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Il caffè protegge dai tumori

Minnie Luongo, N. 10 ottobre 2009

Il caffè? Fa male, anzi no, fa benissimo.
Non è un gioco di parole, ma ciò che emerge ascoltando gli esperti quando discutono del rapporto fra caffè e salute. Facciamo allora un passo indietro: ricordiamo tutti che, fino a pochissimo tempo fa, il caffè non godeva di una buona fama per gli effetti negativi che, si pensava,  potesse avere sulla salute. Nulla di più sbagliato. Oggi sono sempre più numerose le ricerche scientifiche che,  valutando la relazione tra consumo abituale di caffè e insorgenza di alcuni dei principali tumori, confermano alla bevanda un ruolo protettivo: primi i tumori dell’endometrio, del colon retto e del fegato.

Le evidenze scientifiche
Rispetto agli studi precedenti, quelli più recenti pongono maggiore attenzione all’analisi di  quei fattori di rischio che nella popolazione sono associati sia all’abitudine di bere caffè che alla probabilità di ammalarsi di tumore, come
per esempio: il fumo, il consumo di alcol, una vita sedentaria e una dieta scorretta.
Studi recenti, condotti dall’Istituto Mario Negri e dall’Università di Milano, dimostrano la capacità di questa bevanda, assunta a dosi moderate- 3- 4 tazzine al giorno- di salvaguardare la nostra salute grazie alle sue proprietà antiossidanti. In particolare, il caffè protegge dall’insorgenza vera e propria di alcuni tumori. Dopo aver fugato i dubbi sul rischio associato al consumo di caffè nei confronti di numerose patologie, come quelle cardiovascolari, epatiche, intestinali, tumorali, e aver stabilito i limiti del consumo prudente in gravidanza, oggi numerosi studi indicano addirittura che il caffè ha effetti protettivi per la salute umana. Il merito è da riconoscersi sia agli effetti antiossidanti della bevanda, sia alle numerose molecole biologicamente attive che svolgono importanti funzioni nell’organismo.
Conferma il professor Carlo La Vecchia, Capo del Dipartimento di Epidemiologia Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano e Istituto di Statistica Medica e Biometria, Università degli Studi di Milano: “Il caffè ha effetti favorevoli  sul metabolismo degli estrogeni, sui livelli di insulina e sui fattori di crescita legati all’insulina (IGF). Infatti, la frequenza di diabete è ridotta nei consumatori di caffè. Elevati livelli di estrogeni e diabete sono fattori di rischio riconosciuti per il tumore del corpo dell’utero o endometrio. La relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore dell’endometrio è stata considerata in uno studio multicentrico italiano che includeva dati su 454 casi e 908 controlli senza tumore. Il rischio relativo di tumore dell’endometrio era ridotto fino a 0,5 nelle più forti consumatrici di caffè, e il trend di ridotto rischio era statisticamente significativo.
Abbiamo inoltre condotto una meta-analisi di tutti gli studi prospettici (di coorte) e caso-controllo pubblicati sulla relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore dell’endometrio, che includeva un totale di 2.680 casi di tumore dell’endometrio.  Il rischio  relativo globale per le bevitrici di caffè verso le non bevitrici era di 0,8 per le basse e moderate consumatrici,  e di 0,64  per le forti consumatrici.
L’insieme dei dati epidemiologici disponibili indica pertanto che il consumo di caffè è associato a  un ridotto rischio di tumore del corpo dell’utero, e vi sono plausibili meccanismi biologici (ridotti livelli di estrogeni e di IGF) che sostengono tale relazione inversa”.
“Altri tumori che mostrano un rischio ridotto nei consumatori di caffè- prosegue il professor La Vecchia-  sono quelli del colon, del fegato e forse quelli del cavo orale e dell’esofago. Per tutti gli altri tumori (quelli della laringe, ovaio, cervice, rene e altre vie urinarie e tiroide, per i sarcomi, i melanomi e le neoplasie del tessuto linfoide) gli studi epidemiologici sono rassicuranti, anche se per alcuni tumori i dati sono scarsi. In particolare, per i tumori cosiddetti “big killer”- cioè il tumore del polmone, della mammella e della prostata- gli studi sono numerosi e concordi nel mostrare un’assenza di relazione. Solo per il tumore della vescica è stato osservato in diversi studi un leggero aumento di rischio, ma l’associazione probabilmente non è causale, data la mancanza di una relazione con la quantità consumata riscontrata nella maggior parte degli studi. Pertanto si può concludere che nelle persone sane un consumo moderato di caffè, cioè 3-4 tazze al giorno, non presenta rischi per le neoplasie, ma anzi può avere un qualche beneficio sul rischio di alcuni specifici tumori”.

