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Rebirthing: il potere del respiro

Lara Bettinzoli, N. 3 marzo 2006

Il Dipartimento di Psicologia dell’Istituto Tumori di Milano utilizza da diversi anni il Rebirthing Integrativo come tecnica complementare alla terapia oncologica tradizionale. Questa tecnica si è rivelata molto utile grazie all’apporto di notevoli miglioramenti nella qualità di vita dei pazienti.
Con il respiro consapevole, circolare, senza pause, è possibile risvegliare l’energia latente ed entrare in contatto con le nostre emozioni e sensazioni sopite, attivando un processo di vera e propria rinascita interiore, che può influire positivamente anche in persone che devono affrontare il decorso di una malattia, a volte invalidante, come quella oncologica.
Con la dottoressa Lida Perry, psicologa e rebirther, cerchiamo di capire cosa è il Rebirthing, come viene fatto e per la cura di quali patologie può risultare utile.

Dottoressa Perry, cos’è il Rebirthing Integrativo?
Il Rebirthing Integrativo è una tecnica che, attraverso l’apprendimento di un particolare tipo di respirazione, contribuisce ad una maggiore consapevolezza personale e diventa uno strumento tra i più efficaci per entrare in un rapporto armonioso con le nostre emozioni e sensazioni.

Secondo alcune nuove discipline che studiano il rapporto tra corpo e psiche, è possibile guarire da molteplici patologie e diffusi disturbi psicologici grazie alle facoltà terapeutiche della mente. Cosa ne pensa?
Questa è una domanda che non ha risposte semplici, intuitivamente posso dire di credere che la nostra mente influenzi a certi livelli il nostro corpo e il nostro spirito.
Ci sono antichissime discipline orientali di meditazione, che sostengono come i nostri pensieri emettano delle vibrazioni energetiche che creano una corrispondenza nel nostro sentire; siamo gli artefici della nostra realtà interiore, che può essere di forte disagio o di pace e armonia.
In parole semplici le nostre emozioni e i nostri pensieri, con le loro vibrazioni, possono creare la nostra realtà, nel bene e nel male.
Personalmente vedo la questione da un altro punto di vista e sono d’accordo col pensiero di Ken Wilber, (un pioniere nello sviluppo e divulgazione di quel filone della psicologia umanistica che studia la dimensione transpersonale dell’uomo) egli afferma che in tutti noi ci sono materia, corpo, mente, anima e spirito. L’approccio generale per contribuire alla salute fisica, all’integrità e al processo di risanamento se sono presenti dei sintomi fisici, dovrebbe cominciare prima di tutto nel cercare la causa fisica scatenante e per quanto possibile eliminarla, passando successivamente ad eliminare le possibili cause emozionali, poi quelle mentali e infine quelle spirituali.
Le malattie, per la maggior parte, non hanno origine ad un unico livello. Tutto quello che funziona in una dimensione, influenza gli altri livelli in misura variabile. La propria condizione emozionale, mentale e spirituale, può indubbiamente influenzare la malattia fisica e la guarigione fisica, così come una malattia fisica può avere forti ripercussioni sugli altri livelli.

Quindi la risposta alla domanda: quanta causalità ha la mente, intesa come pensieri ed emozioni, sulla malattia fisica?
Molto maggiore di quello che si pensasse nel passato, ma non tanto quanto credono i sostenitori della New Age.
Lo stato d’animo psicologico ha un ruolo in qualsiasi malattia e questa componente deve essere usata al massimo, ma non con l’esclusione delle altre dimensioni. Il Rebirthing può essere considerato una terapia?
Il Rebirthing è considerato una tecnica e come tale si può acquisire attraverso una serie di sedute assistite da un Rebirther professionista. Lo scopo è quello di fornire uno strumento che aiuti a sentirsi sempre più responsabile del proprio benessere, delle proprie sensazioni e diciamo anche della propria vita. È una tecnica definita “terapia complementare” o “terapia non tradizionale”. Questo indica che può essere di grande sostegno ad una terapia più tradizionale perché l’esperienza è prettamente non verbale, ma fisica, emotiva ed energetica. Fornisce alla persona una percezione di sé che va oltre il parlato. Il respiro diventa il veicolo che consente l’affiorare graduale di emozioni e situazioni più o meno presenti o lontane nel tempo, che erano state capite intellettualmente ma il cui contenuto emotivo non era stato vissuto e integrato. Solo se le emozioni e sensazioni sono integrate può avvenire il cambiamento.
In questo senso il Rebirthing ha degli effetti terapeutici, perché con una coscienza più allargata la persona ha più possibilità di fare scelte diverse.

