N. 11 novembre 2009

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Risponde il dottor Filippo Grillo Ruggieri, Direttore S.C. Radioterapia Ospedale Galliera di Genova
Tel. 010/5634831

Il 1969 non deve essere ricordato solo per lo sbarco sulla luna ma anche per vari eventi culturali, politici e scientifici. Quarant'anni fa, infatti, veniva istituito all'Ospedale Galliera il primo Servizio autonomo di Radioterapia della Liguria. La struttura, pionieristica anche a livello nazionale, era diretta dal professor Franco Bistolfi. Per celebrare questa significativa data, il 6 giugno scorso, nella stessa Azienda Ospedaliera, si è svolto un simposio di alto profilo scientifico. L'incontro è stato organizzato da Filippo Grillo Ruggieri, direttore della Radioterapia assieme a Gianni Taccini, direttore della Fisica Sanitaria. Per saperne di più, noi di PrevenzioneTumori abbiamo intervistato il dottor Grillo Ruggieri, peraltro autore insieme al professor Giuseppe Scielzo di un prezioso volume: "Radiazioni-Conoscere per controllare-Salute, benessere e prevenzione", pubblicato nel 2009 dall'Ergaedizioni di Genova.

Dottor Grillo Ruggieri, come nasce l'idea del vostro simposio scientifico?
«L'occasione del compimento del 40° anniversario dell'attività di radioterapia ci ha consentito di fare il punto sullo stato di avanzamento delle tecnologie e delle loro applicazioni cliniche, e di evidenziare lo stretto rapporto tra disciplina di radioterapia e fisica sanitaria, soprattutto nello sviluppo di tecniche ottimizzate d'irradiazione. È bene sottolineare come quarant'anni fa l'attività radioterapica esistesse già da tempo. Infatti all'Ospedale Galliera, fin dalla metà degli anni '50, era stata installata una delle prime telecobaltoterapie ma era inserita, come pure la Medicina Nucleare, nell'ambito della Radiologia. Perciò dobbiamo riconoscere come l'autonomia della radioterapia, con la creazione di una struttura specifica, permise un più rapido progresso professionale e tecnologico attraverso un'attività dedicata quasi esclusivamente alla cura dei tumori. Si sono, così, garantite una serie di innovazioni che hanno visto, nei decenni successivi, il nostro ospedale in prima linea in Italia nello sviluppo di questa disciplina».

Dopo la nascita del servizio radioterapico quali sviluppi ci sono stati ?
«Nel 1973, come ricordato dal dottor Gianni Taccini nella sua relazione, nasceva la Fisica Sanitaria al Galliera, diretta dal professor Giuseppe Scielzo,   anch'essa tra le prime in Italia, allo scopo di garantire la collaborazione di fisici non solo in relazione alla dose emessa dalle apparecchiature di terapia ma anche nella preparazione dei piani di cura di trattamento. Ad oggi, il 70 per cento   dei pazienti affetti da tumore dovrebbe ricevere, nel corso delle cure, la radioterapia in certi casi a scopo cosiddetto palliativo (cioè per ridurre o annullare i sintomi del tumore), rallentandone l'evoluzione. Ma si nota che in più di metà dei casi la radioterapia è impiegata, invece, per la guarigione del tumore da sola o in combinazione con la chirurgia e/o farmaci antitumorali».

Secondo le più recenti stime, i progressi della qualità della radioterapia influenzano la cura di più di 150.000 persone ogni anno in Italia. Cosa ne pensa, dottor Grillo Ruggieri?
«Dico che è un vero successo. Ma che si può fare di più. Tutto ciò è stato reso possibile dal fatto che la radioterapia è profondamente cambiata negli ultimi quaranta anni, mentre identico è rimasto l'obiettivo, cioè il fatto di riuscire a colpire con le radiazioni il tumore, risparmiando i tessuti sani. Ma i progressi dell'impiego delle immagini della TC, della Risonanza Magnetica e della PET, applicati all'individuazione del bersaglio tumorale e l'impiego di acceleratori lineari dotati sistemi di conformazione interni all'apparecchiatura stessa, che danno ai fasci la forma del tumore mentre lo irradiano, hanno ridotto di molto la tossicità delle radiazioni e aumentato la dose somministrabile in condizioni di sicurezza. Per esempio, le moderne apparecchiature non possono emettere le radiazioni sul paziente, se la posizione della macchina e gli altri dati del trattamento non corrispondono esattamente al piano di cura personale memorizzato nel computer dell'acceleratore».

