Esegui una ricerca

Le piante al servizio delle terapie antitumorali

Vera Lanza, N. 10 ottobre 2009

In Italia, così come in tutto il mondo occidentale, è in continuo aumento il ricorso alle medicine non convenzionali. Una recente pubblicazione sembra dimostrare che in Europa un paziente su tre affetto da malattie neoplastiche fa ricorso a queste medicine alternative, anche se i dati sono parzialmente disomogenei tra loro ed il campione italiano è ancora ridotto e poco significativo. La tendenza, a livello nazionale, è comunque confermata da un’indagine dell'Istituto Superiore della Sanità. Quello che emerge e’ che negli ultimi anni l'uso delle medicine complementari si sta diffondendo sempre più tra i malati oncologici. Ma allo stesso tempo c’e’ anche un dato da non sottovalutare e cioe’ che spesso il malato oncologico fa uso di prodotti a base di piante medicinali che, per vari motivi, non viene consigliato dal medico ne’ comunicato subito all’oncologo. E che puo’ avere degli effetti avversi. Per valutare validità e possibile uso in corsia delle medicine complementari, per far luce sulle tante potenzialita’ ed effetti ‘collaterali’, la Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha organizzato un convegno di due giorni su “Fitoterapia e integrazione alimentare nel malato oncologico’, in collaborazione con il Centro studi e ricerche sulla caratterizzazione e sicurezza d'uso di prodotti naturali 'Giovanni Galli' dell'Università degli Studi Milano, diretto dalla professoressa Enrica Bosisio.
Gia’ parecchi anni fa, il 6 giugno del 1998, all’interno dell’Istituto dei Tumori, e’ stato costituito il Gruppo di Studio pluridisciplinare sulle Medicine e Terapie Complementari in Oncologia denominato Me.Te.C.O. . Alla Fondazione Irccs Istituto nazionale dei Tumori, nei mesi scorsi, su iniziativa del Direttore Generale, Alberto Scanni,  è stato formalizzato il ruolo di questo Gruppo di lavoro, nato una decina di anni fa, che si occupa di studiare il possibile utilizzo delle Medicine Complementari in Oncologia. Il Gruppo Me.Te.C.O (Medicine e Terapie Complementari in Oncologia), inserito nella struttura complessa di Cure palliative, Terapia del dolore e Riabilitazione, diretta dal Dottor Augusto Caraceni, che ha come coordinatore scientifico il dottor Alberto Laffranchi, ha ora ufficialmente il compito di aiutare il più importante centro nazionale pubblico di ricerca oncologica ad individuare quali delle nuove Medicine Non Convenzionali, riconosciute dalla Regione Lombardia, sulla base della posizione assunta dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) nel 2002, potrebbero essere integrate nei diversi percorsi terapeutici.
Al Gruppo Me.Te.C.O., vincitore del Premio Tiziano Terzani 2008 per l’Umanizzazione della Medicina, sono state attribuite due finalità principali, una culturale legata all’aggiornamento sulle terapie Complementari, l’altra clinica, allo scopo di approfondire, sul piano scientifico, alcune delle Terapie Complementari principalmente per valutarne l’efficacia nel ridurre gli effetti collaterali delle Terapie Oncologiche.
Come dicevamo, Il debutto ufficiale di Me.Te.C.O. è avvenuto a fine aprile, con l’organizzazione del convegno “Fitoterapia e integrazione alimentare nel malato oncologico”, durante il quale ci si e’ confrontati su aspetti storici dell’uso delle piante medicinali, aspetti botanici e la presentazione della composizione di diversi fitocomplessi, le interazioni farmacologiche, le applicazioni cliniche degli stessi e la nutrizione nel malato oncologico. Sotto la lente di osservazione di circa un centinaio di esperti provenienti da tutta Italia, ad esempio, è finito il vischio. “Nell'Europa centrale, infatti, gli estratti di vischio sono la terapia oncologica non convenzionale più frequentemente prescritta dalla medicina antroposofica, per le sue attività di riduzione degli effetti collaterali delle terapie oncologiche ed il generale miglioramento della qualità della vita – ha spiegato l’oncologa Emanuela Portalupi, una degli esperti esterni invitata a relazionare al convegno. In Paesi come la Germania e la Svizzera, la somministrazione di  fitocomplessi a base di vischio risulta una prassi consolidata anche in molti ospedali”. Altre sostanze di cui si è discusso: la calendula, soprattutto in forma di crema,  e l'arnica, in forma di gel o crema. Entrambi hanno debuttato già da qualche anno nelle corsie dell'ospedale di Empoli. La Calendula per tenere sotto controllo gli effetti collaterali delle terapie convenzionali, come chemio e radioterapia, che possono causare infiammazioni della cute, della mucosa del cavo orale e vaginale, mentre l’Arnica viene utilizzata in funzione antinfiammatoria in alcune patologie.
Ottime anche le proprieta’ del ginseng, che può aiutare a ridurre la cardiotossicità di un chemioterapico come l'adriamicina. Ma a fronte di tutte queste potenzialita’, gli esperti insistono sulla necessita’ di fare chiarezza a 360 gradi, perché molte piante officinali possono interferire con altri farmaci o avere effetti collaterali indesiderati: è il caso dell'aloe, usata per preparati ritenuti antitumorali, ma che determina sofferenza a livello renale; o l'iperico, che può contribuire a combattere la depressione, ma bisogna sapere che riduce l'efficacia della pillola anticoncezionale.
Se dunque e’ vero che negli ultimi anni i pazienti ammalati di cancro che si sono rivolti alla fitoterapia sono aumentati, allo stesso tempo e’ diventata evidente la scarsa conoscenza che molti hanno di queste piante alle quali si avvicinano a volte senza il supporto del medico. Alcuni numeri arrivano dalla Toscana, dall’esperienza dell’ospedale di Empoli. Secondo un’indagine realizzata dall’Agenzia Regionale di Sanità, su 7.049 soggetti intervistati, il 19.3% ha riferito di aver fatto ricorso ad almeno un tipo di MnC (medicina non convenzionale) nell’ultimo triennio, e il 13,3% nell’ultimo anno, e circa il 70% di coloro che ne hanno fatto ricorso ha dichiarato di averne avuto beneficio. Inoltre, da un sondaggio, realizzato sempre dall’Agenzia Regionale di Sanità nel 2003, sull’opinione dei medici di famiglia nei confronti delle MnC, è risultato che il 15.2% del campione le pratica, il 57.8% le consiglia ai propri pazienti, e il 65.7% è favorevole all’introduzione dell’insegnamento nei corsi universitari. Piuttosto alta, dunque, la percentuale di coloro che fanno un uso inappropriato dei diversi estratti, che possono provocare una reazione avversa significativa: vomito persistente, enterocoliti, reazioni allergiche, crisi ipertensive persistenti.
Nella esperienza del Centro di Medicina Naturale, di Empoli, i pazienti con cancro che si rivolgono alla fitoterapia rappresentano il 15 % di tutti i pazienti: il 57.2% di essi tuttavia è giunto nella struttura mentre già stava assumendo estratti inappropriati, e addirittura 21 di essi (8,8% ha presentato una reazione avversa significativa: 2 vomito persistente, 13 enterocoliti, 3 reazioni allergiche, 3 crisi ipertensive persistenti). Non tutto quello che è “naturale” è automaticamente buono, utile e sicuro, ma al tempo stesso che le cosiddette medicine alternative e complementari possono essere anche un vero e proprio aiuto per la propria salute.
Lo scopo del convegno organizzato dalla Fondazione Irccs Istituto nazionale dei Tumori é di portare l’attenzione di farmacisti e medici, sugli aspetti relativi all’uso delle piante medicinali in campo oncologico.

