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Ritardi in Italia per l’introduzione di farmaci innovativi

Cristina Mazzantini, N. 8/9 agosto/settembre 2015

« L’Italia è ancora in ritardo rispetto all’Europa per l’introduzione dei farmaci anti-cancro innovativi. Sono troppe le disparità tra le Regioni». L’allarme è stato lanciato dagli oncologi medici, riuniti a Ragusa in occasione della IV edizione del Convegno nazionale sulla dimensione etica dell’assistenza, promosso dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e dalla Fondazione AIOM. Il professor Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, ha dichiarato: « In questo modo si limita il diritto alle migliori cure per i pazienti oncologici ».

In alcune Regioni i pazienti accedono ai nuovi farmaci oncologici anche dopo 600 giorni dopo l’approvazione da parte dell’AIFA, con notevoli differenze tra Regione e Regione. Il dato è stato ampiamente discusso tra gli esperti presenti all’incontro siciliano. « L’etica non riguarda solo le scelte di cura e le decisioni di fine vita, ma anche le scelte, le strategie e le priorità del Sistema sanitario nazionale », ha sottolineato il professor Pinto nel discorso d’apertura. « È necessario garantire a tutti i pazienti le cure migliori in tempi rapidi, eliminando le differenze ancora presenti tra le Regioni. Per questo è necessario aprire il più ampio dibattito su appropriatezza prescrittiva, sostenibilità e diritto alle cure e, quindi, sul ruolo dei prontuari terapeutici regionali e sul rapporto valore/costo dei farmaci. Oggi si stanno affacciando nuove armi efficaci contro alcuni tipi di neoplasia. Non possiamo privare i malati di queste opportunità terapeutiche, pur sapendo che anche noi dobbiamo fare la nostra parte, puntando sull’implementazione delle linee guida, la razionalizzazione delle spese e l’organizzazione in rete ».

Nel 2014 sono stati diagnosticati 365.500 nuovi casi di tumore nel nostro Paese. Il 30-35% giunge alla diagnosi in fase avanzata di malattia. Durante il convegno siciliano ampio spazio è stato riservato ai temi dell’etica nella scelte di cura e di fine vita. Con 40 strutture certificate dal 2005 al 2014, l’Italia è al primo posto in Europa per numero di centri accreditati dall’ESMO (Società Europea di Oncologia Medica), che garantiscono l’integrazione precoce delle cure palliative con le terapie antitumorali. Oggi sono stati realizzati importanti passi in avanti rispetto al passato. «Da un lato il numero di morti per tumore all’interno degli ospedali italiani continua a scendere del 10% ogni anno», ha aggiunto il presidente AIOM. «Dall’altro, aumentano i pazienti terminali assistiti a casa: sono stati 52mila nel 2014, almeno il 30% in più rispetto agli anni precedenti. Ma le cure simultanee, che implicano l’integrazione fra terapie oncologiche e cure palliative dal momento della presa in carico del paziente con malattia metastatica, non sono ancora completamente realizzate nel nostro Paese.
Esse richiedono infatti una più forte sinergia tra ospedale e territorio. I sintomi fisici correlati al cancro, insieme ai disagi psicologici, sociali e spirituali che subentrano nella evoluzione della malattia, condizionano in modo preponderante la qualità della vita del malato e del suo nucleo familiare ».

Va sottolineato come negli ultimi anni un numero consistente di studi, condotti in pazienti oncologici in fase metastatica, abbia evidenziato l’utilità di associare, in modo sistematico, alle terapie antitumorali anche le cure palliative, ottenendo non solo un beneficio su tutti i parametri di qualità della vita, ma in qualche caso anche un prolungamento della sopravvivenza. « Le cure simultanee hanno dimostrato inoltre di ridurre i costi e sono considerate oggi il paradigma della migliore assistenza per il malato oncologico in fase avanzata », conclude il professor Carmelo Iacono, presidente della Fondazione AIOM. « Sono ancora troppo frequenti i casi in cui i malati sono sottoposti a chemioterapia palliativa senza trarne alcun beneficio e, in compenso, molti svantaggi. A questi vanno aggiunti gli inutili costi a carico del Servizio sanitario nazionale. Il punto è che bisogna anticipare il discorso sul fine vita e pianificare precocemente le cure palliative, in modo che i pazienti non le percepiscano solo come l’ultima spiaggia ma come un passaggio successivo. Pazienti e familiari riescono ad affrontare meglio il discorso quando stanno ancora facendo le cure e possono essere più lucidi, perché meno angosciati dall’incombere della fine. Bisogna spiegare loro i pro e i contro di ogni scelta. E che sia chiaro che fare terapie meno “aggressive” non equivale ad avere meno vita da vivere». Purtroppo, però, molto resta ancora da fare su questo fronte e, in particolare, nella lotta al dolore, visto che nonostante i tanti progressi, ancora 7 pazienti su 10 non ricevono l’assistenza dovuta. « La Legge 38 promulgata dal Parlamento nel 2010 è la prima al mondo a sancire ufficialmente per tutti i cittadini il diritto a non soffrire, tramite l’accesso a terapia del dolore e cure palliative », ha ricordato ancora Iacono. « Ma resta ancora molta strada da percorrere perché tutti i pazienti oncologici italiani ricevano una cura appropriata per lenire la propria sofferenza ». A conclusione dell’incontro scientifico è stato fornito ai partecipanti un quadro dettagliato della situazione dei tumori in Sicilia.

