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Per conoscere il “programma prostata”
Minnie Luongo, N. 11 novembre 2011
Di tumore alla prostata abbiamo scritto spesso, aggiornando di continuo informazioni e approfondimenti. Ma ci era sempre sfuggito che, all’interno dell’autorevole Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, da anni esista uno specifico “Programma Prostata”. Rimediamo subito ponendo precise domande al dottor Riccardo Valdagni, trentino oncologo radioterapista, direttore del Programma Prostata nonché della Radioterapia Oncologica 1 presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori del capoluogo lombardo.
Dottor Valdagni, quando è nato il “Programma Prostata” e perché?
Premetto subito che il tumore della prostata è una malattia che ha una rilevanza notevole, non solo per l’impatto clinico-sanitario ma anche per i risvolti assistenziali, economici, sociali e psicologici che comporta. Il Programma Prostata è nato nel settembre 2004, poiché l’interesse e il coinvolgimento verso questa malattia non era stato ancora specificamente strutturato e organizzato presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano. La Direzione Scientifica mi affidò l’incarico di organizzare un progetto trasversale funzionale, cioè una sorta di programma pilota, attraverso cui riorganizzare le differenti competenze già presenti in Istituto finalizzandole a questa specifica patologia. In altri termini, avvalersi delle conoscenze e delle esperienze maturate in oncologia sperimentale, nella ricerca transazionale, nelle diverse specialità cliniche, nonché nella psico-oncologia per offrire un approccio multidisciplinare di studio e assistenza.
Come avete realizzato il Programma?
Per quanto riguarda l’oncologia sperimentale siamo partiti dalle competenze maturate in questo Istituto su questa e su altre patologie, cercando di integrare il nostro lavoro con quello già esistente, e inserendo l’esperienza complessiva in un lavoro finalizzato a questa specifica patologia. Abbiamo poi deciso alcune linee di ricerca nuove, tra le quali l’immunoterapia con vaccini, nuovi farmaci, integrazione di più approcci con la chemioterapia tradizionale e identificazione di possibili indicatori biomolecolari e genetici che possano aiutare a predire le risposte cliniche e la tollerabilità alle diverse opzioni terapeutiche.
Entriamo nel concreto.
Abbiamo cercato di rendere fruibile l’enorme mole di conoscenze su questa patologia. Nell’ultima dozzina d’anni si è avuta una sorta di esplosione culturale, scientifica e tecnologica sul tumore della prostata, per cui è disponibile una vasta quantità d’informazioni e di dati non sempre integrati e organizzati in una linea di condotta univoca e condivisa tra gli specialisti. Da qui le possibili difficoltà a gestire in modo uniforme e coerente i diversi quadri clinici, con scelte diagnostiche e terapeutiche.
Il secondo passo che abbiamo compiuto è consistito, quindi, nella creazione di un gruppo di lavoro multidisciplinare con anatomo-patologi, radiologi, medici nucleari, urologi, radioterapisti oncologi, oncologi medici, terapisti del dolore e psicologi, con il compito di redigere linee guida basate sull’evidenza scientifica, da utilizzare internamente al nostro Istituto. Questo impegno è durato oltre un anno e ha permesso di definire una strategia comune e condivisa d’intervento sul tumore alla prostata.
In che cosa consiste la vostra strategia di approccio?
Innanzitutto è un approccio multidisciplinare, in cui le diverse specialità offrono le proprie competenze e conoscenze per arrivare a opzioni d’intervento ottimali. La creazione di un team di lavoro, un gruppo comune del Programma Prostata, è il cardine portante della nostra strategia di approccio a questo tumore, con importanti peculiarità. A differenza di altre neoplasie, infatti, esistono più alternative terapeutiche con efficacia sostanzialmente sovrapponibile: chirurgia, radioterapia esterna, brachiterapia (radioterapia interstiziale), più o meno integrate con terapia ormonale. Ciò, fin dal momento della diagnosi, genera non solo confusione nel paziente, ma anche perplessità nel medico, in considerazione del diverso rapporto rischio-beneficio legato alle varie scelte terapeutiche. Allo scopo di superare questi ostacoli, il Programma Prostata ha creato un servizio di assistenza multidisciplinare in cui il paziente è sottoposto a una visita contemporaneamente effettuata da più specialisti: urologo, radioterapista, oncologo medico e psicologo, i quali spiegano i pro e i contro delle diverse opzioni terapeutiche
La finalità di questo tipo di approccio?
