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In Italia il cancro si cura meglio che in Europa

Paola Sarno, N. 3 marzo 2012

Anche se l’incidenza delle malattie neoplastiche nel nostro Paese è in aumento, in Italia si muore meno di cancro che nel resto dell’Europa. A dirlo sono i dati pubblicati nel volume "I numeri del cancro in Italia 2011", primo censimento ufficiale sui tumori realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) in collaborazione con l’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), con lo scopo di fornire un utile strumento ai decisori delle politiche sanitarie. Il rapporto, che raccoglie i dati provenienti da 35 registri epidemiologici, è stato presentato all’Auditorium del Ministero della Salute alla presenza del ministro Renato Balduzzi e verrà distribuito a tutte le oncologie italiane, agli assessorati regionali e alle istituzioni nazionali. Con l’obiettivo di dare in futuro una cadenza annuale alla pubblicazione, come da tempo avviene già negli Usa.

I dati più confortanti
Secondo il censimento Aiom-Airtum nella penisola italiana, a 5 anni dalla diagnosi, è vivo l’83% di chi è colpito da neoplasia al seno (contro l’80% della media europea), il 58% al colonretto (rispetto al 54% della Ue), il 79% alla prostata (contro il 74%) e il 13% al polmone (in Europa la percentuale è del 10). E sono addirittura 1.285.000 le persone “guarite”, che hanno affrontato un tumore e se ne sono liberate da più di un quinquennio. In particolare, in Italia ci sono circa 2.250.000 persone che vivono dopo aver avuto una diagnosi di tumore (il 44% degli uomini e il 56% delle donne). Nel complesso, il 57% dei casi (1.285.680 persone) è rappresentato dai cosiddetti lungo-sopravviventi, che hanno cioè avuto una diagnosi oltre 5 anni prima. E per alcune forme neoplastiche (testicolo, corpo dell'utero, ma anche melanoma, linfoma di Hodgkin e in misura minore cancro del colon-retto) chi sopravvive a 5 anni dalla diagnosi ha un’aspettativa di vita che si avvicina molto a quella delle persone sane. Un risultato che non è dovuto ad una percentuale di casi minore. «Per quanto riguarda i confronti internazionali – ha spiegato infatti Stefano Ferretti, segretario dell’Airtum – l’Italia ha una frequenza di neoplasie simile o più elevata rispetto a Paesi Nord-europei e agli Stati Uniti, presumibilmente dovuta ai valori ancora sostenuti, seppur in diminuzione, del cancro del polmone, ma anche di quello del colon retto fra gli uomini. Per le donne l’incidenza è invece sostanzialmente allineata tra i Paesi».

L'incidenza dei tumori in italia
Quotidianamente, in Italia, vengono diagnosticati circa 1.000 nuovi casi di forme tumorali. Un uomo ogni due e una donna ogni tre, insomma, hanno probabilità di sviluppare una neoplasia nel corso della vita. E, purtroppo, si calcola che i decessi, ogni giorno, siano ancora quasi 500. Infatti, i tumori rappresentano la seconda causa di morte (30%) dopo le malattie cardiovascolari (39%) e il rischio di morire di cancro riguarda un uomo ogni tre e una donna ogni sei. Alla fine dello scorso anno nel nostro Paese ci sono stati 360mila nuovi casi (200mila negli uomini e 160mila nelle donne): si tratta di circa 1.000 nuove diagnosi al giorno. Il cancro del colon-retto è in generale il più frequente con 50.000 nuove diagnosi nel 2011, seguito da quello della mammella (45.000), della prostata (42.000) e del polmone (38.000). Per gli studiosi, il cancro provocherà 174.000 decessi (98.000 tra gli uomini e 76 mila tra le donne), con il tumore del seno al primo posto fra le donne (16%) e quello del polmone fra gli uomini (28%). «Il calo è del 12% nei maschi e del 6% tra le femmine», affermava il presidente Aiom, Marco Venturini, recentemente scomparso, in occasione della presentazione dei dati. «Questo si spiega sia con la diffusione dei programmi di screening e il miglioramento delle capacità diagnostiche, sia con la possibilità di accedere alle cure più efficaci, grazie a Centri di eccellenza diffusi su tutto il territorio e ad un’oncologia che si conferma fra le migliori al mondo». Ma gli esperti avvertono anche che molto dipende dalla responsabilità di ognuno: gran parte dei tumori sarebbe, infatti, potenzialmente prevenibile attraverso un corretto stile di vita. Dal censimento è emerso anche un allarme sulla giovane età di chi si ammala. Se, infatti, l’invecchiamento generale della popolazione è la causa principale del costante aumento di diagnosi, «l’11% dei pazienti colpiti ha meno di 50 anni – ha dichiarato ancora Ferretti, aggiungendo che – fra i giovani, le neoplasie più frequenti sono quella al testicolo negli uomini (11%) e alla mammella (40%) fra le donne».

