N. 6/7 giugno/luglio 2007

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Risponde il professor Armando Santoro, Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano).
Tel. 02.82244080

Professor Santoro, durante il recente convegno nazionale “Focus on targed therapy” si è parlato di terapie molecolari a bersaglio che hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione. Può dirci le ultime novità in questo campo?
"Il termine “targeted therapy” indica una nuova classe di molecole che hanno la caratteristica di “colpire” fasi particolari della crescita tumorale, agendo su alcuni bersagli ben definiti. Con notevoli differenze dai tradizionali trattamenti chemioterapici, non specifici e non in grado di agire in maniera mirata. In questi ultimi anni le terapie “bersaglio” hanno avuto un crescente successo e hanno evidenziato risultati estremamente importanti e significativi nel trattamento di specifiche patologie. In particolare, nella cura del tumore del colon si sono imposti due tipi di targeted therapy. Un primo tipo è rappresentato dagli anticorpi monoclonali anti-EGFR, e fra questi ultimi, cetuximab è la molecola di cui è provata la maggiore efficacia. La seconda categoria è rappresentata dagli anti-angiogenetici, particolarmente efficaci nel trattamento del tumore del colon metastatico.
Cetuximab agisce bloccando il recettore per l’EGFR (Epidermal Growth Factor, recettore della sostanza che sta alla base della crescita tumorale) ed è stato il primo anticorpo monoclonale ad offrire risultati significativi nella cura del tumore del colon: nella prima sperimentazione (studio BOND) si è visto che, in pazienti con carcinoma metastatico già pretrattati con chemioterapia, la somministrazione della chemioterapia in associazione a cetuximab ha migliorato i risultati terapeutici in termini di sopravvivenza globale. Lo studio BOND ha arruolato pazienti in terza linea chemioterapica, pesantemente pretrattati: cetuximab non solo ha favorito regressioni della malattia, ma ha anche dimostrato di essere efficace se associato ad un trattamento chemioterapico. Sono stati in seguito avviati nuovi studi in fase più precoce di malattia (i cui dati preliminari non sono ancora disponibili), che sembrano indicare come questa molecola sia in grado di migliorare i risultati terapeutici rispetto alla sola chemioterapia anche nelle fasi più precoci della malattia e non più solo in pazienti pesantemente pretrattati. La finalità è quella di valutare l’impiego di cetuximab insieme alla chemioterapia o in prima linea linea o in seconda linea, anticipando così il tempo di somministrazione della molecola. I dati relativi a questi studi sono preliminari e verranno presentati quest’anno a giugno all’Asco di Chicago".

I tumori del colon, la seconda causa di mortalità dopo il il cancro del polmone negli uomini e del seno nelle donne, si manifesta in persone d’età superiore ai 40 anni. Quali sono le aspettative di vita?
"Oggi i risultati complessivi nella terapia di questo tipo di cancro possono essere considerati buoni perché più di metà della popolazione colpita guarisce in maniera definitiva. Grazie ad una sempre maggiore attenzione alla diagnosi precoce e alle campagne di screeening, trattiamo un numero crescente di pazienti colpiti dalla malattia in una fase iniziale, non di tipo metastatico. È prevedibile che i risultati attuali, già molto buoni, in futuro miglioreranno ulteriormente proprio grazie alle campagne di screening. Le possibilità di sopravvivenza sono strettamente legate allo stadio in cui la malattia viene diagnosticata. Se l’intervento chirurgico viene eseguito nelle fasi iniziali della malattia (stadio A e B1), le probabilità di guarigione sono molto elevate ed è possibile evitare l’ulteriore terapia preventiva. Dallo stadio C (cioè con interessamento dei linfonodi) è invece opportuno mettere in atto il trattamento chemioterapico precauzionale che ha dimostrato vantaggi terapeutici inconfutabili (in particolare con lo schema di chemioterapia Folfox). Sono in corso una serie di studi che coinvolgono anche questo sottogruppo di pazienti a cui la chemioterapia a scopo preventivo viene somministrata in associazione a cetuximab o ad altre molecole antiangiogenetiche: lo scopo è di valutare se l’impiego della targeted therapy anche in fase preventiva post chirurgica può migliorare la prognosi rispetto alla sola chemioterapia.
Il tumore del colon è una patologia che negli ultimi 10-15 anni ha fatto registrare grandi risultati favorevoli, con un netto miglioramento delle prospettive di guarigione; e la prognosi è destinata a migliorare ulteriormente, grazie ad una serie di fattori che spaziano dalle campagne di screeening all’uso ottimale della chemioterapia in fase post-chirurgica all’impatto delle terapie “bersaglio”. E nei pazienti con carcinoma metastatico è già dimostrato che l’impiego di cetuximab in associazione alla chemioterapia è in grado di migliorare in maniera significativa le prospettive di sopravvivenza".

La ricerca e lo sviluppo di queste terapie hanno comportato consistenti investimenti economici, come poter arginare l’aumento della spesa farmaceutica?
"Dal punto di vista farmacoeconomico si sta quindi determinando inevitabilmente un aumento della spesa farmaceutica a carico del Servizio Sanitario Nazionale e il futuro vedrà presumibilmente l’immissione in commercio di altre molecole altrettanto efficaci ed attualmente in fase di sperimentazione. D’altro canto va però tenuto conto del fatto che siamo di fronte a molecole che offrono comprovati e robusti vantaggi clinici e che creano crescenti aspettative da parte dei nostri pazienti, anche sulla base di una conoscenza sempre più ampia e delle notizie diffuse dai media. Bisogna però sottolineare che la loro comprovata efficacia è limitata a un numero circoscritto di persone, che, nel caso del tumore del colon, si identifica nei pazienti con malattia in fase avanzata caratterizzata dalla presenza di metastasi e da resistenza alla chemioterapia tradizionale.
Nel lungo periodo è peraltro auspicabile che l’assorbimento dei costi legati allo sviluppo delle nuove molecole si traduca in una riduzione del loro prezzo di vendita, come già accaduto per i farmaci antineoplastici della generazione precedente. In questa fase è peraltro importante un costante e produttivo sinergismo tra gli oncologi medici e le istituzioni sanitarie con l’obiettivo di giungere alla migliore appropriatezza prescrittiva in un ambito così delicato quale quello rappresentato dal malato oncologico.
Il dibattito sulla sostenibilità dei costi legati a questi nuovi farmaci è quindi destinato ad occupare le discussioni degli addetti ai lavori ancora per molto tempo".