N. 4 aprile 2012

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Francesco Primiero

Risponde il professor Francesco Primiero, Associato di Ginecologia e Ostetricia, Università ”La Sapienza” di Roma.
tel. 06.33554122.

Solo il 2% delle donne in Europa sa come funziona la pillola anticoncezionale: mezzo secolo di vita e cento milioni di utilizzatrici non bastano a dissipare i dubbi in fatto di contraccezione. Una ricerca condotta in Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Romania, da poco pubblicata sulla rivista Contraception, svela che, a prescindere dal livello culturale, la consapevolezza è davvero scarsa. E tre intervistate su 4 vorrebbero ricevere maggiori informazioni. Questi dati sono stati discussi in un meeting internazionale di approfondimento svoltosi recentemente a Berlino.
Per saperne di più, abbiamo intervistato il professor Francesco Primiero.

La pillola ha compiuto da poco cinquant’anni: quali sono, a grandi linee, i cambiamenti intercorsi fino ad oggi?
«Della pillola estro progestinica, comparsa in commercio poco più di cinquant’anni fa, non è rimasta nelle pillole di oggi che l’idea originaria: quella d’inibire stabilmente l’ovulazione (e con essa la fertilità della donna) mediante un composto ad azione progestinica. E di garantire, anche attraverso uno schema posologico fatto di periodi trisettimanali di somministrazione attiva, intervallati da pause periodiche di una settimana, una sequenza ordinata e rassicurante di pseudomestruazioni. Il resto è cambiato tutto, come è dimostrato dalla drastica riduzione dei dosaggi, dall’introduzione di nuove molecole progestiniche a profilo farmacologico più favorevole e dotate di utili effetti terapeutici, dal ricorso a nuovi schemi posologici caratterizzati da un allungamento del periodo attivo e da una riduzione della durata della pausa, fino all’introduzione di un estrogeno naturale e non più sintetico».

Qual è il futuro?
«La pillola ha via via raggiunto, negli anni, gli obiettivi prefissati: un’efficacia prossima al 100%, a patto che l’assunzione avvenga con regolarità e nel rispetto di alcune semplici regole; una piena e pronta reversibilità; l’assenza quasi totale di effetti negativi sulla salute, anche grazie al continuo affinamento farmacologico; la presenza di un importante ruolo terapeutico nel trattamento o nel contenimento di non pochi disturbi e patologie ginecologiche a base disfunzionale, come la gran parte delle irregolarità mestruali, il dolore pelvico associato ad endometriosi e tanti altri; la possibilità, per le donne, di mettere da parte molti degli inconvenienti legati alla ciclicità, senza nulla perdere quanto a femminilità. E proprio in quest’ultima direzione, quella, cioè, di una massima fruibilità quanto a benefici e vantaggi non contraccettivi anche attraverso il ricorso a schemi di utilizzo a durata protratta e a scelta flessibile sulla base di personali necessità ed orientamenti, che va il futuro prossimo della pillola. Il futuro più lontano - mi lasci dire -, al di là dei miglioramenti che pure ci saranno, non è nelle mani della pillola né dei ricercatori che a essa lavorano ma delle donne, e pure degli uomini, che ne dovranno riconoscere non solo l’efficacia ma anche l’utilità complessiva per una vita di migliore qualità, e persino più sana».

Quali sono le leggende metropolitane e i miti da sfatare sulla pillola?
«I miti e le leggende metropolitane a proposito della pillola sono innumerevoli. La cosa interessante è che talvolta la realtà è l’esatto contrario del mito. Uno degli esempi più classici è quello per cui l'uso della pillola, specie se prolungato, interferirebbe negativamente con la fertilità futura della donna. Niente di più falso! Non solo il ritorno della fertilità alla sospensione del metodo è praticamente immediato ma la pillola rimane il metodo migliore, per una donna che voglia posporre il momento riproduttivo, per conservare integra la propria capacità, fermo restando l’effetto negativo legato al trascorrere del tempo e all’invecchiamento delle cellule germinali. Un altro mito è che la pillola farebbe venire il cancro. Ma grandi studi epidemiologici hanno dimostrato che la mortalità per cancro nelle utilizzatrici di pillola risulta globalmente ridotta, in maniera statisticamente significativa rispetto alle non utilizzatrici. Un altro dei miti incredibilmente più duri a morire tra le donne che utilizzano la pillola è che, con periodicità variabile (talvolta addirittura tre mesi) sia opportuno sospendere l’assunzione, per poi ricominciare dopo una pausa di due/tre mesi. Niente di più assurdo, non solo perché è del tutto privo di giustificazioni scientifiche ma anche perché è rischioso per una gravidanza indesiderata nel periodo di sospensione e potenzialmente pericoloso per le modificazioni in senso procoagulativo che la pillola determina, prevalentemente nei primi mesi di assunzione».