Fitoterapia
Le preferenze degli italiani vanno sempre di più alle medicine non convenzionali. Lo conferma una recente indagine Istat, che ha calcolato che circa 9 milioni di italiani, il 15% della popolazione, si curano con le terapie alternative. Di questi, il 10,5%, cioè quasi un milione di persone, ricorrono alla fitoterapia, alla cura con le erbe: autonomamente, o sotto la guida del medico curante.
La fitoterapia è la disciplina naturale che più si avvicina alla medicina convenzionale in quanto è basata sull'uso di sostanze chimiche naturalmente presenti nelle piante, dotate di attività biologica. Del resto basta pensare che il 30-40% dei farmaci di tipo convenzionale deriva da sostanze vegetali. La fitoterapia quindi è la disciplina medica che utilizza piante medicinali e derivati nella prevenzione e cura delle malattie, relativamente alle proprietà farmacologiche dei costituenti chimici presenti nella pianta, o meglio nel preparato utilizzato. Non segue metodologie diagnostiche o terapeutiche diverse da quelle della medicina scientifica. La pianta medicinale pertanto può semplicemente essere considerata un contenitore di sostanze chimiche, talvolta isolate ed utilizzate come tali in terapia, in altri casi fonte di materia prima per la produzione di farmaci, oppure come base per la produzione di fitoterapici veri e propri, nei casi in cui all’attività farmacologica dell’estratto concorrano più sostanze in esso presenti (fitocomplesso). La fitoterapia è una disciplina particolarmente promettente per il malato oncologico, sia a scopo preventivo sia come terapia complementare alla chemio e radioterapia o alla chirurgia. Viene utilizzata come immunostimolante, per il trattamento dei disturbi gastrointestinali e radiodermite e per combattere certi sintomi, quali stanchezza, depressione, stitichezza, ecc. Numerosi sono anche gli studi pre-clinici che confermano l'attività anticancerogena di molte sostanze vegetali.
Le sostanze di origine vegetale tuttavia possono essere anche tossiche, causare gravi interazioni con i farmaci di sintesi assunti contemporaneamente, o essere responsabili di reazioni allergiche. Per tali motivi devono essere sempre utilizzati estratti idonei, qualitativamente controllati, standardizzati nei principi attivi utili, depurati da quelli inutili o pericolosi, ed utilizzati sempre su prescrizione medica. Spesso ad esempio pazienti oncologici ritengono ‘miracolosi’ i frullati di Aloe con miele e grappa, non sapendo che proprio alcune sostanze presenti nella pianta riducono invece l'efficacia della chemioterapia.

