tra obesità e malattie croniche tra le quali malattie cardiovascolari, diabete e cancro è ormai accertata dalla comunità scientifica. Le maggiori cause di sovrappeso e obesità sono rappresentate da scorrette abitudini alimentari e da un’elevata sedentarietà. I Tumori per i quali esistono dati incontrovertibili sulla loro associazione a sovrappeso e obesità sono 8: Ovaio, Endometrio, Pancreas, Colonretto, Mammella, Rene, Cistifellea, Esofago. I tipi di tumore per i quali esiste un’associazione con l’obesità è però in aumento. Per esempio, in uno studio da poco pubblicato dalla rivista Lancet è emerso un legame anche con la leucemia ».

Nel paziente neoplastico obesità e diabete, si associano spesso ad una prognosi peggiore. A cosa è dovuto il legame diabete-cancro?
«Esistono due tipi di associazione tra diabete e cancro. La prima è relativa all’incidenza di cancro nei pazienti diabetici: i pazienti con diabete hanno una maggior probabilità (due volte circa) di sviluppare alcuni tipi di cancro (rene, pancreas, colon-retto). Per altri tipi di tumore non si hanno dati certi. Il tumore della prostata si comporta al contrario (è meno frequente nei pazienti con Diabete). In genere questa associazione (diabete e cancro) è vera per il diabete dell’adulto (non si hanno dati sufficienti per il diabete giovanile). La seconda associazione tra diabete e cancro riguarda la prognosi (cioè la gravità del tumore). Alcuni studi suggeriscono che il diabete aumenta la mortalità per cancro. Per esempio, la mortalità per tumore del seno è lievemente superiore nelle pazienti diabetiche, rispetto alle donne con tumore del seno senza diabete. Le ragioni alla base di queste due correlazioni (incidenza e prognosi) sono poco chiare. La causa più probabile è l’elevato livello di insulina che si ha in alcuni pazienti con Diabete dell’Adulto. L’insulina, infatti, è un fattore che promuove la crescita dei tumori ».

Se, come dimostrato, prevenire l’obesità riduce anche il rischio neoplastico, cosa occorre fare a livello terapeutico?
«Una sola e importante cosa: eliminare il sovrappeso. Il 60% della popolazione europea (dati relativi agli anni 2008/2009) è sovrappeso o obeso. Gli italiani (insieme ai francesi) sono i più “ magri ” (il 57% della popolazione italiana è sovrappeso o obesa). Purtroppo abbiamo invece il primato dei bambini più obesi… Si calcola che l’abbattimento di sovrappeso ed obesità porterebbe ad una riduzione del 20% dei 13 cancri più comuni ».

È vero che esiste un legame tra l’obesità e le patologie del fegato?
«Il legame tra obesità e cancro del fegato è ben nota. L’obesità è causa frequente della steatosi epatica e, nella forma più grave, di epatite. Quest’ultima può evolvere in cirrosi, che è un fattore di rischio per lo sviluppo del tumore del fegato ».

Evidenze scientifiche stimano che il sovrappeso e l’obesità aumenti il rischio di carcinoma del rene e sia responsabile di circa il 10% di questo tipo di tumore. Qual è la sua opinione?
«Dopo il fumo, l’obesità è il fattore di rischio maggiore per lo sviluppo del cancro del rene. Si calcola che il rischio di sviluppare cancro del rene aumenti del 7% per ogni unità di BMI. Questo significa che le persone sovrappeso hanno un aumento della probabilità di sviluppare tumore del rene pari al 35% in più, quelle obese pari al 70% ».

Quali sono le scelte alimentari e lo stile di vita che possono aiutare a prevenire l’insorgenza di neoplasie mammarie?
«Non abbiamo in realtà molti dati su alimenti specifici che sono in grado di proteggere dall’insorgenza del tumore al seno, ma gli ortaggi a foglia (come spinaci, cicoria, bietola, lattuga e tutte le verdure di questo tipo) si sono rivelati efficaci nell’abbassare il rischio di insorgenza, è quanto è emerso in uno studio EPIC – European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (composta da cinque centri italiani) che ha reclutato 31mila donne sane, e che non avevano mai avuto in passato un tumore al seno, di età compresa tra i 36 e i 64 anni. Confrontando le abitudini alimentari di quelle donne che, nell’arco dei dieci anni di osservazione, sono state colpite da tumore al seno, con le abitudini alimentari delle donne sane, è stato possibile identificare gli alimenti che fanno da scudo protettivo contro l’insorgenza della malattia. In misura minore, la stessa azione protettiva è svolta anche dagli ortaggi a frutto e dai pomodori crudi ».

