N. 12 dicembre 2008

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Risponde il professor Francesco Boccardo, ordinario di Oncologia medica all'Università di Genova, primario dell'Istituto di Tumori di Genova e presidente dell'AIOM (tel. 010/56.00.503).

Dai 3.000 esperti intervenuti a Verona per il Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica è stato lanciato un appello perché le istituzioni assicurino a tutti i cittadini le stesse cure. In che modo?
«Il federalismo sanitario rischia di creare iniquità. Occorre, pertanto, un intervento deciso dello Stato come garante delle regole: bisogna assicurare pari accesso alle terapie a tutte le persone colpite da tumore, al di là del problema dei costi. Il pericolo maggiore è che ogni Regione trovi la sua soluzione per contenere le spese, creando, così, delle disuguaglianze. Una prima misura per contrastare sprechi o prestazioni inappropriate è attenersi a linee guida basate sull’evidenza e produrne di nuove: questa è una delle priorità della nostra Società scientifica. Contrariamente a quanto si pensa, il farmaco incide solo per il 25 per cento sul complesso dei costi in oncologia, che i DRG coprono per il 50 per cento. Già nel 2007 noi oncologi denunciammo come l’attuale sistema dei DRG fosse del tutto inadeguato: lo pensa ormai il 95 per cento dei nostri soci. Questa situazione rischia di trasformarsi di fatto in un elemento di “selezione impropria" nelle cure. Non è un mistero che la situazione di regione in regione sia molto differente e che, per una volta, non si tratta di dualismo Nord-Sud. In Lombardia, per esempio, un particolare nuovo farmaco viene rimborsato a tutti mentre, nel vicino Veneto, ne restano esclusi gli ultra65enni. Ed è noto il caso dell’Emilia Romagna che aveva vietato la rimborsabilità di una molecola ad alto costo, in deroga a quanto previsto a livello nazionale. Finora, in Italia, la situazione è stata ben gestita a livello centrale dall’AIFA (Agenzia Unica del Farmaco) che, anche grazie alla collaborazione con AIOM ha saputo regolamentare in modo equo, introducendo meccanismi virtuosi. Solo che questa impostazione corretta rischia di essere compromessa da un sistema che prevede differenze regionali nell’accesso alle prestazioni. Si tratta di una situazione che il nostro libro bianco ha fotografato con chiarezza».

Professor Boccardo, come è possibile contenere i costi per il trattamento delle neoplasie?
«Direi sicuramente continuando a investire in prevenzione. È ormai noto che l’incidenza dei tumori è in costante aumento, in gran parte a causa all’invecchiamento e all’allungamento della vita media, ma anche per la continua esposizione a fattori di rischio e sostanze cancerogene come il fumo di sigaretta. Si è calcolato che si potrebbe risparmiare un miliardo di euro l'anno solo modificando il 10 per cento dei principali comportamenti “colpevoli” (fumo, alcol ma anche scarsa attività fisica e obesità).
L’impegno di un’Associazione deve essere massimo, anche per favorire la conoscenza su fattori di rischio, fornire dati ed evidenze sul loro impatto, promuovere politiche e protocolli per contrastarli. Il tutto con il necessario coinvolgimento istituzionale e la parallela promozione di screening e diagnosi precoce. La prevenzione primaria, in particolare, dieta e movimento, gioca un ruolo almeno altrettanto importante. Ci sono infatti prove evidenti che l’attività fisica sia protettiva nei confronti dei tumori, in particolare del colon, diminuendo il rischio fino al 50 per cento. Secondo tipo di cancro per incidenza nel nostro Paese, con oltre 40.000 nuovi casi ogni anno, è una neoplasia particolarmente legata anche all’alimentazione».

Professor Boccardo, quando parla di alimentazione si riferisce a qualche cibo in particolare?
«Direi di sì. Esistono alcuni cibi, come riporta la maggiore letteratura scientifica, che esercitano un effetto chemiopreventivo: fra questi, agrumi, pomodori, pesce azzurro, olio d’oliva ovvero gli ingredienti tipici della cucina mediterranea. Per questo abbiamo realizzato un video-corso di cucina specifico, girato in Sicilia, con il “bollino” degli oncologi. Un progetto pensato per i pazienti e i loro familiari che gode del patrocinio dell’AIOM. Il corso, che prevede un DVD e un opuscolo, sarà distribuito nelle Unità di Oncologia italiane e messo in rete nei siti www.intermedianews.tv e www.aiom.it.».

Secondo le maggiori statistiche internazionali il 50 per cento dei pazienti sconfigge la malattia. Il merito della guarigione oncologica è attribuita oltre che alla diffusione dei programmi di screening anche ai nuovi farmacologici. Che ne pensa?
«Condivido la tesi. Basti pensare al milione e mezzo di italiani che ha sconfitto il tumore. Grazie anche all'avvento delle terapie a bersaglio molecolare. Come, ad esempio, il Bevacizumab, il primo anticorpo monoclonale in grado di inibire la proteina VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor), uno dei mediatori chiave dell’angiogenesi, quel meccanismo che consente al tumore di crescere e diffondersi. Sono trascorsi solo 5 anni dal primo studio registrativo e oggi, in Italia, questo farmaco è già utilizzato per 4 tipi di tumore (mammella, colon-retto, polmone e rene). Il colon-retto è stata la prima patologia in cui questa molecola ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza, se usata come trattamento di prima linea in combinazione con la chemioterapia convenzionale. In seguito, la molecola si è rivelata efficace anche per il trattamento dei tumori di rene, polmone e mammella».