N. 6/7 giugno/luglio 2014

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Alessio Nencioni

Risponde il professor Alessio Nencioni, ricercatore del Dipartimento di Medicina interna presso l’Università di Genova IRCCS - Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino “IST”.

Meno cibo, niente grassi e, soprattutto, una dose quasi invisibile di calorie. Insomma, una dieta, inflessibile che ha tutte le caratteristiche del digiuno. Meglio: un regime alimentare che si basa proprio sull’imitazione del digiuno. Attenzione però qui i chili in più non c’entrano nulla. La dieta ipocalorica, indirizzata alle malate con tumore del seno in stato avanzato e metastatico, la sta mettendo a punto, in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, l’équipe del professor Alessio Nencioni, ricercatore del Dipartimento di Medicina interna presso l’Università di Genova IRCCS-Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino “IST”. È uno studio su una dieta con basso apporto calorico, con cui si cerca di contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia in pazienti con cancro al seno in stato avanzato. È un tema delicato che, però, a volte bisogna saper affrontare. Può capitare, infatti, di vedere o di assistere una parente o un’amica, ammalate di tumore alla mammella. Il tumore al seno è purtroppo una malattia assai diffusa, come dimostrano le più recenti statistiche nazionali. Solo in Italia, infatti, ogni anno sono circa 46.000 le donne con diagnosi di tumore al seno. Ed è ormai statisticamente accertato che nel nostro Paese (ma i dati sono sovrapponibili con quelli europei e americani) il 60% delle nuove diagnosi di cancro al seno sono effettuate in donne ultrasessantenni e che nel 2030 si supererà addirittura il 70% per via del costante aumento dell’invecchiamento della popolazione. Si può dunque comprendere come tutto ciò possa rappresentare un importante carico economico per il Sistema sanitario nazionale. Sicuramente, poi, in tempi di crisi si complica la situazione, di per sé già compromessa. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, il cancro è scoperto in fase precoce grazie alla prevenzione (mammografia ed ecografia), perciò per molte donne basta l’intervento chirurgico a risolvere il problema. Però c’è anche chi deve sottoporsi a diversi cicli di chemioterapia con tutti i disturbi che ciò comporta. Proprio a queste donne è indirizzata la dieta del professor Nencioni. E per saperne di più noi di Prevenzione Tumori abbiamo intervistato il ricercatore genovese.

Professor Nencioni, ci sembra un progetto molto interessante e innovativo; ma di cosa si tratta esattamente?

«Il nostro è uno studio sperimentale e ci rifacciamo alla scoperta del professor Valter Longo della University of Southern California, nostro stretto collaboratore, che per primo ha intuito i possibili benefici del somministrare la chemioterapia in condizioni di digiuno, o quando l’organismo è sottoposto a un regime calorico fortemente ristretto per alcuni di giorni. A partire da aprile coinvolgeremo 35 donne con tumore della mammella in stadio avanzato e metastatico tra i 65 e gli 80 anni e le seguiremo per due anni. Il nostro primo obiettivo è verificare la fattibilità della procedura, cioè che sia ben accettata. Poi valuteremo se, come speriamo, le pazienti tollereranno effettivamente meglio la terapia: ci aspettiamo di poter ridurre la sensazione di stanchezza nota come fatigue, i disturbi neurologici come la cefalea, la nausea, la tossicità ematologica, la diminuzione dei globuli bianchi e anche la tossicità cardiaca legata all’uso della antracicline».

Può dirci di più a proposito di questo regime alimentare ristretto?

«È una dieta che ha alla base cibi strettamente impoveriti. In particolare il mio gruppo si baserà sul regime ChemoLieve, messo a punto dall’azienda statunitense L-Nutra (spin-off della University of Southern California, ndr). La ditta americana, già a partire dalla prima settimana di aprile, inizierà a inviare la dieta scarsamente calorica sotto forma di zuppe in polvere, drink energetici e barrette. Sono tutte soluzioni facili da consumarsi e soprattutto da preparare: basta seguire le istruzioni scritte sulle confezioni. Le pazienti che fanno parte dello studio riceveranno un pacchetto contenente il cibo, con cui dovranno nutrirsi nei 4 giorni che precedono la chemioterapia. Ricordiamo che in seconda, terza e quarta giornata, sono previste solo 300 calorie. Alla fine di questo periodo, l’organismo dovrebbe aver messo in atto gli adattamenti classici al digiuno e si può cominciare il ciclo di chemioterapia. Nelle prime 24 ore successive alla prima infusione, le pazienti riprendono a mangiare, ovviamente in modo graduale, seguendo una dieta di transizione che prevede, per esempio, riso e succhi di frutta. Successivamente le malate, in particolare quelle sottopeso, dovranno fare uno sforzo per recuperare gli eventuali chili persi con il regime dietetico ristretto tornando a un’alimentazione normale e magari arricchita. È una dieta che mima il digiuno essendo povera di proteine, lipidi e zuccheri, pur mantenendo vitamine e alcuni nutrienti essenziali».

Adottando tale dieta con scarso apporto di calorie, quali vantaggi possono avere le malate di cancro al seno che si sottopongono a chemioterapia?

«Direi essenzialmente due. È quanto stiamo per verificare. Il primo vantaggio per nostre le pazienti è sicuramente quello di tollerare meglio la chemioterapia, così da veder ridotti gli effetti collaterali dovuti alla tossicità dei farmaci. L’altro vantaggio, che pensiamo di osservare nelle pazienti che seguono la dieta con un basso apporto calorico, è quello di veder potenziato l’effetto della chemioterapia sul tumore. Quindi di avere dei risultati migliori sul controllo della malattia».

In altre parole, la dieta a basso contenuto di calorie nei malati con tumore al seno metastatico sembra avere capacità di proteggere l’organismo dagli effetti tossici della chemioterapia e rendere le cellule maligne più vulnerabili ai farmaci chemioterapici. In risposta al digiuno o una dieta specifica, estremamente impoverita, tessuti del corpo vanno incontro a una sorta di letargo che li protegge dalla tossicità di alcuni farmaci. Finora si tratta di una serie di ipotesi che si basano su una solida ricerca scientifica, tutta ancora da verificare. I primi risultati si avranno alla fine del 2014, ma la conclusione della sperimentazione è prevista per il 2015.

Se saranno confermati i risultati attesi, la dieta con poche calorie potrà rendere la chemioterapia più tollerabile, riducendo gli effetti collaterali come stanchezza o fatica, nausea, vomito o altri problemi gastrici. Il dato più interessante?

«Che un tale regime dietetico possa rendere il trattamento farmacologico più efficace nei confronti della malattia. Tutto ciò potrà senza dubbio rappresentare una vittoria nella battaglia contro il cancro al seno».

In conclusione, chiediamo al professor Nencioni: se i risultati dovessero dare ragione ai ricercatori, si potrebbe auspicare l’uso di tale dieta anche per altri tumori o altre patologie che richiedono chemioterapici?

«In linea di massima, sì. Ricordiamo però che anche in tal caso ci dovrà essere una sperimentazione. Aggiungo che stiamo già lavorando su diete dove siano tolte soltanto alcune componenti specifiche come, per esempio, gli amminoacidi, così da comportare meno stress al paziente già provato dalla malattia».