Quanto è importante il ruolo della Dieta Mediterranea nella prevenzione delle malattie tumorali?
«Sono molti gli studi, condotti sia negli Stati Uniti sia in Europa, a suffragio delle proprietà protettive della Dieta Mediterranea rispetto a molti tipi di tumore. In Europa, in particolare, queste ricerche sono state realizzate nell’ambito del più vasto studio EPIC, il progetto europeo sui rapporti tra alimentazione e tumori, realizzato su oltre mezzo milione di persone sparse in 10 diversi Paesi europei, dalla Norvegia all’Italia. Tra gli studi più importanti, va segnalato quello condotto in Grecia dal Center for Food and Nutrition Policies di Atene, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’équipe di ricercatori guidati da Antonia Trichopoulou hanno seguito quasi 15mila donne per un periodo di dieci anni, distribuendo loro un questionario per conoscere le loro abitudini alimentari. Sulla base delle varie risposte, i ricercatori hanno assegnato un punteggio con valori da 0 a 9 a seconda se le donne seguissero più o meno la Dieta Mediterranea. I risultati dello studio, pubblicati sull’American Journal of Clinical Nutrition nel luglio del 2010, dimostrano che la Dieta Mediterranea riduce significativamente l’insorgenza del tumore al seno nelle donne dopo la menopausa, periodo nel quale il rischio di ammalarsi è di per sé più elevato. Una ricerca più recente, pubblicata sull’International Journal of Cancer del giugno 2013, ha coinvolto oltre 330mila donne di 10 Paesi Europei che sono state seguite per una media di 11 anni. Lo studio ha preso in esame la relazione tra tumore al seno e Dieta Mediterranea, con l’esclusione delle bevande alcoliche; questo modello nutrizionale si è dimostrato efficace nel ridurre del 6 – 7% il rischio di sviluppare tutti i tipi di tumore al seno; ma riduce addirittura del 20% il rischio di sviluppare i tumori privi di recettori degli ormoni femminili. La Dieta Mediterranea, lo ricordiamo, è caratterizzata da un elevato consumo di cereali, verdure, frutta fresca, frutta secca, legumi e olio di oliva. Prevede un consumo moderato di pesce e latticini e un limitato consumo di carne. Quindi nella Dieta Mediterranea i carboidrati sono soprattutto forniti dai cereali e dai legumi e le proteine sono in buona parte di origine vegetale piuttosto che animale. Anche i grassi sono di origine vegetale e provengono in particolare dal benefico olio di oliva. Tutto questo è esplicitato nella rappresentazione della piramide alimentare, che ha alla sua base l’esercizio fisico: moderato, ma regolare ».

Professore, per concludere: obesità e cancro, rappresentano non solo le prime cause di decessi, ma sono strettamente associate. Oltre ad una campagna di prevenzione che enfatizzi una corretta alimentazione, quanto sarebbe importante l’istituzione di un gruppo multidisciplinare?
«Molto importante. Nonostante i cambiamenti negli stili di vita che avrebbero effetti benefici siano pochi e semplici da attuare (per esempio mantenersi fisicamente attivi ogni giorno, non consumare alimenti altamente energetici, quali i prodotti industriali, evitare le bevande zuccherate, consumare più alimenti di origine vegetale) le campagne di prevenzione dell’obesità e del sovrappeso non hanno avuto successo. Ci sono troppi interessi economici dietro gli stili di vita attualmente predominanti, e troppi condizionamenti culturali. Non bisogna abbassare la guardia. C’è una grande necessità di nuove campagne di prevenzione, alle quali partecipino non solo i medici o altri operatori del settore sanitario, ma tante altre figure, quali gli psicologi, i politici, gli uomini di cultura ».

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