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MDB, istruzioni per il fai-da-te

Annalisa Cretella, N. 4 aprile 1998

Si dice che la semplicità del metodo Di Bella, la sua mancanza di effetti tossici collaterali permettano ai pazienti di curarsi a casa.
É davvero così? Noi abbiamo chiesto a un medico dibelliano doc di raccontarci in cosa materialmente consiste la cura Di Bella e qual è il ruolo attivo del paziente nell'assunzione della terapia.
Dal Cardarelli arriva un dato allarmante: calano le prenotazioni, aumentano i pazienti che decidono di curarsi altrove, ricorrendo privatamente al metodo Di Bella. Non diverrà la situazione del Pascale, l'altro ospedale campano che fa parte dei centri per la sperimentazione dell'MDB. E così i medici che hanno appreso la terapia direttamente dal professor Di Bella, hanno visto aumentare a dismisura il numero dei pazienti.
"Negli ultimi sette mesi - ci racconta il prof. Antonio Scala, un dibelliano doc attivo a Napoli - ho visitato oltre 600 pazienti, e almeno nel 40-50% dei casi ho riscontrato segnali positivi, cioè la massa tumorale si è stabilizzata. Nel giro di un mese e mezzo dall'inizio della MDB, passano tutti i dolori, la qualità della vita migliorata sensibilmente.
Per avere ulteriori risultati bisogna aspettare tre mesi. Solo allora si può parlare di stabilizzazione. E poi non dimentichiamo che la terapia insegna a convivere con il male.
La semplicità del metodo, la mancanza di effetti tossici collaterali, permettono ai pazienti di curarsi a casa. É davvero così?
"Il cocktail di sostanze medicinali individuate dal professor Di Bella varia da paziente a paziente: si tratta di una composto di farmaci che comprende la bromocriptina, gli acidi retinoici, la somatostatina, la melatonina. A questi si vanno ad aggiungere diverse vitamine e farmaci che contribuiscono a risvegliare le difese immunitarie dell'individuo. Esiste una scaletta di somministrazione, un meccanismo detto a "cascata": si comincia al mattino, con gli acidi retinoici, che vanno presi a digiuno, mezz'ora prima della colazione poi la melatonina, dopo i pasti, in dosi crescenti: un minimo dopo colazione, e una dose maggiore dopo cena; sempre dopo i pasti, la bromocriptina; infine la somatostatina, che va somministrata esclusivamente di notte, preferibilmente tre ore dopo cena".
Quindi la vera difficoltà che comporta questa cura è l'elevato costo dei farmaci, almeno finché il prezzo politico non sarà una realtà?
"Curarsi costa molto, ma non è questo l'unico problema. Se diversi pazienti non ce l'hanno fatta, è stato a causa di farmaci "non puliti", preparati galenici imperfetti. I farmaci devono essere preparati ad arte dalle farmacie che dispongono dell'attrezzatura necessaria. Ad esempio la melatonina serve in compresse e non in capsule, gli acidi retinoidi devono essere sottoposti ad un particolare tipo di controllo. Bisogna rivolgersi ad un farmacista di fiducia. Per questo motivo ho preferito indirizzare i miei pazienti verso farmacie dell'Emilia Romagna.
Quanto costa curarsi privatamente?
"Molto, svariati milioni al mese. Se il paziente compra la somatostatina in Italia, spendendo un minimo di 300mila lire al giorno, sono già nove milioni al mese soltanto per questo farmaco. Poi ci sono tutti gli altri componenti del mix, nonché le pompe infusionali, ossia le siringhe temporizzate, indispensabili e difficili da trovare.
Mi sono rivolto direttamente a una casa distributrice e mi hanno risposto che hanno esaurito le scorte.
Una realtà, questa, che favorisce lo sviluppo di un mercato parallelo, dove viceversa, le scorte, pare non finiscano mai. Si trova tutto, ma a prezzi esorbitanti: il costo di una pompa infusionale va dalle 200mila lire al milione.
Quanto costa la cura Di Bella con il prezzo politico ?
Ogni malato ha bisogno quotidianamente da uno a circa 3 milligrammi di somatostatina, per un costo di 20mila lire al milligrammo (che privatamente pagherebbe 215mila al milligrammo). 60mila lire al giorno, 21 milioni e 900mila lire l'anno. I malati terminali in Italia sono 160.000, se tutti chiedessero la cura Di Bella, lo Stato spenderebbe 3.500 miliardi l'anno. A questa cifra bisogna poi aggiungere il costo degli altri farmaci.
Costo a parte, il problema è trovarla la somatostatina. Anche quando le farmacie saranno rifornite di medicinali, i quantitativi non saranno sufficienti a tutto quell'esercito di ammalati esclusi dalla sperimentazione o che da tempo hanno cominciato ad osservare le prescrizioni dell'oncologo modenese. Le aziende farmaceutiche interessate hanno indicato come disponibili per i prossimi tre mesi soltanto quantitativi limitati dai prodotti base della multiterapia. In Campania arriveranno solo 15mila fiale di somatostatina (al prezzo di 60mila lire a fiale) e 9mila di ocretoide (a 90 mila lire).
L'appannaggio è stato deciso dal ministero della Sanità che ha proceduto alla ripartizione dei farmaci, in base alle percentuali di incidenza dei tumori a livello regionale. Ed in questa "graduatoria del dolore" la Campania e al settimo posto, preceduta da Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Lazio. In Campania le 3.483 fiale di somatosatina disponibili per marzo, le 7.632 per aprile e le rimanenti 4.224 per maggio, riusciranno solo in parte a soddisfare la domanda. Allo scopo di garantire a tutti gli ammalati una eguale li berta di cura e nata a Napoli l'associazione "Nuova Speranza".
Conta già una trentina di adepti, tra cui molti professori ed anche pazienti che si sono sottoposti all'MDB, e pazienti esclusi dalla sperimentazione. .Il nostro obbiettivo è di aiutare tutti i malati neoplastici a ricevere la cura che scelgono raccolta il presidente della neonata associazione, il professor Arturo De Michele indipendentemente da affermazioni di merito, riguardo la cura Di Bella, o di condanna per la terapia tradizionale.
Cerchiamo di offrire assistenza al maggior numero possibile di ammalati, con le giuste informazioni di mento, indirizzandoli verso quelle farmacie che vendo no ancora la somatostatina a prezzi ragionevoli. E purtroppo in Campania non ce ne sono. Saremo vigili, contro ogni fenomeno di speculazione sui farmaci. Non condividiamo i criteri con cui, le strutture preposte dal ministero della Sanità stanno concludendo, la sperimentazione. Non stanno utilizzando tutti i farmaci prescritti dal professor Di Bella ed inoltre hanno scelto quasi tutti pazienti anziani, o in fase terminale. La nostra è una battaglia civile, il nostro slogan: libertà di cura".

