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La tango-terapia e il cancro

Cristina Mazzantini, N. 11 novembre 2011

L'America è all’avanguardia con Servizi di Medicina Integrativa come quello dello Sloan Kettering Cancer Center, diretto dal 1999 dalla dottoressa Barrie Cassileth che offre un'ampia opportunità di programmi sia individuali che di gruppo. Tra questi, particolare interesse, rivestono quelle che sono state definite Terapie creative (tali interventi sono offerti gratuitamente), in soprattutto la Musicoterapia e la Danzaterapia. Nella Musicoterapia e nella Terapia attraverso i movimenti della danza, sotto la guida di un terapeuta addestrato, è stato rilevato un effetto positivo su rilassamento, creatività, piacere e auto-espressione e riportati un’influenza sulla riduzione del dolore e sui sentimenti d’isolamento che spesso si accompagnano a malattie gravi.

Il National Institute of Health americano avrebbe riscontrato che una quota di oltre la metà dei pazienti neoplastici statunitensi si rivolge, oltre al contatto con le strutture oncologiche, a interventi complementari e non tradizionali ed ha implementato pertanto linee di ricerca sostenute da fondi specifici per indagarne l’efficacia, gli eventuali meccanismi di azione, e farli eventualmente rientrare nel prospetto degli interventi fornibili ai pazienti per una migliore qualità dell’assistenza.

Anche in Italia è stata ripresa l’esperienza americana. Infatti nell’ambito della formazione attuata dal Master specialistico di II livello in Psiconcologia e relazione con il paziente della Facoltà di Medicina e Psicologia, presso l’Ospedale S. Andrea di Roma, tra i primi nel nostro Paese nel suo settore, da tempo è stata introdotta, a fianco delle terapie mediche e psicologiche tradizionali, la sensibilità verso questo tipo variegato di interventi, sempre all’interno di una precisa cornice scientifica e con un’indagine rivolta ai meccanismi patofisiologici del rapporto tra mente e corpo. Materie quali la Mindfulness e l’Arteterapia sono già nel curriculum del Master. Nell’ambito dei contatti internazionali recentemente avuti dall’Ospedale S. Andrea un’interessante esperienza è stata portata da un medico argentino, il professor Federico Trossero dell’Università di Rosario in Argentina, il quale, nel 2006, ha scritto un libro sulla “Tango Terapia”. Il suo metodo è ormai scientificamente provato e integra strumenti del ballo del tango e della musica per ricreare istanti vissuti intensamente nel presente, avvicinandoci alla conoscenza di se stessi. Allo stesso tempo questa nuova tecnica consente usi diagnostici, terapeutici e di ricerca, trasformando un ospedale in una sala da ballo argentina. Nasce, così, il “metodo Trossero” che stimola i movimenti, i ruoli e le relazioni che si sviluppano ballando il tango, producendo effetti positivi sul rilassamento, la creatività e il piacere. Ma anche riducendo il dolore e il senso d’isolamento che spesso si accompagna a malattie gravi.

Il nostro corpo, che è la casa che abitiamo e che ci abita, la prima forma di comunicazione umana, invia messaggi attraverso il movimento-emozione che devono essere letti, capiti e accettati dagli altri. «Ecco perché la stessa struttura biologica si modifica per il solo fatto di ballare il tango», spiega il prof. Trossero. «Dal punto di vista psicologico, ballare il tango facilita lo sviluppo emozionale e le capacità espressive del corpo. La persona crea un contatto intimo con gli aspetti più profondi del proprio mondo interiore. Sul piano sociale, quindi, si crea un forte legame con il partner e con gli altri ballerini del gruppo. Questo stare insieme favorisce lo sviluppo dell’espressione di sé e della comunicazione: nascono nuove reti sociali attraverso l’incontro con se stessi e con gli altri».

