N. 3 marzo 2003

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Risponde il professor Alfredo Biondi, responsabile del laboratorio di terapia cellulare e genica all’Ospedale San Gerardo di Monza (tel 039.2333661).

Le applicazioni della terapia cellulare
Professor Biondi è stato appena inaugurato il laboratorio di terapia cellulare e genica “Stefano Verri” all’Ospedale San Gerardo di Monza. Può descriverci di cosa si tratta?
Il laboratorio, inaugurato il 14 dicembre scorso, risponde all’interesse sempre maggiore per le applicazioni terapeutiche che vertono intorno all’utilizzo e alla manipolazione delle cellule somatiche a scopo terapeutico. Non c’è campo della medicina in cui non si intraveda la possibilità di utilizzare le cellule per riparare un tessuto danneggiato o per utilizzarle come “veicolo” di una proteina mancante in un particolare organo. L’Ospedale di Monza è tra i primi in Italia a dotarsi di una struttura con i requisiti richiesti dalle normative Europee. Nella struttura, che si sviluppa in un’area di circa 350 mq, verranno eseguite tutte le manipolazioni cellulari a scopi terapeutici (selezione positiva di cellule staminali emopoietiche da midollo osseo, aferesi da sangue periferico, selezione negativa di cellule tumorali da aferesi in pazienti sottoposti a trapianto autologo; selezione positiva ed espansione in vitro di cellule immunocompetenti da linfocito-aferesi, ecc.) che fino ad ora sono state eseguite in diverse strutture: Ematologia e Trapianto di Midollo Adulti, Centro Trasfusionale e Pediatria.


Cellule staminali emopoietiche
Quali sono gli obbiettivi del vostro laboratorio? In che modo verranno applicate le cellule staminali?
Le cellule staminali sono quelle su cui si sta concentrando maggiormente l’attenzione dei ricercatori. Sono quelle cellule dotate della capacità sia di mantenersi (anche dopo essersi divise) che di maturare per dare origine a cellule specializzate in diverse funzioni. Le cellule staminali più studiate sono quelle emopoietiche che risiedono nel midollo e nel sangue placentare. Il successo di un trapianto (almeno per quanto riguarda l’attecchimento) dipende proprio dal numero di cellule staminali che sono presenti nell’unità di sangue midollare, placentare o da aferesi di sangue periferico che viene reinfusa al paziente. L’aspetto sicuramente più innovativo è la dimostrazione che queste cellule staminali sono dotate di una grande plasticità, nel senso che possono maturare non solo nelle cellule del sangue ma, in opportune condizioni e in presenza di stimoli adeguati, anche in cellule di altri tessuti (come ad esempio nervoso, muscolare, endoteliale, ecc). Se questo rifletta una proprietà delle cellule staminali emopietiche o dipenda dalla presenza nel midollo o nel sangue placentare di cellule staminali capaci di generare altri tessuti, non è ancora noto. Anche nel nostro tessuto nervoso sono state trovale delle cellule staminali, generando notevoli speranze sulla possibilità di poter essere utilizzate per il trattamento di malattie neurodegenerative. Molteplici sono gli esempi di terapia con cellule staminali emopoietiche, oltre all’uso ben noto di combattere la mielo-deplezione e ricostruire l’emopoiesi (come nel caso del trapianto di midollo). Popolazioni selezionate di cellule del sistema immunitario (come linfociti e cellule dendritiche) possono venire “educate” in vitro a esser più attive nei confronti di cellule tumorali ed essere reinfuse nel paziente attivate allo scopo di immunoterapia adottiva. E ancora, impianti di popolazioni cellulari tessuto specifiche possono essere modificate per eseguire funzioni biologiche complesse e servire come fonti potenziali di tessuti danneggiati altrimenti difettivi. Infine la versatilità della cellula staminale emopoietica la rende particolarmente attraente come candidato per la applicazione di terapie cellulari nel trattamento del cancro, di malattie genetiche, cardiovascolari, autoimmuni, muscolari e del sistema nervoso. Nella maggior parte degli esempi indicati, sono già state condotti studi di fase I e II con risultati assai positivi, così da aprire scenari innovativi di terapie non prevedibili fino a pochi anni fa.

Il laboratorio “Stefano Verri”
Tutto ciò è stato possibile grazie al prezioso contributo del Comitato Verga. È anche questo il percorso che la solidarietà dovrebbe seguire?
Il Comitato Maria Letizia Verga, di cui il presidente è Giovanni Verga, ha stanziato un finanziamento di un milione e mezzo di euro (circa 3 miliardi di lire). Il laboratorio è stato dedicato a “Stefano Verri”, un ragazzo colpito da una mielodisplasia e morto a 19 anni. Il ragazzo ha lottato con tutta la carica e l’entusiasmo tipico dei giovani per combattere questa malattia, purtroppo senza successo. I genitori di Stefano non si sono chiusi nella rassegnazione e nel dolore, ma hanno creato a loro volta un comitato, intitolato al figlio, che ha fornito anch’esso un contributo per il laboratorio. Tutto questo grazie alla straordinaria miscela di umanità e altruismo che si è unita alla competenza scientifica. La creazione di questa laboratorio è un'altra grande realtà che segna il successo dell’integrazione tra un privato (Comitato M. L. Verga), che mette le sue risorse ed energie, e un pubblico che si è mostrato intelligente e disponibile a raccogliere tale solidarietà.