Le piante hanno un ruolo complementare
Alcune piante medicinali sono considerate d’aiuto per i malati affetti da una malattia oncologica,  che si rivolgono a questi rimedi, in particolare, per contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia come nausea, vomito, dolori addominali, cefalea, diarrea, mucosità; superare la stanchezza; combattere l'ansia e la depressione dovute alla malattia; stimolare le difese immunitarie;  confortarsi e superare lo stress della malattia; la convinzione di fare qualcosa in più per combattere la malattia. Le piante hanno, dunque, per i pazienti oncologici, un ruolo di tipo complementare nella terapia sintomatica: per combattere astenia, disappetenza, nausea, vomito; per contrastare gli effetti di chemio e radioterapia. Oppure, come terapia di tipo preventivo, da parte di soggetti che in passato hanno avuto dei tumori. La fitoterapia per la cura del cancro non può assolutamente essere considerata una medicina alternativa, ma complementare.

Le piante che aiutano i malati oncologici
Le terapie che danno risultati nel migliorare la qualità della vita e nel ridurre i sintomi (astenia, disappetenza, nausea, vomito), sono quelle con gli estratti purificati di aloe. O con le piante ad attività immunostimolante: l'uncaria tomentosa, una liana, usata nella medicina tradizionale amazzonica; o l'astragalo, che la medicina tradizionale cinese usa contro raffreddore e influenza. La calendula è usata per l'eritema da raggi nel trattamento radioterapico della mammella. Il vischio sembra limitare anch' esso gli effetti collaterali di alcune terapie oncologiche convenzionali. Il ginseng invece, ha proprietà benefiche nel combattere la stanchezza e l’immunodepressione dovute dai trattamenti chemio e radioterapici. Preparati di Aloe e Valeriana, infine, sono utili nel trattamento delle lesioni cutanee da radiazioni e come effetto sedativo
Qualche certezza in più sull’utilità delle erbe medicinali arriva dall’uso preventivo e, soprattutto, nell’aiuto per contrastare gli effetti della chemioterapia. Nel primo caso le ricerche hanno dimostrato, ad esempio, l’efficacia del licopene, il pigmento rosso dei pomodori, nella protezione dal tumore alla prostata, mentre l’aglio gioca un ruolo importante nella prevenzione dei tumori allo stomaco e al colon.

Nelle piante medicinali ci crede un italiano su 4
Nelle potenzialita’ delle piante medicinali ci crede almeno un italiano su quattro. Una percentuale importante, confermata anche da uno studio europeo, il primo di questo genere, coordinato dall’università di Manchester e realizzato su un migliaio di malati di 14 paesi, che indica l’Italia ai primi posti nella scelta di terapie alternative, erbe medicinali in testa, nella cura dei tumori (la percentuale rilevata dalla ricerca è del 73%, ma si basa su un campione bassissimo: appena 52 malati).
Tuttavia, dall’indagine europea emergono anche perplessita’ e dubbi dei pazienti sulla reale efficacia di queste cure. Solo il 22% si dichiara soddisfatto dei risultati di questi prodotti erboristici. Per un 42%, però, l’uso della fitoterapia ha avuto effetti rasserenanti. E ancora una volta, emerge la tendenza della terapia ‘fai da te’: secondo i dati della ricerca europea, il 56% dei malati ha deciso di seguire queste cure su indicazione degli amici, il 29% dai parenti e solo il 18% dai medici. C’è poi un 9% che si è orientato alla fitoterapia trovando informazioni su internet, pratica sempre molto pericolosa.

