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VI Giornata Nazionale del malato oncologico

Cristina Mazzantini, N. 8/9 agosto/settembre 2011

Il 39,6% degli italiani ha dichiarato che, in presenza di una patologia, farebbe ricorso alla sanità di un’altra Regione. E il dato sale al 48% per il Meridione. Quasi la stessa percentuale (il 39,1%) ha detto che sarebbe disposto ad andare anche all’estero per curarsi. E il 3% lo ha già fatto. 
È quello che risulta da un’indagine del Censis, condotta su un campione di mille italiani, ricordata dalla dott.ssa Carla Collicelli, vicedirettore dell’Istituto di ricerca, all’incontro di presentazione del terzo Rapporto dell’Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, costituito dalla Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato), dal Censis, dall’Inps, dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), dall’Associazione italiana radioterapia oncologica (Airo), dalla Società italiana di ematologia (Sie), dal ministero della Salute e dall’Istituto tumori di Milano.
D’altra parte c’è da capirli gli italiani, in particolare quando si tratta di tumori. Proprio l’Airo ha effettuato un censimento sulle dotazioni tecnologiche in radioterapia, in particolare sul numero degli acceleratori lineari (Linac) distribuiti sul territorio nazionale: solo in sei Regioni su 21 (con una assoluta supremazia del Nord Italia) hanno raggiunto l’obiettivo fissato nel 2002 di portare il numero di questi strumenti a circa 7-8 unità per milione di abitanti. Quella delle radioterapie, però, non è l’unica disparità territoriale: «Altre discrepanze riguardano la distribuzione di determinati farmaci oncologici orali nelle farmacie territoriali», ha sottolineato Carmelo Iacono, presidente dell’Aiom. «L’Aifa, la nostra Agenzia del farmaco, ha autorizzato alla fine del 2010 questa modalità di dispensazione in tutto il territorio, ma alcune Regioni hanno proposto una moratoria non applicando la delibera». L’accordo siglato dalla Conferenza Stato-Regioni il 18 novembre dello scorso anno ha reso più semplici e immediate le procedure di introduzione per quelli che possiedono il requisito dell’innovatività terapeutica (non è infatti più necessario il preliminare inserimento dei prodotti nei Piani terapeutici regionali, che determinava evidenti disparità territoriali). 
Ma, per superare, le difformità, è necessario fare un ulteriore passo in avanti. Nella VI Giornata nazionale del malato oncologico organizzata dalla Favo, i rappresentanti dei pazienti hanno sottolineato la necessità di superare un ulteriore ostacolo. «L’importante principio introdotto dalla Conferenza Stato-Regioni» ha sostenuto Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione, «va applicato a tutti i farmaci oncologici, non solo a quelli innovativi. Il Piano oncologico nazionale, recentemente approvato, considera i tumori una patologia grave, causa di un terzo di tutti i decessi, e stabilisce che l’assistenza ai malati oncologici costituisca una priorità cui si deve far fronte per ridurre le disparità regionali. I risparmi, pur necessari, vanno previsti su altri aspetti, di minore gravità, dell’assistenza sanitaria». D’altra parte, dall’indagine Censis contenuta nel Rapporto, risulta anche che per un italiano su due (54,3%) i nuovi farmaci rappresentano le innovazioni tecnologiche e sociali che daranno maggiore impulso al cambiamento della vita in Italia nel prossimo futuro; più delle energie rinnovabili (54%), del riciclaggio dei rifiuti (49,4%), dell’auto elettrica e altri mezzi di trasporto ecologico (31,3%), dei nuovi modelli di welfare (26%). Non solo: per quanto riguarda il futuro della ricerca, oltre il 68% degli intervistati indica come priorità assoluta la scoperta di farmaci per guarire patologie ancora incurabili, poco meno del 29% l’esigenza di individuare molecole meno rischiose con minori effetti collaterali di quelli attuali e il 12,6% terapie più personalizzate.
Che ci sia bisogno di migliorare ed equilibrare i livelli assistenziali, peraltro, l’ha riconosciuto anche il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto all’incontro con i suoi colleghi di Governo del Lavoro, Maurizio Sacconi, e delle Regioni, Raffaele Fitto. Anche se l'Italia è «uno dei Paesi dove si cura meglio il cancro», ha detto Fazio, l’obiettivo è quello di ridurre «a zero» la mobilità regionale, non solo per i malati oncologici. La soluzione, ha precisato il ministro, sta nell’organizzazione dei percorsi terapeutici e assistenziali nell'ottica della «continuità ospedale-territorio», con «pochi ospedali tecnologici, unità specializzate per le diverse neoplasie e reti oncologiche regionali».
Quel che è certo è che i malati di cancro in Italia aumentano, in presenza di una serie di fattori concomitanti che vanno dall’invecchiamento demografico al progresso e alla maggiore diffusione delle tecniche diagnostiche alla migliorata efficacia dei trattamenti. La mortalità per tumori rappresenta in Italia circa il 28% del totale dei decessi: è la prima causa di morte nell’età adulta. Tuttavia, rispetto al 1992 il numero di italiani che vivono pur con una diagnosi di tumore è quasi raddoppiato e oggi sono 2 milioni e 250 mila (circa il 4% della popolazione). «Quasi 1 milione e 300 mila persone», ha spiegato Marco Venturini, prossimo presidente (già eletto) dell’Aiom, vengono definite lungo-sopravviventi, hanno cioè avuto una diagnosi di tumore da «più di cinque anni. Questi pazienti si trovano in una fase caratterizzata non tanto da urgenze sanitarie acute, quanto da esigenze relative alla dimensione riabilitativa, e più ancora sociale, relazionale, di lavoro, oltre che di follow up specifico della patologia».

