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Come ti curo la prostata

Dario Vascellaro, N. 3 marzo 2002

I tumori dell’apparato urinario costituiscono un grosso problema sanitario: un tumore su quattro è di origine urologica. E proprio a carico dell’apparato urinario sono infatti oltre 163 mila dei circa 650 mila nuovi tumori diagnosticati ogni anno agli uomini. In Italia si stima che ne siano colpiti ben 44 mila, di cui 15 mila non sopravvivono. Primo responsabile dei decessi è il cancro alla prostata, la cui incidenza è in costante aumento e che si avvia a diventare la neoplasia più frequente negli uomini di tutto il mondo. In Italia sono circa 15 mila quelli colpiti ogni anno e 7 mila quelli che ne muoiono. Fotunatamente si aprono nuove speranze: negli Stati Uniti, una delle aree a più alta incidenza, la mortalità inizia a diminuire. Grazie al miglioramento delle tecniche di chirurgia e radioterapia e alla maggiore capacità diagnostica che permette di individuare e curare il tumore allo stadio iniziale. Confermata inoltre la necessità, per gli uomini che hanno superato i 50 anni, di sottoporsi a una visita specialistica annuale con esame del dosaggio di Psa (Prostatic specific antigen) nel sangue. Ed è sempre con la prevenzione e la diagnosi precoce, ricordano gli esperti, che si combatte il cancro alla vescica, un tumore che colpisce l’uomo tre volte più spesso della donna. Negli Stati Uniti è il quinto tumore più comune, con 50 mila nuovi casi e 10 mila decessi all’anno, pari al 2,5 % di tutti le morti da tumore. In Italia si registrano circa 20 mila nuovi casi all’anno, infatti è il Paese con la più alta incidenza in Europa. Anzi, cinque dei tassi di incidenza più alti al mondo si trovano nella popolazione maschile di altrettante aree del Nord Italia. Responsabile di almeno il 25% dei tumori alla vescica (che uccide 6 mila italiani ogni anno) è ritenuto il fumo di sigaretta. Anche l’esposizione ai coloranti (soprattutto dell’industria chimica, della gomma e quelli utilizzati per la conciatura delle pelli, nel lavaggio a secco e nella verniciatura) costituisce un importante fattore di rischio ma fortunatamente la percentuale di questi tumori è in diminuzione grazie ai controlli più rigorosi.
Un’altra buona notizia proviene dall'Istituto Humanitas di Milano, dove è da poco disponibile un nuovo strumento, semplice e non invasivo, per la diagnosi e la prognosi del tumore della vescica. Ce ne parlano il dottor Vittorio Grazioli, responsabile del Laboratorio Analisi Cliniche e la dottoressa Daniela Bettio che opera nella sezione di Citogenetica e Genetica Medica.
Come viene diagnosticato tradizionalmente il tumore della vescica?
“Il paziente si rivolge generalmente al proprio medico curante – spiega il dottor Grazioli – in seguito ad ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine: in prima istanza si esegue un’ecografia dell’apparato urinario che riscontra, nella maggior parte dei casi, una irregolarità della parete vescicale. La conferma diagnostica avviene con un esame endoscopico (cistoscopia) attraverso il quale è possibile effettuare l’asportazione completa (cistectomia) o parziale (biopsia) della lesione che viene analizzata dall’Anatomo Patologo. L’accertamento complementare è l’esame citologico delle urine per la ricerca di cellule neoplastiche, che viene effettuato abitualmente su 3 campioni raccolti in giorni diversi. Questi esami vengono eseguiti sia per effettuare delle diagnosi, sia per effettuare il cosiddetto follow up, ossia il monitoraggio e il controllo dopo un intervento”.
In cosa consiste il nuovo test?
“Il nuovo test permette di analizzare, mediante tecnica di Ibridazione In Situ Fluorescente (FISH) – spiega la dottoressa Bettio – le alterazioni cromosomiche che caratterizzano la cellula tumorale e che si correlano con lo stato di avanzamento del tumore. Poiché possono essere presenti tra quelle urinarie alcune cellule tumorali prima che ci sia un’evidenza clinica, e quindi un riscontro citologico, questo test affianca le tradizionali tecniche d’indagine. L’analisi utilizza semplicemente cellule ottenute dalle urine del mattino o, in corso di cistoscopia, dal lavaggio vescicale”.
Quali sono i vantaggi del nuovo test?
“Questo test ha una specificità del 91% e una sensibilità dell’84% – spiega la dott.ssa Bettio. Si tratta di dati significativi che evidenziano l’accuratezza dei risultati di questo esame che riduce considerevolmente i falsi negativi. È in grado di identificare sia i tumori superficiali che invasivi. Studi condotti in passato sui cromosomi avevano evidenziato che le cellule tumorali presentavano più di due copie dei cromosomi 3, 7 e 17, fino anche a 7 copie, in maniera ripetitiva. Più sono le copie presenti per ognuno di questi cromosomi e più sono i cromosomi coinvolti nell’aneuploidia maggiore, lo stato di avanzamento del tumore. Oltre alle anomalie del numero dei cromosomi 3,7 e 17, si osserva anche la mancanza di una regione particolare sul cromosoma 9, che corrisponde al gene P16. L’assenza di una o entrambe le copie di questo gene caratterizza generalmente i tumori superficiali, mentre il numero errato di cromosomi è correlato con lo stato di avanzamento e invasività del tumore. Il 20% dei tumori superficiali evolve in tumore invasivo e ancora oggi non se ne conosce il motivo”.
“Mentre per mezzo dell’esame citologico – afferma il dottor Grazioli – si valuta la morfologia della cellula che non sempre puo’ essere atipica, tramite questo test si valuta direttamente l’assetto cromosomico: se il numero dei cromosomi è alterato, anche in presenza di un aspetto normale della cellula, si può ipotizzare la presenza di un tumore”.
Quando è raccomandato?
“Questo esame, oltre ad essere indicato a fini diagnostici in caso di sospetto clinico e di controllo postoperatorio che deve essere eseguito ogni 3 mesi – conclude il dottor Grazioli – potrebbe essere proposto anche come test di screening in popolazioni a rischio per esposizione occupazionale ad agenti cancerogeni”.

