N. 1/2 gennaio/febbraio 2008

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Risponde il professor Claudio Viscoli, direttore della. Clinica Malattie Infettive, Università degli Studi di Genova
(tel. 010 5555121).

Circa il 50 per cento dei pazienti oncologici colpiti da infezione fungina è destinato a morire. Il dato allarmante è stato fornito dal III Congresso Internazionale TIMM-"Trend in Medical Mycology", svoltosi a Torino. All'incontro scentifico hanno partecipato circa 1.100 tra i maggiori esperti al mondo che si sono confrontati e hanno fatto il punto sulle più recenti acquisizioni diagnostiche e terapeutiche per la cura delle "micosi invasive". Ovvero le cosiddette patologie fungine, considerate dai "non addetti ai lavori" come malattie di serie B. Per saperne di più abbiamo intervistato il professor Claudio Viscoli.

Cosa s'intende per "micosi invasive"?
"Si tratta di tutte quelle patologie causate da aggressioni da parte di funghi, muffe e lieviti, ovvero i cosiddetti miceti. Gli esperti concordano nel riconoscere che le importanti infezioni micotiche invasive sono essenzialmente due: la Candidosi e l'Aspergillosi. Entrambe le forme nella maggioranza dei casi non sono pericolose e in più sono facilmente curabili con terapie antibiotiche specifiche. La situazione si complica e diventa un grave problema, come ben sanno i medici, in quei soggetti a rischio con il sistema immunitario compromesso. In tali casi le patologie fungine invasive possono essere altamente letali. Per esempio, nei pazienti affetti da patologia oncoematologica, l'esito mortale oscilla dal 30 al 70 per cento dei casi. E in alcune casistiche si spinge addirittura al 90 per cento. Cifra che ci spaventa assai, visto che nella maggioranza dei malati non è possibile prevenire le infezioni e le terapie farmacologiche a nostra disposizione non sempre riescono a evitare l'esito fatale".

Quali sono, dunque, i pazienti a rischio di morte per le infezioni fungine invasive?
"È bene sottolineare innanzitutto che negli ultimi due decenni si è assistito a un progresso senza precedenti nel trattamento di molte malattie. La chemioterapia, gli anticorpi monoclonali, il trapianto di midollo osseo e di organi solidi, hanno consentito un significativo miglioramento della sopravvivenza da molte malattie prima inguaribili ma, per contro, hanno creato una popolazione di pazienti iatrogenicamente immunodepressi, che possono andare incontro a gravi patologie infettive opportunistiche. Tra queste infezioni, quelle sostenute da funghi sono gravate da elevata morbosità e mortalità.
I più importanti fattori di rischio sono rappresentati da: 1) l'uso di farmaci essenziali che però sopprimono il sistema immunitario, come le molecole antitumorali per la chemioterapia; i corticosteroi e altri farmaci immunosoppressori; 2) alcune patologie o condizioni di salute sono predisponenti come AIDS, insufficienza renale, diabete, malattia polmonare (specialmente enfisema), linfoma, leucemia, ustioni diffuse e trapianti d'organo e di midollo".

Come sono curati i malati oncologici colpiti da micosi invasive?
"Innanzittutto va ricordato, facendo un po' di cronistoria, che il principale farmaco per il trattamento delle micosi invasive prima degli anni '90 era l'amfotericina B deossicolato. Questo agente, che ha una potente attività contro molti tipi di funghi, è anche sfortunatamente assai tossico e per di più, a causa della sua struttura, può essere somministrato solo per via endovenosa. Per questo motivo, negli ultimi 15 anni, sono stati introdotti nel trattamento delle micosi invasive agenti più tollerabili e meno tossici, quali i derivati azolici (fluconazolo, traconazolo, voriconazolo, ecc) e le formulazioni lipidiche di amfotericina B.
Di recente sono stati immessi nella pratica clinica una serie di nuovi derivati azolici e una nuova classe di agenti antifungini, le echinocandine di cui il capostipite è la caspofungina. Recentemente sono stati scoperti anche l'anidulafungina e la micafungina, non ancora in commercio in Italia. I clinici hanno accolto con favore questi nuovi agenti perché essi consentono di trattare in modo più facile le micosi invasive. Due parole in più, infine, spenderei per il posaconazolo, una molecola molto interessante che è stata approvata recentemente dall'EMEA (Agenzia Europea per la registrazione e il controllo dei farmaci) per la profilassi antifungina in pazienti ematologici ad alto rischio infezioni".