N. 4 aprile 2003

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Risponde il professor Arturo Chiti, responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare all’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano). Tel. 02.8224.6205.

Dottor Chiti, la PET è una modernissima metodica diagnostica in grado di fornire al medico informazioni accurate e precoci su molte malattie, anche sui tumori.
Il nuovo Tomografo PET (Positron Emission Tomography, cioè tomografia ad emissione di positroni), a differenza delle altre metodiche di diagnostica per immagini (ad esempio TAC e Risonanza Magnetica) è in grado di fornire informazioni accurate e precoci su molte patologie. In particolare, la PET consente di rilevare alterazioni funzionali, anche molto precoci, di organi e apparati. Valuta infatti i metabolismi di base, primo fra tutti quello dello zucchero (per questo viene spesso definita “Sugar PET”), rendendo radioattivi e quindi visibili atomi costituenti di molecole di base (carbonio, fluoro, ossigeno…). Nel caso dei tumori, ad esempio, poiché le cellule colpite da questo male hanno un consumo di zucchero molto superiore a quello dei tessuti sani, riusciamo ad individuarle prima ancora che si manifestino alterazioni nella forma. E grazie alle risoluzione spaziale tipica della PET, molto più elevata rispetto alle metodiche tradizionali di Medicina Nucleare, riusciamo a rilevare lesioni anche di 5 millimetri. Fare una tomografia significa tagliare idealmente il corpo umano e ottenere una rappresentazione grafica, un’immagine elettronica degli organi e delle strutture che lo costituiscono. L’emissione di positroni, invece, significa che la fonte energetica utilizzata per ottenere queste immagini è costituita da radiazioni contenenti particelle con carica elettrica positiva (i positroni), che vengono emesse da isotopi.

Come viene eseguito l’esame?
L’esecuzione dell’esame è semplice, non invasiva e priva di rischi. Al paziente viene iniettato per via endovenosa un radiofarmaco, ossia un farmaco cui è legato un atomo in grado di emettere positroni. I positroni si trasformano in fotoni, che consentono di seguire il cammino del farmaco attraverso l’organismo, come una lampadina. La complessità della PET è legata da una parte alle apparecchiature ad altissima tecnologia necessarie per sintetizzare i radiofarmaci e per realizzare le immagini; dall’altra, al fatto che gli atomi radioattivi utilizzati hanno una emivita molto breve – due ore al massimo – e devono essere prodotti al momento dell'utilizzo. Per questo oltre al tomografo occorre un altro macchinario apposito e ad altissima tecnologia, il ciclotrone: un acceleratore di particelle, indispensabile per la produzione dei radionuclidi necessari alla preparazione dei radiofarmaci. L’Humanitas è uno dei pochi ospedali in Italia a disporre di un tomografo PET e di un ciclotrone. Il tomografo, il primo in Italia di questo tipo, è dotato di nuovi cristalli che permettono di eseguire esami della massima qualità in tempi più brevi rispetto alle altre macchine (20/25 minuti invece di 45/50), rendendo l’indagine ancora più semplice per il paziente. Il ciclotrone, completamente automatizzato, si trova in un bunker appositamente costruito appena fuori dal perimetro dell’ospedale. Da lì, gli elementi radioattivi passano al Laboratorio di Radiochimica, dove vengono sintetizzati i radiofarmaci, preparate le dosi per ogni paziente e, in seguito, acquisite le immagini. La gestione delle apparecchiature è molto complessa: occorre quindi personale, non solo medico, con elevata e specifica preparazione professionale.

Quali sono le principali applicazioni cliniche della PET?
Precisiamo che la PET non è un esame di screening e viene eseguita per rispondere a precisi quesiti clinici. Prima, essendo una tecnica molto complessa, era utilizzata solo per ricerche di alto valore scientifico nel settore neuropsichiatrico e in quello delle scienze cognitive. Ora, viene utilizzata nell’ambito della ricerca clinica e di base. Il suo costo elevato viene compensato dalla miglior gestione delle risorse. Infatti, individuando più precocemente le patologie, permette di stabilire le terapie mediche o chirurgiche più appropriate. In particolare, è molto utile per lo studio dei tumori, soprattutto quelli solidi, dove è possibile quantificare in modo oggettivo le dimensione e l’evoluzione di una massa tumorale localizzata. L’analisi con la PET permette infatti di capire se un tumore è in fase di crescita o in fase di riposo, se la terapia antitumorale alla quale è sottoposto il paziente è quella ottimale o se deve essere modificata, se si stanno sviluppando recidive dopo l’asportazione chirurgica del tumore. Con altre metodiche, invece, è necessario lasciar passare più tempo prima di poter vedere se la massa tumorale si stia o meno riducendo. La PET è anche usata per l’analisi funzionale dell’attività del cervello, per individuare le aree responsabili delle diverse attività cerebrali, come la memoria o il linguaggio, e per cercare di capire la natura delle alterazioni alla base di diverse patologie neurologiche e la loro evoluzione. È particolarmente utile per la valutazione delle demenze, perché riesce a differenziare, per esempio, in maniera precoce una demenza di tipo Alzheimer o di tipo vascolare. In Cardiologia, invece, permette di valutare il flusso cardiaco e di stabilire la vitalità di parti del tessuto miocardico: in seguito ad un’ischemia, ad esempio, consente di capire se, nonostante non vi sia flusso di sangue, il tessuto cardiaco è ancora vivo. In Ortopedia, inoltre, è utile nella valutazione delle protesi infette. Infine, la PET riveste un ruolo importante anche nel campo della ricerca: grazie alla possibilità di visualizzare il metabolismo di molte molecole, mette i ricercatori in condizioni di progettare nuovi radiofarmaci per le varie patologie.