N. 11 novembre 2003

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Risponde il professor Giuliano Quintarelli, presidente della Lega Tumori di Roma, tel. 06.3297730 - 3297731

Dal 21 al 28 settembre 2003 si è tenuta a Roma la Settimana della Sana Alimentazione, promossa dalla Lega Tumori di Roma con la partecipazione della Confederazione Italiana Agricoltori. Sono stati distribuiti ben 125.000 opuscoli divulgativi su come prevenire il cancro del colon-retto mangiando i cibi giusti, facendo attività fisica e sottoponendosi regolarmente a controlli medico-diagnostici.

Professor Quintarelli, sappiamo quanto la Lega Tumori di Roma sia attenta a promuovere iniziative di prevenzione oncologica. Ma perché quest’anno al centro dell’attenzione c’è il tumore del colon-retto?
“Come registrato dalle ultime statistiche internazionali, si tratta di una neoplasia in costante aumento nei Paesi occidentali, grandi consumatori di grassi (il 40-45 per cento delle calorie ingerite), soprattutto di origine animale.
In Italia, il cancro al colon-retto rappresenta il tumore più frequente nella donna dopo quello al seno, mentre nell’uomo è al terzo posto dopo le neoplasie del polmone e della prostata. A preoccupare gli oncologi non è tanto il fatto che il cancro dell’intestino sia diffuso tra gli ultracinquantenni (secondo la migliore letteratura scientifica, la maggiore incidenza si ha tra i 50 e i 55 anni), quanto piuttosto l’elevato numero di decessi. Nonostante negli ultimi anni le terapie chirurgiche e adiuvanti, come la chemioterapia, la radioterapia e, più recentemente, l’ormonoterapia siano migliorate, non si è ancora riusciti a ridurre questo tasso di mortalità. Così, la Lega Tumori di Roma, grazie anche alla Confederazione Italiana Agricoltori, ha realizzato la campagna Una Sana Alimentazione – Come fattore di protezione nei confronti del colon-retto, per sensibilizzare la popolazione e indirizzarla a una scelta degli alimenti più appropriati”.

Dunque è possibile prevenire la formazione della neoplasia colon-rettale a tavola? E quali sono i cibi da preferire?
“Come dimostrato da recenti indagini epidemiologiche, tra cui è molto interessante quella giapponese, un’alimentazione errata è la terza causa d’insorgenza di un tumore intestinale, dopo quella dovuta alla familiarità e quella genetica (entrambe non modificabili). Pertanto, più che fornire un elenco sterile di cibi, è opportuno ricordare le principali sostanze, ovviamente racchiuse nei diversi alimenti, che proteggono il nostro organismo dalle aggressioni di cellule neoplastiche. È giusto citare per primi gli antiossidanti, noti per la loro azione difensiva contro i radicali liberi, contenuti specialmente in agrumi, verze, broccoli, peperoni, carote, pesce azzurro, carni bianche (preferibilmente coniglio) e olio d’oliva. Questi alimenti, inoltre, sono tutti ricchi di selenio, un minerale indispensabile per rafforzare il sistema immunitario. Altra sostanza, che viene somministrata in gravidanza per un migliore sviluppo fetale, è l’acido folico. Lo ritroviamo nelle verdure a foglia larga, come spinaci e cicoria, negli asparagi, nei legumi e in altro ancora. Di recente in questa elencazione è stato inserito il licopene (con effetti benefici soprattutto sulla prostata), che si trova nel pompelmo rosa e nei pomodori”.

A Roma, durante la presentazione della Campagna, sono stati forniti dati preoccupanti sul rischio in Italia di morire per un cancro intestinale. Professor Quintarelli, qual è la sua posizione al riguardo?
“Ci riferiamo ai risultati di una ricerca statistica sinora inedita, condotta in Italia, che ha dimostrato il notevole aumento di mortalità a causa dei tumori del colon-retto. In soli 12 anni, dal 1987 al 1999, in un campione ampio di malati di cancro dell’intestino, si è avuto un incremento del 18,6 per cento dei decessi. Così distribuiti tra i due sessi: il 22,4 per cento degli uomini e il 14,3 per cento delle femmine. Questa differenza è da attribuire al fatto che le donne sono più attente all’alimentazione, più disponibili a praticare un’attività fisica e a sottoporsi regolarmente ai controlli diagnostici (è sufficiente, se non si è un soggetto a rischio, eseguire una colonscopia ogni 2-3 anni). Però il tasso di mortalità è in costante crescita in entrambi i sessi. Perciò organizziamo eventi e iniziative per coinvolgere il maggior numero di persone in modo da diffondere e sviluppare una cultura della prevenzione”.