L’Humanitas di Milano

L’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano è nato da un progetto innovativo e da una nuova filosofia: privilegiare nell'organizzazione ospedaliera il rapporto umano con i pazienti, sottolineando la centralità del malato e la sua dignità come persona. Humanitas è stato realizzato - in soli tre anni - per raggiungere un importante obiettivo di interesse pubblico: soddisfare la domanda di prestazioni sanitarie di una grande area a sud di Milano depressa e carente di strutture ospedaliere/ambulatoriali offrendo prestazioni di alto livello a tutto il territorio nazionale. Nato per volontà di un gruppo d'imprenditori privati e di un pool di Assicurazioni, Humanitas è un ospedale policlinico tecnologicamente avanzato, in cui le energie, le risorse, il risparmio, la capacità e l'esperienza dei privati sono state poste al servizio del pubblico. Humanitas sintetizza bene il concetto di istituzione pubblico-privata ospitando una struttura pubblica universitaria. Grazie infatti ad una convenzione stipulata con la Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Milano, Pavia e Varese, i medici iscritti ad alcune scuole di specializzazione effettuano in Humanitas parte del loro percorso formativo partecipando all'attività clinica delle Unità Operative guidate da docenti universitari incaricati dall'Università. Il 10 marzo 1997, Humanitas ha ottenuto l'accreditamento per le attività di ricovero e cura in regime di Servizio Sanitario Nazionale per le quali è possibile accedere all'ospedale con una semplice impegnativa del medico di famiglia. Nel marzo 2000 Humanitas ha ottenuto l'accreditamento di tutti i servizi, ambulatoriali e di ricovero. Nelle 16 sale operatorie di Humanitas si svolgono interventi di alto livello di tutte le specialità chirurgiche, comprese cardiochirurgia, chirurgia toracica, vascolare ortopedia e neurochirurgia. La divisione di Oncologia medica ed Ematologia è fra le più moderne e all'avanguardia. Oltre agli incontri di aggiornamento scientifico riservati ai medici del territorio, i medici di Humanitas in collaborazione con il Comune di Rozzano e le parrocchie della zona, promuovono annualmente incontri di educazione e cultura socio-sanitaria sul territorio. Gli appuntamenti a carattere medico-preventivo sono destinati ad anziani, donne, sportivi, giovani e bambini. Humanitas partecipa annualmente a campagne di prevenzione a carattere nazionale, come la Giornata del respiro, e a manifestazioni di interscambio fra operatori del settore. Stagioni concertistiche dedicate alla musica da camera sono promosse da Humanitas nel quadro delle iniziative volte a migliorare la qualità del ricovero e rendere più gradevole la permanenza in ospedale. I musicisti appartengono ad associazioni culturali della zona e i concerti, che si tengono mensilmente nel moderno auditorium dell'ospedale, sono aperti al pubblico.