Ogni malato ha bisogno quotidianamente da uno a circa 3 milligrammi di somatostatina

20mila lire al milligrammo (privatamente 225mila al milligrammo).

60mila lire al giorno

21 milioni e 900mila lire l'anno.

160.000 malati terminali in Italia

o se tutti chiedessero la cura Di Bella. Lo Stato spenderebbe 3.500 miliardi l'anno.

Flash su l'MDB al Cardarelli e al Pascale
In Campania due sono le strutture, entrambe napoletane selezionate a seguire la sperimentazione della cura Di Bella: la Fondazione "Pascale" e l'ospedale "Cardarelli". Nella prima, data d'enorme affluenza dei pazienti, la elezione è stata affidata al computer. Il tipo di selezione ovviamente non è piaciuto affatto agli esclusi. Ad ogni modo, i pazienti prescelti dal cervellone sono stati sottoposti agli esami per la verifica dell'eleggibilità. Quindi, quelli con caratteristiche conformi a quanto stabilito da protocolli ministeriali, sono stati dimessi dalla Clinica di via Semmola con una scorta di medicinali per continuare la cura a casa (una confezione di bromocriptina, tre di melatonina, venti di octreotide, due flaconi di sciroppo multivitaminico).? Se per costoro non vi saranno risultati entro un mese, la cura verrà rafforzata con un blando chemioterapico.
Al Cardarelli la sperimentazione è iniziata con qualche settimana di ritardo rispetto al Pascale. I posti disponibili nell'ambulatorio oncologico dell'azienda ospedaliera sono solo dieci e tutti riservati ad ammalati affetti da glioma, un tumore maligno al cervello che viene di norma prima operato e poi trattato soltanto con la radioterapia. La sperimentazione al Cardarelli è rivolta a malati d'età compresa fra 18 ai 70 anni. Di fatto esclude i ragazzi dai 14 ai 18 anni, seppure statisticamente i più esposti al suddetto tumore cerebrale. Motivo, questo, com'era prevedibile, che ha suscitato non poche polemiche.




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