N. 10 ottobre 2004

Archivio rubrica

Poni un quesito

 

Risponde il professor Giuliano Quintarelli,
presidente della Lega Tumori di Roma
(tel. 06.3297730-3295240).

Purtroppo il tumore al seno è diventato una realtà per moltissime donne. In Italia ci sono 32.000 nuovi casi ogni anno. Nonostante i miglioramenti terapeutici e diagnostici è ancora una neoplasia con elevato tasso di mortalità (oltre 11.000 nel nostro Paese). Ci sono nuove proposte?
“Certamente. La Lega Tumori ha messo a punto una campagna di screening mammario, interamente finanziata dalla Fondazione Nando Peretti. Da settembre e per tre anni consecutivi (fino al 2007), ben 2000 donne (da 40 anni in su) di un comune a Nord di Roma (Sutri) possono usufruire gratuitamente degli esami specifici per prevenire la neoplasia del seno. L’iniziativa proseguirà nel 2005 per due anni anche in una circoscrizione periferica della capitale. Per rendere l’informazione più completa possibile devo aggiungere che per realizzare il nostro screening adotteremo tre metodiche: 1) il test anamnestico “Gail”, 2) l’esame genomico-molecolare delle sezioni istologiche dei tumori operati; 3) la ricerca sulle micrometastasi”.

Ha parlato del test anamnestico “Gail”. Potrebbe descriverlo?
“È un test diagnostico americano, a base statistica, non ancora applicato nel nostro Paese e da noi utilizzato per la prima volta sulle donne di Sutri. Questo strumento ci permette d’identificare il grado di rischio di sviluppare un tumore al seno, sia nel momento stesso dell’esame sia nell’arco della vita. Il test “Gail” è composto da un questionario. Le domande specifiche sono del tipo: età; anno della prima mestruazione; numero dei figli e anno della prima gravidanza; se si è in menopausa e da quando; se qualcuno in famiglia (madre, sorella, zia, nonna) abbia mai avuto un tumore al seno o in un altro organo. Dalle risposte si ottiene un punteggio che, a seconda dei casi, evidenzia le possibilità che un soggetto ha di sviluppare un tumore”.

Professor Quintarelli, potrebbe fornire ulteriori informazioni circa l’esame genomico che ritiene così importante?
“Sottoponiamo le nostre donne prima all’anamnesi (storia familiare) seguita da un’attenta visita senologica, a cui si aggiunge una mammografia o un’ecografia (dipende dall’età della donna o dalla conformazione del seno). Infine, nel caso in cui gli accertamenti diagnostici pongano in dubbio la presenza di un tumore, la paziente sarà sottoposta a RMN (Risonanza Magnetica Nucleare). Una volta accertata la presenza di un cancro, l’importante novità del nostro screening consiste nella possibilità di stabilire il grado di pericolosità della neoplasia attraverso un esame dei geni, e quindi di scegliere i farmaci più adatti per la terapia del caso. In collaborazione con la Genomic Health (l’istituto di ricerche che ha elaborato questa metodica) effettueremo uno studio genomico delle sezioni istologiche in paraffina definendo la gravità del caso. Sarà così possibile prevedere eventuali ricadute della malattia, anche nell’arco di anni. Per ogni tumore asportato, una frazione dello stesso sarà congelata a -125°C; sarà così possibile creare una “banca dati genetico-molecolare” utile per gli eventuali sviluppi della scienza in questo campo. È bene ricordare che, a tutt’oggi, le nostre conoscenze sulle differenze genetiche-molecolari sono molto limitate. Perciò i nostri sforzi sono tesi anche a riempire tali lacune”.

Nella sua prima risposta ha sottolineato che nello screening della Lega Tumori sarà messa a punto la ricerca della micrometastasi. Di che si tratta esattamente?
“È stato recentemente dimostrato che su 552 pazienti operate al seno (per tumori primitivi), non aventi segni di diffusione metastatica nella catena delle linfoghiandole ascellari, quindi considerate guaribili, il 33 % presentava micrometastasi nel midollo osseo. Per cui su ogni paziente operata al seno sarà eseguito un prelievo di midollo per un’accurata analisi immunocitologica, al fine di identificare l’eventuale presenza di cellule neoplastiche. Uno studio del genere è di enorme aiuto all’oncologica clinica, perché lo specialista potrà intervenire da un punto di vista terapeutico con una maggiore cognizione di causa, utilizzando quindi i farmaci più appropriati”.