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I tumori della testa e collo: un approccio multidisciplinare

Paola Sarno, N. 11 novembre 2011

Partendo dall’assunto del diritto alla salute e alle migliori cure per tutti, l’Associazione “Giuseppe Dossetti: I Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti”, da sempre impegnata sul fronte delle malattie rare, ha promosso un convegno a Roma sul tema “Diagnosi, prevenzione e cure mirate contro i tumori della testa e del collo”. Scopo principale quello di ribadire la necessità di integrare tutte le professionalità, gli strumenti e le competenze, in un’ottica di multidisciplinarietà per assicurare alle persone affette da tumore della testa e del collo il più appropriato percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale finalizzato a garantire la più alta possibilità di guarigione e, nel contempo, il miglioramento degli standard qualitativi della vita di ogni ammalato. Il convegno ha preso in esame a 360 gradi le neoplasie della testa e del collo, tumori definiti “rari”, ma che compromettono gravemente la qualità di vita dei malati, soprattutto per quanto riguarda la respirazione, la deglutizione, la capacità di parlare e quindi di comunicare con gli altri, l’aspetto fisico del paziente. In Italia si registrano ogni anno circa 12mila casi di questi tipi di cancro, 100mila circa in Europa. Circa il 40% dei pazienti presenta, nel corso della sua storia clinica, recidive o forme metastatiche, in quanto il cancro della testa e del collo costituisce il 3% dei tumori maligni e la diagnosi nel 70% dei casi arriva troppo tardi.

«Se precedentemente tali patologie avevano una maggiore incidenza tra le persone che vivono in una situazione di marginalizzazione sociale, a causa della maggiore tendenza al consumo di tabacco e di alcool – ha precisato Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione Dossetti (www.dossetti.it), introducendo uno dei temi più rilevanti del convegno – oggi si assiste ad un drammatico incremento, anche tra i giovani, in relazione alla diffusione del virus HPV, responsabile dell’insorgere di alcune forme tumorali connesse a questo gruppo di neoplasie. Nonostante la disponibilità di nuovi farmaci, innovativi e biotecnologici, che sono in grado di migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti e il riconoscimento dell’importanza di un approccio multidisciplinare, persiste ancora una grave disparità di accesso ai servizi sanitari, che è, invece, diritto umano fondamentale».

La necessità di un approccio multidisciplinare
Anche Mario Airoldi, direttore dell’Oncologia Medica alle Molinette di Torino, ha parlato dell’esigenza di garantire ai pazienti una maggiore qualità di vita, mirando a interventi multidisciplinari. «È arrivato il momento di puntare, oltreché sulla chirurgia, risolutiva ma invalidante – ha precisato Airoldi – anche su trattamenti conservativi, radianti e chemioterapici. I pazienti ammalati devono essere seguiti non solo dall’oncologo medico, ma anche dall’otorinolaringoiatra, dal chirurgo maxillo-facciale, dal radioterapista. E importante è anche l’apporto di altre figure professionali come il dietologo, i riabilitatori della fonazione e lo psicologo. Occorre poi individuare centri di riferimento per evitare dispersioni sul territorio». Necessario anche concentrare gli interventi in centri specialistici, anche perché questi tumori sono stati finora sottovalutati. «Bisogna inoltre fare dei passi avanti sul fronte della prevenzione. E non solo per quanto riguarda il fumo e l’alcol, fattori storicamente correlati all’insorgenza di questi tipi di tumore. Registriamo, infatti – ha precisato l’oncologo – un aumento delle neoplasie della base della lingua e delle tonsille soprattutto nei giovani affetti dall’HPV».
Perciò, secondo Mario Airoldi, sarebbe necessario estendere la vaccinazione contro il papilloma virus anche ai ragazzi oltreché alle ragazze.

Il ruolo dell’ HPV e la prevenzione vaccinale
Anche Maria Cristina Da Mosto, primario ORL all’Ospedale Regionale di Treviso, ha chiarito come l’HPV non sia solo responsabile dei tumori della cervice uterina, ma svolga un ruolo importante anche nello sviluppo di quelli della testa e del collo, in particolare del cavo orofaringeo. «È stato il professor Syrjänen, nel 1983, a ipotizzare per primo un legame tra infezione da HPV e lo sviluppo del carcinoma del distretto testa-collo. Particolarmente rischioso è l’HPV16», ha affermato. Da Mosto ha sottolineato, quindi, come in questo gruppo di neoplasie possano incidere le abitudini dei giovani, correlando i fattori di rischio a condotte sessuali promiscue. «I tumori dell’orofaringe HPV correlati – ha detto – si attestano intorno al 25-30% in Europa e al 40-50% in Nord America».
Tuttavia, secondo l’oncologa, questo sottotipo di neoplasie avrebbe una prognosi migliore e si potrebbe in futuro ipotizzare un trattamento meno aggressivo, soprattutto aumentando l’impatto della profilassi vaccinale, coinvolgendo anche alla giovane popolazione maschile.