Caffè protettivo per la salute
A Milano si è parlato di tumori & caffè in un incontro cui hanno partecipato autorevoli esperti. E l’incontro è stato anche l’occasione per presentare un nuovo libretto informativo intitolato “Caffè e Tumori”(vedi box) che, realizzato dall’Istituto Farmacologico Mario Negri con la collaborazione dell’INRAN (Istituto Nazionale per la Ricerca sull’Alimentazione e Nutrizione), va ad arricchire la raccolta “Caffè e Salute”, realizzata negli anni passati.
“Le ricerche più recenti – dice il professor Amleto D’Amicis – non solo escludono i rischi nel consumo di caffè ma, attribuendo ad esso alcune azioni protettive per la salute, possono addirittura farci azzardare che consumare caffè può migliorare la salute. Gli effetti positivi del caffè sulla salute del fegato, su alcuni tumori e su molte funzioni fisiologiche dell’uomo sono già da tempo noti; a  queste evidenze si aggiungono oggi i risultati di recenti studi, che evidenziano una forte azione preventiva e protettiva del caffè nei confronti del diabete e della malattia di Parkinson. Non ultimo uno studio sostiene, addirittura, che il consumo moderato di caffè si associa ad un ridotto rischio di mortalità”.

Caffè per ridurre il rischio di tumori
Insomma, il caffè non aumenta il rischio di tumore, anzi. Da un’accurata revisione della letteratura, infatti,  il caffè sembra avere un effetto protettivo sul rischio di alcuni tumori dell’apparato digerente, quali il tumore del colon e del fegato. Per quanto riguarda i tumori femminili, il caffè protegge dall’insorgenza del tumore del corpo dell’utero e non è associato al tumore della mammella e dell’ovaio.
Anche per tutti gli altri tumori i risultati degli studi epidemiologici mostrano un’assenza di relazione, anche se per qualche tumore a bassa incidenza i dati sono ancora incompleti. In particolare, per i cosiddetti tumori big killer (che oltre al tumore del colon-retto e della mammella includono il tumore del polmone e della prostata) i dati sono rassicuranti. Pertanto, dosi moderate di caffè non solo non aumentano il rischio di tumore, ma potrebbero avere un effetto protettivo sul rischio di tumore al colon, al fegato e all’endometrio.

Caffè come parte di una dieta equilibrata
Allo scopo di prevenire malattie cronico-degenerative come i tumori, nell’incontro milanese è stato sottolineato come sia importante formulare linee- guida che siano orientate agli alimenti, e che prendano in considerazione quelle variazioni cosiddette “salutistiche” della dieta, che sono fattibili in una specifica situazione ambientale.
Oltre a considerare gli alimenti per le diverse sostanze che contengono, inoltre, è necessario valutare le quantità ingerite e la loro frequenza di consumo. Poiché il caffè è parte importante delle abitudini di tante persone, soprattutto di noi italiani, del tutto positivo appare un approccio che guardi agli aspetti salutistici di tale bevanda secondo gli stessi criteri scientifici già dedicati ad altri alimenti.\