Il nostro intento è portare il paziente a non essere più un oggetto di cura, bensì un soggetto, attivo e consapevole in quanto informato dei benefici e degli effetti collaterali della terapia. Sarà lui che, sulla base delle sue priorità individuali e in piena responsabilità, collaborerà nella scelta della terapia più appropriata. Quindi, altro elemento fondamentale del nostro Programma è la centralità della persona. Per realizzare ciò abbiamo dovuto acquisire una mentalità multidisciplinare e polispecialistica, con cui ciascuno sia in grado di parlare il linguaggio del gruppo, agendo poi con linee di condotta univoche e condivise.
Per quanto riguarda l’aspetto emotivo?
Si tratta di un altro elemento cardine e peculiare di questo programma. Lo psicologo collabora in piena dignità con il team multidisciplinare, offrendo il suo servizio, se il paziente lo desidera, per tutti quegli aspetti psico-emozionali e sessuali condizionati da una patologia particolare com’è il cancro alla prostata. A causa delle terapie, infatti, possono verificarsi menomazioni ed effetti collaterali anche particolarmente pesanti per il paziente, specie se è in una fascia d’età ancora attiva. Tali aspetti, non ancora sufficientemente studiati, sono stati invece, e sin da subito, elementi base del nostro programma.
Per la prevenzione di questo tumore, quali sono gli attuali suggerimenti?
Sfortunatamente sono pochi i suggerimenti, trattandosi di un tumore molto particolare: infatti, almeno a oggi, non è stato ancora identificato un fattore causale specifico che, eliminato o evitato, possa prevenirne l’insorgenza. Gli unici elementi che con certezza rappresentano un rischio di ammalare di questo tumore sono l’età avanzata e la familiarità. A ciò si aggiunga il fatto che non si ha a disposizione un marcatore diagnostico affidabile e idoneo alle indagini di screening della popolazione, essendo l’Antigene Prostatico Specifico (PSA) un marcatore non specifico di cancro. In sintesi, oggi sappiamo che il PSA può indicare un’anomalia nella ghiandola prostatica, ma non segnala con certezza la presenza di un cancro. Lo specialista deve perciò integrare questo dato con molti altri elementi, tra i quali l’esplorazione digito-rettale e l’ecografia, considerando poi che la diagnosi si fonda comunque sulla biopsia del tessuto prostatico.
Ringraziamo ANVOLT (Associazione nazionale volontari lotta contro i tumori), che ci ha consentito di attingere alla sua intervista- finora l’unica così completa sull’argomento- realizzata alcuni anni fa a Valdagni.
Perché un Ambulatorio Multidisciplinare
Il presupposto per la creazione di questo Servizio nasce dal considerare il paziente al "centro" della prestazione di cura. L'ambulatorio è dedicato ai pazienti ai quali sia stato diagnosticato un tumore della prostata e che siano stati indirizzati per:
- prima visita (in presenza o meno di un invio da parte dello specialista)
- per una seconda opinione.
La visita multidisciplinare è il frutto di un lavoro di équipe polispecialistico che è strutturato in differenti momenti:
- anamnesi: raccolta delle informazioni cliniche personali e familiari
- visita generale
- discussione collegiale dell'équipe con il paziente
- possibilità di colloquio con lo psicologo.
Un meritato riconoscimento
Visite multidisciplinari al paziente e più lavoro in team tra gli specialisti: queste le novità introdotte dal Gruppo clinico multidisciplinare Programma prostata che dal 2004 ha già curato oltre 2000 pazienti. La durata della visita multidisciplinare è di 30 minuti. Qualora l’équipe abbia necessità di maggior tempo per esaminare e approfondire il caso, o anche il paziente stesso ritenga opportuno riflettere con calma in merito a quanto emerso nel corso della visita, sarà possibile fissare un incontro successivo. Grazie a questo approccio di eccellenza il progetto ha ricevuto il Premio Rocchetta per i migliori contenuti scientifici al Congresso SIUrO (Società italiana di Urologia Oncologica) lo scorso 24 giugno 2011.
Segreteria Programma Prostata
Telefono 02-2390.3033, fax 02-2390.3015
e-mail: programmaprostata@istitutotumori.mi.it
Un libro per saperne di più
Realizzato nell'ambito del Progetto "L'informazione e il sostegno psicologico ai malati oncologici e alle loro famiglie" (in collaborazione con la Fondazione IRCCS, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e grazie al sostegno del Ministero della Salute) nel 2008 è stato pubblicato il volume “IL CANCRO DELLA PROSTATA”, a cura del dottor Valdagni. Il testo, disponibile in una versione aggiornata e curata dal team del Programma Prostata INT, è scaricabile in formato PDF, nonché consultabile on-line sul sito dell'Associazione AIMaC.
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