Gli aspetti sociali
Alcol, fumo, abitudini sessuali dei giovani e anche rischi professionali ai seni paranasali per chi respira polveri di legno. Per valutare gli interventi necessari per le neoplasie della testa-collo, è quindi necessario prendere in considerazione anche gli aspetti sociali di questa patologia. «Questi tumori colpiscono spesso bevitori e fumatori accaniti che vivono da soli – ha specificato ancora Airoldi – e si calcola che il 25% di questi pazienti disagiati non abbia un caregiver. Questo complica la loro vita, se si considera che le cure hanno conseguenze sulla capacità di parlare, di nutrirsi e ciò aggrava il loro isolamento e l’emarginazione». A tale riguardo l’Associazione Dossetti ha quindi fatto una proposta concreta: uno screening nelle grandi città come Roma, Milano, Torino e Napoli sugli homeless che accettano di sottoporsi a visite otorinolaringoiatriche. «Uno stile di vita in totale abbandono aumenta infatti i fattori di rischio, non solo di malattie infettive ma anche tumorali. Abbiamo il dovere di garantire anche alle persone che vivono un disagio il diritto costituzilonale alla salute». ha affermato Corrado Stillo, responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione.

Curare il paziente e non solo il cancro
In ogni caso i convegnisti hanno ribadito la necessità e il valore del mettere il paziente al centro della cura. «È arrivata l’ora – ha dichiarato Paolo Marchetti, ordinario di Oncologia all’Ospedale Sant’Andrea di Roma – che l’oncologia si occupi non solo di mettere a disposizione nuove tecnologie e farmaci biologici, ma anche di come cambia la vita di un paziente con un tumore del testa-collo, che si trova ad avere disagi che rischiano di portarlo all’isolamento sociale e lavorativo. Non considerare queste variabili può prolungare l’iter terapeutico e influire sull’adesione alle cure». In tal senso, poi, secondo Marchetti, è possibile oggi ottimizzare le risorse economiche con appropriate politiche sanitarie: «Se riduciamo le spese – ha detto – diminuiscono non solo le apparecchiature e il personale, come accade soprattutto nel Centro-Sud, ma si riduce anche l’attenzione verso i malati. Sarebbe importante perciò utilizzare la qualità del servizio percepito dagli utenti per valutare non solo il personale medico e paramedico, ma anche l’operato dei direttori generali». Anche Marchetti, infine ha ribadito la rilevanza dell’approccio pluriprofessionale: «A parità di stadio della malattia – ha concluso – i pazienti con tumori del testa-collo trattati da un gruppo multidisciplinare, dopo 3 anni dalla diagnosi hanno una percentuale quasi doppia di sopravvivenza rispetto agli altri (da 18 a 35% )».

Esercizio fisico: efficace come un farmaco
Secondo il Macmillan Cancer Support, l’attività fisica può dare benefici particolari alle persone sottoposte a trattamenti anticancro e aiuta a prevenire il ritorno della malattia. Una rassegna di oltre 60 studi ha evidenziato, infatti, che essere attivi durante il trattamento non peggiora la fatica, ma produce effetti positivi sull'umore. Una volta terminato il trattamento anti-tumorale, poi, l'esercizio aiuta a ridurne gli effetti collaterali e indesiderati, come gonfiore, ansia, depressione, stanchezza, difficoltà motorie e cambiamenti di peso. Questi effetti positivi sarebbero evidenti soprattutto nella prevenzione di recidive in alcuni specifici tumori come il carcinoma mammario nella donna. Tra le attività consigliate: marciare ad andatura sostenuta, svolgere pulizie domestiche pesanti, tagliare il prato, andare in bici. A fronte di provati benefici, il Macmillan Cancer Support ha rilevato, però, che più della metà dei medici e infermieri, anche specialisti in oncologia, non fanno quasi mai cenno ai loro pazienti circa i possibili miglioramenti dovuti all’esercizio fisico. Jane Maher, responsabile dello studio, ha detto: «Se si trattasse di un farmaco, sarebbe su tutti i titoli dei giornali. C’è davvero bisogno di un cambiamento culturale affinché gli operatori sanitari possano finalmente considerare l'attività fisica come parte integrante della post-terapia del cancro e non solo un optional».

In Italia pap test per 3 donne su 4
Negli ultimi 3 anni il 76% delle donne italiane, di età compresa tra i 25 e i 64 anni, ha eseguito il Pap Test. Molto elevata anche la quota di donne che si è sottoposta all’esame al di fuori dei programmi organizzati di screening: il 38%. A confermarlo il Rapporto Passi dell’Istituto Superiore di Sanità sulla copertura dello screening per il cancro della cervice uterina. A fronte di questi dati positivi, però, restano alte le differenze regionali di adesione. Nel 2010, infatti, ha eseguito il test l’ 85% delle donne al Nord, l’ 82% e al Centro e il 62% al Sud, senza variazioni di rilievo rispetto agli ultimi 4 anni. Forti anche le differenze tra legate allo status socioeconomico: la copertura dello screening è maggiore nelle donne di 35-49 anni ( 82% ), in quelle coniugate (7 9% ) e conviventi ( 80% ) e nelle italiane rispetto alle straniere ( 77% vs. 69% ). Inoltre si registrano tassi più alti con l’aumento del livello di istruzione e del reddito. Nel mondo, quello del collo dell’utero è il secondo cancro della donna per frequenza e, in Italia, rappresenta quasi il 2% di tutti i tumori maligni femminili. In Italia, secondo le rilevazioni dei Registri tumori, nel periodo 2003-2005 si è verificata una lieve diminuzione dell’incidenza in parte attenuata però dall’invecchiamento della popolazione. Nel 2007, di fatto, i decessi per cancro della cervice uterina in Italia sono stati 471.

