N. 5 maggio 2014

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Renato Cannizzaro

Risponde il dottor Renato Cannizzaro, Presidente della Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente (FISMAD).

Dottor Cannizzaro, in occasione del recente 20° Congresso nazionale organizzato da FISMAD si è fatto il punto sulla situazione delle malattie dell’apparato digerente, quali sono stati gli argomenti di maggior interesse?

«Il Convegno è l’appuntamento annuale di tutti gli specialisti italiani che si occupano delle malattie del tratto gastroenterico, del pancreas e del fegato. Sono presenti anche gli endoscopisti. Quest’anno sono state coinvolte dieci società scientifiche e per la prima volta le associazioni dei pazienti (AIC, Aimac, AMICI e Favo). Le malattie dell’apparato digerente sono la prima causa di ospedalizzazione, con oltre 1,5 milioni di ricoveri all’anno che per la gran parte finiscono nelle unità di medicina e chirurgia; purtroppo soltanto il 5-9% finisce in reparti di gastroenterologia. Questo perché ci sono poche unità quando ce ne dovrebbero essere almeno un 30% in più. Le unità operative sono 174 per un totale di 2.062 posti letto. In pratica 34 posti letto per un milione di abitanti. Si tratta di un numero insufficiente, anche per gli stessi obbiettivi fissati dal Sistema sanitario; i posti letto in gastroenterologia dovrebbero essere 51 per milione di abitanti. La situazione di carenza è a macchia di leopardo anche se ci sono però delle regioni, quali Valle d’Aosta, Liguria e Umbria che hanno un maggior numero di letti dedicati alla gastroenterologia. In coda, troviamo Abruzzo, Sicilia e Friuli Venezia Giulia. Inoltre, essendoci poche unità dedicate, diminuisce anche il numero di nuovi specializzandi i quali non scelgono questa specializzazione per non correre il rischio di non trovare lavoro».

La prevenzione per i tumori dell’apparato digerente gioca un ruolo fondamentale, in particolare lo screening del tumore del colon retto ha permesso di intervenire in tempo. Qual è la prevenzione migliore?

«I decessi per neoplasie maligne dell’apparato digerente, nel 2009, hanno rappresentato, rispettivamente, il 32,8% e il 30,1% nel sesso maschile e femminile. La ricerca del sangue occulto per il tumore del colon ha dato molte soddisfazioni; in Veneto, per esempio, ha aderito il 90% della popolazione e si incomincia a vedere un calo della mortalità per tumore del colon-retto, mentre in Sicilia ha aderito solo il 10%. La prevenzione è importantissima, tutti coloro che hanno superato i 50 anni devono fare la ricerca del sangue occulto nelle feci. Per il tumore allo stomaco, invece, non c’è uno screening specifico, ma abbiamo il “gastropanel”, un test semplice che si effettua con il prelievo del sangue. Questo test rivela se c’è un’atrofia nello stomaco e in questo caso il paziente deve fare la gastroscopia completa per vedere se ci sono lesioni. Il “gastropanel” non è ancora un esame diffuso in tutte le strutture ma è nostra volontà introdurlo come un esame di routine. Se troviamo un tumore precoce nello stomaco la sopravvivenza è del 95% a cinque anni, purtroppo queste neoplasie le scopriamo ancora oggi in stadio avanzato e qui la sopravvivenza media a cinque anni è del 30%».

Quali sono i fattori di rischio e i campanelli di allarme?

«I fattori di rischio sono diversi. Per quanto riguarda il cancro dello stomaco: la familiarità (dal 5 al 10% ), l’eccesso di alcol, il fumo e soprattutto un’alimentazione scorretta. Sotto accusa un forte consumo di carni rosse, specie se cotte alla brace, cibi affumicati, salati e/o conservati, poca frutta e verdura. Ci sono poi disturbi che vanno seguiti con molto attenzione come il reflusso cronico e l’atrofia gastrica che si può accompagnare al diabete o ad altre malattie autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto.
Per quanto riguarda il cancro del colon-retto: la familiarità (circa il 30% ), una dieta ricca di grassi e proteine animali e povera di fibre, l’alcol, il fumo e la presenza di patologie infiammatorie croniche intestinali quali la Rettocolite ulcerosa e il Morbo di Crohn. Anche i campanelli d’allarme sono diversi: un calo di peso inspiegato, un dolore all’addome e al retto, la sensazione di evacuazione incompleta, una forte anemia. La buona notizia è che stanno diminuendo i tumori da malattie croniche intestinali grazie alle migliori cure.
Cause importanti di tumori dell’apparato digerente sono da ricercarsi nella correlazione con gli agenti infettivi come l’helicobacter pylori, che ha un legame con il tumore allo stomaco, oppure i virus dell’epatite B e C che determinano il tumore del fegato. Combattere queste infezioni significa prevenire il tumore. Una delle novità per l’epatite C (il vaccino non c’è ancora), è che nuovi farmaci come il sofosbuvir eradicano il virus C nel 90% dei casi».

In passato gli interventi all’apparato digerente erano invasivi e lasciavano cicatrici vistose, ora la situazione è cambiata. Come vengono impiegate le tecniche endoscopiche?

«Le tecniche endoscopiche possono essere utilizzate nei tumori precoci del tratto gastroenterico. Sono tecniche che richiedono una certa manualità, una sensibilità dell’endoscopista nei confronti dell’organo da operare, per questo gli specialisti seguono corsi di approfondimento come il Master AIGO sul Cancro Colo-rettale. Va detto che in Italia abbiamo degli ottimi specialisti, in Europa come preparazione siamo tra i primi. L’endoscopia sta diventando sempre più importante, è una tecnica che permette di visualizzare dall’interno tutto l’apparato digerente e di valutare così la presenza di lesioni e varie patologie. Consente, inoltre, di effettuare piccoli interventi quali biopsie, asportazione di tumori, trattamento di emorragie, dilatazione di stenosi, asportazione di calcoli biliari senza aprire l’addome. In conclusione la Gastroenterologia è una specialità in continua evoluzione che coniuga l’assistenza alla ricerca con l’applicazione di tecnologie avanzate, ma rimane al centro del nostro lavoro il paziente e i suoi bisogni».