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L’AIOM e la campagna di prevenzione per i giovani

Cristina Mazzantini, N. 5 maggio 2011

Il tumore l’ha visto in faccia, a 10 anni. L’ha sconfitto e oggi è un campione; lui è Alexandre Pato, questa la sua raccomandazione ai giovani: «Non giocate con la salute, nessuno è immune dal cancro e la prevenzione può tenervi al sicuro». Il goleador rossonero è stato accolto con grande entusiasmo da una platea d’eccezione: oltre 450 emozionatissimi studenti dell’Istituto “Artemisia Gentileschi” di Milano, riuniti in Auditorium per una lezione indimenticabile, tenuta dal fuoriclasse brasiliano e dal compagno di squadra Nicola Legrottaglie, protagonisti del progetto nazionale “Non fare autogol” promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Si tratta di una campagna di prevenzione innovativa che dal 16 marzo fino a giugno toccherà 7 scuole in 7 città (Milano, Palermo, Firenze, Genova, Napoli, Torino e Roma), coinvolgendo alcuni dei più importanti calciatori italiani (oltre ai due milanisti, Miccoli, Gilardino, Palombo, De Sanctis, Chiellini, Sculli e Perrotta) e il CT della nazionale Cesare Prandelli. Saranno gli stessi calciatori a “salire in cattedra” per spiegare agli studenti come tenersi alla larga dai sette vizi capitali ed evitare il cancro.
«La prevenzione oncologica comincia da giovani», ha spiegato il professor Carmelo Iacono, presidente nazionale AIOM «fumo, alcol, sedentarietà, alimentazione scorretta, sesso non protetto, lampade solari e doping sono abitudini molto pericolose, soprattutto se iniziate da adolescenti. Circa il 40% dei tumori è causato da fattori modificabili ed evitabili. Con il nostro progetto, grazie all’aiuto dei calciatori, vogliamo spiegare ai ragazzi quali siano i rischi e convincerli che per vincere la partita contro il cancro è indispensabile giocare d’attacco».
Oltre agli incontri, è attivo il sito www.nonfareautogol.it ed è stato realizzato un opuscolo, in distribuzione in decine d’istituti secondari italiani. Al fianco di AIOM, con i campioni, si sono schierati anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il CONI, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI). Il progetto è reso possibile da Boehringer-Ingelheim. L’incontro di Milano è stato dedicato in particolare al fumo: il capoluogo lombardo è infatti la città in cui questa pessima abitudine è più diffusa, soprattutto fra i giovani, che accendono la prima sigaretta in media 6 mesi prima rispetto agli altri coetanei italiani, ovvero a 15 anni e mezzo. «Sappiamo di essere un esempio per tanti ragazzi», ha affermato Nicola Legrottaglie «e questo ci dà grandi responsabilità. Possiamo far capire loro quali sono i comportamenti positivi e gli stili di vita negativi da eliminare. È con grande piacere e onore, quindi, che ho deciso di partecipare a un progetto così importante». Anche l’Assessore alla Sanità lombardo, dottor Luciano Bresciani, ha voluto essere presente per testimoniare il rilievo dell’iniziativa: «Il fumo è un attore decisivo nella genesi del cancro ed esalta l’azione di altri fattori che concorrono all'insorgere delle neoplasie. L’uso delle sigarette è aumentato significativamente nell'ambito femminile e tra i ragazzi, in età sempre più giovanile. Ragazzi, non fumatevi la vita!».
I tumori provocano, ogni anno, oltre 250.000 nuovi malati nel nostro Paese ma fortunatamente sono sempre più curabili: «Oggi oltre 2 milioni di italiani hanno affrontato un cancro, di questi un milione e mezzo l’ha superato», ha puntualizzato il professor Marco Venturini, presidente eletto AIOM. «Questo dimostra l’efficacia dei programmi di prevenzione, i progressi nella diagnosi e gli avanzamenti raggiunti nelle terapie. L’attuale riduzione di mortalità porta l’Italia al livello dei Paesi occidentali più avanzati e la nostra oncologia è fra le migliori al mondo». L’AIOM, che riunisce oltre 2.000 specialisti, ha identificato nella fascia d’età 14-16 un target prioritario per la formazione e la sensibilizzazione. Per questo ha ideato una campagna ad hoc che mira a contrastare i principali fattori di rischio parlando la loro lingua: «Quella universale dello sport, con cui veicolare alcuni importanti valori e messaggi di salute», ha dichiarato il dottor Enrique Manzoni, Presidente di Boehringer-Ingelheim. «La nostra azienda è lieta di essere al fianco degli oncologi con questo importante messaggio veicolato da testimonial prestigiosi come i calciatori di serie A». Per massimizzare la ricaduta educazionale è attivo anche un canale YouTube e un gruppo su Facebook (che ha già raggiunto oltre 1.000 amici), con un gioco educazionale che mette in palio l’incontro dal vivo con gli idoli sportivi: chi vince potrà incontrarli in occasione delle tappe nelle scuole e ricevere una loro maglietta autografata. Nel sito è prevista, inoltre, un’area dedicata agli insegnanti (e più in generale agli educatori), strutturata con schede pratiche e consigli, a cura di AIOM, su come prevenire i principali fattori di rischio. «Fra i giovani la conoscenza di questi aspetti è molto scarsa», ha precisato il coordinatore regionale AIOM della Lombardia, professor Giordano Beretta, «pochissimi sanno che oltre il 30% dei tumori è direttamente collegato ad una dieta scorretta, che i sedentari hanno una probabilità del 20-40% superiore di ammalarsi, che esiste una forte relazione tra alcol e cancro. E ancora, che il sesso senza protezioni può provocare anche patologie oncologiche o che le lampade abbronzanti sono cancerogene al pari delle sigarette». Il fumo, in modo particolare, è un vizio sempre più diffuso tra gli italiani e i milanesi: la media di sigarette fumate in città è di 13 pro capite. Il 70% dei tabagisti ha provato almeno una volta a smettere, senza successo. «Meglio non iniziare nemmeno - ha aggiunto il professor Iacono - un messaggio tanto più chiaro se lo lanciano i campioni del cuore». Prima di ogni incontro verrà sottoposto ai ragazzi un sondaggio per valutare il loro grado di sensibilizzazione e conoscenza sul tema affrontato, materiali che saranno poi oggetto di una valorizzazione mediatica in occasione della conclusione del progetto a Roma che coincide con la chiusura dell’anno scolastico e del campionato di calcio.
In conclusione abbiamo sentito il professor Iacono, che ha tenuto a precisare: «L’iniziativa fa parte del progetto educazionale della nostra Associazione. L’AIOM, oltre ad agire sull’informazione e aggiornamento dei soci, agisce anche nei rapporti con le istituzioni realizzando progetti propositivi come la carta dei servizi dell’oncologia, il libro bianco e le linee guida. Ma non solo. L’AIOM svolge anche un ruolo importante con i pazienti con delle campagne educative. Sappiamo, e ci piace ricordarlo a chi lo ignora, che proprio attraverso l’informazione si può ottenere il miglior risultato per combattere questa patologia. E ancora. È la prevenzione, in particolare modo quella primaria, la migliore arma che abbiamo a disposizione contro il cancro». Quali sono le vostre attese? «Ci aspettiamo, inanzitutto, che questi giovani siano sensibilizzati al problema e che lo diffondano ai loro coetanei e ai loro familiari. In modo da raggiungere il maggior numero di persone. Il difficile non è tanto trasmettere il messaggio sulla prevenzione quanto piuttosto trovare il modo giusto. E noi speriamo di esserci riusciti utilizzando un linguaggio giovanile e trasmesso dai loro beniamini del calcio».

