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Vaccinare i maschi contro l’HPV
Cristina Mzzantini, N. 6/7 giugno/luglio 2011
Bisogna vaccinare anche i maschi contro il Papillomavirus umano (HPV). A dirlo sono le tre più importanti società scientifiche che si occupano di patologie maschili riunitesi recentemente a Roma per la presentazione, in anteprima nazionale, della prima Conferenza di Consenso sulle patologie da Papillomavirus umano nel maschio. Questa si è posta l’obiettivo di analizzare a 360 gradi il nemico pubblico HPV.
La pubblicazione, curata dalla Società Italiana di Andrologia (SIA), dalla Società Italiana di Urologia (SIU) e dalla Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS), ha visto riuniti alcuni tra i massimi esperti provenienti da vari campi della medicina: andrologia, urologia, dermatologia, ginecologia, igiene, virologia, pediatria, infettivologia.
Estendere la vaccinazione contro l’HPV anche ai maschi di 12 anni; raccomandare a livello regionale l’avvio di programmi di vaccinazione anti HPV a prezzo agevolato, come già avviene per le donne; attuare progetti di sensibilizzazione non solo sui condilomi ma su tutte le patologie HPV correlate che riguardano il maschio, sono le conclusioni principali raccomandate da una Giuria di esperti a chiusura dei lavori, con l’obiettivo di darne massima diffusione a livello nazionale.
Come e perché questa pubblicazione?
«L’idea e la volontà di approfondire e fare chiarezza sul tema», ha risposto il professor Vincenzo Gentile, ordinario di Urologia, Università Sapienza Roma, «nasce da una lettera inviata dall’Istituto Superiore di Sanità alla SIA, allora da me presieduta, per sottolineare l’importanza d’interventi di prevenzione contro le patologie da HPV nell’uomo. Da qui la volontà di coinvolgere le principali Società Scientifiche che si occupano di patologie maschili ed estendere quindi a SIU e SIAMS».
«Lo strumento della Conferenza di Consenso», ha aggiunto il professor Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia, Università Federico II Napoli, «è stato scelto al fine di raggiungere, attraverso un processo formale, un accordo rispetto ad una questione sanitaria particolarmente complessa e con diverse aree grigie».
«Il Comitato Promotore da noi rappresentato assieme ad altri soggetti istituzionali», ha replicato il professor Andrea Lenzi, ordinario di Endocrinologia, Università Sapienza Roma «ha nominato un Comitato Tecnico Scientifico (CTS) di esperti del settore, provenienti da varie discipline, che ha avuto il compito di raccogliere i dati e preparare una sintesi di tutte le conoscenze in materia. Il documento è stato poi sottoposto ad una Giuria che ha votato delle raccomandazioni sulla base di quanto elaborato dai tecnici».
Ma perché l’HPV è così pericoloso anche per i maschi?
«Questo virus è la causa di numerose patologie nel maschio come il cancro del pene, il cancro dell’ano, i cancri del tratto orofaringeo e i condilomi genitali causate dai tipi di HPV 6, 11, 16 e 18», ha spiegato il professor Gentile.
Le società scientifiche sono convinte che si tratta di una lotta universale all'HPV e riguarda anche i condilomi, sebbene non costituiscano un problema in termini di mortalità, sono associati ad una sintomatologia clinica quali bruciore, dolore, sanguinamento e ad importanti conseguenze psicologiche che possono essere riassunte in imbarazzo, ansia, perdita di sicurezza e fiducia nel rapporto con il partner. I tipi di HPV principalmente coinvolti sono il 6 e l’11 che sono responsabili del 90 percento delle manifestazioni condilomatose.
Dai dati raccolti dal Sistema di Sorveglianza Sentinella delle infezioni sessualmente trasmesse (IST), che fa capo all’ISS, emerge che in Italia il 73 percento circa degli uomini italiani, con un’età media di 33 anni, sviluppa una condilomatosi. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet ha inoltre dimostrato come nel corso della vita il 50 percento degli uomini, 1 su 2, potrebbe contrarre un’infezione da HPV.
