N. 4 aprile 2016

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Paolo Ascierto

Professor Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli.
Tel. 081.5903236

Sicuramente sorprende il fatto che passi, proprio dal Sud Italia e più precisamente da Napoli, la ricerca più avanzata sul melanoma, un tumore della pelle che nel nostro Paese nel 2015 ha fatto registrare 11.300 nuovi casi, circa 1.100 in Campania. In occasione della sesta edizione del “ Melanoma bridge ”, il convegno internazionale organizzato dal “ Pascale ” e dalla Fondazione Melanoma che ha riunito più di 200 esperti da tutto il mondo, sono stati presenti i risultatati di uno studio internazionale su una nuova molecola immuno-oncologica: il nivolumab. Per saperne di più noi di PrevenzioneTumori abbiamo intervistato il prof. Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del “ Pascale ” e presidente della Fondazione Melanoma.

Professor Ascierto, prima di parlare della nuova molecola, sarebbe opportuno ricordare al nostro pubblico: che cos’è il melanoma?
« Il melanoma è un tumore che origina dai melanociti che sono quelle cellule che producono la melanina ovvero quel pigmento che ci fa “ abbronzare ” durante l’estate e che ci serve per proteggerci dalle radiazioni ultraviolette. La trasformazione di queste cellule normali porta al melanoma. Il melanoma, non è il più frequente tra i tumori della pelle (il principale è il basilioma) ma è sicuramente il più aggressivo perché è causa del 75% delle morti per cancro cutaneo. Ogni anno in Italia si ammalano 7-8mila (800 casi in campania) persone di melanoma e ne muoiono 1600-1700. Fortunatamente, in oltre il 70% dei casi, si ha una diagnosi precoce. Si tratta di una buona notizia perché se è individuato nelle fasi iniziali il melanoma può essere quasi sempre curato ».

Sappiamo che uno dei fattori di rischio maggiori per sviluppare un melanoma è il sole. Che fare allora per evitare di ammalarsi soprattutto durante la bella stagione?
« La ringrazio della domanda che mi consente di ricordare che è opportuno seguire un’” igiene solare ”. Ovvero è bene rispettare alcune norme di buon senso che pur essendo assai note sono spesso disattese come quello di: – esporsi la mattina tra le 8 e le 12 e il pomeriggio dalle 16 in poi, quando i raggi ultravioletti sono meno penetranti; – usare sempre un solare ad alta protezione e spalmarlo abbondantemente su tutto il corpo; – rimettere il solare dopo due ore e sempre dopo aver fatto un bagno; – è bene ridurre l’esposizione diretta al sole a non oltre le due ore e per bambini e anziani il tempo deve essere dimezzato; – indossare sempre occhiali da sole schermati contro Uva e Uvb e con il marchio CE, oltre a cappelli a falda larga; – sospendere l’esposizione al sole quando si è arrossati o si sente un leggero prurito o l’inizio di un eritema; – adottare un’alimentazione leggera ma ricca di frutta e verdura di stagione ».

Professor Ascierto spesso gli specialisti parlano di una prevenzione secondaria di che tratta?
« Tutti dovrebbero fare un controllo annuale dei propri nei. Questo consiglio è valido soprattutto per le persone a rischio come: – soggetti che hanno un fototipo chiaro ovvero capelli biondi/ rossicci e occhi azzurri/verde e che al sole non si abbronzano mai e si scottano facilmente; – chi ha numero elevato di nei sulla superficie corporea (più di 50 per intenderci); – quelli che hanno parenti di primo grado affetti da melanoma; – persone che hanno avute ustioni solari ripetute soprattutto durante l’infanzia o in età giovanile; chi ha fatto uso di lampade e lettini abbronzanti al di sotto dei 30 anni. Molti ignorano che questi dispositivi, soprattutto se usati in età giovanile, aumentano il rischio di melanoma del 75%. E infine suggerei di farsi visitare immediatamente da uno specialista soprattutto il dermatologo tutte le volte che si notano delle trasformazioni del neo se per esempio cambia colore i bordi sono irregolari o aumenta di dimensione ».