Il calendario degli incontri prevede:
Alexandre Pato e Nicola Legrottaglie: Fumo
Fabrizio Miccoli: Sesso non protetto
Alberto Gilardino: Lampade abbronzanti
Angelo Palombo: Alcol e dipendenze
Morgan De Sanctis: Sedentarietà
Giorgio Chiellini: Alimentazione
Simone Perrotta: Doping

I consigli dell’allenatore
Con la giusta alimentazione e una corretta attività fisica, si potrebbe ridurre l’incidenza di queste malattie di circa il 30%. Seguire comportamenti salutari non è faticoso, basta cambiare le proprie abitudini: anzi, può essere divertente e i benefici non si faranno attendere! Vedrai che te ne accorgerai, sia tu che chi ti sta intorno... Addio puzza di fumo, chili di troppo, mal di testa post sbronza: segui i consigli dell’allenatore della Nazionale e l’esempio dei grandi campioni per essere vincente sui campi e nella vita. Ecco le regole d’oro :

  • Mangia ogni giorno frutta e verdura: almeno cinque porzioni. Limita invece il consumo di alimenti contenenti grassi di origine animale
  • Pratica ogni giorno attività fisica, almeno 30 minuti
  • Mantieni il giusto peso ed evita le diete fai da te
  • Modera il consumo di alcolici a un bicchiere di vino al giorno
  • Non fumare. Se fumi smetti. Se non riesci a smettere, non fumare mai in presenza di non-fumatori
  • Presta attenzione all’eccessiva esposizione al sole, utilizza prodotti solari adatti alla tua carnagione ed evita le lampade
  • Proteggiti sempre con il preservativo durante i rapporti sessuali
  • Non usare mai sostanze dopanti

