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I farmaci antagonisti di seconda generazione

Paola Sarno, N. 11 novembre 2009

"Le terapie di supporto in oncologia costituiscono un settore la cui importanza è sempre più rilevante, sia per i malati sia per la ricerca clinica", ha affermato il Prof. Maurizio Tonato, Coordinatore del Centro Regionale Tumori di Perugia e Co-Presidente MASCC 2009 (Multinational Association of Supportive Care in Cancer). Il congresso mondiale, tenutosi a Roma è stato quest’anno incentrato sulle "Terapie di supporto in oncologia”. Il Prof. Tonato, inaugurando l’evento, ha spiegato come le terapie di supporto, insieme alle cure oncologiche vere e proprie, possano migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti oncologici, permettendo di affrontare alcune tra le più serie e temibili conseguenze e complicanze della cura chemioterapiche, come il dolore e il vomito. "MASCC-Multinational Association of Supportive Care in Cancer, fondata nel 1990, è un'organizzazione internazionale, multiprofessionale, che si occupa di tutti gli aspetti delle cure oncologiche, che vanno al di là del trattamento antitumorale tradizionale", ha spiegato il Prof. Fausto Roila, Direttore della Divisione di Oncologia Medica, presso l’Ospedale S. Maria di Terni, anche lui Co-Presidente MASCC 2009. "I più importanti passi in avanti nella cura delle neoplasie degli ultimi vent'anni sono stati resi possibili dai risultati ottenuti nella terapia di supporto oncologica", ha specificato il Prof. Roila. Terapie davvero decisive per migliorare la qualità di vista di chi si sta sottoponendo a pesanti cure per combattere il cancro. La nausea e il vomito indotti da chemioterapia (CINV), infatti, rappresentano uno dei più frequenti effetti collaterali che i malati oncologici si trovano a dover sopportare. "Nonostante la profilassi attuata nel giorno della chemioterapia, sino al 30-45 per cento degli ammalati va incontro a questi pesanti effetti e è indispensabile cercare forme di trattamento aggiuntivo con farmaci che annullino queste conseguenze, dopo la somministrazione di alcuni tra i più comuni chemioterapici", ha voluto sottolineare ancora Richard Gralla.

Come cercare di alleviare le sofferenze dei pazienti sottoposti a chemioterapia?
Il recettore 5-HT3 gioca un ruolo chiave nel processo dell'emesi, e i farmaci che lo antagonizzano sono alla base del controllo di questo effetto collaterale. Dopo la messa a punto, verso tra la fine degli anni Ottanta e l’ inizio degli anni Novanta, dei 5-HT3 antagonisti di prima generazione, come l’ondansetron e il granisetron, recentemente ne sono stati sviluppati di nuovi, come il palonosetron. Ma non tutti i medici oncologi sono d’accordo su quel sia il farmaco preferibile nelle varie situazioni. "Esiste una controversia, tra gli esperti, su quale sia il 5-HT3 antagonista da scegliere èer ottenere i risultati migliori", ha detto Gralla. "I 5-HT3 antagonisti restano i farmaci di riferimento per i malati oncologici sottoposti a chemioterapia. Alcune linee-guida indicano che non esistono differenze significative tra i farmaci di prima generazione, ma il palonosetron ha recentemente dimostrato superiorità, nel controllo del vomito, in molti studi clinici di confronto con i farmaci precedenti", ha aggiunto il Vice Presidente del Cancer Services, North Shore University Hospital and LIJ Monter Cancer Center, Lake Success, NY, USA.
A suffragare i vantaggi dei 5-HT3 di prima generazione nella prevenzione del vomito da chemioterapia sono stati pubblicati ormai diversi studi clinici. Studi,che, tuttavia, impiegavano il palonosetron a differenti dosaggi: da 0,25 mg a 0,75 mg al giorno.
"Abbiamo svolto una metanalisi sugli studi pubblicati, per vedere se i dosaggi differenti comportassero una diversa efficacia per questo farmaco", ha affermato l’esperto statunitense Gralla durante il suo intervento a MAASC 2009. Sono stati analizzati otto studi clinici in doppio cieco, su 1.926 pazienti, 4 dei quali condotti in malati oncologici sottoposti a chemioterapia altamente emetogena (HEC) e 4 condotti in pazienti sottoposti a chemioterapia moderatamente emetogena (MEC).” I risultati”, ha confermato il Prof. Gralla, “ indicano che gli effetti del palonosetron sono comparabili indipendentemente dal dosaggio: un vantaggio che si verifica sia nel controllo completo del vomito dal primo al quinto giorno dalla chemioterapia, sia nel controllo dell’emesi ritardata, nonché nel controllo senza ricorso a farmaci antinausea o antiemetici. In base alla nostra analisi, perciò, il palonosetron indipendentemente dal dosaggio impiegato ha efficacia e sicurezza molto simili sia nella MEC sia nella HEC. E questo risultato ci fa concludere che, qualunque sia la dose somministrata al paziente, l'effetto è certo, così come la superiorità di palonosetron rispetto ai suoi predecessori", ha concluso Gralla.

