N. 4 aprile 2006

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Risponde il professor Francesco Cognetti, direttore scientifico dell’Istituto Tumori Regina Elena di Roma (tel. 06/52666919).

Nell’ultima finanziaria il Ministero della Salute ha stanziato 100 milioni di euro per la ricerca oncologica. Tali contributi saranno, da un’apposita commissione, equamente distribuiti fra i progetti scientifici ritenuti più meritevoli. Professor Cognetti, sappiamo che anche il suo Istituto ha partecipato all’accurata selezione ministeriale con un progetto che ha ottenuto il contributo. Potrebbe fornirci maggiori informazioni a proposito?
«Ben conoscendo la vostra rivista, mi fa piacere dare la notizia in anteprima (al momento dell’intervista il ministro Storace non aveva ancora parlato dell’evento con la stampa, ndr). Premetto che attualmente siamo ancora in una fase preparatoria. Con il nostro progetto, poi, intendiamo applicare nel campo oncologico la biologia molecolare. Essa finora ha riscosso e sta riscuotendo un notevole successo nella diagnosi e nella cura delle maggiori patologie fortemente letali e invalidanti, come quelle cardiache e neurologiche, che hanno segnato e segnano tuttora il destino delle società occidentali. Quindi, visti gli ottimi presupposti, si è deciso dopo lunghi e interessanti incontri di utilizzare la biologia molecolare sperando di dare “scacco matto” al cancro. Così da vincere definitivamente la battaglia contro il nemico numero uno: il tumore. Per poter realizzare tale ambizioso obiettivo si intende procedere per gradi o meglio, come direbbero i nostri più prossimi cugini inglesi e americani, step to step, gradino dopo gradino».

Potrebbe spiegarci che cosa intende con “procedimento per gradi”?
«Il nostro progetto si svilupperà per tappe, divise in fasi preparatorie ed esecutive. La prima, attualmente in corso e che dovrebbe terminare entro 5/6 mesi (dopo l’estate per intenderci, ndr), prevede l’allestimento dei nuovi laboratori per gli esami e le terapie di biologia molecolare. La seconda tappa è quella dell’arruolamento e l’addestramento di personale superspecializzato, accuratamente selezionato. È da poco partita una campagna di reclutamento di giovani ricercatori italiani impegnati da anni all’estero, soprattutto in America e in Gran Bretagna. Il nostro intento è quello di invertire la tendenza della “fuga dei cervelli”. Come? Verranno richiamati a lavorare in patria i nostri connazionali specializzati in medicina. A questi sarà offerta l’opportunità di una crescita professionale con stipendi adeguati.

Una volta completate le due fasi preparatorie, si prevede, entro la fine del 2006, l’avvio del progetto vero e proprio». In che modo esattamente?
«Si procederà con la sperimentazione sul modello animale. Più precisamente si utilizzeranno topi transgenici, ovvero specificatamente modificati in laboratorio. Ai topi, in precedenza, sarà stato iniettato il tumore che si intende studiare e debellare. Per completare tale tappa, si prevedono almeno 2/3 anni. Se i risultati dovessero essere positivi, com’è auspicabile, la logica conclusione è la sperimentazione sull’uomo».

Per quale motivo, nel vostro progetto, avete scelto di applicare proprio la biologia molecolare per sconfiggere la malattia neoplastica?
«Premetto che nell’ultimo ventennio la ricerca oncologica ha fatto passi da gigante. Ma ciò non basta. Infatti, nonostante le maggiori conoscenze sulla patologia e lo sviluppo di tecnologie sempre raffinate con terapie più mirate, oggi tante persone continuano a morire per una neoplasia. Per cui ancora non siamo riusciti a vincere la nostra battaglia contro il cancro. Anche per questo ci attendiamo un valido aiuto dalla biologia molecolare. Potrebbe rivelarsi una preziosa alleata, identificando, con precisione quasi matematica, i soggetti ad alto rischio di ammalarsi per un tumore e quindi poi permettendo di conoscere la prognosi. Finora gli scienziati, grazie ai numerosi studi epidemiologici internazionali, sono riusciti a identificare un rischio “presupposto” e standardizzato, a volte lontano da quello reale. Il motivo? Pur basandosi su fattori di rischio importanti come la familiarità, l’alimentazione eccessiva o carente, gli stili di vita scorretti, fumo di sigaretta e abuso di alcolici, o la sedentarietà, tali indagini epidemiologiche a volte possono sottostimare o sopravvalutare il rischio. Perciò speriamo di ridurre gli errori di valutazione con l’utilizzo della biologia molecolare. Si tratta di un settore che si fonda su complessi procedimenti ed è in grado d’identificare parametri individuali. Per cui i nostri pazienti potranno usufruire di cure sempre più personalizzate e essere trattati appropriatamente, ovvero solo quando è strettamente necessario, senza rischiare inutili effetti avversi».