I TUMORI PIÙ FREQUENTI IN ITALIA
  maschi femmine popolazione complessiva
1 polmone mammella polmone
2 stomaco colon colon
3 colon stomaco stomaco
4 prostata utero mammella
5 vescica polmone prostata
6 pancreas pancreas pancreas
7 laringe ovaio vescica
8 leucemie leucemie leucemie
9 cavo orale encefalo utero
10 fegato fegato encefalo

Permanenti, tinture e tumore della vescica
Secondo una ricerca della Ucla, promossa dal National Cancer Institute e pubblicata sulla rivista International Journal of Cancer Institute, la permanente e la tintura per capelli potrebbero provocare il tumore della vescica. La ricerca svolta su un campione di 900 donne, di cui alcune con tumore della vescica e altre sane, ha fatto emergere questo dato decisamente allarmante: chi arriccia o tinge i capelli almeno una volta al mese ha un rischio di sviluppare il tumore almeno due volte di più rispetto a chi non lo fa, se poi l'uso di prodotti chimici si protrae per più di quindici anni il rischio si fa triplo. Ciò che conta non è tanto il numero dei trattamenti, quanto piuttosto le sostanze utilizzate.

Numero di uomini colpiti da tumore della prostata e della vescica in un anno
  Europa
morti in un anno
Stati Uniti
morti in un anno
Tumore alla prostata 94.000 74.000
Tumore della vescica 64.000 23.000
Fonte: American Cancer Institut, 2001

Bere caffé aiuta i fumatori a sconfiggere il cancro
Contrariamente a quanto si è pensato finora, il caffè riduce i rischi da fumo: precisamente allontana la possibilità di sviluppare il tumore della vescica.
Un nuovo studio, pubblicato nel giugno dello scorso anno sul Journal of Epidemiology and Community Health, riferisce che i fumatori potrebbero ridurre i rischi legati alla nicotina con un adeguato consumo di caffè. A pazienti affetti da cancro alla vescica, provenienti da cinque diverse province spagnole, è stato sottoposto un questionario.
Fumatori che non consumavano caffè sono stati messi a confronto con fumatori consumatori di caffè. Per i secondi è stato dimostrato che l'effetto della caffeina dimezzava drasticamente i rischi legati alle altre abitudini.
Come ciò sia possibile è ancora da chiarire, sebbene alcuni studi abbiano dimostrato che il caffè possa reagire con le sostanze cancerogene e formare un composto meno nocivo. Questo è supportato dal fatto che, comunque, la tossicità della caffeina è minore nei fumatori.
Tuttavia un monito dalla Cancer Research Campaign: il fumo resta il maggior fattore di rischio per il tumore della vescica.

Indirizzi utili
Istituto Clinico Humanitas
Via Manzoni 56
20089 Rozzano (Milano)
Tel 02.8224.6205 - 8224.8282
Sito Internet:
www.humanitas.it
vittorio.grazioli@humanitas.it

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