Quali patologie possono essere trattate con il Rebirthing e per quali di esse si possono raggiungere risultati significativi?
I risultati più soddisfacenti si hanno con persone che presentano leggeri disturbi nevrotici, ossia coloro che percepiscono la realtà delle loro esperienze attraverso filtri deformati dai loro condizionamenti e dalle loro ombre, ossia quelle parti di sé che si giudicano negative, o che non si vogliono accettare. Si avvicinano al Rebirthing persone che vivono sensi di colpa, inadeguatezza e ansia. Questa tecnica si è rivelata molto efficace nel prevenire e gestire i sintomi degli attacchi di panico; la respirazione può diventare lo strumento che aiuta la persona prima di tutto a spostare la propria attenzione al respiro, inoltre ossigena il cervello aumentando in lei la capacità di rimanere più lucida e presente alla sua realtà e non sprofondare nell’emozione della paura e del terrore. Le persone che adoperano il respiro del Rebirthing all’insorgere dell’attacco di panico, raccontano che respirando hanno la percezione che si crei uno spazio tra l’insorgere delle sensazioni e la loro reazione immediata, aumentando così la possibilità di utilizzare le loro capacità cognitive, piuttosto che reagire emotivamente ed entrare nella paura. Per tutti gli altri disagi del “mal di vivere” che spesso non è altro che la difficoltà di non saper vivere le proprie emozioni e sensazioni senza giudizio, il Rebirthing aiuta a riconciliarsi con quello che sentiamo e quindi anche con quello che siamo. È un processo importante verso l’auto-conoscenza e l’accettazione di sé.

È possibile utilizzare il Rebirthing come strumento di prevenzione alle varie patologie?
L’effetto di una respirazione ampia, rilassata e consapevole è quello di irrorare di sangue e quindi ossigenare il nostro corpo, i muscoli, tutti gli organi, il cervello e di sollecitare lo scorrere di energia vitale; inoltre si ha uno strumento che ci aiuta a rilassarci, ad essere più presenti a noi stessi e quindi ad avere un ascolto più attento dei nostri bisogni e di conseguenza maggiori possibilità di soddisfarli. Tutto questo accresce il nostro benessere psico-fisico e il nostro entusiasmo verso la vita. Le persone che hanno un alto livello di energia, credo abbiano meno possibilità di ammalarsi.