Le forti differenze regionali e di genere
Il censimento Aiom-Airtum ha registrato le consuete e sensibili discrepanze nella geografia del cancro. «Emergono disparità regionali delle cure che si traducono talvolta nel mancato accesso alle terapie, con implicazioni significative sui costi sociali», ha commentato ancora il compianto presidente Aiom. Dati del ministero sottolineano, infatti, che il numero dei casi è maggiore al Settentrione (+30%), dove tuttavia la sopravvivenza è complessivamente superiore rispetto al Mezzogiorno. «Nel confronto fra Nord e Sud si segnala però l’importante eccezione del cancro del fegato, molto più frequente nel Meridione, che presenta rispetto alle regioni settentrionali valori pari a +25% nei uomini e +75% nelle donne. Il fenomeno è da ricondurre alla maggiore diffusione nel Sud Italia dei virus dell’epatite B e C, uno dei principali fattori di rischio per l’epatocarcinoma», ha aggiunto Ferretti. E le differenze non si fermano qui, perché forti sono anche le disuguaglianze fra Nord e Sud Italia in termini di possibilità di prevenzione. I dati sulle patologie tumorali si diversificano parecchio, inoltre, fra due sessi: tra i maschi il cancro più diffuso è quello della prostata che rappresenta il 20% di tutte le neoplasie, seguito da quello al polmone (15%, con tendenza alla riduzione), al colon-retto (14%), alla vescica (10%) e allo stomaco (10%). Tra le donne la neoplasia più diffusa è, invece, quella della mammella, con il 29% del totale delle nuove diagnosi, seguita da tumore al colonretto (13%), al polmone (6%), all’utero (5%) e allo stomaco (4%).

L’appello dell’Aiom al ministro Balduzzi
In occasione della presentazione del primo censimento Aiom-Airtum, Marco Venturini, a nome dell’associazione degli oncologi italiani, lanciava un appello al ministro della Salute, Balduzzi: «Chiediamo al ministro di farsi carico delle peculiarità di una patologia che riguarda 6 milioni di famiglie e che non può sopportare contenimenti lineari. Viviamo un momento particolarmente delicato e siamo consapevoli dell’importanza di combattere sprechi e inefficienze, in particolare in sanità. Noi siamo in prima linea nel chiedere e nell’operare con assoluto rigore e appropriatezza: abbiamo dimostrato, ad esempio, come sia possibile dimezzare i costi per le terapie nell’ultimo mese di vita, passando dal 30% al 15%, semplicemente aumentando la consapevolezza degli oncologi. Vogliamo essere sempre più responsabili e fermi nella lotta agli sprechi, ma siamo consapevoli della peculiarità della malattia cancro. Sarebbe auspicabile un aumento dei fondi destinati alla prevenzione ed alla diagnosi precoce, per incentivare gli screening, ad oggi gli strumenti più efficaci ed affidabili per incidere davvero in termini di vite salvate. E qui resta ancora molta strada da compiere. Bisogna fare molto di più anche sul fronte della prevenzione primaria, in particolare nei confronti dei giovani e giovanissimi, per educarli a stili di vita corretti che possono incidere, da soli, nel ridurre del 40% i casi di tumori».