Trossero, che sta insegnando il suo metodo e mostrando i passi di tango nei maggiori ospedali del mondo, è stato invitato recentemente a Roma, dal dipartimento d’Oncologia dell’Ospedale S. Andrea, a tenere un seminario di formazione. «I nostri pazienti sono persone che affrontano un percorso di malattia molto duro che mortifica le loro emozioni vitali, la capacità del corpo di sperimentare emozioni positive», dichiara Anna Costantini, direttore dell’unità operativa di Psiconcologia del S. Andrea, che ha invitato lo psichiatra argentino a insegnare a medici e psicologi la sua tecnica come sostegno psicologico a ricoveri, interventi e terapie farmacologiche. «Nulla come il tango può vivificare queste emozioni profonde che hanno a che fare con la passione, la nostalgia, la sensualità, la perdita», aggiunge la Costantini. «Sono emozioni profonde non mediate dalla ragione ma attivate dalla musica, dalla poetica del canto, dal particolare tipo di legame che il tango richiede alla coppia di ballerini. Attraverso il movimento, la musica, le parole, il partner, la mente migliora l’umore e si libera da pensieri negativi, può sentire di nuovo emozioni che provengono da un corpo fonte non più solo di malattia, ma di piacere. Il senso di benessere, di vitalità, di una qualità di vita piena, è qualcosa che non può che far bene, soprattutto quando la malattia rimanda solo a farmaci, mutilazioni o perdite».

Assieme ai maestri di ballo, i medici potranno guidare incontri non solo con i malati di cancro, ma anche con chi è affetto dal morbo di Parkinson, ipertensione, cardiopatia, ansia, forme lievi e moderate di depressione presenti anche nei pazienti oncologici, malattie psicosomatiche, della pelle o dell’apparato gastrointestinale e respiratorio. Lo scopo è migliorare molti aspetti della salute fisica come la postura o il sovrappeso ed eliminare fastidiosi dolori muscolari o della colonna vertebrale. Ma si favoriscono anche le capacità cerebrali come la memoria. «Pensiamo ai ruoli precisi che ha la coppia nel tango: l’uomo guida e la donna segue», chiarisce Trossero che nel seminario insegna la tecnica di ballo e approfondisce lo scambio psicologico nell’abbraccio con l’altro e le altre coppie. «In ogni passo, in ogni abbraccio, si cerca il senso del movimento. Un aspetto importante è “chi invita a ballare chi” : decidere, cioè, se “portare/condurre” o “essere portato/condotto”. Il ballo diventa una metafora della vita, perché il modo in cui balliamo si associa alla personalità di ciascuno. Per le caratteristiche e l’importanza dell’abbraccio, il tango crea un contatto fisico tanto stretto che va oltre l’aspetto puramente fisico e genera una profonda comunicazione non-verbale. Con gli sguardi si stabilisce un contatto visivo invitante, esigente, provocatorio, seducente, che prosegue con l’abbraccio tenero, protettivo, possessivo, ma anche con movimenti elastici, duri, rigidi, sicuri. Poi c’è un finale di separazione e ricordi, con tutte le esperienze emozionali immaginabili. In tal modo si sviluppano funzioni cerebrali superiori, dato che si presta attenzione a regole e limiti, e allo stesso tempo s’improvvisa. Ma si esercita anche la memoria, per ricordare e ripetere i passi del tango, soprattutto in relazione alle sequenze di movimento e alle figure: la camminata, la salida basica, l’ocho, il giro, la colgata, la sacada, la parada. Gli stimoli prodotti dal ballo hanno poi un’influenza positiva sul sistema immunitario, facilitando gli effetti delle terapie e rafforzando i meccanismi di difesa. Lo sguardo, l’abbraccio, il ballo, il trasporto, la rotazione... Che insieme di emozioni!», conclude Trossero con un passo di milonga, il tipo di tango che preferisce, perché più veloce, ritmato e allegro.