I dati fin qui mostrati rendono chiaro quanto l’HPV e le patologie a esso correlate non rappresentino più un problema solo per la donna, ma anche per l’uomo. «Dopo aver assunto questo concetto», ha chiarito il professor Lenzi, «va fatto un ulteriore passo in avanti per comprendere che HPV significa anche un problema per la coppia in termini di fertilità e di capacità riproduttiva. I dati a nostra disposizione», ha proseguito l’endocrinologo, «hanno evidenziato come la presenza del papillomavirus possa influire sulla funzionalità dello sperma e interferire negativamente sullo sviluppo dell’embrione»
Uno studio italiano pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility ha, infatti, dimostrato che quando, in una coppia, il liquido seminale del partner maschile è positivo all’HPV, il successo riproduttivo è ad altissimo rischio. «Quando il virus è assente le gravidanze sono nella norma (30 percento), ma quando c'è ed è veicolato dagli spermatozoi gli aborti aumentano dal 14-15 al 66 percento», ha continuato il professor Lenzi.
«Lo strumento della vaccinazione», ha dichiarato il professor Mirone, «è la misura di prevenzione più efficace da implementare per prevenire le infezioni da HPV e salvaguardare la salute del maschio. Risultati di studi clinici, pubblicati sul New England Journal of Medicine, mostrano per il vaccino quadrivalente un’efficacia del 90,4 percento nella prevenzione delle lesioni genitali esterne (condilomi genitali, lesioni peniene, perianali e perineali) nei maschi dai 16 ai 26 anni».
L’Italia, come il resto d’Europa e del mondo, ha ormai una solida esperienza per quanto riguarda la vaccinazione anti HPV nelle donne. «Oggi sono disponibili i primi dati cosidetti “reali” che mostrano concretamente l’azione benefica che la vaccinazione ha sulla riduzione delle patologie», ha spiegato Luciano Mariani, Ginecologia Oncologica, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena Roma. «Da uno studio condotto in Australia», ha aggiunto il ginecologo, che è stato uno degli sperimentatori italiani del vaccino «si è visto come a due anni dalla partenza del programma vaccinale anti HPV con il vaccino quadrivalente il numero di nuovi casi di condilomatosi nelle donne si sia ridotto di circa il 60 percento. Questo non fa altro che rimarcare la reale efficacia e i benefici apportati da questa vaccinazione. Si rende quindi evidente», ha puntualizzato Mariani, «come la vaccinazione del maschio sia un atto importante nella lotta a questo virus non solo per motivi d’equità sociale ma anche dal punto di vista epidemiologico, soprattutto in regimi di basse coperture vaccinali nelle donne». In Italia, infatti, a tre anni di distanza dall’avvio della campagna di vaccinazione gratuita delle 12enni il tasso di copertura medio delle vaccinate è solo del 59 percento.
«Dobbiamo ricordare», ha ribadito il professor Aldo Isidori, Presidente Comitato Etico, Policlinico Umberto I Roma, Membro Comitato Nazionale Bioetica (Presidenza del Consiglio) e Presidente di Giuria della Conferenza di Consenso, «che la vaccinazione HPV per l’uomo è già una realtà perché uno dei due vaccini oggi disponibili - il quadrivalente - è indicato nei maschi dai 9 ai 15 anni, oltre che nelle donne dai 9 ai 45 anni».
Negli Stati Uniti il vaccino quadrivalente è già indicato per la prevenzione dei condilomi genitali nei maschi fino a 26 anni e dallo scorso dicembre la Food & Drug Administration, la principale autorità regolatoria degli Stati Uniti, ha esteso le indicazioni del vaccino anche per la prevenzione delle lesioni precancerose e del tumore anale negli uomini e nelle donne fino a 26 anni.
