N. 5 maggio 2007

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Risponde il dottor Gian Luigi Russo, I° ricercatore
dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa)
presso il Cnr di Avellino (tel. 0825 299431).

Recentemente, sulla rivista online Leukemia , sono stati pubblicati i risultati sulla "quercetina", uno studio realizzato da alcuni ricercatori dell'Istituto di scienze dell'alimentazione (Isa) presso il Cnr di Avellino. Per maggiori informazioni sull'argomento abbiamo intervistato il coordinatore del lavoro, il dottor Gian Luigi Russo. Dottor Russo cosa si intende per quercetina? E in quali alimenti possiamo ritrovare tale sostanza?
«La quercetina è una piccola molecola, appartenente alla classe dei flavonoidi. È un antiossidante naturale con elevate capacità di bloccare i radicali liberi. Infatti, nella pianta, essa svolge un ruolo protettivo nei confronti dei ROS che si generano in seguito alle radiazioni UV. È presente in molta frutta e diversi tipi di verdura, sebbene le concentrazioni più elevate siano nelle mele (2-7 mg/100g), cipolle (30-50 mg/100g) e uve rosse (perciò la quercetina è abbondante nel vino rosso: 0.5-1.5 mg/100 ml). La nostra assunzione quotidiana è di circa 25-30 mg al giorno».

Quale ruolo può svolgere la quercetina per mantenere in salute il nostro organismo?
«La quercetina è considerata da molti autori una molecola con potenziale attività chemiopreventiva. Si intende con questo termine la capacità che hanno le molecole naturali o sintetiche di bloccare o invertire il processo di trasformazione di una cellula normale in tumorale. In altre parole, un agente chemiopreventivo, rispetto a un farmaco chemioterapeutico, va assunto per lunghi periodi e a bassi dosaggi in quanto deve essere privo di effetti collaterali. Meglio, ovviamente, se queste molecole sono presenti nella dieta. Queste sostanze, come già detto, agiscono per lo più da antiossidanti, contrastando gli effetti deleteri dei radicali liberi sulle cellule dell'organismo e modulando l'attività di numerosi enzimi responsabili della detossificazione da sostanze cancerogene assunte dall'esterno (nell'ambiente, attraverso l'alimentazione, ecc.). Molti studi dimostrano la capacità della quercetina di bloccare la crescita di cellule tumorali. I dati sono ancora più incoraggianti se si considera la bassa tossicità della molecola, anche se somministrata a dosaggi elevati».

È vero che la quercetina, se associata alle terapie antitumorali, ne potenzia l'effetto terapeutico?
«Il nostro recente studio va esattamente nel senso della domanda. Uno dei meccanismi, che gli organismi viventi hanno messo in atto nel corso dell'evoluzione per liberarsi di cellule danneggiate quali quelle pre-cancerose, che si generano all'inizio del processo di trasformazione tumorale, è il 'suicidio cellulare' programmato, comunemente noto come apoptosi. In altre parole, l'organismo attiva meccanismi per liberarsi di cellule proprie irreversibilmente danneggiate, a vantaggio della sopravvivenza dell'intero organo o individuo. Questo spiega come molti farmaci antitumorali di nuova generazione agiscano su meccanismi che attivino l'apoptosi cellulare. Tuttavia, alcuni tumori, e tra questi diverse leucemie, sono resistenti sia alla normale chemioterapia sia a farmaci pro-apoptotici in fase sperimentale (per esempio, TRAIL, un legamento per un recettore apoptotico presente sulla membrana cellulare).
Su un ampio spettro di linee cellulari derivate da leucemie umane abbiamo dimostrato che la quercetina è in grado di "sensibilizzare" tali cellule all'azione di farmaci pro-apoptotici. Più in dettaglio, la quercetina "predispone al suicidio" indotto da farmaci pro-apoptotici, che in assenza di quercetina sono assolutamente inefficaci nei confronti delle stesse cellule. In aggiunta, uno studio parallelo attualmente in corso, condotto in collaborazione con il dottor Silvestro Volpe del Reparto di Ematologia dell'Ospedale Moscati di Avellino, su cellule di pazienti affetti da leucemie mieloidi e linfoidi, conferma l'attività sinergizzante della quercetina quando è associata a farmaci antitumorali».

Quindi lei suggerirebbe a tutti di mangiare più frutta e verdura? Ma quali sono le categorie di persone che ne potrebbero beneficiare maggiormente?
«Decisamente questo è un consiglio da dare a tutti, sebbene individui ad alto rischio (per esempio, coloro con predisposizione genetica a specifiche patologie tumorali), oltre a seguire una dieta corretta, dovrebbero sottoporsi a controlli medici frequenti secondo le indicazioni provenienti dagli specialisti. In conclusione, possiamo affermare che studi epidemiologici su vasta scala hanno dimostrato l'effetto protettivo di frutta e verdura non solo nei confronti delle patologie tumorali, ma anche di quelle a carico delle patologie cardiovascolari. Non dimentichiamo gli appelli delle agenzie della salute americane che invitano a consumare da 5 a 9 porzioni di frutta e verdura al giorno. È paradossale osservare che, nonostante i tanti studi eseguiti, sappiamo che consumare frutta e verdura "fa bene". Ma non è ancora chiaro, dal punto di vista molecolare, il perché. Studi, come quello da noi eseguito, vanno in questa direzione. Sta emergendo in questi anni il concetto di "chemioprevenzione combinata", ovvero la capacità di più molecole, quando assunte "insieme" (per esempio, nella dieta), di esercitare un effetto "sinergico" superiore alla somma delle singole attività biologiche ad esse attribuibili. Questo meccanismo potrebbe essere alla base dell'effetto chemiopreventivo di alimenti, quali frutta e verdura, in cui tali molecole sono presenti numerose ma in basse concentrazioni».