N. 4 aprile 2010

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Risponde la dottoressa Barbara Pesce, responsabile del Centro Diagnostico della "Clinica Paideia" Roma
Tel 06/330945777

Le immagini in 3D non solo servono, a ricreare mondi fantastici come in Avatar ( film che ha sbancato i botteghini di tutto il mondo) , ma possono essere utilizzate anche per scopi più pratici come la diagnosi precoce dei tumori al seno. In questo caso, però, non occorrono gli occhialini ma una strumentazione più avanzata che consenta di eseguire una tomosintesi, cioè una mammografia tridimensionale. Al momento di questi strumenti diagnostici in Italia ne esistono solo tre. Uno collocato presso l'Istituto di Tumori di Genova, l'altro presso l'Azienda Ospedaliera Le Molinette di Torino e il terzo (non convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale) ultimo arrivato, appena presentato alla stampa scientifica, si trova a Roma presso la Clinica Paideia. Si tratta di una buona notizia perché così tutte le donne del centro-sud (isole comprese) potranno usufruire del nuovo apparecchio digitale tridimensionale senza dover raggiungere il Nord di Italia. Si riducono, pertanto, i costi dei viaggi sanitari con un bel risparmio importante per il nostro Paese in un periodo di crisi globale. Per saperne di più, su questa metodica, noi di prevenzione tumori abbiamo intervistato la dottoressa Barbara Pesce responsabile del Centro Diagnostico della Clinica Paideia di Roma

Dottoressa Pesce potrebbe spiegarci che cos'è la nuova mammografia?
«Si tratta della tomosintesi ovvero di uno strumento diagnostico che permette di studiare la mammella a strati. Dove appunto la mammella viene scomposta in tante immagini che poi sovrapposte, ricostruiscono la figura della mammella nella sua completezza. Tutto si traduce in un grande vantaggio per i seni difficili da leggere come quelli densi delle giovani donne. Seni questi che possono così essere analizzati più specificatamente e in dettaglio, svelando lesioni che nell'immagine d'insieme sarebbero altrimenti mascherate. Il risultato è quello di un'aumentata accuratezza diagnostica, in quanto possono essere individuate lesioni che risulterebbero 'invisibili' con l'esame tradizionale» E quindi quale valore aggiunge questa nuova metodica rispetto a quelle già disponibili? « Direi che si tratta un elemento determinante per una corretta prevenzione del cancro al seno, facendo mie le parole del professor Umberto Veronesi secondo cui questo è un caso veramente paradigmatico perché il problema del tumore al seno si risolve attraverso una buona diagnosi che deve essere precoce quindi i controlli femminili devono essere frequenti ma deve essere anche corretta, condotta da persone competenti e con apparecchiature avanzate, aggiornate e moderne come dovrebbe accadere in tutti i centri di diagnostica senologica. Inoltre mi piace ricordare che il Centro da me diretto dispone di tutti i dispositivi più all'avanguardia attualmente utilizzati per la diagnosi senologica: si va dalla mammografia digitale all'ecografia con elastosonografia, dalla biopsia percutanea con mammotome alla risonanza magnetica fino all'ultima arrivata, appunto, la tomosintesi».
La tesi è stata confermata dagli oncologi presenti a Roma alla presentazione di questo nuovo strumento diagnostico. Ovvero i professori Francesco Cognetti, responsabile dell'Oncologia medica A dell'Istituto Nazionale Tumori 'Regina Elena', IRCSS di Roma, Enrico Cortesi, direttore della UOC di Oncologia Medica B Policlinico Umberto I°, università 'La Sapienza' di Roma e Paolo Marchetti, direttore dell'UOC di Oncologia Medica dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma secondo i quali gli ultimi dati sull'incidenza e la prevalenza del cancro della mammella nella popolazione femminile italiana descrivono uno scenario allarmante e inaspettato, in cui le cifre reali risultano essere sorprendentemente maggiori rispetto ai dati ufficiali.

Dottoressa Pesce qual è la sua posizione rispetto allarmismo dei suoi colleghi?
«Concordo appieno con i colleghi. E per spiegare la mia posizione riporto i dati di uno studio italiano realizzato dal Centro Ricerche oncologiche di Mercogliano (CROM), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli, e pubblicati sulla prestigiosa rivista il Journal of Experimental and Clinical Research. Secondo questa ricerca il numero di nuove neoplasie mammarie si attesta su valori sempre superiori a 40 mila all'anno, con un trend in aumento: erano 41.608 nel 2000 e in 6 anni si è registrata una crescita del 13,8 per cento; il maggiore incremento percentuale del numero di nuovi tumori della mammella si riscontra nelle donne di età compresa tra i 25 e i 44 anni (quasi 77 donne ogni 100 mila in questa fascia d'età, con un aumento del più 28,6 per cento in 6 anni)».

Dottoressa Pesce ritornando al nuovo mammografo tridimensionale in che modo si differenzia dagli altri strumenti digitali disponibili nei maggiori ospedali e cliniche private?
«Da un punto di vista metodologico questa macchina di ultima generazione offre una prestazione simile a una mammografia digitale, ma è meno dolorosa perché la compressione necessaria è inferiore. Il costo dell’esame è praticamente uguale; rimane invariato il tempo di esposizione e inoltre l’aumento di radiazioni assorbite è assolutamente trascurabile (il 30 per cento in meno rispetto ai vecchi strumenti non digitali). Rispetto alla metodologia standard dell’esame 2D, però, lo studio 3D eseguito con tomosintesi permette un'analisi molto più accurata “pezzettino per pezzettino” (ovvero di stratigrafia) della mammella. Anche se a oggi non esistono ancora studi scientifici di comparazione tra i dispositivi diagnostici in senologia. Tutto lascia prevedere che la tomografia possa presto avere un ruolo importante nel moderno iter diagnostico senologico integrato».

Ha appena dichiarato che ancora non vi sono studi sistematici su quanto la metodologia 3D possa essere migliore di quella bidimensionale tradizionale. Ma allora perché sceglierla? E a chi dovrebbe essere fatta?
«Rifacendomi alla mia esperienza dei risultati nei primi tre mesi di vita dello strumento romano già diversi casi in cui tumori nascosti sono stati svelati proprio dalla tomoanalisi. Questo tipo di analisi non è però indicato per tutte le donne indistintamente. Stiamo avviando uno studio per capire quali siano i soggetti più indicati per questa analisi. Per ora i criteri che seguiamo sono di eseguire l'esame su mammelle 'dense', oppure operate, quindi più difficili da studiare con le tecniche tradizionali. Inoltre andrebbe usata su pazienti che hanno familiarità con i tumori alla mammella e tra i 40 e i 60 anni. La presentazione dello strumento mi dà inoltre l'occasione per parlare della magggiore esigenza di rendere sempre più capillari gli screening sulla popolazione femminile, anche per l'aumento che si sta verificando dell'incidenza di questa patologia in donne giovani. Lo ribadisco fare mammografie periodiche dopo i 40 anni è fondamentale. E ancora ritengo che sia un assurdo che in alcuni stati come gli Usa si parli addirittura di posticipare gli screening. Come ricordato dallo studio italiano l'incidenza di tumore alla mammella sta aumentando, soprattutto nelle donne giovani, e la mortalità cala proprio perché con una diagnosi precoce è possibile prendere i tumori in tempo. Ovviamente le tecniche diagnostiche esistenti sono più che valide. Questa metodica infatti deve essere suggerita dagli specialisti solo per i casi in precedenza accuratamente selezionati. E non va utilizzata per lo screening di massa»