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Con una maggiore consapevolezza, aumenta la salute delle donne

Paola Sarno, N. 6/7 giugno/luglio 2011

Cresce il numero delle guarigioni da cancro e aumenta, soprattutto, la salute delle pazienti oncologiche. L’incremento della sopravvivenza, in Europa, a 5 anni dalla diagnosi è, infatti, del 5% per gli uomini e del 7% per le donne, sul totale dei casi. Per il solo tumore al seno, secondo Eurocare, si è passati dal 74% all’83% e un’importante inversione di rotta si registra per i tumori ovarici per i quali la sopravvivenza è oggi del 30-40% rispetto al 20% di qualche decennio fa. La prevenzione ha, di fatto, cambiato decisamente le statistiche relative ai tumori femminili e, se da un lato cresce il numero delle diagnosi, perché sempre più precoci e a causa dell’allungarsi della vita media, dall’altro aumentano anche le strategie terapeutiche, sempre più basate su un intervento multidisciplinare e personalizzato. Si registra anche il desiderio delle donne di oggi di essere sempre più informate e consapevoli non solo sui piani di prevenzione, ma anche su prognosi, decorso terapeutico e su tutto ciò che può migliorare la loro vita durante e dopo la malattia. Non rinunciano più alla sessualità, alla gravidanza e all’esperienza della maternità. Imparano a gestire i sintomi legati alla tossicità delle terapie e adeguano la dieta in una strada verso la salute anche nel corso della lotta contro malattia stessa. Questa l’incoraggiante tendenza emersa durante la II edizione del convegno “L’immagine ritrovata: la centralità della vita delle pazienti”, tenutosi in contemporanea a Roma e Napoli.

Le differenze di genere e la qualità della vita
Promotori dell’iniziativa, che ha coinvolto numerosi esperti che operano in team multidisciplinari, sono stati Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Regina Elena di Roma e Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente del Policlinico A. Gemelli. «La nostra attenzione», ha affermato Cognetti, «è rivolta alle differenze di genere nelle patologie e nella loro cura e abbiamo imparato che il benessere psicofisico è un alleato nel combattere meglio determinate malattie. Nel caso dei tumori femminili, inoltre, possiamo fin da subito contare su una buona alleanza terapeutica con la donna, sempre più consapevole e combattiva». E Scambia, dal suo canto, ha sottolineato che «la cultura della qualità di vita è tipica dei nostri tempi: in oncologia, oggi, è molto più diffusa rispetto a qualche anno fa, perché molte patologie si possono curare, le pazienti vivono più a lungo e oggi disponiamo di numerose risorse che aiutano le pazienti a superare l’esperienza dalla malattia».

La familiarità fra i fattori di rischio
Ma, quali sono i fattori che espongono al rischio di sviluppare tumori? In alcuni casi è la familiarità a giocare un ruolo importante. «I tumori ereditari della mammella e dell’ovaio colpiscono una donna su dieci e rappresentano il 10-15% di queste neoplasie», ha spiegato, infatti, Antonella Savarese, oncologa medica dell’IRE, notando che «dal punto di vista della rilevanza scientifica e sociale, l'identificazione di mutazioni genetiche predisponenti al cancro comporta una serie di implicazioni che riguardano principalmente gli aspetti della diagnosi precoce, nonché le ripercussioni psico-emotive e gli strumenti preventivi per la riduzione del rischio di ammalarsi».

Non si rinuncia più alla maternità
«Per quanto riguarda la fertilità e la gravidanza», ha evidenziato in seguito Pierluigi Benedetti Panici, direttore del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Umberto I di Roma, «ciò che fino a qualche tempo fa sembrava eroico oggi è diventato possibile, almeno in molti casi. Grazie alla terapia chirurgica conservativa o farmacologica di nuova concezione le pazienti possono mantenere la capacità riproduttiva». Anche perché, come ha precisato Domenica Lorusso, ginecologa oncologica del Policlinico A. Gemelli, «l’assenza di conseguenze sul feto di madri sottoposte a precedente chemioterapia è ormai provata, purché si rispettino dei tempi ritenuti di “sicurezza” tra la chemio e la gravidanza». Non solo: si comincia, infatti, a discutere sulla possibilità di effettuare trattamenti antitumorali quando il cancro viene diagnosticato durante la gravidanza stessa.