«A livello europeo», ha concluso il professor Isidori «è attesa a breve, da parte dell’Agenzia Europea del farmaco (EMA), l’estensione delle indicazioni del vaccino quadrivalente per la prevenzione dei condilomi genitali nei maschi fino a 26 anni e per la prevenzione del tumore anale negli uomini e nelle donne fino a 26 anni».
Indirizzi utili
AZIENDA POLICLINICO UMBERTO I
Viale del Policlinico, 155 - 00161 Roma
Centralino: 06 49971
Prenotazioni/informazioni: 800 638638
www.policlinicoumberto1.it
Urologia - Prof. Vincenzo Gentile - tel 06 49974211
Prevenzione Primaria
La vaccinazione è l’atto di prevenzione primaria che viene prima di ogni altro intervento medico. Grazie alla protezione vaccinale contro l’HPV è possibile evitare l’incontro con il virus. Con la vaccinazione prepariamo il nostro corpo a rispondere al potenziale attacco dell’HPV con “munizioni intelligenti” capaci di riconoscere, attaccare e distruggere il virus.
La vaccinazione, unitamente allo screening, possono offrire la massima protezione e sicurezza per un futuro sano e sereno.
A differenza delle altre malattie sessualmente trasmess, per le patologie da HPV la prevenzione tramite vaccinazione rappresenta l’unica mossa vincente. La vaccinazione permette di evitare lo sviluppo delle patologie da HPV.
Dal 2007, sono in commercio due vaccini anti HPV:
- il vaccino bivalente, indicato nella prevenzione di lesioni precancerose della cervice uterina e del cancro del collo dell’utero, causati dai tipi di Papillomavirus 16 e 18 in donne dai 10 ai 25 anni;
- il vaccino quadrivalente, indicato per la prevenzione del cancro della cervice uterina, delle lesioni precancerose del collo dell’utero, della vulva e della vagina e dei condilomi (verruche) genitali causati dai tipi i Papillomavirus 6, 11, 16 e 18 nei maschi dai 9 ai 15 anni e nelle donne dai 9 ai 45 anni.
L’efficacia
Sul fronte della prevenzione dei condilomi genitali abbiamo già fatto un notevole passo avanti grazie ai primi risultati dalla “vita reale” che ci arrivano da uno studio condotto presso il Centro di Salute Sessuale di Melbourne in Australia:
dopo un solo anno di campagna di vaccinazione con il vaccino quadrivalente lo studio ha dimostrato come i nuovi casi di condilomi siano diminuiti di circa il 50 percento. I risultati a 2 anni mostrano una diminuzione del 60 percento dei casi di condilomi nella popolazione vaccinata. Un dato importante che ci mostra come questo vaccino sia in grado di proteggere realmente la salute delle donne.
Un’ipotesi che diventa sempre più realistica a giudicare dai dati di efficacia pubblicati, riguarda la possibilità di estendere la vaccinazione anti HPV anche ai maschi: un’azione che sferrerebbe un duro colpo all’infezione da HPV, un virus che non è solo un nemico delle donne.
Sempre più Paesi, tra cui Stati Uniti, Messico, Canada e Australia, hanno approvato l’estensione delle indicazioni del vaccino quadrivalente negli uomini fino a 26 anni. Ad oggi l’unico Paese europeo ad aver avviato un programma di vaccinazione universale è l’Austria dove, già da tempo, viene raccomandata la vaccinazione HPV anche dei ragazzi.
Il vaccino è sicuro ed efficace e a dimostrarlo sono più di 72 milioni di dosi già somministrate nel mondo.
HPV il 50 percento degli uomini potrebbe essere infettato
Metà della popolazione maschile potrebbe essere infettata dal papillomavirus. Lo affermano le proiezioni di uno studio del Lee Moffitt Cancer Center and Research Institute di Tampa, in Florida, pubblicate sulla rivista Lancet.