Caratteristiche del caffè
Anche se all’interno del genere “Coffea” sono descritte più di 100 specie, comunemente in commercio ve ne sono due: Coffea Arabica (endemica negli altopiani dell’Etiopia e ora prodotta principalmente in Brasile e Colombia) e CoffeaCanephora o Robusta (endemica delle foreste equatoriali africane e ora prodotta nelle pianure al di sotto dei 700 metri di altitudine, in Africa, Brasile e Vietnam). Il caffè contiene centinaia di sostanze e le sue caratteristiche chimiche variano a seconda della specie della pianta, del luogo di crescita e della lavorazione delle drupe, nonché della tostatura dei semi o torrefazione e del processo termico che trasforma il chicco verde in chicco tostato, pronto per essere macinato e usato per la preparazione della bevanda. Con questo passaggio, in particolare, molti composti si trasformano, alcuni scompaiono, altri si formano. In ogni caso, tutti i tipi di caffè hanno caratteristiche chimiche di base comuni. Le principali classi di composti contenuti nel caffè sono i minerali (potassio, calcio, magnesio, fosfati, solfati, ecc.), i lipidi e le cere (nella parte corticale del chicco, in genere trattenuti dal filtro durante la preparazione della bevanda), gli amminoacidi, i carboidrati(solubili e insolubili), i precursori delle vitamine (trigonellina), gli antiossidanti (tannini e melanoidine), gli acidi grassi terpenici (cafestolo e kahweolo) e alcaloidi.

Relazione tra caffè e tumori
Considerato il gran numero di sostanze contenute nel caffè e le molteplici azioni fisiologiche della caffeina e altri composti in esso contenuti, quali gli antiossidanti, il caffè potrebbe influire sul rischio di sviluppare tumori. Ciò si pensava in passato, tanto che la relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore è stata molto studiata negli ultimi 40 anni e i dati sia da studi di cancerogenesi in vitro e in vivo negli animali da esperimento, che da studi epidemiologici nell’uomo, erano molto numerosi già 20 anni fa, tanto che nel 1990 l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha sentito il bisogno di riunire un gruppo di esperti che valutassero tutte le evidenze provenienti da tutti i tipi di studi pubblicati fino a quella data. I risultati di questo incontro sono stati pubblicati l’anno successivo in una Monografia. Ecco le conclusioni:

  • evidenze limitate che il consumo di caffè sia cancerogeno per la vescica;
  • evidenze che possono suggerire un aumento di rischio per i tumori del pancreas, ovaio e altri organi, ma che sono troppo scarse per trarre conclusioni;
  • evidenze sufficienti che i tumori della mammella e del colon-retto non sono associati al consumo di caffè.

News sul rapporto caffè & salute
Ecco gli aggiornamenti sulla relazione fra caffè e salute riassunti da Amleto D’Amicis, Docente a.c. di Alimentazione Umana presso l’Università La Sapienza, Polo di Latina, già Direttore dell’Unità di Documentazione e Informazione Nutrizionale dell’INRAN: “Erano già noti gli effetti positivi sulla salute del fegato, su alcuni tumori e su molte funzioni fisiologiche dell’uomo, meno noti sono invece i risultati dei recenti studi che evidenziano una forte azione preventiva e protettiva del caffè nei confronti del diabete, della malattia di Parkinson, e uno studio sostiene addirittura che il consumo moderato di caffè si associa ad un ridotto rischio di mortalità. Lo studio in questione rappresenta un’importante tappa nelle ricerche sul caffè e sui suoi effetti sulla salute. I risultati confermano chiaramente che un consumo moderato di caffè non danneggia la salute, anzi il caffè può essere persino utile a dosi anche elevate. La studio non consente di verificare se i consumatori sporadici di caffè, dove il rischio di morte per alcune malattie sembra aumentare, lo facciano per scelta o perché consigliati da un medico per le loro condizioni di salute. Una cosa è certa: il consumo moderato di 3-4 tazze al giorno, pari a circa 300 mg di caffeina totale, non solo non è nocivo, ma risulta addirittura benefico associandosi ad un ridotto tasso di mortalità per numerose patologie”.