Migliora l’incidenza dei tumori in Europa
Quest'anno saranno circa 1,3 milioni i morti di cancro nell'UE, secondo le stime dei ricercatori delle università di Milano e di Losanna. La tendenza emerge dal confronto dei dati forniti da 27 Paesi nel periodo 1970-2007. Considerata l'incidenza ogni 100.000 persone e i rischi nelle varie fasce d'età, la previsione per il 2011 è di 143 decessi maschili ogni 100.000, contro i 157 del 2007; per le donne si arriva a 85, contro 91 del 2007. È il 7% in meno tra gli uomini e il 6% tra le donne. Lo studio appare su Annals of Oncology e riporta questa buona notizia: dai tardi anni Ottanta diminuisce la quota dei decessi tra i maschi e nelle donne la tendenza è partita già prima. Merito dei successi ottenuti contro il cancro al seno e contro quello all'intestino per gli uomini.
Di negativo c'è l'aumento di donne destinate a morire di cancro al polmone; in Polonia supera già quello al seno. E proprio la Polonia è la nazione con il più alto tasso di decessi per tumore sia tra le donne sia tra gli uomini.
Malgrado alcuni segnali incoraggianti, il numero dei morti di cancro è destinato a stabilizzarsi a causa dell'invecchiamento della popolazione, chiosa l'epidemiologo Carlo La Vecchia, che ha diretto la ricerca.

Scoperto il gene che favorisce i tumori del sangue
È stato identificato il primo dei geni ''complici'' all'origine dei tumori che provocano la proliferazione abnorme delle cellule del sangue (mieloproliferativi). La scoperta, pubblicata sulla rivista Blood, renderà più facile diagnosticare queste forme di tumore.
La ricerca è stata condotta nell'ambito del Programma Italiano Ricerca sul Cancro che fa parte del progetto bilaterale di collaborazione scientifica Italia-Usa promosso per l'Italia dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss). Allo studio, finanziato dall'Istituto americano per la Ricerca sul Cancro, hanno partecipato l'Università di Firenze, la Mount Sinai School of Medicine di New York e l'Universittà dell'Illinois.
Coordinati da Anna Rita Migliaccio, i ricercatori hanno scoperto che il gene che produce il recettore di alcuni ormoni (glucocorticoidi) è il ''complice'' che si attiva quando in un altro gene, chiamato Jak2, compare una mutazione. Insieme scatenano la crescita incontrollata dei globuli rossi (policitemia).
Un meccanismo analogo, secondo la dottoressa Migliaccio, è all'origine di altri tumori mieloproliferativi, come quelli che fanno impazzire le piastrine (trombocitemia essenziale) o la mielofibrosi primaria, che decima globuli rossi e piastrine nel midollo osseo. La scoperta di un meccanismo comune in grado di attivarle è, per Migliaccio, «un grande progresso per l'identificazione di una possibile cura». Per la ricercatrice «questo lavoro, discriminando per la prima volta il gene associato con la più benigna delle neoplasie mieloproliferative, contribuirà a migliorare la diagnosi e la prognosi di queste malattie ed apre la strada alla formulazione di terapie mirate per ogni singolo paziente».

Il tumore del pancreas dirotta le cellule immunitarie
Il cancro al pancreas è in grado di condizionare il sistema immunitario in modo che quest'ultimo, invece di contrastare la crescita tumorale, venga attivamente coinvolto nella sua progressione. È quanto emerge da uno studio del San Raffaele di Milano pubblicato oggi sul Journal of Experimental Medicine. Il gruppo di ricercatori ha individuato un complesso dialogo che coinvolge le cellule tumorali e cellule presenti nel microambiente tumorale, come le cellule stromali e cellule del sistema immunitario. Il risultato è un'alterazione di quest'ultimo e in particolare dei linfociti T che invece di produrre le citochine efficaci nel combattere il tumore, cominciano a produrre citochine che favoriscono ulteriormente la progressione della malattia (''linfociti deviati''). La ricerca è stata condotta da un’équipe multidisciplinare guidata da Maria Pia Protti e da Lucia De Monte dell'Unità di Immunologia dei Tumori: «Questa ricerca rappresenta un passo in avanti sia nella conoscenza dei meccanismi biologici che rendono il carcinoma del pancreas un tumore particolarmente aggressivo - spiega Protti -, sia nell'identificazione di nuovi target terapeutici che consentiranno di mettere a punto, nei prossimi anni, nuove strategie terapeutiche».