I ricercatori hanno esaminato un gruppo di 1.179 uomini tra i 18 e i 70 anni scelti in tre Paesi: Usa, Messico e Brasile. I pazienti sono stati seguiti per circa due anni, verificando la presenza di infezione da HPV. Secondo i calcoli dello studio l'incidenza dell'infezione da uno qualsiasi dei ceppi di HPV, su una popolazione generale, può raggiungere il 50 percento, mentre ogni anno il 6 percento dei maschi contrae una infezione da HPV di tipo 16, quello considerato più pericoloso perché oncogenico. La probabilità di contrarre l'infezione da quest'ultimo ceppo è più alta di 2,4 volte in chi ha, nel corso della vita, più di 50 partner sessuali e di 2,6 volte negli uomini che hanno rapporti omosessuali con almeno tre partner.
Mentre le per le donne i benefici del vaccino contro l’HPV sono ormai ben conosciuti, per gli uomini il dibattito sull’opportunità di fare campagne è ancora molto acceso: «continueremo a incoraggiare anche misure di sicurezza come il condom», scrive la rivista in un suo editoriale di accompagnamento, «la vaccinazione per l’uomo proteggerebbe non solo il soggetto che la pratica, ma avrebbe anche conseguenze sul partner sessuale».
Il Lazio e l’HPV
La Giunta Polverini ha sbloccato oltre 3 milioni di euro di fondi ministeriali dedicati alla vaccinazione contro l’HPV, fermi dal 2008. Lo comunica una nota dell’assessorato alla Salute della Regione Lazio. Questo stop aveva contribuito a provocare ritardi nel completamento del ciclo vaccinale di alcune ragazze e un livello di copertura al di sotto dei livelli desiderati. La campagna vaccinale potrà ora riprendere regolarmente con l’obiettivo di raggiungere la più ampia copertura possibile nella popolazione delle dodicenni, alle quali è offerta gratuitamente, prevedendo l’ultimo richiamo entro il 14° anno di età. L’assessorato alla Salute, inoltre, nell’ambito della campagna vaccinale contro l’HPV, promuoverà un piano integrato di prevenzione del cancro della cervice uterina basato su tre pilastri: la vaccinazione anti HPV, il rilancio dei programmi di screening basati sul Pap-test triennale gratuito per tutte le donne fra i 25 e i 64 anni e la promozione della salute attraverso interventi nelle scuole mirati ad informare le adolescenti sui rischi dell’infezione da HPV e sui più corretti strumenti di prevenzione del cancro alla cervice uterina.
Inaugurata a Roma banca ovociti
È stata recentemente inaugurata presso l'Istituto Regina Elena di Roma una banca per la conservazione di tessuti, cellule riproduttive e ovociti femminili per le pazienti oncologiche. «Si tratta della prima iniziativa di carattere nazionale del genere in Italia, cui se ne potrebbero aggiungere altre». Ad annunciarlo è stato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante la presentazione della campagna di prevenzione dell'infertilità maschile Androlife.
«C'è un numero importante di donne sotto i 40 anni, malate di tumore», ha spiegato il Ministro «che possono avere problemi di fertilità in seguito alle terapie oncologiche; inoltre, la stimolazione ormonale per il recupero degli ovociti può essere dannosa in queste pazienti. Per chi ha subito un trapianto di midollo è stata poi dimostrata l'impossibilità di rigenerare il potenziale fertile».
Come ha aggiunto Ettore Cittadini, professore di Ginecologia a Palermo e coinvolto nel progetto, «a chi ha una bassa follicolarità ovarica, come ad esempio le bambine che si ammalano di leucemia, viene prelevato del tessuto corticale-ovarico in laparoscopia che poi può essere trapiantato di nuovo una volta che le pazienti sono guarite. Per le donne senza problemi di follicologia, vengono prelevati invece gli ovociti. Questi tessuti possono essere conservati per 30 anni».
La banca, che beneficia di un finanziamento del Ministero di circa 600mila euro, sarà gestita con la banca dei tessuti muscolo-scheletrici e ossa appena approntata presso gli Istituti fisioterapici ospedalieri. «I casi stimati di donne che potrebbero usufruirne sono 8mila», ha concluso Fazio .