Il 15-20% dei tumori provengono da infezioni che possono essere prevenute. Più a rischio chi vive nei Paesi in via di sviluppo
Studi epidemiologici e biologici  hanno confermato, in via definitiva, che gli agenti infettivi sono fra le cause più rilevanti e specifiche nell’insorgenza di diversi tumori maligni accertati nelle varie parti del mondo. Queste le conclusioni a cui sono arrivati 36 esperti internazionali, provenienti da 16 paesi di tutti i continenti, che si sono incontrati a Lione presso l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) del WHO/OMS per rivalutare la carcinogenicità degli agenti biologici già classificati come ‘cancerogeni per gli esseri umani’ e per identificare ulteriori tumori o sedi anatomiche di tumore insieme a meccanismi di carcinogenesi. La percentuale dei tumori maligni attribuiti in termini eziologici ad agenti infettivi è più alta nei paesi in via di sviluppo (26%) mentre è significativamente più bassa nei paesi sviluppati (8%). Il totale di tumori maligni attribuibili ad infezione nell’anno 2002 è stato stimato in 1,9 milioni di casi, ossia il 17,8% dell’insieme dei tumori maligni. I principali agenti infettivi già classificati come “cancerogeni per gli esseri umani” e confermati come tali dal gruppo di lavoro comprendono il virus dell’epatite B (HBV), il virus dell’epatite C (HCV), il KSHV (Kaposi sarcoma associated herpes virus), HIV-1, il virus di Epstein-Barr (EBV), il papillomavirus (HPV) e l’Helicobacter pylorii (HP).
HBV ed HCV infettano, rispettivamente, oltre 300 milioni e 170 milioni di persone in tutto il mondo, pricipalmente in Asia ed in Africa. E’ conosciuto che l'infezione cronica da parte di questi virus causa il carcinoma epatocellulare. Sono a disposizione evidenze sufficienti per concludere che l'infezione cronica da HCV può anche causare linfomi non-Hodgkin, specificamente linfomi a cellule B. EBV infetta quasi tutti gli esseri umani e causa diversi tipi di tumore, compreso il carcinoma rinofaringeo, uno dei tumori più comuni nel sud est asiatico ed il linfoma di Burkitt nei bambini in Africa. Nuove evidenze indicano un ruolo di EBV nel 5-10% dei carcinoma gastrici in tutto il mondo. Il carcinoma gastrico EBV-positivo insorge nei giovani adulti, ha una istopatologia distinta, e quindi può rappresentare  un'entità clinica separata. In questo subset di tumori gastrici, la presenza del genoma virale in una forma monoclonale e l'espressione di proteine trasformanti del virus sono una prova ben fondata del coinvolgimento di EBV.
Dati provenienti da oltre 80 studi caso-controllo mostrano un'associazione fra KSHV ed il sarcoma di Kaposi, con rischio relativo superiore a 10. Gli individui che sono infettati con HIV-1 hanno un alto rischio di sviluppare un tumore maligno. L'infezione da HIV-1, principalmente attraverso l’immunosoppressione, porta ad un aumento di replicazione di virus oncogeni quali EBV e KSHV.
Il carcinoma della cervice uterina è causato da tipi di HPV che appartengono ad alcune specie filogeneticamente correlate. I tipi trovati il più delle volte nei carcinomi cervicali (HPV-16, 18, 31, 33, 35, 45, 52, 58) e i 4 tipi trovati meno costantemente (HPV-39, 51, 56, 59) sono stati classificati come cancerogeni. HP è associata a cancro gastrico, uno dei tumori maligni più diffusi nel mondo. Studi epidemiologici prospettici e “trials” clinici di eradicazione indicano che l'infezione da HP causa carcinomi gastrici (non cardiali). L'infezione da HP causa inoltre linfomi MALT (mucosa-associated lymphoid tissue) gastrici. Il trattamento con l’eradicazione porta alla remissione di questi linfomi a ‘basso-grado’.  “In conclusione - sostiene  Antonino Carbone, membro del Working Group riunitosi presso lo IARC di Lione e Direttore del Dipartimento  di Patologia Diagnostica e Laboratorio della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori-, la percentuale complessiva nelle varie parti del mondo di tumori maligni causati da agenti infettivi è stata valutata fra il 15 ed il 20%. La percentuale di infezione correlata a cancro è più alta nei paesi in via di sviluppo a causa della più alta prevalenza di infezione primaria  con gli agenti infettivi coinvolti (e.g. HBV, HP, HPV e HIV), e assenza di programmi  di screening per lesioni cervicali precancerose HPV-correlate. L'identificazione di nuove sedi anatomiche di cancro attribuita a questi agenti biologici significa che un numero sempre maggiore di tumori maligni è potenzialmente prevenibile”.

Torna ai risultati della ricerca