Buone speranze dalla frutta
Da poco tempo è stata messa a punto una terapia farmacologica che apre nuovi orizzonti e speranze per la cura dei tumori. Parliamo di quella brevettata dal Crom, il Centro di ricerche oncologiche che ha sede a Mercogliano, in provincia di Avellino, ed è stata presentata recentemente anche alla stampa dal direttore di oncologia medica dell'Istituto ''Pascale'' di Napoli, Vincenzo Iassaioli. Secondo i ricercatori, la nanoparticella sulla quale hanno lavorato negli ultimi cinque anni è destinata a imprimere una svolta nella cura delle neoplasie.
I risultati ottenuti dalla sperimentazione del farmaco su cavie hanno, infatti, ottenuto risultati così apprezzabili da far ritenere che già dal prossimo anno potrà essere avviata la sua applicazione sui pazienti. Alla nanoparticella ''intelligente'' si è giunti attraverso la modifica della struttura dei polifenoli, un gruppo molecolare completamente naturale che si trova nella frutta e, in particolare, nell'uva nera che attraverso la ''spinta'' di un vettore altrettanto naturale come l'acido ialuronico, va a colpire esclusivamente le cellule tumorali abbattendo gli effetti collaterali su cuore, reni e fegato. Al Crom di Mercogliano, diretto dal professor Giuseppe Castello, lavorano 25 ricercatori, 6 tecnici e altrettanti amministrativi: dopo aver rischiato la chiusura e il conseguente spostamento dei macchinari al ''Pascale'' di Napoli, è entrato in funzione nel 2007 e dispone dell'unica farmacia con ciclotrone in Italia.

Nuovo approccio per il cancro alla prostata
In uno studio condotto da alcuni collaboratori del Regno Unito e dalla Mayo Clinic si è sperimentato un nuovo trattamento per la cura del cancro alla prostata. Sono stati prelevati alcuni frammenti di DNA dal tessuto prostatico di soggetti sani e grazie ad alcune tecniche di manipolazione genetica è stata formata una libreria di cDNA, cioè DNA complementare; in un secondo step, questi frammenti di cDNA sono stati inseriti in VSV, il virus della stomatite vescicolare, posti in coltura e inoculati nei topi. Il sistema immunitario dei topi ha messo in atto una risposta immunitaria contro gli antigeni del virus geneticamente modificato e ha attaccato il tumore della prostata. Come spiegano gli esperti, sfruttare i virus come vettori di librerie di cDNA aiuta nella difficoltà di isolare gli antigeni nelle cellule tumorali permettendo al sistema immunitario di avere a disposizione più informazioni riguardo l'agente tumorale.
Richard Vile, coautore dell'articolo pubblicato su Nature Medicine, nonché immunologo della Mayo, ha spiegato: «Al momento non possiamo sapere il sistema immunitario, quali antigeni, riesca a vedere sulle cellule neoplastiche, ma esprimendo tutte queste proteine in virus altamente immunogenici riusciamo ad aumentare la loro visibilità. Inoltre con questo nuovo approccio terapeutico, speriamo di riuscire a superare tutti quegli ostacoli che si incontrano nella ricerca oncologica». I trial clinici potrebbero iniziare entro un paio d'anni.

Nuove strategie terapeutiche dall'Università di Salerno
Dall'Università di Salerno giunge un'interessante scoperta che potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche per il trattamento di alcune forme tumorali. A pubblicare i risultati della ricerca condotta dai giovani scienziati del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche e Biomediche guidati dal Professore Maurizio Bifulco, Ordinario di Patologia Generale di Farmacia e Medicina, la prestigiosa rivista americana Blood, giornale dell'American Society of Hematology. I ricercatori dell'ateneo salernitano, in collaborazione con l'Università di Siena e l'Università del New Mexico di Albuquerque (USA), hanno dimostrato il ruolo del recettore dei cannabinoidi CB1 nella promozione del processo di formazione di nuovi vasi sanguigni (neoangiogenesi), indispensabile per la progressione e metastatizzazione dei tumori. L'impiego di un farmaco, il Rimonabant, in grado di "spegnere" il gene ed impedirne il funzionamento ha consentito per la prima volta di bloccare la neoangiogenesi in modelli animali di retinopatia. Oltre che in patologie tumorali, infatti, il farmaco offre promettenti applicazioni anche nel trattamento di patologie oculari, quali la retinopatia diabetica, patologie autoimmuni articolari e cutanee, quali artrite reumatoide e psoriasi.