Il ruolo della corretta alimentazione
La dieta ha un enorme potere nel prevenire la formazione di tumori, nel modularne la crescita e migliorare la prognosi dei pazienti. E le donne mostrano di saperlo. «Tutti gli studi che hanno analizzato la relazione fra dieta e cancro», ha sottolineato Debora Rasio del dipartimento di Medicina Clinica dell’Università di Roma La Sapienza, «sembrano evidenziare come un terzo di tutti i tumori sia prevenibile con una corretta alimentazione. I cibi contengono, infatti, sostanze in grado di modulare tutti i principali meccanismi di segnale coinvolti nella cancerogenesi».

Gli effetti collaterali dei farmaci e l’aiuto del dermatologo
«Quanto all’entità degli effetti collaterali della chemioterapia, che in generale non si prestano a discriminazioni di genere», hanno specificato Michele Milella, oncologo medico dell’IRE e Claudia Marchetti, ginecologa dell’Umberto I, «esistono alcuni aspetti, specie se intrecciati al vissuto familiare e sociale, che possono essere analizzati con uno sguardo più specificamente rivolto alle pazienti donne attraverso una particolare attenzione ai protocolli di prevenzione per anemia, nausee e vomito». I nuovi farmaci a bersaglio molecolare, invece, presentano effetti tossici peculiari che inducono disagi nella vita di relazione perché si evidenziano sulla pelle del volto con eruzioni cutanee, sui capelli che si possono depigmentare e sulle unghie soggette ad alterazioni che non è possibile non mostrare.
In questo ambito la dermatologia può essere di grande aiuto alle donne. Antonio Cristaudo, responsabile del Servizio di Allergologia dell’Istituto S. Gallaicano ha spiegato come alle pazienti vengano prescritti farmaci per contrastare le manifestazioni cutanee, e vengano date raccomandazioni che includono consigli dermocosmetici e dermoestetici e informazioni su come affrontare l’esposizione al sole.

Lo psicologo in tutte le fasi della malattia
Il Servizio di Psicologia dell’IRE, inoltre, come ha rilevato la responsabile Patrizia Pugliese, attua interventi psicologici integrati alla cura medica in tutte le fasi della malattia, dalla diagnosi alla fase terminale. «Tale modello - ha spiegato - si avvale di un ventaglio di attività psicologiche diversificate, come la rilevazione precoce e il trattamento del distress psicologico, la presenza degli psicologi di reparto, l’inserimento dello psicologo come figura stabile nei Disease Management Team, l’affiancamento della figura psicologica a quella medica negli ambulatori dove si affrontano gli esiti dei trattamenti o nell’ambulatorio del dolore, dove è più significativa la considerazione e il trattamento della componente psicologica del sintomo». Il convegno, sempre in un’ottica psicosociale, ha infine affrontato - grazie alla partecipazione di associazioni di volontariato come Favo, Komen, Iris e Oncologia per l’Africa e alle testimonianze di pazienti e familiari - anche la crucialità dei diritti in ambito lavorativo, oggi tutelati dall’art. 46 della legge Biagi, che garantisce ai pazienti la conservazione del posto di lavoro in modalità part-time. Molto, tuttavia, resta ancora da fare per sensibilizzare le aziende su un problema vitale per due milioni di persone in Italia colpite da patologie neoplastiche, il 50% dei quali considera decisivo continuare a lavorare.

