N. 5 maggio 2013

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Paolo Ascierto

Risponde il Professor Paolo Ascierto, Vice-direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli. Tel. 081.5903236.

Il 25 febbraio scorso sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata la notizia del via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) alla rimborsabilità di ipilimumab in classe H nei pazienti con melanoma avanzato (non operabile o metastatico) e pretrattato. Il provvedimento finalmente rende disponibile anche in Italia la molecola sviluppata da BristolMyers Squibb. Per saperne di più abbiamo intervistato il professor Paolo Ascierto uno dei maggiori esperti internazionali sul melanoma e uno dei maggiori utilizzatori della nuova terapia.

Professor Ascierto prima di parlare dei nuovi trattamenti sarebbe opportuno ricordare al nostro pubblico che cos’è il melanoma?
«Il melanoma è un tumore che origina dai melanociti che sono quelle cellule che producono la melanina ovvero quel pigmento che ci fa "abbronzare" durante l’estate e che ci serve per proteggerci dalle radiazioni ultraviolette. La trasformazione di queste cellule normali porta al melanoma. Il melanoma, non è il più frequente tra i tumori della pelle (il principale è il basilioma) ma è sicuramente il più aggressivo perché è causa del 75% delle morti per cancro cutaneo. Ogni anno in Italia si ammalano 7-8mila (800 casi in campania) persone di melanoma e ne muoiono 1600-1700. Fortunatamente, in oltre il 70% dei casi, si ha una diagnosi precoce. Si tratta di una buona notizia perché se è individuato nelle fasi iniziali il melanoma può essere quasi sempre curato».

Sappiamo che uno dei fattori di rischio maggiori per sviluppare un melanoma è il sole. Che fare allora per evitare di ammalarsi soprattutto durante la bella stagione?
«La ringrazio della domanda che mi consente di ricordare che è opportuno seguire un’ "igiene solare". Ovvero è bene rispettare alcune norme di buon senso che pur essendo assai note sono spesso disattese come quello di:

  • esporsi la mattina tra le 8 e le 12 e il pomeriggio dalle 16 in poi, quando i raggi ultravioletti sono meno penetranti;
  • usare sempre un solare ad alta protezione e spalmarlo abbondantemente su tutto il corpo;
  • rimettere il solare dopo due ore e sempre dopo aver fatto un bagno;
  • è bene ridurre l’esposizione diretta al sole a non oltre le due ore e per bambini e anziani il tempo deve essere dimezzato;
  • indossare sempre occhiali da sole schermati con?tro Uva e Uvb e con il marchio CE, oltre a cappelli a falda larga;
  • sospendere l’esposizione al sole quando si è arrossati o si sente un leggero prurito o l’inizio di un eritema;
  • adottare un’alimentazione leggera ma ricca di frutta e verdura di stagione».

Professor Ascierto spesso gli specialisti parlano di una prevenzione secondaria di che tratta?
«Tutti dovrebbero fare un controllo annuale dei propri nei. Questo consiglio è valido soprattutto per le persone a rischio come:

  • soggetti che hanno un fototipo chiaro ovvero capelli biondi/rossicci e occhi azzurri/verde e che al sole non si abbronzano mai e si scottano facilmente;
  • chi ha numero elevato di nei sulla superficie corporea (più di 50 per intenderci);
  • quelli che hanno parenti di primo grado affetti da melanoma;
  • persone che hanno avute ustioni solari ripetute soprattutto durante l’infanzia o in età giovanile; chi hanno fatto uso di lampade e lettini abbronzanti al di sotto dei 30 anni. Molti ignorano che questi dispositivi, soprattutto se usati in età giovanile, aumentano il rischio di melanoma del 75%. E infine suggerei di farsi visitare immediatamente da uno specialista soprattutto il dermatologo tutte le volte che si notano delle trasformazioni del neo se per esempio cambia colore i bordi sono irregolari o aumenta di dimensione».