Ogni anno colpiti 1500 bambini: i tumori infantili in aumento
Genitori, medici, autorità sanitarie e istituzionali uniti in un'alleanza globale contro i tumori pediatrici. Si celebra oggi la IX Giornata Mondiale contro il cancro infantile, promossa in 78 Paesi dalla Confederazione Internazionale delle organizzazioni dei genitori di bambini affetti da tumori e leucemie (ICCCPO). E per l'occasione Roma ha ospitato il Convegno “L'amore cura - Combattere i tumori infantili: le sfide del futuro”, organizzato dalla FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica) e dall'AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica). «Ogni anno in Italia - spiega il professor Fulvio Porta, presidente AIEOP - circa 1500 bambini sono colpiti da una neoplasia, con un incremento annuo stimato tra l'1,5 e il 2 percento. Il 75% dei piccoli può essere curato con successo e condurre una vita assolutamente normale da adulto. Sono stati fatti enormi progressi nella diagnosi e nella terapia. La sfida da vincere è quella di migliorare le possibilità di guarigione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Non va dimenticato che l'oncologia pediatrica italiana è all'avanguardia, infatti il 10% dei piccoli pazienti oncologici arriva dall'estero nei nostri ospedali. Un obiettivo è quello di sviluppare programmi di ricerca e interventi psicosociali estesi alla terapie di supporto e a quelle palliative. Si pone inoltre il problema di contrastare, nei prossimi anni, l'incremento dei tumori infantili attraverso possibili interventi preventivi».

Nel 2012 possibile vaccino per il cancro dell’ovaio
Se i risultati dei test saranno positivi, nel 2012 potrebbe essere disponibile per la vendita il vaccino di Menarini per il carcinoma ovarico. È quanto emerso dal convegno “La ricerca Menarini: il valore di oggi le sfide di domani” organizzato in Palazzo Vecchio a Firenze per i 125 anni della casa farmaceutica. La sperimentazione sul vaccino terapeutico del tumore è iniziato 6 anni fa e in estate arriveranno i risultati. «Il farmaco denominato Abagovomab - hanno spiegato Jonathan S.Berek e Angela Capriati, coordinatori della ricerca Mimosa - è un anticorpo monoclonale che agisce come un vaccino terapeutico da somministrare nel cosidetto “periodo libero da malattia” con l'intento di ritardare se non prevenire la ricomparsa del tumore attivando nella paziente una risposta immunitaria verso le cellule tumorali residue che daranno altrimenti origine alla recidiva». Lo studio Mimosa ha reclutato quasi 900 pazienti in Europa e Usa e si tratta del più grande trial clinico sinora eseguito con un farmaco di questo tipo nel carcinoma ovarico. I risultati sono attesi nella seconda metà del 2011 e, se positivi, porteranno all'approvazione del farmaco in Europa e Usa nel 2012.

Tumore al seno nessun problema con protesi moderne
Sappiamo dell'alert, lanciato dalla Fda, che sta esaminando il collegamento tra gli impianti protesici al seno e l'aumento dei rischi di un particolare tipo di cancro, il linfoma anaplastico a larghe cellule «ma non abbiamo preoccupazioni, soprattutto per le protesi di ultima generazione», ha affermato Pier Antonio Bacci, chirurgo estetico e direttore scientifico del Roma International Estetica, un evento dedicato all'estetica medica e non che si terrà alla Fiera di Roma dal 29 al 31 gennaio. «Le protesi usate 20 anni fa non avevano la doppia camera - prosegue Bacci - e questo poteva causare dei fenomeni di trasudazione della sostanza contenuta nella capsula, silicone, acido ialuronico o soluzione salina. Oggi non c'è più questo pericolo».
Bacci, citando dati relativi al Restylane, nome commerciale di una formulazione specifica di acido ialuronico, approvata dalla Fda, ha fatto sapere che «gli eventi avversi per le protesi al seno sono inferiori ad un caso ogni 1000 e si tratta soprattuto di gonfiori - sottolinea Bacci -. I noduli si verificano in un caso ogni 10mila interventi mentre le infiammazioni si riscontrano in una proporzione di una su 100mila applicazioni»

Cancro del rene identificata una nuova mutazione
Scienziati di un team di ricerca internazionale hanno identificato una mutazione genetica presente in un paziente su tre con una delle forme più comuni di cancro al rene, il carcinoma a cellule chiare. La scoperta della variante chiamata PBRM1, pubblicata su Nature, diventa così la più importante nel campo dei tumori renali degli ultimi 20 anni, aprendo la strada a nuove conoscenze e nuovi possibili trattamenti. Il gene mutato è stato identificato in 88 casi su 257 di quelli analizzati da un team di tre importanti centri di ricerca, guidati dal Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge. La mutazione ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del cancro, in quanto sembra ''spegnere'' una proteina che ''rimodella'' il materiale genetico: consente ad altre proteine di entrare nel Dna per ripararlo, gestisce la crescita delle cellule, attiva e spegne altri geni. «Pensiamo di avere una conoscenza quasi completa del set di geni anomali che guidano questo tipo di tumore - ha detto il dottor Mike Stratton, direttore del Sanger Institute - e la nostra comprensione della malattia è cambiata sapendo che la maggior parte di questi geni sono coinvolti nel fornire la struttura che racchiude il Dna nelle cellule e che regola la sua funzione».

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