N. 6/7 giugno/luglio 2003

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Risponde il professor Francesco Cognetti, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena per lo studio e la cura dei tumori di Roma e presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (tel. 06.52665330)

Ad Alghero, per la VI Conferenza Nazionale promossa dall’A.I.O.M. su “Bersagli molecolari e nuove terapie biologiche in oncologia”, i maggiori esperti italiani si sono confrontati sulle possibili strategie terapeutiche in grado di rendere il cancro una malattia cronica, come già avvenuto per altre patologie. I partecipanti si sono anche soffermati sul ruolo determinante che la prevenzione può svolgere per raggiungere questo obiettivo.

Professor Cognetti, qual è la sua posizione sull’argomento?
Senza dubbio, in un prossimo futuro, anche quando noi oncologi avremo a disposizione farmaci sempre più “intelligenti” e selettivi, la prevenzione continuerà a svolgere un ruolo da protagonista. A tale proposito mi piace ricordare lo slogan “prevenire è meglio che curare” che, seppur abusato, resta sempre valido. Per la società, è ormai appurato che un individuo con malattia evitata costa meno di un malato curato, anche se guarito. Inoltre, da tempo è scientificamente provato che una corretta prevenzione secondaria, ovvero la famigerata diagnosi precoce in diverse forme tumorali, è capace di abbattere nettamente i tassi di mortalità.

In particolare, a quali neoplasie si riferisce?
I tumori sono quelli della mammella, del collo dell’utero, del colon retto e della prostata. Tutti questi, infatti, possono essere prevenuti o, meglio, trattati sia chirurgicamente, con interventi meno demolitivi, che farmacologicamente, più leggeri, in una fase iniziale, grazie all’esistenza di esami diagnostici. Per la mammella è consigliata l’esecuzione periodica della mammografia in donne ultracinquantenni, perché è stata dimostrata un’importante riduzione della mortalità. Mentre per i soggetti di età compresa tra i 40 e i 50 anni tale effetto non è ancora stato ampiamente dimostrato. I dati in tal caso sono ancora pochi e controversi (perciò la classe medica è divisa). Nonostante ciò, è sempre meglio fare un esame in più che uno in meno. Per quanto riguarda invece il tumore della cervice uterina è bene sottoporsi regolarmente al Pap-test. A proposito del colon-retto, tutti gli oncologi sono concordi nel richiedere l’esame del sangue occulto nelle feci. Qualora i pazienti dovessero risultare positivi, è necessario prescrivere una colonscopia. Questa è suggerita a tutti i soggetti che abbiano parenti con tumori, quando cioè si è in presenza di una possibile ereditarietà. Infine, per ridurre la mortalità nel cancro della prostata, diventato ormai il secondo per gli uomini, è suggerito agli ultracinquantenni di fare annualmente il PSA ovvero un semplice esame del sangue. L’unico neo di tutto questo discorso è che, pur se noi medici disponiamo di strumenti preventivi all’avanguardia, ancor oggi la politica sanitaria lascia a desiderare.
Qui il professor Cognetti vuole sottolineare che in Italia non sono sviluppati gli screening di massa ovvero l’obbligo di eseguire degli esami a carico del Servizio Sanitario Nazionale, in modo da poter ridurre sensibilmente la mortalità per tumore.

Finora abbiamo parlato di diagnosi precoce e di quali tumori ne possano usufruire. Eppure sappiamo che esiste una prevenzione primaria che, secondo le ultime statistiche mondiali, ridurrebbero l’incidenza delle neoplasie di circa il 30-40 per cento. Questi dati sono reali?
Lo confermo basandomi sulla mia esperienza. In tale occasione ritengo opportuno sottolineare, e recentemente lo sta facendo in più occasioni anche il ministro della Salute, che il fumo è il primo responsabile non solo per il tumore del polmone, ma per tante altre neoplasie (come quelle urologiche, in particolare il cancro della vescica). Secondo dati provati e riportati dalla maggiore letteratura scientifica, sembra che la sola cessazione di tale abitudine da parte dei fumatori consenta una drastica riduzione di mortalità in tutte le forme tumorali del 35 per cento. Tuttavia è bene ricordare che questo comportamento da solo non è sufficiente, anche se resta molto importante. Oltre che smettere di fumare è necessario cambiare alcune abitudini scorrette, come quelle alimentari e fisiche. Chi non fuma, però, continua a nutrirsi in maniera eccessiva e sconsiderata; in più è un sedentario, quindi resta ugualmente un soggetto a rischio. Per cui si consiglia vivamente di consumare pesce piuttosto che carne; mangiare grandi quantità di frutta e verdura; limitare l’uso dei grassi animali e preferire quelli vegetali. Inoltre un effetto preventivo si ha sicuramente mantenendo un basso peso corporeo e praticando una costante attività fisica.