N. 10 ottobre 2008

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Risponde Caterina Catricalà
Direttore del Dipartimento Clinico - Sperimentale
di Dermatologia Oncologica, presso l'Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS - Roma
Tel. 06.52665221-06.52665264

A Fiuggi, in occasione dello Skin Cancer Day (3 maggio u.s.), durante un Corso di aggiornamento per addetti ai lavori (dermatologi in primis), è stata presentata una nuova metodica per la diagnosi precoce del melanoma: la dermoscopia. Per saperne di più abbiamo intervistato la dottoressa Caterina Catricalà, direttore del Dipartimento Clinico-Sperimentale di Dermatologia Oncologica, presso l'Istituto Regina Elena (IFO) di Roma.

Dottoressa Catricalà, a Fiuggi, si è parlato dell'importanza dell'utilizzo della dermoscopia per i problemi di pelle. Di che si tratta?
"È una tecnica, assolutamente non invasiva, che consiste nell'esaminare una lesione cutanea dopo aver posto sulla pelle un sottile strato di olio da immersione, utilizzando un microscopio manuale (DERMOSCOPIA) oppure una telecamera collegata a un sistema digitale per l'acquisizione d'immagine (DERMOSCOPIA DIGITALE). L'ingrandimento di questi diversi strumenti varia da 10 a 40 volte fino a 100. Il dermatoscopio manuale più diffuso ha un ingrandimento di 10 volte, in genere già sufficiente, per un occhio esperto, a un'adeguata valutazione della lesione pigmentata in esame. Il liquido posto sulla superficie della lesione elimina la riflessione della luce sullo strato corneo, consentendo di visualizzare come in un microscopio le varie strutture fino al derma superficiale, in particolare il reticolo pigmentario e la distribuzione della melanina, al fine di valutare se sia regolare o atipico. Inoltre essa permette di visualizzare e studiare la vascolarizzazione".

Chi la utilizza e quali sono i vantaggi?
"La dermoscopia è attualmente utilizzata specialmente in Europa. Nella maggior parte dei casi si usa il dermatoscopio tradizionale, cioè manuale. Tuttavia un numero crescente di specialisti è interessato ad acquisire esperienza su sistemi digitali. L'impiego dell'informatica permette anche la registrazione delle immagini e quindi un follow up delle lesioni pigmentate, soprattutto nei soggetti a rischio che presentano un numero elevato di nevi (nei) irregolari. Questa metodica è in grado di diagnosticare la presenza del melanoma in misura maggiore rispetto al solo esame clinico, ovvero fino al 35 per cento in più. Così da scoprire più neoplasie in fase iniziale e con una notevole riduzione della mortalità. Per ottenere tale risultato, però, sono opportune alcune condizioni: per il fattore umano è necessaria una notevole esperienza clinica del dermatologo combinata a un efficace training di apprendimento della tecnica mentre, per il fattore apparecchiatura, c'è bisogno di alcuni requisiti tecnologici fondamentali quali: alta qualità per l'acquisizione dell'immagine, riproducibilità semplicità díuso, un software aggiornato e dedicato. Il dermatoscopio manuale dovrebbe essere di uso routinario per il dermatologo. Come lo Ë lo stetoscopio per il cardiologo, uno strumento il cui corretto utilizzo permette di ridurre le inutili asportazioni di lesioni benigne. Nonché di aumentare la qualità diagnostica delle lesioni sospette da sottoporre ad asportazione chirurgica tempestiva ed esame istologico. Lesioni che sono difficilmente classificabili come tali a occhio nudo".

Per quanto riguarda la dermoscopia digitale, quali sono gli usi più comuni?
"La ringrazio per la domanda che mi consente di fare alcune precisazioni. Direi che le applicazioni più frequenti della videomicroscopia digitale, specialmente nella ricerca clinica, sono: *diagnostica differenziale tra lesioni pigmentate benigne e maligne, melanocitarie e non melanocitarie; selezione delle lesioni a rischio e follow up mirato nei soggetti a rischio medio-alto di melanoma cutaneo; *valutazione del microcircolo nei tumori cutanei scarsamente pigmentati o amelanotici; *monitoraggio dell'efficacia dei farmaci anche a uso topico e delle terapie non chirurgiche dei tumori cutanei; *risposta del microcircolo alle sollecitazioni emodinamiche, neuroendocrine ecc. o a trattamenti farmacologici locali".

Con la dermoscopia è possibile identificare altre malattie cutanee?
"Sì. Negli ultimi anni l'utilizzo di questa diagnostica è stato esteso, oltre che allo studio di tutti i tumori della cute e delle mucose visibili, all'analisi delle patologie dermatologiche come, per esempio, psoriasi, dermatiti allergiche o autoimmuni, parassitosi della pelle, lichen, alopecie ecc.. Come è dimostrato nella migliore letteratura scientifica. Infatti, per un'informazione più completa, va ricordato che dal 2003 a oggi sono stati pubblicati su riviste ad alto impact factor (interesse scientifico) oltre 600 lavori sulla dermoscopia manuale e quella digitale, con una notevole percentuale di studi provenienti da scuola italiana".

Quale futuro ci attende?
"Direi la teledermatologia che in alcuni centri di eccellenza è già il presente. Ovvero non più il viaggio del paziente dalla periferia al centro specializzato ma l'inverso: ovvero il viaggio corretto e fedele delle immagini".