Tumori nel loro complesso
Insomma, oggi gli esperti concordano su questa conclusione: la quasi totalità degli studi prospettici che hanno considerato la relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore, senza distinguerne la sede anatomica, hanno trovato un’assenza di relazione. Tra questi, in particolare, uno studio condotto su 43.000 tra uomini e donne norvegesi e basato su un totale di 671 casi di tumore insorti nei 10 anni di follow-up, ha stimato un RR di 0,99 per un consumo di 7 o più tazze di caffè al giorno. Tre ricerche analoghe- una basata su quasi 42.000 donne americane seguite per 15 anni e sull’insorgenza di 1.733 casi di tumore,  una seconda  basata su circa 42.000 uomini americani seguiti per 18 anni  e quasi 2.500 casi di tumore, e una terza basata su circa 86.000 donne americane seguite per 28 anni e quasi 4.700 casi di tumore- hanno considerato RR compresi tra 0,94 e 1,14 per 6 o più tazze di caffè al giorno. Pertanto, in generale, il consumo di caffè non sembra alterare il rischio di tumore.

Caffè e tumore della vescica
C’è un tumore, in particolare, per il quale l’assunzione di caffè è stato spesso messo sul banco degli imputati, in quanto colpevole di favorirne la comparsa. Per questo la relazione tra consumo di caffè e rischio di cancro della vescica è stata molto studiata da quando la Monografia della IARC ha concluso che vi erano evidenze limitate che il caffè potesse essere cancerogeno per la vescica. I risultati di queste numerose ricerche sono stati contraddittori e ancora oggi non si può dare una risposta chiara e conclusiva. Una pooledanalysis, pubblicata nel 2000 e che ha incluso 10 studi “casocontrollo” europei per un totale di 564 casi, non ha trovato alcuna relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore della vescica; un lieve eccesso di rischio è stato osservato solo nei bevitori di 10 o più tazze al giorno.
Una meta-analisi pubblicata l’anno successivo( basata su 3 studi di coorte e 34 studi caso-controllo) ha stimato un RR complessivo di 1,26 (95% IC 1,09-1,46) per gli studi che includevano solo gli uomini, 1,08 (non significativo) per quelli che includevano solo le donne, e 1,18 (95% IC 1,01-1,38) per entrambi i sessi. In questa meta-analisi non è stato possibile considerare la curva dose-risposta in quanto i dati dei vari studi erano troppo poco aggregabili. Pertanto, sulla base dei dati epidemiologici, si possono escludere forti aumenti di rischio di tumore della vescica nei bevitori di caffè ma non si può escludere un piccolo aumento di rischio.

Composizione del caffè
La caffeina (1,3,7 trimetilxantina) è un alcaloide presente in quantità minori anche in altre bevande (tè, cioccolato e bibite a base di cola). Nel caffè si ritrovano anche altre metilxantine, come la 1,3 dimetilxantina (teofillina,prevalentemente nel tè) e la 3,7 dimetilxantina (teobromina, prevalentemente nella cioccolata). La caffeina produce diversi effetti farmacologici in funzione della dose. Nel nostro caffè all’italiana (espresso e moka), il contenuto di caffeina per tazzina varia dai 40 ai 70 mg (se di pura miscela arabica) ed è inferiore al contenuto di una tazza di caffè filtrato di tipo americano.
Ecco  il quantitativo medio di caffeina in alcune bevande.

  • Espresso o moka (Arabica): <70 mg per tazzina
  • Espresso o moka (Robusta): <120 mg per tazzina
  • Caffè americano: 120-170 mg per tazza
  • Decaffeinato: <5 mg per tazzina
  • Bevande a base di cola: 35-50 mg per lattina
  • Istantaneo: 65-100 mg per tazzina
  • Istantaneo decaffeinato: <5 mg per tazzina
  • Cappuccino: 70-80 mg per tazza
  • Cioccolata (barretta di 60 g): 30-40 mg
  • Tè: 40-50 mg per tazza

RECAPITI UTILI

Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri"
Via La Masa, 19 - 20156 Milano
Tel. 02 390141
www.marionegri.it

Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
Via Ardeatina, 546 - 00178 Roma
Tel. 06.514941
www.inran.it

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