Cancro gastrico: a Forlì diagnosi precoci e terapie endoscopiche avanzate
Grazie all’evoluzione dell’endoscopia oggi è possibile fare diagnosi sempre più precoci dei tumori gastrici, con benefici in termini di qualità di vita dei pazienti, riduzione della mortalità e dei tempi/costi di ospedalizzazione. L'importanza di individuare presto questo tumore è dovuta anche alla prognosi, con il 90% di sopravvivenza a 5 anni per le neoplasie diagnosticate allo stadio precoce, e appena il 10% per quelle avanzate. Centro di eccellenza per il cancro dello stomaco è l’ospedale "MorgagniPierantoni" di Forlì, dove si è passati dall'8% di diagnosi precoci del 2003 al 38% del 2010. Risultati raggiunti grazie all’impegno dell’'Uo di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, diretta da Enrico Ricci, uno dei pochi Centri in Italia a effettuare anche trattamenti endoscopici innovativi e molto meno invasivi della chirurgia tradizionale nel caso di lesioni precoci. «L'endoscopia rappresenta il gold standard per la diagnosi di cancro gastrico – ha spiegato Ricci. – Studi effettuati, valutando le curve di crescita hanno dimostrato che il tempo necessario affinché una lesione early si trasformi in una neoplasia avanzata è di circa 7 anni, per cui è necessario concentrare tutti gli sforzi per eseguire la diagnosi in questo periodo». Dalla tempestività diagnostica dipende, infatti, anche il tipo di trattamento, che prevede per le lesioni precoci la mucosectomia (EMR) e dissezione (ESD), tecniche endoscopiche che consentono di asportare solo il tessuto interessato dal processo neoplastico. «L'EMR ha rappresentato un grande progresso, tuttavia – ha illustrato ancora Ricci – si può effettuare esclusivamente su lesioni non superiori ai 20 millimetri. L'ESD ne costituisce l'ulteriore evoluzione: viene eseguita con l'impiego di aghi diatermici usati come bisturi per incidere la mucosa sana intorno alla lesione neoplastica, e permette da una parte di rimuovere porzioni di tessuto di maggiori dimensioni, riducendo il rischio di non radicalità e di recidive». Chirurgia tradizionale, invece, nel caso di tumore a stadi più avanzati. A Forlì, dal 2003 al 2010 sono stati sottoposti a ESD di lesioni superficiali del colon diverse centinaia di pazienti, mentre per lo stomaco si sono registrati 76 casi. Per il futuro, la sfida è quella di anticipare sempre più le diagnosi, grazie all’utilizzo di endoscopie "avanzate": quella "con magnificazione", che impiega uno zoom ottico per gli ingrandimenti, la cromoendoscopia, che usa coloranti per rendere più evidenti le aree sospette, nonché la colorazione virtuale, che può analizzare contemporaneamente la mucosa e la vascolarizzazione attraverso l'elaborazione elettronica delle immagini. Altro impegno del "Morgagni-Pierantoni" è quello proseguire l’attività di formazione, nell’ottica di produrre e diffondere linee guida condivise sull’impiego dell’endoscopia nella diagnosi precoce e nel trattamento innovativo dei tumori dell’apparato digerente.

Asl di Asti, Lilt ed Int insieme nel progetto “Diana5”
Si chiama "Diana5" lo studio promosso dalla Asl di Asti, la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) e l’Int (Istituto Nazionale Tumori) di Milano, con l’obiettivo di valutare se, in un arco di cinque anni, una sana alimentazione e altri comportamenti virtuosi possano ridurre il rischio di recidive nel carcinoma mammario. Attualmente aderiscono al cosiddetto gruppo di intervento 35 signore, tra i 35 e i 50 anni, coinvolte in lezioni teorico-pratiche di cucina naturale, lezioni di attività fisica tenute da insegnanti specializzati in diverse discipline sportive, approfondimenti curati da medici o specialisti nei vari settori. Successivamente altre pazienti, con i requisiti per entrare nel "Diana5", riceveranno una lettera e saranno convocate all’ospedale astigiano "Cardinal Massaia" dal coordinatore del progetto, Maggiorino Barbero, primario di Ostetricia e Ginecologia. Otterranno così informazioni sulle finalità della sperimentazione e verranno invitate ad aderirvi. L’obiettivo è quello di coinvolgere almeno un centinaio di donne operate di tumore al seno che, negli ultimi 5 anni, non abbiano avuto recidive e che siano disponibili a migliorare il loro attuale stile di vita. La partecipazione delle donne è gratuita e implica il consenso a seguire le indicazioni alimentari e dello stile di vita che verranno date loro e a sottoporsi a periodici controlli del loro stato di salute complessivo.