Sicilia: tumori in cifre
La Sicilia, come evidenziato nell’“ Atlante sanitario della Sicilia ”, presenta una distribuzione proporzionale dei tumori molto simile a quella nazionale. Passando a un confronto con le altre Regioni è possibile evidenziare che la Sicilia si colloca nelle fasce di intervalli con i tassi standardizzati di incidenza più bassi per entrambi i sessi.
In media, il tasso di incidenza (standardizzato sulla popolazione europea) per il totale dei tumori per gli uomini (esclusi quelli della cute non melanoma) al Nord è superiore di oltre il 27%, al Centro maggiore del 16% e nel Sud risulta superiore del 9% rispetto alla Sicilia (dati AIRTUM 2005-2007: “ I numeri del Cancro 2011 ”).
Mentre per le donne la differenza percentuale si riduce al 23% al Nord, al 4% per il Centro e all’ 1% per il Sud, denotando uno scostamento minore rispetto al sesso maschile. In media, quindi, i tassi d’incidenza della Sicilia, in linea con quelli del Sud, si mantengono regolarmente più bassi che nel Centro e nel Nord.
Per il periodo d’incidenza considerato (2002-2009), in Sicilia sono stati registrati 89.847 nuovi casi di tumore di cui 49.914 per gli uomini ( 55,5% ) e 39.933 per le donne ( 44,5% ), che rappresentano circa il 74% dei casi di tumore dell’intero arco temporale abbracciato dai Registri Tumori della Sicilia che va dal 1981 al 2009. Sulla base dei dati registrati nel periodo 20022009, si può stimare che siano stati diagnosticati in media ogni anno 21.929 casi di tumore (esclusi quelli della cute non melanoma), di cui 11.895 ( 54,2% ) casi tra gli uomini e 10.034 ( 45,8% ) tra le donne.
Tra gli uomini i tumori più frequenti sono quelli della prostata (6.845 nuovi casi, pari al 16,6% di tutti i tumori), del polmone (6.573 casi, 15,9% ), del colon-retto (5.264 casi, 12,7% ) e della vescica (4.868 casi, 11,8% ). Per le donne, invece, i più frequenti sono la mammella (con 9.717 nuove diagnosi e una percentuale del 27,8% ), il colon-retto (4.606 casi, 13,2% ), la tiroide (2.155 casi, 6,2% ) e il corpo dell’utero (2.022 casi, 5,8% )

Mortalità, sopravvivenza
Il numero medio annuale di decessi per tumori in Sicilia durante il periodo 2004-2012 è pari a 12.186. Il 58% dei decessi per tumori maligni si osserva negli uomini mentre il 42% nelle donne. La mortalità per tumori maligni è più elevata negli uomini, come si evidenzia anche dal rapporto fra i tassi grezzi, che per l’intera popolazione regionale è pari a 1,5%. Anche i rapporti calcolati per le varie province mostrano la medesima tendenza con il valore più alto nelle province di Agrigento e Caltanissetta ( 1,6% ). Dall’analisi della mortalità precoce, si osserva che il rischio di morire prima dei 75 anni per tumori maligni in Sicilia è più alto negli uomini ( 13,4% ) rispetto alle donne ( 8,1% ). Dal confronto dei tassi standardizzati diretti di mortalità per tutti i tumori tra la Sicilia e le altre Regioni italiane, relativi all’anno 2009, si osservano per la Regione Sicilia, e per entrambi i sessi, valori più bassi rispetto alle altre Regioni. In Italia si evidenzia un trend con tassi tendenzialmente più alti al Nord e che diminuiscono nel Meridione.
In Sicilia la sopravvivenza relativa a 5 anni per tutti i tumori (escluso la cute non melanoma) è pari al 50,5% negli uomini e al 62,1% nelle donne. Tra i tumori a maggiore sopravvivenza ritroviamo il tumore della tiroide sia negli uomini ( 92,5% ) che nelle donne ( 95,7% ) e il linfoma di Hodgkin sia negli uomini ( 81,5% ) che nelle donne ( 87,5% ).

Prevalenza
La prevalenza indica la proporzione di individui in una determinata popolazione che ha una pregressa diagnosi di tumore, indipendentemente da quanto essa sia lontana nel tempo. Dai risultati si evince che la sede tumorale a maggiore frequenza di casi prevalenti per gli uomini è la prostata (5.559 casi), seguita dalla vescica (3.782), dal colon-retto (3.488) e dal polmone (1.964). Nelle donne le sedi più frequenti sono risultate la mammella (8.331 casi), il colon-retto (2.937) seguito dalla tiroide (2.046) e dal corpo dell’utero (1.628). Attraverso i tassi della prevalenza dei tumori in Italia calcolati dall’AIRTUM si è effettuata una stima dei casi prevalenti attesi per alcune sedi più importanti: è risultato che la prevalenza per tutte le sedi (escluso la pelle non melanoma) è di 137.971 casi pari al 2,7% dell’intera popolazione siciliana, valore che può essere confrontato con il dato AIRTUM nazionale ( 3% ).

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