Quali sono questi benefici?
«La pillola riduce significativamente la perdita ematica mestruale in caso di flussi abbondanti, prevenendo o correggendo una condizione di anemia. La pillola, specie quella a base di drospirenone, può migliorare il quadro della sindrome premestruale. La pillola, presa dopo un intervento per endometriosi, previene la formazione di nuove cisti endometriosiche. La pillola previene anche la formazione di cisti ovariche funzionali che, se voluminose, potrebbero richiedere un intervento chirurgico. La pillola consente il più delle volte di controllare un dolore pelvico da endometriosi fortemente invalidante. Ma si potrebbe continuare così».

Rimane il fatto che la pillola può aumentare il rischio di alcuni tumori, specialmente quelli del seno?
«Il problema dei rapporti tra tumori e pillola è stato oggetto di attente valutazioni fin dalla comparsa delle prime formulazioni. L’unica neoplasia sulla quale la pillola ha dimostrato di avere un sicuro effetto negativo è il cancro del collo dell’utero, di cui è oggi nota la causa virale (l’HPV, trasmesso con i rapporti sessuali). Ma questo tipo di tumore è già da tempo prevenibile in maniera efficace attraverso il ricorso regolare al PAP-test e, da poco, anche attraverso un vaccino da somministrare alle ragazze giovani che non abbiano ancora avuto rapporti sessuali. Quanto al carcinoma della mammella, i dati non sono univoci: alcuni studi hanno trovato un lieve incremento del rischio che peraltro si riallinea rapidamente dopo la sospensione del metodo, altri non hanno trovato effetti di sorta, anche per somministrazioni molto prolungate. Differenze potrebbero esistere anche tra i diversi tipi di formulazione, con riferimento sia ai dosaggi impiegati che alle molecole progestiniche. Ma i dati in nostro possesso sono prevalentemente riferiti ai prodotti più vecchi (il che ci fa comunque ben sperare per il futuro), e ci vorrà del tempo, anche in ragione della scarsa prevalenza della malattia tra le donne giovani, prima di avere sufficienti dati comparativi».

È vero che la pillola riduce il rischio di cancro dell’ovaio e dell’utero e di altri tumori? E con quale meccanismo?
«Ho detto prima che da ampi studi osservazionali risulta quanto la mortalità per neoplasie nelle donne che utilizzano la pillola per lunghi periodi di tempo sia significativamente ridotta rispetto alle donne non utilizzatrici. Questo importante effetto protettivo, di cui quasi mai si parla, è dovuto all’effetto che la pillola ha nei confronti del cancro dell’ovaio e dell’endometrio (il rivestimento della cavità uterina), il cui rischio risulta ridotto di circa il 50%, e del colon-retto, il cui rischio risulta ridotto di circa il 30%. A proposito di quest’ultimo tumore, importante per la sua diffusione e per la gravità, non sono del tutto noti i meccanismi attraverso i quali la pillola esercita il suo effetto positivo. Per quanto riguarda invece il cancro dell’ovaio e quello dell’endometrio, il meccanismo risiede sicuramente nell’inibizione dell’ovulazione e delle oscillazioni ormonali proprie del ciclo fisiologico che, quando ripetute nel tempo in maniera eccessiva (si calcola che una donna con una sola gravidanza e un breve periodo di allattamento arrivi ad avere oltre 450 cicli ovulatori nell’arco della propria vita!) possono favorire la trasformazione neoplastica negli organi sensibili».