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Regione che vai sanità che trovi. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio di Cittadinanzattiva
Monica Melotti, N. 12 dicembre 2011
Un Paese a tante facce, è il quadro che emerge dall’ultimo Rapporto dell’Osservatorio sul federalismo in sanità di Cittadinanzattiva, nato quest’anno per volontà del Tribunale per i diritti del malato. La fotografia? Ogni regione si organizza come vuole e come può. I cittadini aspettano, come pure la legge. Un fronte in cui le nostre Regioni tardano a mettersi in regola è quello della lotta alle liste di attesa. Sette regioni sono ancora inadempienti sull’istituzione dei Cup regionali (Centro Unico di Prenotazione), si tratta di Abruzzo, Campania, Calabria, Liguria, Piemonte, Sicilia e Veneto. Le regioni si differenziano anche per il numero di prestazioni per le quali hanno stabilito tempi massimi di attesa: si va dalle 125 prestazioni del Piemonte, le 101 della Provincia autonoma di Bolzano e le 100 di Lombardia e Provincia autonoma di Trento, fino alle situazioni negative di Abruzzo, Calabria, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Toscana ed Umbria che ne hanno definito soltanto 33.
Un processo ad ostacoli
I vari processi di riforma che hanno accompagnato il Sistema sanitario italiano, a partire dalla prima riforma del ‘78, hanno progressivamente ampliato i poteri e le competenze in ambito sanitario a livello regionale, fino ad arrivare alla quasi completa attribuzione (cosiddetta devolution).
Questo processo ha fatto si che le regioni, sentendosi maggiormente responsabilizzate, siano state portate a modificare il proprio modello di governance in ambito sanitario: si parla in questo senso di regione holding. La regione holding è una regione che rispetto alle Aziende sanitarie sia locali che ospedaliere definisce le politiche, assegna gli incentivi, indica gli obiettivi, valuta i risultati. Dovrebbe essere una regione che mira quindi a responsabilizzare le Aziende sanitarie lasciandole però al tempo stesso un certo livello di autonomia decisionale ed organizzativa.
Ma per assumere questo ruolo sono necessarie delle competenze specifiche di cui spesso la regione o l’Assessorato alla sanità non dispongono: in questo senso va interpretata quindi la nascita delle Agenzie sanitarie locali, le quali hanno il compito di affiancare la regione nel proprio ruolo di “capogruppo”. Ci troviamo quindi di fronte alla difficoltà di coordinare diversi attori per fare in modo che lavorino in armonia l’uno con l’altro.
Federalismo, ancora tanta strada da fare
Si riaccende la polemica sul federalismo fiscale fra le regioni del Nord e quelle del Sud, sui criteri di riparto dei fondi per la sanità. Le Regioni del Sud infatti, avendo una popolazione più giovane ma anche un maggior numero di poveri e disoccupati, denunciano una penalizzazione. A non avere problemi di questo tipo sono: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Umbria, che non dovrebbero operare correzioni di spesa per mantenere gli attuali standard qualitativi. Le difficoltà maggiori ci sarebbero invece al Mezzogiorno: spiccano i casi della Campania con 1.594 milioni di sovraspesa e un deficit di qualità di circa il 42% rispetto alle Regioni più virtuose. Seguono poi la Calabria con 302 milioni ma ben il 52% di deficit qualitativo, la Puglia (735 milioni e 44%), la Sicilia (535 milioni e 42%) e la Sardegna (261 milioni e 38%). «Il federalismo è troppo spesso utilizzato come un alibi: le differenze strutturali esistenti tra le Regioni sono state di fatto legittimate, giustificandole come inevitabili», dice Francesca Moccia, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. «Questa è una visione che noi, come cittadini, non possiamo accettare. Non è infatti giustificabile che in alcuni territori sia data per scontata la violazione sistematica di alcuni diritti fondamentali come l’equità e l’universalità, garantiti invece dalla nostra Costituzione, e in netta controtendenza rispetto alle politiche europee e alla recente Direttiva sui diritti dei pazienti».