Parte da Roma il progetto “Tevere”
Nel corso del convegno “L’immagine ritrovata: la centralità della vita delle pazienti”, è stato presentato un piano di prevenzione del tumore mammario di ampio respiro, denominato “Progetto Tevere” (www.progettotevere.it) e rivolto alle donne in menopausa. Ad illustrarlo è stata proprio Paola Muti, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma (IRE). Il progetto di prevenzione primaria si pone come obiettivo quello di verificare se sia possibile intervenire sulla possibilità di sviluppare la neoplasia del seno attraverso la somministrazione di un farmaco antidiabetico di largo consumo e privo di effetti collaterali, la metformina. I presupposti di questo intervento si basano sul fatto che sia il cancro alla mammella, del quale si ammalano ogni anno in Italia circa 38mila donne, sia quello del colon, hanno un fattore di rischio legato a uno stato di iperinsulinemia o di diabete latente. La sperimentazione in laboratorio, che tratterà cellule tumorali umane con la metmorfina, durerà 4-5 anni. La ricerca sarà coordinata proprio dagli esperti dall’IRE, mentre il reclutamento sarà compito dell’INT di Milano e di vari centri della Regione Sicilia, in quanto l’incidenza del tumore al seno al Nord è molto superiore rispetto al Sud Italia. Necessario quindi stabilire se questa efficacia di prevenzione sia uguale nelle due aree geografiche.

Il gruppo oncologico multidisciplinare umbro è centro europeo di eccellenza
La Commissione scientifica dell’Enets (European Neuroendocrine Tumor Society) ha giudicato l’organizzazione e l’attività clinica e scientifica del Gruppo oncologico multidisciplinare (Gom) regionale per la diagnosi e terapia dei tumori neuroendocrini, meritevoli dell’attestato di Centro europeo di eccellenza. In Italia il riconoscimento ottenuto dall’Umbria, al termine di una procedura di valutazione da parte di esperti internazionali e per la prima volta conferito ad un Gruppo regionale, è stato attribuito solo all’INT di Milano e in Europa ad altri dieci Centri universitari e di ricerca (tra cui Uppsala, Berlino, Londra, Oxford e Parigi). I tumori neuroendocrini costituiscono una patologia  relativamente rara e proprio per questo richiedono specifiche competenze specialistiche che devono operare secondo principi di multidisciplinarietà per dare risposte appropriate ed efficaci. Il Gom umbro, costituito nel 2007, è momento di aggregazione, studio e ricerca per tutti gli specialisti coinvolti nelle fasi diagnostiche e terapeutiche e rappresenta un punto di riferimento nazionale per questa patologia. Nello scorso anno ha prodotto le linee guida internazionali per i tumori neuroendocrini toracici e condotto ricerche in collaborazione con altri Centri italiani ed esteri su nuovi approcci diagnostici e terapeutici.

In Lombardia si rafforza la rete assistenziale contro il dolore     
La Regione Lombardia è da tempo in prima linea nel campo della terapia del dolore, con una consulta attiva in ogni ospedale dal 2004 e raccomandazioni per includere nella cartella clinica dei pazienti le rilevazioni del dolore dal 2007. Su questo argomento anche l'assessore regionale alla sanità, Luciano Bresciani, intervenendo al seminario "Malattia Dolore: Cura, Modello e Rete Territoriale", che si è svolto all’ospedale Niguarda di Milano, ha dichiarato che lo sviluppo di una Rete regionale di terapia del dolore è uno degli obiettivi inseriti all'interno del Piano Socio Sanitario Regionale 2010-2014 che caratterizzerà le nostre scelte, in campo sanitario, nell'attuale legislatura. Bresciani ha poi ricordato il progetto “Ospedale-Territorio senza dolore", spiegando come, oltre a rafforzare l'attività dei Comitati, Ospedale Senza Dolore favorisca l'integrazione ospedale-territorio, demandando alla struttura ospedaliera la gestione dei casi complessi e coinvolgendo nel processo assistenziale la figura del medico di medicina generale, introducendo il concetto di rete assistenziale anche nel campo della lotta al dolore. Per il futuro, quindi: centralità del paziente, logica di rete, continuità delle cure ospedale-territorio con il coinvolgimento di tutti i professionisti che operano in questo ambito.