Melanoma: via libera dall'Europa per immunoterapico
La Commissione europea ha espresso parere favorevole per l’utilizzo di ipilimumab nella terapia dei pazienti adulti con melanoma avanzato precedentemente trattati. Il farmaco passa ora al vaglio delle Autorità regolatorie italiane. L’approvazione europea arriva a poco più di tre mesi dal via libera dell’Fda, l’ente regolatorio statunitense. Sviluppato da Bristol-Myers Squibb, ipilimumab ha evidenziato, spiega una nota dell'azienda, un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti colpiti dalla malattia in fase metastatica in uno studio di Fase III, randomizzato, in doppio cieco, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel giugno dello scorso anno. «La possibilità di sopravvivenza – sostiene il professor Alexander Eggermont, direttore generale dell’Istituto Gustave Roussy di Parigi – è prolungata non di mesi, ma potenzialmente di anni. Si spera che la nuova modalità di azione di ipilimumab, insieme al fatto che la dose raccomandata prevede quattro infusioni in tre mesi, sia in grado potenzialmente di cambiare il modo in cui trattiamo i pazienti con melanoma avanzato precedentemente sottoposti a terapia. È l’esempio del risultato che si può ottenere liberando il potere della risposta immunitaria del nostro organismo».

Identificata la molecola antileucemia
Presso l’Istituto Giannina Gaslini di Genova, recentemente, un gruppo di ricercatori coordinato dalla dottoressa Irma Airoldi, responsabile del Laboratorio Immunologia e Tumori finanziato dall'Associazione Italiana Ricerca sul Cancro (AIRC), ha scoperto che una proteina, la interleuchina 27, è un potente agente anti-tumorale nelle leucemie linfoblastiche acute del bambino. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Leukemia, secondo gli scienziati avrà presto ricadute cliniche per i pazienti. La leucemia linfoblastica acuta che deriva daun particolare gruppo di globuli bianchi del sangue (linfociti B) rappresenta il tumore ematologico pediatrico più diffuso.
La maggior parte dei bambini affetti da questa leucemia vengono efficacemente curati, ma circa il 25% di essi vanno incontro a ricadute e necessitano di terapie alternative. In questo contesto si inserisce lo studio del gruppo di ricerca guidato dalla Airoldi che ha dimostrato come l'interleuchina 27, nota per le sue attività stimolanti sul sistema immunitario, riesca a ostacolare la crescita delle cellule leucemiche in modelli pre-clinici.

Radioembolizzazione: dopo Latina e Ire ora anche al Gemelli di Roma
È stato eseguito con successo, al Policlinico Gemelli di Roma, il primo intervento di radioembolizzazione epatica su un paziente di 84 anni affetto da una neoplasia al fegato di elevate dimensioni (9 cm), in associazione a trombosi portale, che non permetteva nessun’altra forma di intervento. Questa tecnica rappresenta, infatti, un’opzione terapeutica per i pazienti con tumore epatico resistente ad altri trattamenti. Il Gemelli diventa così il terzo polo del Lazio, insieme all’Istituto Regina Elena e all’Ospedale di Latina, a poter offrire ai malati di tumore epatico resistente ad altri trattamenti questa sofisticata procedura. Per il primo trattamento di radioembolizzazione epatica gli specialisti del Dipartimento di Bioimmagini e Scienze Radiologiche del Gemelli, hanno impiegato un dispositivo di nuova generazione denominato “TheraSphere”. «La radioembolizzazione si caratterizza per essere una procedura gestita in maniera multidisciplinare – ha spiegato il direttore del Dipartimento di Bioimmagini e Scienze Radiologiche del Gemelli, Lorenzo Bonomo – con la presenza di competenze chirurgiche, gastroenterologiche, radiologiche, medico-nucleari e fisiche, tali da rendere possibile l’esecuzione del trattamento in maniera sicura ed efficace». Per questa ragione al Gemelli già dal 2008 è attivo un Gruppo multidisciplinare per la gestione dell’epatocarcinoma denominato HepatoCatt che coinvolge tutti gli specialisti che operano in tale ambito.