Una volta che è stato diagnosticato il melanoma, che fare?
« Di solito, nell’ 75 – 80% dei pazienti il melanoma è diagnosticato in fase iniziale. In tal caso la soluzione risolutiva è l’intervento chirurgico. Il tutto si risolve con asportazione chirurgica del tumore. L’operazione è frequentemente accompagnata dall’esame dei cosiddetti “ linfonodi sentinella ”, le ghiandole linfatiche che ricevono la linfa direttamente dalla lesione, e sono la prima sede in cui si possono trovare cellule patologiche. Come ho già detto si tratta delle condizioni migliori che riguardano la maggioranza dei pazienti. Purtroppo c’è quel 20 – 25% dei pazienti in cui l’intervento chirurgico è totalmente inutile parliamo delle diagnosi tardive quando il tumore ha metastatizzato. In tal caso l’operazione chirurgica non serve per cui è necessario intervenire con il trattamento farmacologico. Fino a qualche anno fa c’era solo la chemioterapia con risultati molto scarsi. Per questi soggetti con diagnosi infausta la spettanza di vita era di pochi mesi. Attualmente la situazione è molto migliorata. E un enorme passo in avanti del trattamento del melanoma è sicuramente rappresentato dalla nuova molecola immuno-oncologica, nivolumab ».

A questo punto, prof. Ascierto, parliamo un po’ dello studio che è stato presentato a Napoli in occasione del “Melanoma bridge”?
« Con piacere rispondo alla sua domanda che mi consente di dire che l’Istituto “ Pascale ” è infatti il centro che a livello mondiale ha arruolato il maggior numero di persone in uno studio (Checkmate 066), che segna un passo in avanti decisivo nella lotta contro questa malattia in costante crescita soprattutto fra i giovani, visto che il 20% delle nuove diagnosi riguarda gli under 40. Il 70,7% dei pazienti trattati con una nuova molecola immuno-oncologica, nivolumab, è vivo a un anno e, dato ancora più rilevante, il 57,7% a due anni », chiarisce il nostro oncologo -. « Si tratta di un risultato straordinario, mai raggiunto in precedenza e impensabile prima dell’arrivo di queste terapie, visto che la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. L’immuno-oncologia stimola il sistema immunitario a combattere con più forza il tumore. Inoltre non è necessario selezionare i pazienti in base all’espressione di una proteina, PD-L1, perché nivolumab funziona anche in quelli che non la presentano. Ancora più significativi i dati relativi alla sopravvivenza libera da progressione (progression free survival). Si tratta di un parametro molto importante – continua il prof. Ascierto – perché è strettamente legato all’esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza. A un anno il 44,3% dei pazienti trattati con nivolumab è libero da progressione, a 24 mesi il 39,2%. Questi dati indicano che l’effetto della terapia si mantiene nel tempo e ci fanno supporre che una percentuale simile di pazienti, vicina al 40%, possa cronicizzare la malattia. Oggi questo risultato è raggiunto dal 20% delle persone colpite. Il “ Pascale ” è punto di riferimento nel mondo nella ricerca sui tumori »

Prof Ascierto a che punto siamo sull’ iter di approvazione della nuova molecola?
« Lo scorso luglio nivolumab è stato approvato dall’EMA (European Medicines Agency), per il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule squamoso localmente avanzato o metastatico, precedentemente trattato con la chemioterapia. E il 22 settembre l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha inserito il farmaco nella lista prevista dalla legge 648/96, consentendo così ai pazienti non inclusi nel programma di uso compassionevole di poter disporre del trattamento a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. Nivolumab non è stato però ancora approvato nel nostro Paese nel melanoma. È necessario velocizzare i tempi perché tutti pazienti abbiano accesso alle armi innovative ».