Siglata una convenzione triennale fra Valle d'Aosta e Piemonte
La Regione Valle d’Aosta, attraverso la Fondazione Valdostana per la Ricerca sul Cancro, ha stanziato un milione di euro per tre anni per il finanziamento di un programma scientifico di ricerca che sarà portato avanti in collaborazione con la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, presso il noto istituto di ricerca e trattamento dei tumori di Candiolo (TO). «Questa convenzione va a suggellare il lavoro fatto in questo anno e mezzo dall’Assessorato e dalla Fondazione Valdostana ma, soprattutto a livello scientifico, dai responsabili che abbiamo ritenuto di nominare in seno alla Fondazione stessa con l’Istituto di Candiolo», ha detto Albert Lanièce, assessore alla sanità della Regione Valle d’Aosta.
«Oggi, di fatto, assistiamo alla reale partenza dell’attività della Fondazione. Almeno la metà dei fondi messi a disposizione potranno generare ricadute pratiche sui pazienti valdostani», ha precisato l’assessore valdostano. «Ciò significa che i pazienti potranno essere inseriti in trial clinici, in terapie nuove e, parallelamente, ci sarà la possibilità per i nostri medici di portare avanti una politica di aggiornamento con l’istituto di Candiolo». Presente alla sigla della convenzione anche Allegra Agnelli, presidente della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro onlus.

A Venezia riorganizzata l’offerta di posti letto negli hospice
La Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore alla sanità Luca Coletto, ha rimodulato l’organizzazione dell’offerta di posti letto in hospice per pazienti oncologici terminali nell’area di Venezia. I posti letto complessivi sono ora 41. Di questi, 15 sono di tipo intraospedaliero, collocati al Policlinico San Marco, e gli altri 26 extraospedalieri: 8 al Fatebenefratelli, 8 al Centro Nazareth e 10 a Villa Elena Opera S.M. Carità. Contestualmente, la Giunta ha stabilito che, come previsto dalla legge regionale 22 /2002, siano i direttori generali delle Ullss 12 e 13 a stipulare i contratti con le strutture private interessate. «Abbiamo così mantenuto una promessa – ha sottolineato Coletto – fatta nel momento in cui ci sono stati da più parti prospettati dei problemi nell’erogazione di questo fondamentale servizio di assistenza. Dare ad un malato terminale ed alla sua famiglia tutto quanto è necessario per lenire le sofferenze del fine vita non è solo un obbligo per il sistema sanitario, ma è anche un fatto di civiltà, e sono queste le considerazioni che ci hanno portato ad assumere le decisioni, ragionando in termini di un unico bacino territoriale composto dalle strutture presenti nell’Ulss 12 e da quella nell’Ulss 13». In tutto il Veneto funzionano oggi 17 hospice, per un totale di 132 posti letto, che hanno garantito 1.768 ricoveri con 40.553 giornate di degenza, un tasso di occupazione dei posti letto dell’84,5%, una degenza media di 23 giorni ed una presenza media giornaliera di oltre 111 (111,4) pazienti.

Tumore al polmone: in crescita del 2% all’anno nelle donne
Sempre più donne italiane con la sigaretta accesa (5,3 milioni), sempre più malate di tumore del polmone: sono 9.500 i nuovi casi al femminile nel 2011 (38.000 nei due sessi). Dal 1990 si registra una crescita costante del 2% l’anno, con un più 40% in un solo ventennio, direttamente proporzionale all’incremento delle fumatrici. Oggi questa neoplasia è la sola in aumento, al netto dell’invecchiamento della popolazione, con una sopravvivenza che invece non mostra miglioramenti significativi. «È una vera emergenza – ha affermato Carmelo Iacono dell’Aiom (Associazione Italiana Oncologia Medica) – che deve vederci impegnati tanto sul fronte della ricerca che su quello della prevenzione, soprattutto nel contrasto al fumo. È infatti un fattore di rischio anche per altre importanti neoplasie, dal seno al colon retto. La sua diffusione fra le donne sta cambiando in parte l’epidemiologia dei grandi big killer che, rispetto a quando ci siamo formati noi, sono sempre più "rosa". Per riuscire a vincere questa sfida di genere dobbiamo puntare sui giovani oncologi: per questo abbiamo promosso un progetto innovativo di borse di studio che, per la prima volta, preveda stage non all’estero ma nelle strutture di riferimento del territorio nazionale. Un modo per valorizzare quanto di meglio la nostra specialità esprime». L’iniziativa, presentata a Roma nel corso di un seminario nella sede dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) da Aiom e Fondazione Aiom, è interamente made in Italy.

