N. 12 dicembre 2006

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Risponde il dottor Stefano Cittadini, responsabile di Audio-vestibologia nella U.O. di Otorinolaringoiatria dell'Azienda Ospedaliera “S. Camillo-Forlanini” di Roma
scittadini@scamilloforlanini.rm.it

Nell'ultimo decennio sono in aumento le persone, soprattutto anziane, che soffrono di vertigini. I pazienti, dopo essersi recati dal proprio medico, spesso tornano a casa senza una diagnosi certa. E, nel peggiore dei casi, si sentono dire che è solo uno dei tanti fastidi della vecchiaia con cui convivere. Invece, quando il soggetto è giovane, spesso il medico di famiglia "non sa che pesci prendere" e brancola nel buio. Per cercare di colmare questa lacuna abbiamo intervistato il dottor Stefano Cittadini, specializzato in tali problematiche.

Dottor Cittadini, per liberare il campo da pericolose inesattezze, qual è il significato di vertigine?
Innanzitutto è necessario sottolineare che per vertigine si intende un sintomo che può essere presente in numerose malattie, nei vari organi e negli apparati. Pertanto tali soggetti possono essere affetti da patologie di competenza di varie branche della medicina, in particolare: otorinolaringoiatria, neurologia o medicina interna. E ancora. Sarebbe bene, soprattutto per i medici, sapere che la vertigine è la sensazione di erronea rotazione del proprio corpo rispetto all’ambiente circostante. Quando il sintomo è modesto, il paziente avverte solo una rotazione della propria posizione rispetto all’ambiente circostante (la cosiddetta vertigine soggettiva). Quando la sensazione è invece intensa, essa si accompagna in genere a fenomeni neuro-vegetativi, quali nausea e vomito. Ma non solo. Infatti il paziente ha veramente l’impressione che l’ambiente, specie se scarsamente illuminato, giri intorno a lui (la cosiddetta vertigine oggettiva).

Quale specialista si deve occupare di chi soffre di vertigine?
Dipende. Se si tratta di un soggetto con vertigine oggettiva, improvvisa o ricorrente, intensa, e magari accompagnata da ipoacusia (riduzione dell'udito, ndr) monolaterale o acufeni (fruscii, rumori), si consiglia una visita dall'otorinolaringoiatra. Questi potrebbe ipotizzare una patologia dell’orecchio interno. In caso di vertigine soggettiva di modesta intensità ma protratta nel tempo, che presenta una sintomatologia costituita da disequilibrio, magari accompagnato da cefalea, diplopia, perdita di coscienza, allora è bene recarsi da un neurologo. Il motivo? Si sospetta una patologia a carico del sistema nervoso centrale. Per una diagnosi certa il soggetto con vertigine deve essere sottoposto a un esame vestibolare. Questo consentirà di apprezzare tutti i segni presenti nel quadro clinico, di valutare le caratteristiche sintomatologiche del paziente e di verificare il corretto funzionamento dei due emisistemi vestibolari. Ma non è sempre sufficiente. A volte sarà necessario integrare con ulteriori accertamenti come TC e RMN dell’orecchio interno e della fossa cranica posteriore, e un esame audiometrico, per valutare l’eventuale contemporanea sofferenza dell’organo dell’udito.

Le vertigini possono essere correlate a qualche forma tumorale?
Per quanto riguarda il mio campo, l’unico tumore dell’orecchio che può comportare vertigini è il neurinoma dell’acustico, vale a dire un tumore che interessa il nervo (ottavo paio dei nervi cranici) che porta al cervello le afferenze dai recettori dell’orecchio interno sia uditivi (labirinto anteriore o chiocciola) che dell’equilibrio (labirinto posteriore). Il tumore è istologicamente benigno, non provoca mai metastasi linfonodali o a distanza, presenta una crescita progressiva lenta negli anni. Ma, data la sede intracranica di insorgenza, esso può anche portare a morte per progressiva compressione sulle strutture cerebrali limitrofe e per ostacolo alla circolazione del liquor, con conseguente ipertensione endocranica terminale. Per tale tumore non esiste una valida terapia farmacologia e, una volta che gli esami d’immagine, in particolare la RMN con mezzo di contrasto paramagnetico, lo abbiano evidenziato, sarà necessaria la sua asportazione chirurgica. È possibile una strategia di attesa, data l’abituale lenta crescita tumorale, solo in caso di tumori di piccole dimensioni e in soggetti anziani o con pesanti controindicazioni a neurochirurgia e/o anestesia generale. In caso di intervento condotto correttamente, la recidiva post-chirurgica di tale tumore è eccezionale (in genere, limitata a neurinomi molto grandi).

Potrebbe darci altre informazioni sul tumore dell'orecchio? Sapere, per esempio, se è possibile prevenirlo.
Il neurinoma dell’acustico è un tumore relativamente raro. Se ne registra in media un caso ogni 100.000 abitanti/anno. È più frequente tra i 40 e i 60 anni, con un rapporto femmina/maschio di 2 a 1. È tipicamente monolaterale ma può essere bilaterale nei pazienti affetti da neurofibromatosi di Von Recklinghausen, rara malattia ereditaria a trasmissione genetica. Non è possibile prevenire l’insorgenza di tali tumori ma è fondamentale una loro diagnosi precoce, proprio per permettere un'asportazione chirurgica più facile, e quindi gravata da minori sequele post-chirurgiche a carico dei nervi cranici e delle strutture encefaliche limitrofe. A tale scopo il paziente deve prestare attenzione ai sintomi d’esordio del tumore che, in genere, non sono a carattere vertiginoso ma di tipo uditivo, e limitati al solo orecchio colpito. Infatti, tipicamente, il neurinoma dell’acustico si manifesta all’inizio con acufeni monolaterali, con difficoltà a capire le parole con quell’orecchio, specie al telefono, e poi con abbassamento dell’udito che progressivamente s'aggrava negli anni.