Bambini a rischio con la "Tac"
«Il rischio di cancro a seguito di esposizioni mediche da Tac sta diventando un problema sempre più rilevante e particolarmente critico soprattutto nel caso di indagini diagnostiche in età pediatrica», ha dichiarato alla stampa il Ministro della Salute Ferruccio Fazio che non usa mezzi termini nell'invitare le mamme e i papà a non ''gettare'' i propri figli sotto le macchine a raggi x senza che ci sia una vera necessità. II ministro ha lanciato questo allarme rispondendo ad un'interrogazione scritta presentata dai radicali alla Camera.
«I bambini – ha spiegato Fazio – rischiano di più perché hanno una maggiore radiosensibilità e una più ampia aspettativa di vita». Ma il problema nasce anche dalla enorme potenza sviluppata dalle macchine diagnostiche, sempre più affidabili, ma anche più invasive. Così il titolare della Sanità ha precisato che una ''vecchia'' radiografia al torace espone il paziente a 0,02 mSv (unità di misura della radioesposizione), mentre il valore di una Tac addominale è di 10 mSv: è come fare 500 radiografie tutte insieme.

Staminali contro il cancro
L'uso di cellule staminali per contrastare le lesioni al midollo spinale e alcune patologie tumorali. Della novità si è parlato durante la terza giornata del congresso internazionale sulle neuroscienze, IBRO, tenutosi a Firenze. Una delle tre giornate è stata concentrata sulla delicata tematica delle cellule staminali embrionali e sui risultati raggiunti in questo ambito dalla ricerca scientifica. Durante l'incontro con i giornalisti gli specialisti hanno illustrato le problematiche relative a questo settore e gli obiettivi a cui guardare in futuro. In particolare i lavori sono ruotati attorno alla possibilità di utilizzare ponteggi biologici per migliorare la riparazione delle lesioni da trapianto di cellule stamina lÏ e all'uso di quelle adulte per curare quei pazienti affetti da SCI (spinali corda injury), paralizzati a causa di lesioni al midollo spinale. Michael Fehlings, direttore del Centro medico di neuroscienze Krembil e professore di neurochirurgia presso l'Università di Toronto, ha illustrato le controversie che da sempre coinvolgono le cellule staminali, sia da un punto di vista etico che religioso. Dalla resistenza della Chiesa cattolica a quella di parte dell'opinione pubblica mondiale che non accetta o vede come inopportuno questo tipo di ricerca. A questo proposito è stato posto l'accento su una distinzione fondamentale: quella tra cellule staminali totipotenti, dalle quali è teoricamente possibile sviluppare una nuova vita, un possibile "clone" umano e cellule staminali che non hanno queste specifiche potenzialità. «Proprio queste ultime – ha spiegato Fehlings – sono quelle utilizzate da me e dal mio team, non andando ad interferire quindi in campi ritenuti poco etici. Si tratta di questioni, però, in cui l'opinione pubblica dovrebbe essere bene informata».

Indirizzi utili

AZIENDA OSPEDALIERA SANT'ANDREA
Via di Grottarossa, 1035 00189 Roma
Centralino: 06 33771
Prenotazioni/informazioni: 803 333 – 06 33775011 www.ospedalesantandrea.it
Psicooncologia / supporto psicologico Prof.ssa Anna Costantini – Tel. 06 33771

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