Cancro alla mammella e infarto? Colpa degli stessi geni
I geni BRCA1 e BRCA2, che giocano un ruolo importante nello sviluppo di neoplasie alla mammella e all’ovaio, sembrano essere collegate anche ad un rischio maggiore di andare incontro a problemi cardiocircolatori. È questa la tesi di due ricerche pubblicate su Nature Communications e su Journal of Biological Chemistry. Un gruppo di ricercatori del St.Michael’s Hospital di Toronto, infatti, ha scoperto che i due geni potrebbero essere collegati anche alla funzione cardiaca e che, quindi, una loro mutazione potrebbe aumentare il rischio di problemi cardiovascolari. Secondo le ricerche del team canadese, effettuate sul modello murino, i topi che presentano una versione mutata di BRCA 1 presentano un rischio dalle tre alle cinque volte maggiore di morire per attacchi cardiaci, e questi risultano essere due volte più gravi che nei topi che nei topi privi di questa mutazione. Inoltre, anche trattando i topi con antibiotici ad azione
antitumorale, il rischio di infarto risultava doppio. «Abbiamo dimostrato che due tra le principali cause di morte per le donne, il tumore al seno e gli attacchi cardiaci, hanno basi biologiche comuni, nascono dallo stesso problema», ha affermato Subodh Verma, cardiochirurgo del St. Michael. Lo studio canadese fornisce, inoltre, utili indicazioni per il trattamento farmacologico delle pazienti oncologiche con mutazione del BRCA1 e 2, particolarmente sensibili alla tossicità degli antibiotici antitumorali come la doxorubicina.

"Yoga della risata" per pazienti oncologici a Terni
Ridere senza motivo, ridere come esercizio fisico, esplorare la respirazione per autostimolare il benessere. “Non è necessario avere voglia… portiamo il nostro corpo!”. Questo l’invito della Lilt (Lega Italiana Lotta ai Tumori) di Terni che, insieme all’Associazione “Yoga della Risata” ha organizzato un corso di questa disciplina per migliorare lo stato di salute psicofisico delle persone ammalate di cancro. Ma cos’è lo yoga della risata? Si tratta di un metodo unico, che combina esercizi di risata con respirazioni yoga, sviluppato dal medico indiano Madan Kataria, presidente e fondatore del Laughter Yoga International, definito dal London Times il “guru della risata”. Questa disciplina favorisce una maggiore ossigenazione al corpo ed al cervello, liberando le energie di chi lo pratica. Ognuno può ridere senza far uso dell’umorismo, di barzellette o di gag comiche, in quanto la risata è usata come forma di esercizio e in gruppo, attraverso
il contatto visivo con gli altri e il recupero della giocosità dei bambini, totale e contagiosa. Con un indubbio beneficio per tutto l’organismo. Per questo motivo lo yoga della risata viene praticato, oltreché nei centri di riferimento della nota disciplina indiana, anche nei luoghi di lavoro, nei Centri benessere, nelle residenze per anziani, nei contesti didattici, nonché nei centri di salute mentale e nei gruppi di sostegno per i ammalati di tumore.

Indirizzi utili

OSPEDALE MORGAGNI-PIERANTONI
Via Carlo Forlanini, 34 47121 Forlì Prenotazioni/informazioni: 800 033033
Centralino: 0543 731111
www.ausl.fo.it
Gastroenterologia ed endoscopia digestiva
Prof. Enrico Ricci – Tel. 0543.731111

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