Il ministro Fazio e il Rapporto
Anche se l'Italia « è uno dei paesi dove si cura meglio il cancro, restano ancora dei margini di miglioramento. E il primo ''obiettivo'' è quello di ridurre ''a zero'' la mobilità regionale per ricorrere alle cure, non solo per i malati oncologici». Lo ha detto il ministro della Salute Ferruccio Fazio, nel suo intervento alla presentazione del terzo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici in occasione della VI giornata nazionale del malato oncologico.
Gran parte della mobilità, ha ricordato il ministro, riguarda proprio «la chirurgia oncologica, perché i cittadini non hanno sufficiente fiducia nelle proprie strutture».
La chiave è quella dell'organizzazione ''territoriale'' dei percorsi terapeutici e assistenziali, nell'ottica della ''continuità ospedale-territorio'', creando ''pochi ospedali tecnologici, unità specializzate per le diverse neoplasie e reti oncologiche regionali».
Peraltro, ha aggiunto il ministro:, «con l'entrata in vigore della direttiva Ue sulle cure transfrontaliere aumenterà il numero di stranieri che verranno a curarsi nel nostro Paese, che è già alto». L'Italia, comunque, ha concluso il ministro, «ha una normativa molto buona completata dalla legge sulle cure palliative. Si tratta di continuare a lavorare, curando maggiormente il territorio. Però, mediamente, la situazione è buona».

Gli italiani e i farmaci oncologici
Sulla cura efficace, sulla guarigione possibile, sull’abbattimento degli effetti collaterali delle cure, sulla riduzione dei costi sociali e sul reinserimento sociale dei malati esistono grandi aspettative sociali, visto che oltre il 54% degli italiani pensa che le nuove cure mediche e i nuovi farmaci siano le innovazioni tecnologiche e sociali che più cambieranno la vita degli italiani nel prossimo futuro; e la pensa così il 48,6% dei più giovani, il 50,3% dei 30-44enni, il 55,5% dei 45-64enni ed il 60,4% degli over 65enni.
È quanto emerge da un’indagine del Censis su 1.200 italiani presentata al Senato e contenuta nel 3° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici. «È evidente che questa dinamica coinvolge in modo particolare i tumori» ha spiegato la dott.ssa Elisabetta Iannelli, segretario della Favo (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), « perché costituiscono l’area terapeutica in cui più si stanno concentrando gli sforzi di investimento per l’innovazione. Migliora la sopravvivenza dei pazienti oncologici e si radica la convinzione che guarire dal cancro è possibile».
Dello stesso parere il dottor Francesco De Lorenzo, presidente della Favo che ha aggiunto: «È importante il riferimento alla cura efficace, non invasiva e con ridotti effetti collaterali, che costituisce la risposta più mirata possibile per ridurre gli attuali costi sociali legati a patologie gravi, a cominciare da quelle tumorali»

Costi e farmaci oncologici
«Per portare un farmaco oncologico sul mercato e metterlo a disposizione dei pazienti, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, occorre investire almeno un miliardo e 700 milioni di euro, rispetto a una media dei farmaci comuni di circa un miliardo di euro». E' l'analisi del presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco, Sergio Pecorelli, intervenuto ad un convegno organizzato dal Campus Biomedico di Roma, sui tumori della donna.
D'altro canto, anche lo sviluppo dei farmaci per la target-therapy che richiedono minori investimenti negli studi clinici, presentano ''esborsi notevoli proprio nella ricerca dei target''.
Secondo Pecorelli, la strada è quella di «risparmiare sui generici per poter investire sulle nuove molecole» ed è un processo che in Italia sta avvenendo ''solo in parte''.
La direttrice del futuro deve essere la sostenibilità che si deve concretizzare in un «nuovo paradigma produttivo che faccia calare i costi di farmaci sempre piu' target-oriented», ha aggiunto il presidente dell'Aifa, «cioè destinati a un numero minore di pazienti potenziali, rendendone sostenibile lo sviluppo e la produzione». Il modo per ottenere risultati ''significativi'' in questo campo, per Pecorelli, sta nel creare ''allenze tra aziende e Centri di ricerca».
Quanto ai tumori femminili, il presidente dell'Aifa ha sottolineato che «per il tumore della mammella le prospettive sono buone, perché si va verso schemi terapeutici con sempre meno effetti collaterali», mentre per il cacro ovarico «sono fondamentali le nuove tecnologie in chirurgia oncologica ginecologica», ha concluso Roberto Angioli, responsabile dell'Area di Ginecologia del Campus Bio-Medico.

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