N. 12 dicembre 2014

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Francesco Schittulli

Risponde il professor Francesco Schittulli, senologo-chirurgo oncologo della Mater Dei Hospital di Bari e Presidente Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT). Tel. 080.5289337

In occasione della Campagna Nastro Rosa, dedicata alla prevenzione del tumore al seno, giunta alla XXII edizione nel mondo abbiamo sentito il professor Francesco Schittulli Presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori(LILT). L’iniziativa in Italia ha visto scendere in campo, la LILT ed Estée Lauder Companies, società leader nei prodotti di bellezza di prestigio uniti per vincere una patologia tumorale che purtroppo registra un’incidenza sempre maggiore. La madrina della campagna per il nostro Paese è stata quest’anno l’attrice Nicoletta Romanoff. Per tutto il mese d’ottobre in tutto il mondo, l’obiettivo della Campagna Nastro Rosa è stato quello di sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza vitale della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella, informando il pubblico anche sulle abitudini di vita correttamente sani da adottare e sui controlli diagnostici da effettuare. Ricordiamo che il tumore al seno resta il big killer numero uno per le donne, soprattutto nei Paesi occidentali è registrato un incremento dovuto all’allungamento dell’età media della popolazione femminile e all’aumento dei fattori di rischio. Da sottolineare il fatto che sta cambiando anche l’età in cui la malattia si manifesta: il 30% circa prima dei 50 anni, fuori quindi dall’età prevista dai programmi di screening mammografico. Un ulteriore motivo per promuovere tali manifestazioni, è sensibilizzare tutte le donne alla cultura della prevenzione come metodo di vita, e renderle sempre più protagoniste della tutela della propria salute. È bene sottolineare ancora, che sono circa 46mila i nuovi casi di tumore alla mammella stimati nell’ultimo anno in Italia. Un dato crescente, ma da valutare in considerazione di due varianti fondamentali: l’allungamento della vita media e la riduzione, importante, della mortalità causata dalla patologia. «Oggi infatti si è arrivati all’ 87% della guaribilità e scoprendo tumori piccoli, al di sotto di 1 centimetro, porremmo raggiungere il 98% » ha sottolineato il professor Schittulli a cui abbiamo posto una serie di domande.

Professor Schittulli ritiene che donne italiane siano sufficientemente informate e attente alla prevenzione? Oppure c’è ancora molto da fare?

«Sono ottimista, posso dire che sono sempre di più le italiane, soprattutto negli ultimi anni, che hanno preso coscienza e consapevolezza di questa problematica e si informano sul percorso da compiere per “prevenire” il cancro alla mammella. Sanno dell’importanza della diagnosi precoce che garantisce, sempre più, una maggiore guaribilità. Per questo praticano l’autopalpazione al seno, chiedono periodicamente esami diagnostici strumentali come l’ecografia e la mammografia».

Sappiamo e le statistiche lo confermano, che i casi di cancro al seno aumentano, ma al tempo stesso diminuisce la mortalità. Può spiegarci perché tutto ciò avviene?

«La mortalità, anche se lentamente, diminuisce in maniera costante. Essenzialmente per tre ragioni: prima di tutto oggi disponiamo di una tecnologia diagnostica molto più precisa e sofisticata rispetto al passato. Basti pensare all’evoluzione dell’imaging e all’apporto degli ultrasuoni. Tutto questo ci permette di scoprire una lesione tumorale sin dalla sua fase iniziale, minimale, quando è ancora di pochi millimetri, con un processo quindi di metastasizzazione pressoché nullo. In secondo luogo, possiamo usufruire di terapie innovative, i cosiddetti “farmaci intelligenti”, a bersaglio, che colpiscono solo le cellule tumorali. Ma anche la robotica, la nanotecnologia e le cellule staminali giocheranno un ruolo fondamentale. Infine, ma non per importanza, siamo testimoni di un maggiore coinvolgimento della donna, attivo e diretto, nell’affrontare questa patologia. Le donne italiane sono più informate e consapevoli».

Come si può giungere a una sempre maggiore casistica di diagnosi precoci, precliniche, guaribili del carcinoma mammario?

«Sottoponendo la donna a regolari e periodici controlli clinicostrumentali. Sarebbe opportuno iniziare con l’autopalpazione dai 18-20 anni; poi eseguire un esame clinico dai 20-25 anni, per passare a un’ecografia annuale dai 25 anni e una mammografia annuale a partire dai 40 anni e non come si fa attualmente dai 50 ai 69 anni».

Esistono dei principali fattori di rischio che possono portare allo sviluppo della malattia?

«Direi che sono molteplici, dalla familiarità alla rivoluzione dell’attività riproduttiva, penso ad esempio al menarca precoce, alla menopausa tardiva, alle prime gravidanze, che spesso si verificano dopo i 30-35 anni, alla diminuzione dell’allattamento. Incidono anche un’errata alimentazione e malattie metaboliche, come il diabete»

È risaputo che la familiarità è uno dei fattori di rischio più temuti. Basti pensare al caso Angelina Jolie? È possibile ridurre questo fattore di rischio?

«Attualmente siamo in grado di individuare alcune alterazioni dei geni premonitori di un eventuale sviluppo del cancro (BrCa lBrCa2). Questo ci pone nelle condizioni di agire preventivamente tramite controlli, farmaci e interventi».

Quali i principali sintomi di un tumore al seno?

«Il sintomo principale è rappresentato dalla percezione di un nodulo (duro, di consistenza lignea). Per questo è importante l’autopalpazione, un autoesame da eseguire mensilmente. Non si tratta ovviamente di un esame diagnostico bensì conoscitivo per la donna del proprio corpo, tramite cui si acquisisce una sorta di confidenza con quest’organo».

La terapia della malattia neoplastica maligna della mammella vanta oggi grandi progressi sia nella pratica terapeutica che agli effetti della sopravvivenza. Quali sono i motivi di questa evoluzione favorevole?

«Il successo della terapia, soprattutto chirurgica, per quanto attiene i tumori della mammella, è legato essenzialmente alla diagnostica sempre più precoce ed alle tecniche chirurgiche sempre più innovative. La disponibilità di nuove tecnologie diagnostiche di imaging sempre più precise e sofisticate, insieme alla risonanza magnetica mammaria (RMM), consente oggi di poter individuare lesioni millimetriche in fase iniziale, quando il grado di malignità e l’indice di aggressività del tumore sono bassi e il processo di metastatizzazione è pressoché nullo. Scoprendo un carcinoma al di sotto del centimetro, la probabilità di guarire sale di oltre il 90%. Questo permette, altresì, di poter eseguire interventi conservativi che non provocano sensibili danni estetici alla donna, a beneficio quindi dell’integrità del seno, simbolo della femminilità».

E in conclusione professor Schittulli ci può dire qual è l’obiettivo principale della Lilt?

«La ringrazio per la domanda sicuramente direi la mortalità zero. È per questo che occorre una corretta informazione, soprattutto, occorre dorare il nostro Paese di un modello organizzativoscientifico basato su strutture di qualità, come le Breast Unit: una unità interamente dedicata alla senologia a cui ruotano attorno solo professionisti esperti, dedicati a questa tematica».