|
|
Arriva in Italia il primo spray nasale contro i picchi del dolore oncologico
Minnie Luongo, N. 8/9 agosto/settembre 2011
Tumore significa anche dolore fisico. Lo sanno non solo i pazienti colpiti da forme varie di cancro, ma anche i familiari che, impotenti, assistono alla sofferenza dei loro cari. C’è dolore e dolore, questo è vero, ma ben 6 pazienti su 10 convivono, nell’arco della giornata, con il cosiddetto “BreakTrough cancer Pain” (potremmo definirlo il “picco del dolore” ), che gi esperti indicano caratterizzato da rapida insorgenza, severa intensità e breve durata.
A Milano, di recente, è stato fatto il punto su questo aspetto oncologico tanto delicato, ma spesso trascurato, nel corso di un incontro fra i massimi specialisti di materia oncologica.
Definizione del BreakThrough cancer Pain
Informazione fondamentale: il 60 percento dei pazienti con dolore cronico di origine neoplastica presenta, durante la giornata, delle esacerbazioni nell’intensità del dolore di base, anche quando questo viene efficacemente trattato con farmaci somministrati a orari prefissati. I primi a rendersi conto che occorre una maggiore informazione sul “BreakThrough cancer Pain” (ben il 98 percento) sono gli stessi medici, come rivelano i risultati di un’indagine condotta dal sito www.doloredoc.it. Infatti, si tratta di una problematica che presenta in primo luogo ripercussioni a livello fisico e psicologico, ma che comporta, anche, un impatto significativo sui costi socio-sanitari.
L’episodio di BTcP ha un decorso temporale limitato, con un picco dell’intensità a 3 minuti dall’insorgenza, una durata media di 30 minuti, ma inferiore a un’ora nel 90 percento dei casi, e una frequenza media giornaliera di 1-4 episodi. Come accennato, per valutare il grado di conoscenza della patologia BTcP, è stata condotta da Doloredoc.it una Survey, cui hanno partecipato 779 clinici, tra medici di medicina generale e specialisti del dolore. Dai risultati si evince come la quasi totalità degli intervistati ritenga necessaria un’ulteriore formazione in tema di BTcP, con particolare attenzione alle attuali opzioni terapeutiche (53 percento) e alla corretta diagnosi (30 percento).
Il parere degli esperti
Durante l’incontro tenutosi a Milano ha dichiarato il professor Augusto Caraceni, direttore Struttura Complessa Cure palliative, Terapia del Dolore e Riabilitazione Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, nonché vicepresidente Società Europea di Cure Palliative e vicedirettore Centro Europeo di Ricerca in Cure Palliative: «A oggi non esiste un protocollo riconosciuto per il trattamento del Breakthrough cancer pain nei pazienti con dolore cronico oncologico e nessuno dei farmaci finora disponibili rispecchia pienamente l’andamento temporale di questo particolare tipo di dolore. La maggioranza delle attuali strategie di gestione comprende l’uso di medicazioni di salvataggio che, nella pratica standard, sono spesso rappresentate da una dose addizionale dello stesso oppioide usato per gestire il dolore cronico di base del paziente».
Come combattere allora il picco del dolore oncologico? A questo riguardo i massimi specialisti concordano: per rispondere adeguatamente alle peculiari caratteristiche del BTcP, il farmaco ideale, utile per la gestione dei picchi di dolore nell’arco della giornata, deve essere efficace, di semplice e comodo utilizzo, avere un rapido inizio d'azione e, anche, minimi effetti collaterali. Con queste caratteristiche è ora disponibile Instanyl, il primo farmaco analgesico con somministrazione intranasale a base di fentanyl, indicato per il trattamento del BTcP in adulti ai quali sia già somministrata una terapia oppioide di mantenimento per il dolore cronico oncologico. Questo nuovo farmaco – in pratica un comodo spray nasale – è stato studiato per aderire alle esigenze di trattamento del Breakthrough cancer pain, assicurando una rapida insorgenza dell’analgesia, una breve durata di azione, una praticità d’uso da parte del paziente. Il tutto unito a un buon profilo di tollerabilità.
La lotta contro il dolore
L’arrivo in Italia della nuova opzione terapeutica cade poco dopo il primo anniversario dall’approvazione della Legge 38/2010, che ha rappresentato per il nostro Paese un importante risultato nella lotta contro il dolore, come ricorda Guido Fanelli, coordinatore della Commissione Dolore del Ministero della Salute: «Abbiamo completato al 75-80 percento gli strumenti necessari per applicare la nuova normativa. La Conferenza Stato-Regioni del dicembre scorso ha approvato le linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali: la vera sfida, ora, si gioca sulla loro applicazione a livello territoriale. Una condizione essenziale sarà la formazione di chi opera sul territorio. Mentre non dimentichiamo che una rete di cure palliative esiste già, grazie anche al fondamentale contributo del volontariato e del non profit, tuttavia il trattamento del dolore cronico deve affrontare la sfida da sintomo a malattia. Siamo consapevoli che il processo per passare da una legge innovativa a una legge del tutto operativa richiede tempo, ma l’iter pare ormai irreversibile». Si può quindi affermare che il sollievo dal dolore è una condizione prioritaria ma, fortunatamente, è raggiungibile nella maggioranza dei casi, con la sola terapia farmacologica antalgica. E oggi i farmaci per la terapia del dolore, oppiacei e non, sono disponibili in Italia, rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale.