Se curare un tumore fa ammalare: le leucemie secondarie
Una malattia oncologica ne può scatenare un’altra: è il caso delle leucemie secondarie. In Italia si vanno sempre più affinando le tecniche per scovarle, capirne i meccanismi e prevenirle. Un aiuto arriva dal Registro delle Leucemie Secondarie dell’Istituto di Ematologia dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma, che si pone l’obiettivo di arrivare a identificare le categorie di pazienti a maggior rischio di sviluppare questa patologia, registrando almeno 500-1000 casi nei prossimi 5 anni. «Unico limite - ha spiegato Livio Pagano, ematologo della Cattolica, dove si è tenuto recentemente un simposio sul tema - è la mancanza di un denominatore assoluto (quante nuove diagnosi per ogni patologia neoplastica sono identificate in Italia) a causa della mancanza di un registro tumori nazionale». Le leucemie acute e le sindromi mielodisplastiche secondarie a trattamento chemio radioterapico per altra neoplasia o malattia autoimmune sono un problema emergente per l’uso sempre più frequente di trattamenti intensivi e la prolungata sopravvivenza dei pazienti trattati. Si stima che la loro percentuale rispetto alle forme de novo sia intorno al 15%. Nella predisposizione individuale, oltre ai farmaci, bisogna considerare anche i tumori primitivi e gli esperti ipotizzano anche una predisposizione genetica, anche se attualmente non ci sono dati certi al riguardo. Esiste anche un sito web dedicato, (www.secondaryleukemia.org), coordinato dal direttore dell’Ematologia della Cattolica, Giuseppe Leone, nato per poter documentare le esperienze scientifiche del gruppo e per registrare i casi osservati in Italia.

I tumori in Europa nel 2011
Usando i valori di popolazione e di mortalità OMS, ricercatori italiani ed epidemiologi svizzeri hanno stimato lo scorso anno per il 2011 il numero di morti per tutti i tipi di cancro sia riguardo i Paesi della Ue che per altri 6 Paesi dell'Europa centrale e dell'Est. Le percentuali standardizzate per età sono state analizzate al computer usando le stime di popolazione EUROSTAT. Lo studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology ha indicato una stima di 1.281.436 decessi per cancro nella Ue nel corso dell’anno e tassi standardizzati di 143 ogni 100.000 uomini e di 85 ogni 100.000 donne. La Polonia mostrerebbe i tassi più alti, seppur con un lieve calo in periodi più recenti. La diminuzione della mortalità per cancro allo stomaco, colon-retto, mammella, utero, prostata e leucemie, e per cancro al polmone nell'uomo, continuerà, secondo gli autori, per tutto il 2011 e al contrario un'inversione o una stabilizzazione della tendenza è prevista dove sono stati osservati innalzamenti. Le percentuali di cancro al polmone nelle donne sono aumentate in tutti i principali Paesi dell'Ue, eccettuato il Regno Unito, dove permane come prima causa di morte, così come lo è ora anche in Polonia. Una tendenza all’aumento nel corso degli ultimi anni si è registrata anche per il cancro al pancreas nelle donne.

ISG: la miscroscopia confocale evita dolorose biopsie
All’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma confermano l’efficacia della microscopia confocale, tecnologia di recente applicazione in grado di fornire in tempo reale immagini microscopiche ad alta risoluzione in modo del tutto innocuo, infinitamente ripetibile, che non provoca dolore al paziente e permette di sostituire le tradizionali biopsie. La microscopia confocale in vivo ha applicazioni in ambito oncodermatologico: melanoma e tumori cutanei non melanoma, come il carcinoma basocellulare o il carcinoma spinocellulare, nonché in ambito di malattie infiammatorie cutanee. Recenti studi condotti da ricercatori dell’ISG, insieme ad esperti di Miami e pubblicati su British Journal of Dermatology e Archives of Dermatology, evidenziano ulteriormente i vantaggi ottenuti dall’impiego di questa tecnica d’avanguardia. «La risoluzione d'immagine della tecnica confocale - ha spiegato Marco Ardigò, del Dipartimento di Dermatologia Clinica del’ISG, diretto da Enzo Berardesca - è sovrapponibile a quella della microscopia ottica standard e permette di ottenere informazioni analoghe senza dover sottoporre il paziente a dolorose biopsie cutanee, che oltretutto lasciano cicatrici. Grazie all’assoluta non invasività, l'indagine può essere ripetuta su più lesioni cutanee nella stessa seduta e più volte nel tempo, al fine di controllare i cambiamenti microscopici e valutare l'efficacia delle terapie adottate».

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