N. 10 ottobre 2003

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Risponde il professor Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, tel. 02.574891

Il tumore del seno è quello più frequente nel sesso femminile e la terapia chirurgica ha fatto molti progressi. Dopo la quadrantectomia sta ancora cambiando la prospettiva dell'intervento al seno?
Più che cambiare sta continuando a evolversi. La quadrantectomia ha introdotto un principio che ha rivoluzionato l'approccio terapeutico al tumore del seno: dal massimo tollerabile al minimo efficace. Questo progresso “culturale” è stato favorito e accompagnato dallo sviluppo tecnologico della diagnostica per immagini, che ci permette oggi di individuare e studiare le minime variazioni morfologiche all’interno della mammella e quindi di intervenire con precisione a stadi di malattia sempre più precoci, quando le lesioni sono talmente piccole da poter essere asportate senza grosso danno estetico e psicologico. Fino a 10 anni fa i tumori diagnosticati al di sotto del centimetro non superavano il 2 per cento, mentre oggi sono il 20,25 per cento. Così la chirurgia può diventare sempre più conservativa.
La metodica più avanzata in questo senso è la ROLL (Radioguided Occult Lesion Localisation), elaborata in Italia all’Istituto Europeo di Oncologia, che utilizza una radiosonda che conduce la mano del chirurgo direttamente sul nodulo invisibile e impalpabile, con assoluta sicurezza e precisione. Grazie alla ROLL oggi si può parlare di chirurgia preventiva: questa tecnica radioguidata infatti permette di rimuovere con sicurezza tessuti segnalati dalla mammografia come sede potenziale di tumore o di tumori allo stadio assolutamente iniziale.
Anche quando non arriviamo a diagnosticare il tumore così precocemente, la terapia chirurgica del tumore del seno è – a parità di efficacia – sempre più attenta all’integrità del corpo femminile e alla qualità di vita post-intervento.
Un esempio. Grazie alla tecnica del “linfonodo sentinella” si evita, ove possibile, l’intervento di dissezione ascellare (l’asportazione di tutti i linfonodi dell’ascella), fino a ieri procedura standard anche nel caso di tumori di piccole dimensioni (al di sotto del centimetro). La metodica consiste nell’identificare con sicurezza il linfonodo più vicino al tumore, di asportarlo durante l’intervento chirurgico e di analizzarlo per sapere, quando ancora si è in sala operatoria, se il tumore è diffuso all’ascella attraverso i linfonodi. In base al risultato si decide se procedere o meno all’intervento di dissezione ascellare. Si evita dunque ogni volta che è possibile un intervento demolitivo che può creare problemi di motilità al braccio e che elimina una preziosa barriera immunologica.
Anche la radioterapia oggi è più conservativa e più orientata alla qualità di vita, grazie alle nuove tecnologie: i moderni acceleratori lineari hanno pressoché annullato gli effetti collaterali legati all’irradiazione e le ultime tecniche di radioterapia, supportate dal software, consentono di emettere una dose calibrata a seconda del volume e delle dimensioni dell’area da trattare. All’Istituto Europeo di Oncologia la chirurgia conservativa è affiancata dalla ELIOT (Electron IntraOperative Therapy), un’originale tecnica radioterapica che permette di irradiare direttamente il tumore durante l'intervento chirurgico, ottenendo risultati sovrapponibili a quelli della radioterapia esterna e riducendo anche i danni collaterali da radiazione. Questo significa che il periodo di cura per le pazienti trattate con la ELIOT si limita al tempo del ricovero per l'intervento, con un grande vantaggio per il reinserimento nella loro vita familiare.

Qual è la prevenzione migliore per questo tipo di tumore?
Seguire un’alimentazione equilibrata ricca di frutta e verdura e povera di grassi, evitare il sovrappeso, controllare sistematicamente il proprio seno e rivolgersi al medico per qualsiasi dubbio, effettuare regolarmente gli esami di diagnosi precoce. Dai 25 anni è bene iniziare i controlli annuali al seno, a meno che non esista una familiarità elevata per carcinoma mammario (molte parenti di primo grado affette da tumore maligno della mammella): se tale familiarità esiste è bene sottoporsi a controlli già dai 20 anni di età. Fino ai 40 anni i controlli senologici si basano su una ecografia mammaria bilaterale eseguita ogni anno, seguita da visita senologica.
La mammografia prima dei 40 anni non è raccomandata routinariamente perché l'ecografia è già in grado di “vedere” molto bene il tessuto mammario senza bisogno di essere integrata dalla mammografia. A partire invece dal quarantesimo anno d’età, la mammografia va effettuata con cadenza annuale.

Quali sono i campanelli d’allarme?
Questo tumore ha un sintomo molto preciso: il nodulo al seno. Per questo, al di là delle controversie scientifiche sull’efficacia dell’autopalpazione, consiglio sempre alla donna di esaminare regolarmente il proprio seno. È bene precisare che non tutti i noduli palpabili sono tumori e che comunque l’autesame non può sostituire gli esami radiologici. Tuttavia ancora quasi il 60 per cento dei tumori vengono scoperti dalla donna con le proprie mani.

Può dirci qualcosa sulla sanità del futuro? Lei ha accennato che dovremmo passare dal Welfare state alla Welfare Community, cosa significa per il cittadino?
Per tanti anni anni abbiamo parlato di Welfare State, cioè di Stato che assiste, che cura la malattia, dove il cittadino era soltanto fruitore passivo del servizio sanitario. Oggi va sempre più affermandosi un concetto nuovo e più responsabile di salute, in cui è protagonista una Welfare Community, cioè i cittadini stessi che proteggono la propria salute. Uno Stato garante, che si prende cura del benessere dei suoi cittadini e dà assistenza lascia il posto a una popolazione intera che vi concorre e ne assume la responsabilità. Il ruolo di noi tutti diventa attivo: se ci ammaliamo diventiamo “partner” della cura, e se siamo sani la nostra azione di prevenzione individuale diventa anche beneficio per la comunità. Accanto a medici, istituzioni, scuola, famiglia, e al mondo della ricerca scientifica, anche il cittadino che segue comportamenti e stili di vita corretti, partecipa alla conquista e alla salvaguardia della salute di tutti.