N. 5 maggio 2012

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Francesco Primiero

Risponde il Professor Stefano Cascinu, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM)

Professor Cascinu, il tumore allo stomaco è uno dei quattro big killer, ma sembra che gli italiani non ne conoscano bene i fattori di rischio. Quali sono i comportamenti scorretti?
«Gli italiani sottovalutano questa neoplasia, nonostante colpisca più di 12.500 persone l’anno con 7.500 decessi. I fattori di rischio sono diversi: la familiarità (dal 5 al 10 per cento), l’eccesso di alcol, il fumo e soprattutto un’alimentazione scorretta. Sotto accusa un forte consumo di carni rosse, specie se cotte alla brace, cibi affumicati, salati e/o conservati, poca frutta e verdura. Per sensibilizzare l’opinione pubblica è stato realizzato un progetto specifico su questa malattia. l’Aiom ha realizzato la prima guida su come prevenire ed affrontare questo tumore. Il libro "Il tumore dello stomaco" una guida per prevenire, un aiuto per il paziente e i suoi familiari (Giunti editore, 128 pag., 8,50 euro) è un sorta di vademecum strutturato a domanda e risposta con consigli, ricette, approfondimenti. C’è anche un elenco delle strutture di riferimento, regione per regione e le ultime novità nelle terapie».

Di recente EMA e FDA hanno approvato una nuova terapia a base di trastuzumab in combinazione con la chemioterapia per il trattamento del tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea metastatico HER2 positivo (sigla che indica la proteina prodotta da un gene specifico), può dirci qualcosa di più?
«Trastuzumab è un farmaco che agisce su specifici bersagli molecolari, già ampiamente utilizzato nel tumore della mammella ed è disponibile in Italia da circa un anno. È indicato per il trattamento del tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea metastatico HER2 positivo che riguarda circa il 25% dei tumori allo stomaco, vale a dire un quarto dei pazienti. Questo farmaco è in grado di prolungare notevolmente la vita delle persone affette da questa grave forma di tumore. Nella ricerca condotta sul farmaco si è visto che la sopravvivenza complessiva per i pazienti con elevati livelli di HER2 è stata di 16 mesi, contro gli 11,8 mesi (in media) di coloro che hanno ricevuto solo la chemioterapia. Trastuzumab è la prima terapia biologica target che ha mostrato benefici in termini di sopravvivenza per i casi di tumore gastrico in stadio avanzato e rappresenta un notevole progresso nel trattamento di questa patologia molto aggressiva. Siamo convinti che trastuzumab sarà un valido aiuto per i pazienti affetti da tumore allo stomaco HER2 positivo».

Qual è la prevenzione migliore per questo tipo di neoplasia?
«La gastroscopia può essere efficace per una diagnosi precoce ma non può essere effettuata di routine. Esistono però alcune condizioni che possono giustificare esami più specifici. Fra queste, oltre agli stili di vita errati, la familiarità, l’infezione da Helicobacter Pylori, gastrite cronica, ulcere, polipi. L’oncologo moderno si fa carico del paziente a 360° gradi secondo un principio di continuità di cura, che inizia ancor prima che la malattia si manifesti. Gran parte della nostra attenzione è infatti dedicata alla prevenzione. Per il tumore dello stomaco, l’alimentazione può fare la differenza. Va incrementato il consumo di frutta e verdura, ma anche di legumi e di fibre. I cereali vanno scelti integrali e bisogna porre attenzione anche alle tecniche di cottura. Da usare con estrema moderazione la griglia, la frittura ma anche la pentola a pressione: l’alta temperatura cui l’alimento è sottoposto distrugge elementi nutritivi importanti come la "vitamina C". Scoprire il tumore ai primi stadi può fare la differenza: oggi infatti la sopravvivenza dopo 5 anni è solo del 30% perché la neoplasia viene scoperta in genere in stadi molto avanzati».

Quali sono le regioni italiane che sono più a rischio per questo tipo di tumore?
«Il ruolo chiave dell’alimentazione è provato dalla forte caratterizzazione regionale tipica del nostro Paese, che vede in testa regioni a forte consumo di carni rosse e insaccati. Il primato va all’Umbria, con 28 casi su 100.000 abitanti negli uomini e 13 nelle donne, seguita da Marche, Emilia-Romagna e Lombardia. Nelle Isole, patria della dieta mediterranea, l’incidenza è esattamente della metà (il record va alla Sardegna con, rispettivamente 11 e 5 casi su 100.000). Si parla di un vero e proprio "triangolo maledetto", che ha i suoi vertici a Perugia, Pesaro e bassa Romagna. In particolare si studia fin dagli Anni 80 il caso di San Marino, che presenta tassi di incidenza pari al Giappone, stato con la più alta diffusione di questa malattia al mondo. Fra le ipotesi vi è anche una componente ambientale, con un’alta concentrazione di nitriti nelle acque. In Giappone sotto accusa è anche il pesce che spesso viene consumato crudo oppure conservato con i metodi di salatura e affumicatura. I fattori di rischio per il cancro gastrico sono in correlazione con le condizioni igieniche e conservazione dei cibi. Fra le innovazioni che hanno ridotto l’incidenza di questo tipo di tumore c’è il frigorifero che permette un migliore conservazione dei cibi e scongiura il proliferare di batteri e muffe nocivi. In queste zone si registra pure una più alta mortalità attribuibile a diversi fattori: mancata prevenzione, diagnosi spesso tardiva e limitata efficacia delle terapie ad oggi disponibili».