Nasce un registro per il melanoma
Complici le lampade e il sole preso senza protezione da bambini, il melanoma colpisce sempre più i giovani: oggi un paziente su 4 ha meno di 30 anni (10 anni fa gli under-30 erano solo il 5 percento dei casi). Per capire meglio le cause (anche ambientali) di questo grave tumore della pelle e armonizzare le cure nasce il registro nazionale dei pazienti portatori di diversi tipi di melanoma.
L'iniziativa è stata annunciata dal professor Paolo Ascierto dell'Istituto Nazionale dei tumori di Napoli fondazione Pascale, secondo il quale «finora in Italia non esisteva un registro nazionale per il melanoma, cioè un vero e proprio database che raccolga tutti i casi. Questa grave lacuna oggi è stata colmata grazie al progetto dell'Intergruppo Melanoma Italiano (IMI), con l'avvio del registro. È prevista l'adesione di almeno 45 centri entro l'estate 2011».
Si stima che ogni anno, nel nostro Paese, vi siano circa 7.000 nuove diagnosi di melanoma e 1500 decessi. L'incidenza è cresciuta a un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di tumore (negli ultimi 10 anni l'incremento registrato è del 30 percento), ad eccezione del polmone nelle donne
Chernobyl 25 anni dopo
Non sono bastati 25 anni per far diminuire il rischio di tumore nelle persone che si abitavano vicino alla centrale di Chernobyl al momento dell'incidente. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Environmental Health Perspective la probabilità che contragga il cancro della tiroide è ancora uguale ai giorni successivi al disastro. Lo studio, condotto dal National Institute of Health americano, ha esaminato 12.500 persone che avevano meno di 18 anni al momento dell'incidente, misurando due mesi dopo i livelli di Iodio-131 nella loro tiroide. Nei 22 anni successivi 65 persone hanno avuto una diagnosi di cancro alla tiroide e la probabilità è risultata doppia per ogni gray (unità di radiazione assorbita) misurato nei pazienti. «Non abbiamo trovato nessuna evidenza nel corso dello studio che indicasse una decrescita nel tempo del rischio di tumore», hanno scritto i ricercatori «quello che abbiamo osservato è che l'assorbimento delle radiazioni da Iodio-131 è proporzionale al rischio del cancro, che non sembra abbassarsi con il tempo». Secondo gli esperti la prima diminuzione del rischio di verifica dopo 30 anni dall'esposizione, ma a 40 anni questo è ancora più alto del normale.
Nuove armi contro il tumore infantile più diffuso
Sulla rivista Clinical Cancer Research sono stati riportati i risultati di una ricerca, effettuata dall'Istituto Vall D'Hebron (VIHR), riguardante il rabdomiosarcoma. Questo tipo di tumore infantile ha un decorso maligno e la modalità con cui progredisce dipende dalla sede in cui è localizzato (cuoio capelluto, narici, estremità articolari, orecchie e testa).
La ricerca ha identificato il coinvolgimento della via di segnalazione Notch, via metabolica implicata nella fisiologica vita cellulare: genera, infatti, segnali per la differenziazione, proliferazione, crescita e apoptosi cellulare. Sarebbe proprio una disfunzione di questa via che non porta alla generazione del segnale di apoptosi che causa l'accumulo di cellule tumorali.
La Dott.ssa Soledad Galiziano, responsabile dello studio, ha sottolineato il forte legame tra la sviluppo di un nuovo metodo terapeutico e i risultati della ricerca perché conoscendo maggiori dettagli della via di segnalazione si potrà individuare quali tipi di cancro sono più invasivi e posseggono la capacità di metastatizzare.
Solo in Spagna i tumori colpiscono un bambino su novecento e l'8 percento del totale sono rabdomiosarcomi. Attualmente il 20 percento dei bambini malati non risponde alla terapie in uso, per questo motivo questa nuova scoperta può rappresentare un importante strumento terapeutico.
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