Cent’anni di chemioterapia
Era il 31 agosto 1909 quando il farmacologo tedesco Paul Ehrlich, assieme al giapponese Sahachiro Hata, verificò che una sostanza denominata composto 606 risultava efficace contro la sifilide quando iniettata in topi e conigli. Soltanto un anno dopo, circa 65 mila campioni del nuovo agente farmacologico chiamato Salvarsan furono distribuiti in tutto il mondo, aprendo la strada a un nuovo modo di fare ricerca e incentrato sulla messa a punto di composti chimici in grado di attaccare selettivamente gli agenti patogeni e i parassiti dell’organismo lasciando intatte le funzioni vitali: fondamento della moderna chemioterapia.
A un anno dalla sua scoperta, Paul Ehrlich fu pubblicamente accusato dalla comunità medica internazionale per aver messo in commercio un farmaco altamente pericoloso per la salute pubblica il Salvarsan era composto ricco di arsenico e la sua somministrazione poteva essere iatrogena. Il farmaco fu presto sostituito con una sua variante più diluita e meno tossica, denominata Neosalvaran.Mentre enormi quantità di Salvarsan e Neosalvaran venivano messe a punto in Germania e spedite ai soldati tedeschi impegnati nella Prima Guerra Mondiale, Paul Ehrlich si spense nel 1915. Ad oggi considerato il padre della moderna chemioterapia, alla sua vita controversa è stato dedicato anche un film del 1940 intitolato "Un uomo contro la morte", interpretato da Edward G. Robinson. A lui venne assegnato il Nobel nel 1908.

Un virus tra le cause del carcinoma squamoso
Un virus potrebbe essere tra le cause del carcinoma squamoso della pelle. Questo tipo di cancro, piuttosto comune e facilmente curabile, potrebbe avere tra i suoi fattori scatenanti un virus scoperto di recente. Lo ha rivelato una ricerca condotta dagli scienziati dell'Ohio State University Comprehensive Cancer Center, del James Cancer Hospital e del Solove Research Institute. La scoperta e' stata pubblicata sul Journal of Investigative Dermatology. "Il virus è stato scoperto per la prima volta lo scorso anno in una forma più aggressiva e rara di cancro alla pelle, il carcinoma di Merkel", ha spiegato Amanda E. Toland, virologa a capo dello studio. "Pensavamo che il virus causasse solo questa forma di cancro, ma abbiamo scoperto che è implicato anche nel carcinoma squamoso". I ricercatori hanno infatti individuato la presenza del virus nei campioni di pelle di pazienti affetti da carcinoma squamoso, e il virus era anche stato capace di mutare per integrare il proprio Dna all'interno di quello delle cellule ospite. "Questa è una prova indiretta del fatto che il virus ha un ruolo nello sviluppo di questo cancro", ha detto Toland. "Il prossimo passo è scoprire come esso sia capace di integrarsi nel Dna delle cellule ospite. Se scoprissimo con certezza che il virus causa il cancro e che è molto comune, forse sarebbe il caso di cominciare a compiere degli screening sulla popolazione", ha concluso.

La gestione clinica del paziente con neoplasia del tratto gastrointestinale
Pubblicato da “il Pensiero Scientifico Editore” un nuovo manuale della collana “Oncologia ed ematologia”. Si tratta de “La gestione clinica del paziente con neoplasia del tratto gastrointestinale” di Stefano Cascinu, (2009, pagg. 208, 18 euro). La comprensione di molte delle alterazioni molecolari alla base del processo patogenetico nei tumori gastrointestinali ha contribuito, infatti, negli ultimi anni, allo sviluppo di farmaci mirati e al miglioramento dei risultati terapeutici. Ancora più importante è stata la definizione di nuove strategie di trattamento combinato. La resezione dopo chemioterapia di metastasi epatiche e polmonari inoperabili, la terapia adiuvante nel carcinoma pancreatico, il trattamento perioperatorio nel carcinoma gastrico ad alto rischio sono solo alcuni esempi. Partendo dalla necessità di fornire uno strumento pratico e aggiornato per la gestione dei pazienti con neoplasie gastrointestinali, il volume scritto da Stefano Cascinu, si propone come ausilio per le scelte terapeutiche di oncologi medici, medici specialisti in oncologia e gastroenterologia e medici di medicina generale.

Approvate alla camera le norme su cure palliative e terapie del dolore
La Camera dei Deputati ha approvato il testo unificato delle proposte di legge recanti “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore”. La legge riconosce l'equita' d'accesso alle cure palliative e l'uniformita' delle prestazioni su tutto il territorio nazionale. Inoltre prevede l'accesso alle cure palliative non solo dei malati terminali oncologici ma anche dei pazienti affetti da malattie cronico-degenerative e l'introduzione delle cure palliative pediatriche. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Per il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, si tratta di “una novità importante” e di un “diritto riconosciuto” per il capogruppo del PD, Livia Turco. Secondo il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, “l’aver mantenuto percorsi parlamentari separati per il testamento biologico e le cure palliative si è dimostrata una buona scelta”. Secondo Roccella, inoltre, “il fatto che, anche in tempi di crisi, si sia fatto di tutto per recuperare risorse da destinare alla rete delle cure palliative conferma la sensibilità del governo su questi temi” e il voto della Camera “dimostra che la politica può e deve fornire risposte ai bisogni di coloro che nella società sono più fragili e indifesi, affermando la centralità della persona e la tutela della dignità umana, in qualunque condizione e in qualunque fase della vita”.

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