Come è possibile che sia avvenuto tutto ciò?
«Il cambiamento maggiore è sicuramente da attribuire proprio alla pianificazione della cura. Infatti, sino a non molti anni fa, il medico radioterapista individuava la zona da irradiare nel paziente mediante radiografie su cui disegnava i campi di terapia, visualizzando le strutture ossee come riferimento per il centraggio. Oggi, invece, il piano di cura si realizza in tre dimensioni sulla TC, disegnando strato per strato il tumore e gli organi sani sino ad averne una visione reale come durante un intervento, e simulando sul computer tutti i dettagli della cura che sarà effettuata sul paziente. Ma non solo. Grazie alle tecniche di Radioterapia Conformazionale Tridimensionale o in Modulazione di Intensità si è arrivati oggi, per esempio, a poter irradiare in sicurezza i tumori della prostata a scopo curativo radicale in eventuale alternativa all'intervento chirurgico, oppure con centrature stereotassiche a poter colpire anche in una sola o pochissime sedute bersagli tumorali intracranici vicinissimi ai centri della vista, del respiro, della attività cardiaca senza fare danni. E ancora. Ogni anno curiamo e seguiamo, in stretta collaborazione con la SC di Fisica Sanitaria, circa 1.000 pazienti. Tra le tecniche più all'avanguardia, già da anni utilizzate e in esclusiva a livello ligure, vi sono   la Radiochirurgia e la Radioterapia Stereotassica per il trattamento dei tumori del sistema nervoso».

Ci sono altre novità?
«A breve è prevista l'acquisizione di un nuovo acceleratore lineare dedicato anche a trattamenti nel corpo molto selettivi, con il massimo risparmio di tessuti sani e di rapida esecuzione. Questo al fine di trattare efficacemente pazienti con gravi patologie associate e anziani che non potrebbero sopportare terapie di altro tipo. Oppure si potrebbero evitare interventi chirurgici demolitivi, estendendo le tecniche stereotassiche anche al corpo. L'acceleratore s'inserisce in un contesto di altissimo profilo tecnologico che comprende ad oggi: una PET, tre Risonanze Magnetiche, tre Acceleratori lineari, due angiografi e un MID (Magnetic Iron Detector)».

Quali sono le tappe più importanti della radioterapia nell'Ospedale Galliera di Genova?
«Partiamo dal 1969 con la nascita del Servizio di Radioterapia, diretto dal professor Franco Bistolfi. A seguire, nel 1973, viene alla luce il Servizio di Fisica Sanitaria, direttore dottor Giuseppe Scielzo. Nello stesso anno sono realizzati i primi trattamenti curativi dei linfomi con campi a mantellina. Nel 1978 è possibile effettuare l'irradiazione totale corporea (TBI) per il trapianto di midollo osseo. Ed è stato messo a punto il primo sistema computerizzato per piani di trattamento radioterapici. Nel 1980 è istallato il primo acceleratore lineare in Liguria. D'allora è possibile eseguire l'ipertermia elettromagnetica per la cura dei tumori. Nel 1986 si ha la prima Brachiterapia ad alta intensità di dose in Italia. Nel 1989, invece, si ha il primo acceleratore totalmente informatizzato in Europa. Nel 1994 s'inizia con la Radiochirurgia stereotassica. Nel 1995 è messo a punto il Sistema Analyse per integrazione di immagini TC e RM. Nel 2002 si utilizza la Brachiterapia interstiziale della prostata con semi di Iodio-125. Nel 2003 è la volta del simulatore totalmente informatizzato, primo in Italia. E infine, dal 2008, si è in possesso del terzo acceleratore lineare totalmente informatizzato».