Questo primo rapporto dell’Osservatorio si concentra su alcune specifiche aree dell’assistenza come: rete dell’emergenza, rete oncologica, liste d’attesa, cronicità riferita a diabete ed artrite reumatoide, assistenza protesica e integrativa e il percorso nascita. «Occorre superare l'asimmetria di informazioni tra chi amministra e i cittadini» continua Moccia. «Con il rating civico (la qualità dei processi di governance messi in campo dalle Regioni), Cittadinanzattiva vuole formulare un giudizio complessivo sull'affidabilità e la credibilità delle Regioni nel dare risposte adeguate ai bisogni di salute dei cittadini e nel governo del sistema sanitario»
Liste di attesa, le leggi più disattese
Undici regioni su 21 hanno attivato, nella maggior parte delle aziende (superiore al 90%), un servizio di prenotazione delle prestazioni che distingue il canale pubblico-istituzionale da quello intramurario, attraverso numeri e orari differenti. Si tratta di Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto e Trento. In Abruzzo, Liguria, Piemonte e Sardegna, la percentuale delle aziende che hanno attivato questo tipo di servizio è tra il 50 e il 90 per cento. Calabria, Campania, Lazio e Valle d’Aosta rispondono con una percentuale di aziende inferiore al 50%. Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto si contraddistinguono per aver mantenuto, nella media degli ultimi anni, un sostanziale equilibrio tra la spesa registrata a consuntivo e le risorse dedicate al Sistema sanitario regionale (Ssr) sulla base del programma di finanziamento. Hanno, inoltre, erogato prestazioni di qualità relativa elevata (rispetto alle altre Regioni). Per queste Regioni, il finanziamento a programma è rimasto sostanzialmente allineato al fabbisogno registrato in precedenza. II Piani regionali di contenimento dei tempi di attesa sono ancora in stand by in numerose regioni, nonostante la scadenza ultima per presentarli fosse quella del 30 luglio scorso. Ad oggi Calabria, Lazio, Basilicata, Piemonte e Sicilia sono inadempienti, nonostante le ultime tre ne avessero anche annunciato la pubblicazione.
La rete oncologica: non tutti i cittadini hanno uguali diritti
Se ci ammaliamo di tumore, non siamo tutti uguali nel nostro Paese. Prevenzione, lotta al dolore, farmaci e tecnologia sono le aree in cui si registrano le maggiori differenze nelle cure oncologiche garantite dalle Regioni. La rete oncologica viene definita come il “coordinamento di tutte le azioni che riguardano il paziente neoplastico, dentro e fuori dall’ospedale” e rappresenta un requisito fondamentale per consentire un uguale accesso alle cure in tutto il territorio nazionale.
La realtà è anche in questo ambito diversa e variegata nelle vari regioni, soprattutto sul fronte della prevenzione e su quello delle cure palliative, con livelli di offerta molto deboli soprattutto in alcune regioni del Sud.
Sul tema prevenzione, ad esempio, Liguria, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna riescono a coinvolgere nei programmi di screening contro il cancro alla cervice uterina, mammella e colon retto una fetta di popolazione residente inferiore rispetto allo standard definito dal Ministero della Salute. Lombardia, Molise e Basilicata registrano performance in linea con lo standard. Si distinguono invece in positivo, Toscana, Veneto, Emilia Romagna ed Umbria.
Sul fronte delle cure palliative, Lazio, Basilicata, Puglia, Molise, Marche, Emilia Romagna e Sardegna hanno realizzato ed attivato almeno un posto letto per il trattamento palliativo dei malati terminali ogni 56 deceduti a causa di tumore, come previsto dal Decreto ministeriale n.43 del 22 febbraio 2007. Ben al di sotto dello standard invece Sicilia, Calabria, Campania, Abruzzo e Toscana. Insomma, di fatto, non tutti i cittadini hanno nel nostro Paese eguale accesso agli strumenti per la cura del tumore.
Radioterapia & farmaci antitumorali
Situazione a macchia di leopardo anche per i centri di radioterapia e l’accesso ai farmaci antitumorali. Nel 2007 sono stati censiti 150 centri di radioterapia, distribuiti prevalentemente al Nord (68), Sud (44) e al Centro (38). Esistono dotazioni diverse di posti letto per la radioterapia tra le Regioni: circa la metà (in termini assoluti) dei posti letto è presente in Lazio, Lombardia e Toscana.
Differenze notevoli si registrano anche sul possesso delle apparecchiature tradizionalmente utilizzate nella cura del cancro. È il caso degli acceleratori lineari: solo 6 regioni su 21 rispettano il parametro europeo di 7/8 acceleratori su un milione di abitanti: Valle d’Aosta, Lombardia, Trento,
Friuli Venezia Giulia, Liguria e Umbria, le altre regioni sono ancora lontane dal parametro.
Anche l’accesso ai farmaci è diversificato di regione in regione: innanzitutto alcune Regioni, prevalentemente Molise, Basilicata e Valle D’Aosta, non includono alcuni farmaci antitumorali nei prontuari regionali, rendendoli di fatto inaccessibili ai cittadini. Altre Regioni, in primo luogo Umbria, Veneto, Molise ed Emilia Romagna, pongono delle limitazioni all’uso di alcuni farmaci rispetto a quanto indicato dall’Aifa. In Puglia ed Emilia Romagna, alcuni farmaci sono erogati solo su richiesta motivata personalizzata.
