|
|
Presentato ad Amsterdam un nuovo test molecolare per il tumore polmonare non a piccole cellule
Minnie Luongo, N. 8/9 agosto/settembre 2011
Non c’è un tumore uguale all’altro. E ognuno di noi risponde in modo differente alle diverse terapie. Se questa è un’affermazione valida per tutti i numerosi tipi di cancro, ciò è più che mai vero quando parliamo di “carcinoma polmonare non a piccole cellule” . È emerso chiaramente durante i lavori del World Lung Cancer Congress (WLCC) tenutosi di recente ad Amsterdam.
Il carcinoma polmonare non a piccole cellule
Con oltre 1,6 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno, il tumore polmonare è la causa primaria di morte per cancro a livello mondiale: circa l’85 percento dei pazienti affetti da tumore ai polmoni presenta il tipo non a piccole cellule (NSCLC.) La diagnosi è generalmente formulata quando la malattia è in fase avanzata e si associa a tassi molto bassi di sopravvivenza. Secondo un recente studio, la strategia che prevede uno stesso trattamento per tutti i pazienti con NSCLC sarà sostituita da un approccio che tenga conto della caratterizzazione molecolare per scegliere la terapia più appropriata per ciascun paziente.
Un nuovo test molecolare specifico
Nel corso del convegno è stato presentato un nuovo test molecolare diagnostico in grado di rilevare la presenza di riarrangiamenti genetici anomali nei tumori di pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule. Si tratta del test ALK di Abbott, e più precisamente del “Vysis ALK Break Apart FISH Probe kit” , capace di rilevare i riarrangiamenti del cromosoma 2p23 del gene ALK, indicativi di una rapida crescita delle cellule tumorali. Il test si basa su una tecnologia di ibridazione fluorescente in situ (FISH), brevettata da Abbott, ed è attualmente utilizzato nell’ambito di sperimentazioni cliniche per individuare i pazienti idonei alle diverse terapie. «Solo negli ultimi 20 anni si è avuta la definitiva conferma che tutti i tumori sono diversi l’uno dall’altro – conferma il professor Antonio Marchetti, Ordinario di Anatomia Patologica all’Università di Chieti e Direttore del Centro di Medicina Molecolare Predittiva -. E ciò per il fatto che i tumori sono risultato di mutazioni genetiche che si accumulano progressivamente nelle cellule, fino a trasformare la cellula “normale” in una cellula neoplastica». Continua l’esperto che, in margine alle sessioni del Congresso, ha voluto rilasciare a Prevenzione Tumori queste importanti considerazioni: «Tanto che potrebbero essere centinaia le mutazioni genetiche. Poiché si accumulano per caso, la possibilità che un tumore sia uguale a un altro è pari a zero. Pertanto, anche l’iter è diverso, o ciò riguarda due “fattori”:
- le diversità tumorali;
- l’ospite del tumore, ovvero l’individuo. Nell’ambito di queste diversità i ricercatori cercano comunque delle analogie fra tumore e tumore, così che analogie presenti in più pazienti possano, anche, essere utilizzate a fini terapeutici. E, studiando le mutazioni genetiche, è emerso che alcune di queste risultano abbastanza frequenti in alcuni tumori. Per esempio, si è constatato che in quelli polmonari le mutazioni da gene P53 si possono senz’altro definire frequenti (il 60 percento dei tumori al polmone presenta questo tipo di mutazione). Tuttavia, siamo davanti a geni che, per quanto frequenti, non sono utilizzabili per essere bloccati con mezzi terapeutici».
L’importanza della medicina molecolare
Parallelamente allo sviluppo della conoscenza delle malattie tumorali e del modo in cui si formano i tumori, assume sempre maggiore importanza lo sviluppo di test in grado di identificare biomarcatori genetici specifici non solo per il carcinoma polmonare non a piccole cellule, ma anche per altri tipi di tumore. In questo contesto assume particolare rilevanza la tecnologia FISH (ibridazione fluorescente in situ) di Abbott Molecular, utilizzata per una vasta gamma di prodotti di diagnostica oncologica e test genetici (oltre 700 le sonde FISH individuali prodotte, usate non solo a scopo diagnostico e prognostico, ma anche come predittivi della risposta terapeutica e a supporto nella sorveglianza e nel monitoraggio della malattia).
Con la tecnologia FISH è possibile rilevare, in maniera diretta e con elevata sensibilità, le anomalie cromosomiche oltre che valutare quantitativamente le alterazioni morfologiche a livello molecolare nelle cellule. In questo modo, i clinici sono in grado di studiare il DNA nella sua forma nativa e cromosomica all’interno del nucleo cellulare.