Il Rebirthing può essere utilizzato come supporto alle terapie oncologiche tradizionali?
Il dipartimento di Psicologia dell’Istituto contro la lotta ai Tumori di Milano utilizza da diversi anni il Rebirthing Integrativo come tecnica complementare, e per alcuni pazienti oncologici questa tecnica si è rivelata molto utile.
La casistica non è tale da essere tradotta in uno studio scientifico. La popolazione che si avvicina al Rebirthing è composta principalmente da donne, spesso con patologia mammaria o uterina. Queste sembrano più disponibili ad un approccio olistico alla condizione di malattia, hanno buoni meccanismi di coping e non presentano rilevanti disturbi psicologici.
Le ragioni soggettive per la loro richiesta sono molteplici: riduzione dello stress, un migliore stato di benessere, un bisogno di essere “partecipi e presenti” al processo terapeutico. Il desiderio di un recupero energetico profondo e di rilassamento/riposo.
Dopo la seduta esse riscontrano sempre un rilassamento profondo. Dopo una serie di sedute di Rebirthing tutte verificano una migliore capacità di lasciarsi andare.
Spesso, molte di loro vivono per la prima volta il dolore per la menomazione, il senso di rabbia verso il corpo che le ha tradite e la paura della malattia. Altre condividono la sensazione di sentirsi separate da se stesse e durante la fase dell’integrazione raccontano quanto sia sconcertante la percezione di potersi ricomporre e rientrare in sé attraverso il respiro come flusso continuo di vita. Si commuovono davanti al senso di gratitudine per aver potuto sperimentare l’energia vitale che scorre nel corpo, e specialmente per aver provato quanto sia liberatorio permettersi di sentire tutti i contenuti emotivi, pertinenti alla malattia, che avevano represso.
Alcune recuperano il rapporto con il loro corpo e cominciano ad accettare una nuova immagine corporea specialmente se questa è stata alterata da un intervento importante.
Quali sono i meccanismi d’azione di questa tecnica ancora oggi poco conosciuta e diffusa nella nostra cultura?
La fisiologia del respiro non è di mia competenza, posso cercare di spiegarlo ad un livello diverso. Con questo tipo di respirazione continua e consapevole si favorisce il miglior contatto con ciò che potremmo identificare con Energia Vitale, quella altrove chiamata prana, chi, neuma, ruah.. L’efficacia dell’uso del respiro come strumento per favorire il contatto armonioso con queste fonti energetiche è testimoniato da secoli o millenni di pratica meditativa all’interno di svariate tradizioni filosofiche e religiose: buddismo, taoismo, yoga, misticismo cristiano, ecc. Mentre si respira in modo ampio e rilassato il nostro organismo non immette solo i componenti del respiro ma anche il prana, che entrando nel nostro corpo sollecita la nostra energia vitale, risveglia la nostra capacità di stare nel qui-ora, nel momento presente. Lo sviluppo della consapevolezza psicologica passa proprio attraverso la progressiva dilatazione del contatto con la dimensione del presente. Il respiro diventa una forma di meditazione; attraverso il RI ci si propone di entrare in quella particolare condizione psico-fisica definita altrove “mente silenziosa”. Qui risiedono la creatività e la consapevolezza più “alte”. È questo il luogo in cui si apre la possibilità della ricomposizione dei conflitti in un contesto più elevato. È il luogo in cui si sospende il giudizio che genera la frammentazione e si cede il passo al processo integrativo che lavora per la ricomposizione delle esperienze in un’esperienza più ampia.
È il luogo in cui può essere accolto e riconosciuto come avente diritto di esistere anche il dolore fisico e psicologico legato al cancro, anche il pensiero della morte che a quel punto non occorre più reprimere. Il respiro crea lo spazio in cui la dualità sparisce e si vive l’inspirazione e l’espirazione, la vita e la morte come opposti facenti parte di quel momento dell’esistenza.

