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Il potere terapeutico della narrazione
Lara Bettinzoli, N. 3 marzo 2012
Preoccupazioni, frustrazioni, paure, rimpianti, dispiaceri, angosce, sensi di colpa, non è sempre facile parlarne, troppo spesso ci si chiude in se stessi pensando che "prima o poi finirà o passerà". Ma non sempre è così. La malattia, in particolare, fa emergere debolezze ed incertezze celate nell’io più profondo. È in questo momento che si ha più bisogno di esprimere la parte più importante di se stessi per "spogliarsi" e aprirsi all’altro. Non solo pensieri, angosce, ansie, ma anche scrivere delle proprie speranze, dei miglioramenti, dei sogni aiuta a migliorare la qualità della vita, soprattutto dal punto di vista psicologico, ma non solo: molti dati dimostrano, infatti, che riportare su una pagina quanto si sta vivendo mentre si affronta la battaglia contro un cancro aiuta a diminuire il dolore. Da oltre vent’anni sono in corso, in tutto il mondo, esperimenti di scrittura cosiddetta espressiva o creativa, realizzati nei modi e con gli strumenti più diversi, alcuni dei quali nell’ambito di specifici progetti di ricerca rivolti a varie patologie cronico-degenerative. Ma è nell’ambito dell’oncologia che questa singolare forma di terapia sta trovando la sua massima realizzazione. «Ho cominciato a sentire l’urgenza di mettere nero su bianco le mie intime emozioni poco dopo un difficile intervento di mastectomia ci racconta Sonia Scarpante, architetto, scrittrice, poetessa ed esperta di scrittura autobiografica e contesti di malattia era il 1998, anno che per me ha sancito un nuovo percorso di vita, e seppure avessi ancora i drenaggi, sentii il bisogno di ripercorrere la mia vita attraverso la scrittura. Cominciai così a proiettare liberamente i miei sentimenti su carta, scrivendo lettere alle persone care, concentrandomi soprattutto su quelle che oggi definisco "affettività malate", ovverosia quei legami difficili e spesso irrisolti che molti di noi hanno con alcuni membri della propria famiglia. Da lì ovviamente è seguita poi la mia formazione, in parte da autodidatta, attraverso letture specializzate ma anche grazie al volontariato, e in parte tramite corsi formativi con illustri psicoterapeuti». La Dottoressa Scarpante conduce il corso "L’autobiografia come cura di sé. Laboratorio di scrittura e narrazione" presso la Fondazione Giancarlo Quarta Onlus di Milano. A lei abbiamo rivolto alcune domande per capire come l’autobiografia può portare benefici psico-fisici.
In che modo scrivere di se stessi può portare a un beneficio psico-fisico?
«La scrittura non è altro che uno strumento che ci permette di sciogliere dei nodi come preoccupazioni, frustrazioni, paure, rimpianti, dispiaceri, angosce, sensi di colpa che si conficcano all’interno del nostro corpo sotto varie forme. Sono fermamente convinta che non sempre i disturbi fisici dai quali veniamo colpiti siano determinati solamente da fattori esterni: l’ho provato sulla mia pelle (poco prima che mi diagnosticassero il tumore ho vissuto un intenso periodo di stress e di dolore) e lo vedo puntualmente nelle persone che partecipano ai miei seminari. E ne è un ulteriore riprova il fatto che più ci si "libera", più accrescono nuove forze all’interno del nostro corpo e i benefici sono evidenti».
Chi è colpito dalla patologia oncologica, spesso deve seguire delle terapie invalidanti. Come possono queste persone avere voglia di scrivere?
«La scrittura non è altro che uno strumento, come possono esserlo il teatro, la danza, la musica, lo yoga, la pittura, il thai chi, o qualsiasi altro tipo di disciplina o arte, che ci permette di esprimere una parte importante di noi stessi. Ogni strumento è valido purché sia pertinente alla nostra personalità… deve insomma farci sentire bene, ridonarci nuova linfa vitale, darci la voglia di progettare, di confidare in noi stessi e nelle capacità della nostra mente. Quest’ultima, non smetterò di ribadirlo, incide in maniera determinante sul nostro percorso di vita».
Come motivarle?
«Io suggerisco di provare a vivere l’esperienza. Certo, avere voglia di mettere a nudo la propria anima davanti a qualcuno e in primis davanti a se stessi non è certamente semplice. Ragion per cui credo sia essenziale che la persona che ci guida in questo tipo di cammino debba essere la prima a "spogliarsi" e ad aprirsi all’altro. All’interno dei miei seminari, infatti, sono la prima a raccontarsi attraverso i propri scritti, anche perché si può conoscere parti di se stessi e rispecchiarsi anche attraverso il racconto degli altri. Poi il resto viene automaticamente, sia che ciascuno abbia voglia di scrivere o meno, di leggere a voce alta o tenere il suo scritto per sé. E debbo dire che finora nessuno mi ha riferito di non aver tratto un arricchimento da questa esperienza».