Ci spiega il professor Marchetti: «La possibilità di trattare efficacemente pazienti con tumore polmonare mediante farmaci definiti a bersaglio molecolare ha preso il via dagli studi sul gene EGFR (isolato per prima dal Nobel Rita Levi Montalcini). L’alterazione di EGFR (in Italia presente solo nel 13 percento dei tumori polmonari) risponde bene al trattamento con inibitori specifici dell’ EGFR. Pertanto, anche le mutazioni non frequenti, al momento possono dimostrarsi più importanti di quelle frequenti, proprio per il motivo che sono in grado di ricevere trattamenti specifici. In quest’ottica s’inserisce ALK, che risulta alterato in una percentuale di circa il 3.7 percento dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule. Inoltre, valutiamo di poter individuare due gruppi:
- i carcinomi squamosi (più fortemente correlati al fumo di tabacco, tanto da arrivare al 98 percento);
- gli adenocarcinomi (meno frequentemente correlati al fumo e che lo stanno diventando, in percentuale, sempre meno frequenti, che tendono maggiormente alla metastatizzazione). E, proprio compiendo tale distinzione, ci si è accorti che la differenza di ALK risulta più alta. E, soprattutto, si è riusciti ad attivare ALK».
Conclude lo specialista: «Questa alterazione è stata valutata con due metodiche diverse: immuno-istochimica (gli anticorpi la riconoscono), giudicata però alquanto soggettiva; FISH (direttamente sulle cellule), dove si usano due sonde che riconoscono un tratto di DNA».
Nel corso del Congresso olandese molti altri esperti hanno concordato con quanto riferitoci dal professor Antonio Marchetti a proposito della grande differenza esistente a livello dei geni, per cui “esistono vari tipi di tumori e vari tipi di pazienti” , come sottolinea, per esempio, Marileia Garcia, professoressa in Medicina e Patologia all’Università del Colorado (USA): «Negli ultimi cinque danni un enorme impulso è stato dato alla terapia specifica, basata sulla terapia molecolare. E siamo convinti che ci vorrà al massimo un anno per arrivare alla diffusione della terapia dell’ALK» . Intanto, nel nostro Paese, stanno già lavorando in sinergia per sviluppare assieme linee guida e i vari protocolli, compreso un vero e proprio “controllo di qualità” , l’AIOM (Associazione italiana oncologia medica) e la SIAPEC (Società di anatomia patologica), che saranno però resi noti solo quando il farmaco sarà disponibile. Il che vuol dire molto presto.
Il tumore al polmone
- I polmoni sono due organi simmetrici, spugnosi, posti nel torace.
- La funzione dei polmoni è quella di trasferire l’ossigeno respirato al circolo sanguigno, e quindi depurarlo dell’anidride carbonica prodotta dall’organismo.
- Il tumore del polmone viene a compromettere questa funzione, tramite: crescita incontrollata di determinate cellule polmonari (quelle che costituiscono bronchi, bronchioli, e alveoli); costituzione di una massa che ostruisce il corretto flusso dell’aria; oppure, emorragie polmonari o bronchiali.
Epidemiologia
Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Per quanto riguarda la diffusione del tumore al polmone in Italia – secondo le stime ufficiali rese note da AIRC nel maggio di quest’anno – questa malattia, da sola, rappresenta il 20 percento di tutti i tumori maligni nella popolazione di sesso maschile.
In questi ultimi anni, tuttavia, si sta registrando un progressivo aumento anche tra le donne.
La ragione è semplice: le donne fumano sempre di più e il fumo costituisce la prima causa di cancro al polmone.
Per la precisione, nel nostro Paese si stimano oltre 250.000 nuovi casi di tumore ogni anno nelle persone fino agli 84 anni di età.
Pur tenendo conto dell'aumento dei casi dovuto all'invecchiamento della popolazione, in media un uomo ogni tre e una donna ogni quattro ha la probabilità di avere una diagnosi di tumore nel corso della vita media (0-74 anni). In Italia muoiono per tumore del polmone circa 35.000 persone l'anno (circa 27.000 uomini e 6.000 donne), rappresentando la prima causa di morte oncologica negli uomini, e la seconda nelle donne. Inoltre, secondo l'ultimo rapporto ISTAT, la mortalità per tumore diminuisce del 2 percento circa l'anno, ma nel caso del cancro polmonare tale diminuzione riguarda solo gli uomini, mentre nelle donne i decessi sono aumentati dell'1,5 percento.