Tradotto letteralmente Rebirthing significa “rinascere”. Che relazione c’è tra nascita e respiro? E tra nascita, respiro e guarigione?
Il termine Rebirthing significa - tradotto dall’inglese - atto di rinascere. Leonard Orr ascoltando i racconti delle esperienze di chi si sottoponeva alle sedute, ha colto che le descrizioni dei vissuti facevano pensare a delle esperienze di parto. Quindi ha ipotizzato che questo tipo di respirazione sollecitasse e portasse alla coscienza memorie antiche del nostro trauma natale. Era inoltre convinto che la nostra sofferenza fosse causata in parte da un trauma natale non risanato ed elaborato.
Il momento della nostra nascita è molto legato alla prima esperienza di separazione, abbandono e cambiamento. Ho potuto constatare, nel mio lavoro terapeutico e di rebirther, come spesso il modo in cui si nasce venga riproposto nei momenti importanti di cambiamento. Si potrebbe ipotizzare che la modalità della nostra nascita abbia creato nel nostro inconscio una matrice che si attiva ogniqualvolta gli eventi della nostra vita ci portano a doverla modificare, riproponendo emozioni, modalità e comportamenti di quell’esperienza. Per esempio, se una persona ha avuto un travaglio lungo e doloroso, molto probabilmente il suo processo nell’affrontare i cambiamenti sarà lungo e laborioso con una certa quantità d’ansia, così come saranno travagliate e sofferte le sue separazioni. Ogni volta che si possono risanare o portare alla consapevolezza processi inconsci, si libera una massiccia quantità di energia psichica, che può essere utilizzata nel processo sia di prevenzione sia di risanamento che porta poi ad uno stato di maggiore benessere.

Gli elementi del Rebirthing
Gli elementi di questa respirazione sono:

  1. Il respiro, che vuole essere continuo, dolce e seguire un ritmo abbastanza entusiasta, un’inspirazione ampia e un’espirazione rilassata senza nessuno stacco tra un respiro e l’altro. Respirando in modo circolare attiviamo la nostra energia vitale ed espelliamo le impurità e le tossine presenti nel nostro corpo.
  2. Il rilassamento, che è simbolico della nostra disposizione d’animo, della nostra arrendevolezza all’avventura nella quale ci troveremo con la nostra seduta.
  3. L’osservazione non solo di tutte le particolari sensazioni corporee che si presentano, ma anche delle innumerevoli emozioni o immagini che vengono proposte dal nostro inconscio.
  4. L’integrazione è un’esperienza, un momento che fa parte di un processo.
    Nell’integrazione assumiamo un comportamento diverso. Integrare significa rendere parte della nostra vita ciò che accade, in un processo di accettazione attiva. È, infatti, il nostro atteggiamento che cambia.
  5. La buona volontà. Questo significa che non c’è bisogno di sforzarsi per far sì che quest’esperienza vada bene. Non dobbiamo ricercare il rilassamento o l’integrazione. Semplicemente ci rilassiamo e integriamo!

La dimensione spirituale
Non si può lavorare col Rebirthing, la cui funzione è l’integrazione di corpo, mente e spirito, senza considerare l’aspetto e la dimensione spirituale.
Molti dei mistici utilizzavano il respiro come veicolo per connettersi con l’energia divina.
Possiamo ripulire, trasformare, capire, elaborare il rapporto con noi stessi, le relazioni con gli altri, la visione del mondo, ma non può esserci una crescita duratura e una vera integrazione se non consideriamo lo spirito.
Il respiro è simbolico dello spirito, è il soffio della vita e non solo quella fisica.
Il respiro ci porta ad indagare sulla nostra interiorità domandandoci: quale parte del mio io voglio mettere alla prova di fronte a questa situazione difficile...quali sono le mie risorse?
Nella seduta si colgono i molteplici aspetti del nostro essere.
Non si può conoscere la gioia se non si è provato il dolore, la nostra anima non può sperimentare la sua magnificenza se non sa anche che cos’è la non magnificenza.
Nel momento dell’integrazione, durante la seduta, spesso si ha l’esperienza che tutto quello che appartiene alla nostra vita faccia parte di un disegno più alto. Tutto può coesistere nella consapevolezza: l’inspirazione e l’espirazione, la vita e la morte possono esistere in uno stesso respiro, in uno stesso momento della nostra preziosa esistenza.
In quest’esperienza non esiste la dualità, il giudizio, la valutazione, ma la coscienza che tutto è temporaneo, che nulla rimane statico e tutto è evoluzione, che tutto è perfetto così com’è e che noi siamo parte di questo universo e il nostro scopo è quello di essere chi veramente siamo.

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