L’Agenzia di valutazione civica di Cittadinanzattiva
E’ appena nata l’Agenzia di Valutazione Civica di Cittadinanzattiva e rappresenta una prima sperimentazione di valutazione delle Regioni dal punto di vista civico, che non guarda solo alla qualità dell'assistenza sanitaria erogata, ma anche alla qualità dei processi di governance messi in campo dalle Regioni. Le segnalazioni raccolte da Cittadinanzattiva evidenziano in tutte le Regioni un aumento delle difficoltà di accesso a visite specialistiche e esami diagnostici connessi al percorso nascita, ma anche la persistenza di sospetti errori nella pratica medica, difficoltà di relazione, mancanza di informazione e di un serio approccio al consenso informato.
«Ci troviamo di fatto di fronte ad un “federalismo cristallizzato”: le difficoltà denunciate qualche anno fa da Cittadinanzattiva sono diventate una realtà stabile e che si ripete nel tempo», afferma Moccia. «E’ evidente che in questo sistema, del tutto autoreferenziale, le Regioni da sole non ce la facciano. Ma per fare si che non ci sia una sola ricetta, vale a dire taglio delle prestazioni e dei servizi ispirato a sole valutazioni economiche, è necessario individuare soluzioni attraverso il confronto con i cittadini e basandosi su due assi che consideriamo imprescindibili: sostenibilità e universalità del servizio.
E’ per questo che proponiamo alle Regioni e Ministero della salute un nuovo “Patto civico per la salute”, in cui i cittadini possano partecipare, alla pari di Ministero, Regioni e enti locali, alle decisioni sul futuro del servizio sanitario nei proprio territori».
Info:
Cittadinanzattiva onlus Via Flaminia 53 - 00196 Roma
Tel 06.3671.81 - Fax 06.3671.8333
www.cittadinanzattiva.it
SOS Ticket
La manovra finanziaria dell'estate 2011 ha introdotto due importanti novità in tema di sanità:
- 10 euro di ticket su ogni ricetta per prestazioni di diagnostica e specialistica (cd. superticket)
- ticket per i codici bianchi al pronto soccorso
Vediamo di approfondire l’argomento e di vedere come si sono organizzate le varie Regioni.
Ogni Regione ha cercato di organizzarsi per evitare di far pagare ai propri cittadini quote così salate. La maggioranza delle regioni ha applicato il ticket di 10 euro sulla specialistica(In particolare, ai 36,15 euro si vanno ad aggiungere altri 10 euro).
In Emilia Romagna i ticket sono modulati in base al reddito. La Lombardia e il Piemonte, invece, applicano il ticket sulla base del valore della prestazione erogata; una cifra variabile da 0 a 30 euro proporzionata al valore della prestazione stessa. La Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano non applicano il ticket. Come si può notare dalla Tabella ogni Regione fa pagare ai cittadini che effettuano le prestazioni dei ticket un po' diversi. Per esempio in Calabria si paga 45 euro più un euro di quota fissa su ricetta; in Sardegna 46,5 euro. In alcune Regioni come la Campania sono già stati introdotti da tempo i 10 euro di quota fissa, mentre in Sicilia se ne pagano 2 euro sulla ricetta.
Ticket su diagnostica e specialistica |
Abruzzo |
36,15 |
Basilicata |
36,15 |
Calabria |
45,00 + 1 euro quota fissa |
Campania |
36,15 (fino a 50 euro per pacchetti ambulatoriali) +
- 10 euro di quota fissa
- 5 euro per i cittadini esenti. I 5 euro non sono dovuti alle categorie di esenti)
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Emilia Romagna |
36,15 |
Friuli Venezia Giulia |
36,00 |
Lazio |
36,15
- 15 euro per RMN/TAC
- 5 euro FKY
- 4 euro per altre prestazioni e pacchetti ambulatoriali
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Liguria |
36,15 |
Lombardia |
36,15 |
Marche |
36,15 |
Molise |
36,15
- 15 euro per RMN/TAC
- 5 euro FKY
- 4 euro per altre prestazioni e pacchetti ambulatoriali
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Piemonte |
36,15 |
Puglia |
36,15 |
Sardegna |
46,5 |
Sicilia |
36,15 +
- 2 euro di quota fissa su ricetta
- 10% del valore tariffario eccedente ai 36,15 euro
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Toscana |
36,15 |
Valle D'Aosta |
36,15 |
Veneto |
36,15 |
Umbria |
36,15 |
Bolzano - provincia |
36,15 |
Trento - provincia |
36,15 |
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