Indirizzi utili

AZIENDA SANITARIA OSPEDALIERA SAN GIOVANNI BATTISTA MOLINETTE
Corso Bramante, 88/90 10126 Torino
Centralino: 011 6331633 Prenotazioni/informazioni: 011 633 2220 – 5906
www.molinette.piemonte.it
Oncologia medica 2 – Dott. Mario Airoldi Tel. 011 6333669

AZIENDA OSPEDALIERA SANT'ANDREA
Via di Grottarossa, 1035 00189 Roma
Centralino: 06 33771
Prenotazioni/informazioni: 803 333 – 06 33775011
www.ospedalesantandrea.it Oncologia medica
Prof. Paolo Marchetti Tel. 06 33771

I tumori testa e collo sono sconosciuti a 3 italiani su 5
Colpiscono 12mila italiani ogni anno e sono la quinta neoplasia più diffusa. Ma 3 persone su 5 non li conoscono e l’ 84% pensa che queste neoplasie interessino anche il cervello. Con il risultato che l’ 80% dei pazienti arriva alla diagnosi con la malattia in stadio avanzato. È quanto emerge da un’indagine condotta dalla European Head and Neck Cancer Society che al riguardo ha indetto una giornata nazionale per promuovere l’informazione, con la collaborazione della Fialpo (Federazione Italiana delle Associazioni di Laringectomizzati e Pazienti Oncologici) ed il sostegno della Fondazione Cesare Serono. «Una maggiore attenzione ai sintomi e una costante adesione ad un programma di screening migliorerebbe di certo la prognosi di questo tipo di tumore», ha rilevato Maurizio Magnani, presidente Fialpo e direttore dell’Unità operativa di Otorinolaringoiatria dell’Azienda “Istituti Ospedalieri” di Cremona. In Italia i tumori della testa e del collo colpiscono prevalentemente la popolazione maschile e il Nord Italia, la zona in cui sono maggiormente diffusi, con un’incidenza tre volte più alta rispetto al Sud. Quelli della testa e del collo, sono tumori che riguardano le cellule epiteliali di bocca, lingua, gengive, faringe, laringe, naso, seni paranasali e ghiandole salivari. Oltre il 90% di queste forme di cancro ha origine nelle cellule squamose piatte che rivestono la superficie dell’area compresa tra testa e collo, come la bocca, il naso e la gola. L’organo più colpito è la laringe, seguito da cavo orale e faringe. Tra i fattori di rischio: il tabacco, l’alcol, la marijuana, l’esposizione a fumo passivo, polveri di asbesto, diverse sostanze chimiche nonché al papilloma virus umano e al virus di Epstein Barr. Può essere nociva anche una dieta povera di vitamine del gruppo A e B e una scarsa e non corretta igiene orale.

La quercetina da antiossidante ad antitumorale
La quercetina, un antiossidante naturale – abbondante in cipolle, mele, capperi, lamponi e tè verde – potrebbe migliorare l’efficacia dei farmaci antitumorali nella leucemia dell'anziano e nella leucemia linfocitica cronica, la più frequente negli adulti, che colpisce circa 1-6 persone su 100.000 e rappresenta il 2230% del totale dei casi. A dirlo una ricerca del Cnr alla quale ha collaborato il Laboratoire de biologie moleculaire et cellulaire du cancer di Lussemburgo, pubblicata sul British Journal of Cancer. «Sinora avevamo dimostrato che la quercetina è in grado di “sensibilizzare” sia linee cellulari che cellule isolate direttamente da pazienti affetti da leucemia linfocitica cronica trattati con chemioterapici», ha detto Gian Luigi Russo, responsabile della ricerca. «In questo lavoro dimostriamo la sua azione a livello molecolare: un passo importante verso il suo possibile utilizzo clinico». La chiave di volta dello studio sta nelle interazioni tra la quercetina e la proteina Mcl-1, che blocca l'apoptosi, cioè il “suicidio” della cellula leucemica, che in molti pazienti genera resistenza ai chemioterapici. In altre parole è come se in alcune cellule leucemiche la proteina Mcl-1 agisse come una “corazza” contro gli antitumorali.
La quercetina, invece, benché non uccida direttamente le cellule leucemiche, è sufficiente a rimuovere questa corazza, rendendo le cellule di nuovo recettive ai farmaci. Ma, al bando ogni terapia fai da te, in quanto la quercetina che si può assumere con la dieta (25-50 mg al giorno) non dà benefici ed è quindi necessario ricorrere a dosi farmacologiche, che vanno assunte sotto controllo medico.

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