La nuova terapia
Per la sua facilità di utilizzo, Instanyl – parere unanime degli esperti – è al momento il farmaco più adatto per un uso domiciliare; inoltre, nel caso l’effetto analgesico non sia totalmente soddisfacente, il paziente può assumere una dose aggiuntiva di prodotto dopo soli 10 minuti.
Molteplici sono i vantaggi della via di somministrazione intranasale di Instanyl®:
- rapida insorgenza di azione (un significativo sollievo dal dolore è già evidenziabile dopo cinque minuti dalla somministrazione);
- adeguata durata d’azione (mediana 56 minuti);
- evita il metabolismo di primo passaggio;
- biodisponibilità elevata (89 percento).
Grazie alla via di somministrazione intranasale, questa terapia innovativa è adatta anche in pazienti con BTcP che non sono in grado di assumere analgesici per via orale, per condizioni che comprendono: vomito, nausea, xerostomia, mucositi o compromissione della funzione gastrointestinale. Fondamentale ricordare che, nei pazienti in trattamento per patologia neoplastica, le condizioni della mucosa nasale sono generalmente migliori rispetto alla mucosa della bocca, creando quindi minori problemi nell’assunzione del farmaco. Gli studi clinici dimostrano che il nuovo farmaco (prodotto da Grünenthal Italia) è ben tollerato e associato a una bassa incidenza di eventi avversi e di sospensione del trattamento (gli eventi avversi più comunemente associati sono quelli tipici della terapia oppioide).
Per saperne di più
Doloredoc.it è un sito nato nel giugno 2003 con lo scopo di divenire il riferimento per tutti i medici che si interessano all'algologia, ovvero alla terapia del dolore. Ma è utile anche per tutti coloro, pazienti o semplicemente persone interessate alla materia, vogliono ottenere quante più informazioni possibili inerenti quest´area della medicina. Nei mesi scorsi questo sito ha condotto un’indagine in merito alla conoscenza e alla formazione in Italia del Breakthrough cancer Pain: le domande del sondaggio riservato a soli utenti medici hanno visto la partecipazione di 779 clinici. I dati confermano che l’attenzione al trattamento è molto aumentata negli ultimi due anni, almeno secondo più del 70 percento dei medici partecipanti. L’esperienza dei nostri clinici dimostra, altresì, che l’attenzione al tema è motivata: la prevalenza del BTcP nei pazienti oncologici, infatti, è per oltre la metà del campione tra il 50 e il 70 percento. Tuttavia, la quasi totalità dei medici intervistati ritiene necessaria ulteriore formazione in tema di BTcP, con particolare attenzione alle attuali opzioni terapeutiche (53 percento) e alla corretta diagnosi (30 percento).
Ripercussioni del BTcP
Gli episodi di BTcP hanno un impatto sul paziente, sia fisico sia psicologico. Fisico, perché il manifestarsi del dolore è spesso legato all’attività fisica. Come conseguenza, il malato limita la propria attività per minimizzare l’episodio di BTcP: pertanto, viene compromessa pesantemente la sua autonomia e la qualità di vita. Inoltre, l’imprevedibilità del BTcP è fonte di considerevoli ripercussioni psicologiche, che intaccano la personale percezione del paziente di se stesso e della sua malattia, innescando un circolo vizioso di ansia e debilitazione. La maggior parte dei pazienti con BTcP presenta livelli di stress, paura e frustrazione, poiché il BTcP rappresenta un costante ricordo della malattia e del suo peggioramento, e viene associato a una perdita d’indipendenza.
Ma c’è di più. La gestione del Breakthrough cancer Paiha esercita un importante impatto economico, sia sul paziente sia sulla sua famiglia e sul sistema di assistenza sanitaria. Un recente studio condotto negli Stati Uniti su pazienti oncologici ha dimostrato che il costo annuale totale attribuibile al dolore in termini di ospedalizzazioni, visite di emergenza e mediche ambulatoriali, è di otto volte superiore nei pazienti con Breakthrough cancer Pain, rispetto ai pazienti senza tale disturbo.
Un osservatorio per le cure palliative
Con l’obiettivo di creare l’indirizzario di tutte le realtà operanti in Italia nell’ambito delle cure palliative, dieci anni fa è stato fondato l’Osservatorio Italiano Cure Palliative. Con questo strumento si è voluta realizzare una vera e propria lista, contenente quasi 500 indirizzi relativi a ospedali, centri clinici e hospice – ossia i Centri di ricovero dei malati in fase avanzata – per promuovere e sostenere il movimento delle cure palliative. Presidente dell’Osservatorio è Oscar Corli, Direttore del Centro per la ricerca e lo studio del dolore dell’Istituto Mario Negri: «Questa lista di centri e organizzazioni non profit, costantemente aggiornata, è di libero accesso a tutti i cittadini che siano interessati a conoscere le realtà esistenti nella propria area territoriale» . Fondamentale è riconoscere al problema “dolore” la stessa dignità delle altre importanti malattie croniche, in maniera che soprattutto i malati in fase avanzata abbiano la concreta speranza di morire con minore sofferenza e maggiore dignità di quanto accada il più delle volte.
Torna ai risultati della ricerca
|