Indirizzi utili
CASA DI CURA SAN RAFFAELE TURRO
Via Stamira d'Ancona, 20 20127 Milano
Centralino: tel. 02 26431 Prenotazioni/informazioni:
tel. 02 26433206-7 – 02 26433244-8
www.sanraffaele.org
Urologia – Prof. Giorgio Guazzoni tel. 02 26433357
Fattori di rischio
Il fumo può aumentare il rischio di sviluppare il cancro del polmone non a piccole cellule. Il fumo di sigari o di sigarette, non a caso, è il principale fattore di rischio legato all’insorgenza del carcinoma polmonare. Inoltre, il rischio è in stretta correlazione con la durata in anni dell’abitudine al fumo. Una volta smesso di fumare, il rischio si riduce col passare degli anni, ma non è mai totalmente scongiurato. Ovviamente, quando il fumo è associato agli altri fattori di rischio, le probabilità di sviluppare un carcinoma polmonare diventano più elevate.
Questi i fattori di rischio più importanti del carcinoma polmonare:
- fumo di sigari o sigarette, nel presente o nel passato;
- esposizione a fumo passivo;
- essere stati sottoposti a cicli di radioterapia al seno o al torace;
- esposizione ad amianto, radon, cromo, arsenico, fuliggine o catrame;
- esposizione ad inquinamento atmosferico.
Tipologie del tumore polmonare
Si rilevano due tipi istologici in funzione delle caratteristiche cellulari al microscopio:
- carcinoma a piccole cellule
- carcinoma non a piccole cellule (NSCLC) – 85%
Varie le tipologie di carcinoma non a piccole cellule; ognuna deriva il proprio nome dal tipo di cellule riscontrate all’esame microscopico:
- carcinoma a cellule squamose, che origina nelle cellule squamose, cellule piatte e sottili che assomigliano a squame di pesce (questo tumore è anche detto carcinoma epidermoide);
- carcinoma a larghe cellule, caratterizzato da cellule atipiche molto voluminose;
- adenocarcinoma: originato dalle cellule mucosecernenti che rivestono gli alveoli.
- Altre tipologie meno comuni di NSCLC sono: carcinoma pleomorfico, tumore carcinoide, carcinoma delle ghiandole salivari, “carcinoma non classificato” .
L’importanza di questa suddivisione è legata al diverso tipo di trattamento.
Il test Alk FISH
- Il kit Vysis ALK Break Apart FISH Probe – conosciuto come test ALK di Abbott – si basa su tecnologia FISH (ibridazione in situ fluorescente), brevettata da Abbott, per la rilevazione dei riarrangiamenti del gene ALK sul cromosoma 2p23, che è stato dimostrato sono coinvolti nello sviluppo del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC).
- Questo test, a oggi, è l’unico in grado di rilevare tutti i riarrangiamenti del gene ALK. Validato in clinica per identificare i pazienti idonei alle diverse terapie, consentirà ai medici di individuare i pazienti affetti da NSCLC che risponderanno al trattamento con farmaci mirati.
- Circa l’85 percento dei pazienti con tumore del polmone presenta il tipo non a piccole cellule per i quali la diagnosi, in genere, viene formulata a malattia avanzata e si associa a tassi molto bassi di sopravvivenza.
- Il test vanta una specificità del 100 percento e una sensibilità, sempre del 100 percento, per la rilevazione di tutti i riarrangiamenti del gene ALK (a differenza della PCR – reazione polimerasica a catena – in grado di rilevare solo specifici riarrangiamenti).
- La tecnologia FISH consente di individuare simultaneamente diversi target di sequenza genomica, e rappresenta il gold standard fra i test molecolari per la rilevazione dei riarrangiamenti molecolari.
- Il test ALK Fish di Abbott è oggi disponibile in Unione Europea e in Nuova Zelanda, mentre negli Stati Uniti è in corso l’iter di approvazione presso la Food and Drug Administration.
Le terapie
L’approccio terapeutico cambia a seconda che ci si trovi di fronte a un tumore a piccole cellule, sensibile ai chemioterapici, oppure a un tumore non a piccole cellule, che non presenta tale sensibilità.
- Carcinoma a piccole cellule: proprio per la sua caratteristica di presentarsi in maniera più aggressiva, il trattamento si basa principalmente sulla chemioterapia e sulla radioterapia; mentre l’eliminazione del tumore mediante l’asportazione chirurgica della parte coinvolta – del tutto o in parte (lobectomia) – è indicata solamente in casi selezionati.
- Carcinoma non a piccole cellule: in questo caso, invece, l’interveneto chirurgico rappresenta la terapia di scelta (a meno che non siano già presenti metastasi a distanza).
Torna ai risultati della ricerca
|