Una volta che è stato diagnosticato il melanoma che fare?
«Di solito, nell’75-80% dei pazienti il melanoma è diagnosticato in fase iniziale. In tal caso la soluzione risolutiva è l’intervento chirurgico. Il tutto si risolve con asportazione chirurgica del tumore. L’operazione è frequentemente accompagnata dall’esame dei cosiddetti "linfonodi sentinella", le ghiandole linfatiche che ricevono la linfa direttamente dalla lesione, e sono la prima sede in cui si possono trovare cellule patologiche. Come ho già detto si tratta delle condizioni migliori che riguardano la maggioranza dei pazienti. Purtroppo c’è quel 20-25% dei pazienti in cui l’intervento chirurgico è totalmente inutile parliamo delle diagnosi tardive quando il tumore ha metastatizzato. In tal caso l’operazione chirurgica non serve per cui è necessario intervenire con il trattamento farmacologico. Fino a qualche anno fa c’era solo la chemioterapia con risultati molto scarsi. Per questi soggetti con diagnosi infausta la spettanza di vita era di pochi mesi. Attualmente la situazione è molto migliorata. Noi oncologi disponiamo di due farmaci che rappresentano una vera e propria rivoluzione del trattamento del melanoma degli ultimi trent’anni». Professor Ascierto ha parlato di due farmaci quali sono? «Mi riferivo agli inibitori specifici del gene "Braf" : anticorpi specifici che operano sul sistema immunitario e che agiscono direttamente su una proteina che si produce in seguito alle alterazioni delle cellule malate. Si tratta di farmaco biologico messo appunto Roche nella sede di Segrate il vemurafenib distribuito in tutto il mondo per il melanoma con metastasi. La molecola funziona nel 50% dei pazienti quelli che hanno melanomi con un gene BRAF V600 mutato. La mutazione è individuata con un test molecolare specifico. E inoltre vemurafenib è molto efficace e pratico da usare, anche perché è somministrato in compresse, a differenza degli altri farmaci per via endovenosa che continuano comunque ad essere utilizzati per gli altri tipi di melanoma, senza il gene mutato. Particolarmente promettente sembra essere anche ipilimumab, un altro farmaco biologico che potenzia il sistema immunitario contro il tumore».

Parliamo dell’ipilimumab il farmaco da qualche mese è disponibile anche in Italia?
«Si tratta di nuovo anticorpo monoclonaleche stimola il sistema immunitario a distruggere le cellule cancerogene con una durata di trattamento di sole quattro dosi. Nello studio clinico registrativo di fase III su ipilimumab, pubblicato nel New England Journal of Medicine, i tassi di sopravvivenza a uno e due anni per i pazienti trattati con ipilimumab in monoterapia erano, rispettivamente, del 46% e 24%, quasi il doppio rispetto al braccio di controllo, con alcuni pazienti vivi dopo tre e quattro anni. Il profilo di sicurezza di ipilimumab è correlato al suo meccanismo d’azione. Reazioni avverse di tipo immune possono coinvolgere l’apparato gastrointestinale, il fegato, la cute, il sistema nervoso e quello endocrino o altri organi. La diagnosi precoce e l’appropriata gestione degli eventi avversi seguendo linee guida farmaco-specifiche sono essenziali per ridurre al minimo le complicanze. E' il più grande progresso terapeutico da oltre 30 anni».

Sappiamo che in America e in gran parte dell’Europa il farmaco è disponibile già dal 2011 come mai da noi è arrivato solo nel 2013?
«È vero. Il ipilimumab In Europa è stato approvato nel luglio 2011 per la cura dei pazienti con melanoma metastatico. Le prime nazioni ad usarlo sono state la Francia, la Germania, il Regno Unito, la Finlandia, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, l’Olanda, l’Austria, la Svizzera e il Belgio. Da noi purtroppo si sono dovuti attendere di registrazione da parte dell’AIFA dove i tempi sono molto più lunghi. Però è importante dire che nonostante le lungaggini buracritiche l’autorizzazione è arrivata anche da noi. Comunque, nonostante i ritardi, va riconosciuto un merito alla casa farmaceutica Bristol-Myers Squibb di aver reso possibile curare anche i pazienti italiani nei 18 mesi di attesa».