È vero che il malato al quale viene proposto un esercizio di scrittura creativa riesce a recuperare almeno in parte il sonno perduto, probabilmente perché scrivere della propria malattia lo aiuta ad esprimere pensieri ed emozioni che altrimenti potrebbero interferire con il sonno?
«La mancanza di sonno è profondamente legata al nostro stato d’animo, il corpo ci parla insomma. È quindi logico che elaborare il proprio vissuto specialmente di fronte alla malattia ed entrare in contatto con quelle che sono le nostre ansie e preoccupazioni "attraversandole" ci aiuta a ritrovare una maggiore fiducia in noi stessi e autostima. Nella vita di tutti i giorni si tende spesso a non spingersi verso quelle che io chiamo conflittualità ma ad evitarle e sopprimerle anche col silenzio. Sono proprio quelle però che, accumulandosi, creano in noi un disagio psico-fisico non indifferente, che può manifestarsi sotto varie forme, dalla mancanza di sonno appunto, a una sorta di male esistenziale, e a volte fino a tramutarsi in vere e proprie malattie che si conficcano nel nostro corpo».
Si parla spesso di medicina narrativa. Crede possa essere un valido aiuto a migliorare il rapporto medico-paziente?
«Lo credo fermamente. Io lo considero sia un auto aiuto, sia un ottimo approccio per far comprender meglio ai medici i nostri malesseri e i meccanismi legati alla malattia, e posso dire di averlo provato sulla mia pelle. Ciascuno di noi, infatti, è un individuo con un proprio vissuto e con esperienze uniche e singolari, pertanto la trascrizione di quella esperienza di vita e di malattia può rivelare dei risvolti inaspettati anche allo stesso medico, aiutandolo quindi a interpretare con maggiore accuratezza le tracce della patologia».
Nasce l’osservatorio sull'umanizzazione delle Cure di Practice Sanità e Salute ISTUD
Si è svolto a Milano un convegno promosso da Istud, la business school indipendente europea. Il principio sottolineato durante il simposio è che la medicina narrativa è integrazione e non contrapposizione con la medicina basata sulle evidenze (Ebm). Durante il convegno è stato presentato il nuovo Osservatorio sull'Umanizzazione delle Cure di Practice Sanità e Salute Istud. Al congresso hanno presentato le loro esperienze il laboratorio formativo Asl3 dell'Umbria, (integrazione tra la metodologia della medicina narrativa e l'ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento della disabilità e della salute), l'Ospedale di Taranto e il Centro Medico Sant'Agostino di Milano. All’incontro ha partecipato il clinico Brian Hurwitz, tra i fondatori della medicina narrativa, direttore del Centro di Umanizzazione delle Cure al King's College di Londra. Spiega Hurwitz: «La medicina narrativa non è nuova, ma oggi la stiamo riscoprendo. Noi medici ci dobbiamo sempre chiedere "Che tipo di verità ci viene detta con una storia?". Le storie non risolvono problemi, ma ci ricordano che la realtà è qualcosa di estremamente complesso. Nell'archivio della Cochrane Foundation ci sono molti studi che riguardano l'ambito della narrazione: la musicoterapia, la danzaterapia, la terapia tramite l'arte, la scrittura creativa... Ci si sta muovendo in questa direzione. In effetti lo scenario è molto complesso... La narrazione è un fenomeno universale, ma ci sono molti modi di comunicare le cose agli altri. Ci sono due regni, uno interiore e l'altro esteriore, e nella narrazione devono convergere. Anche l'interpretazione è un mix di questi due mondi. La narrazione ha molte dimensioni e molte capacità, a seconda di chi la usa, ed è uno strumento molto potente. È utilizzata dappertutto, specie l'uso di metafore ci porta in altri mondi. Roland Barthes dice che noi seguiamo sempre dei copioni, forse ispirati precedentemente». «La medicina narrativa continua Hurwitz certo non rifiuta la scienza, ma ci ricorda che la narrazione è al centro del lavoro di prassi medica. Essa dedica molta attenzione a pause, silenzi, espressioni, parole. Non è solo ascolto attento, ma deve fare caso alla forma. Non si può, ad esempio, ridurre un'insufficienza renale ai soli parametri della renina. Già dal XVIII secolo si parlava di medicina narrativa, anche su Lancet nel XIX secolo si cita la narrazione. È vero che le storie sono molto più complicate e difficili da analizzare rispetto agli altri strumenti di indagine. E che le narrazioni assumono un significato differente a seconda di chi le ascolta. Le storie sono piene di contraddizioni, di silenzi, di cose non dette, di elementi surreali e personaggi improbabili. Aiutano però i medici a capire cosa è soggettivo e cosa non lo è, e a mettere insieme tutti questi aspetti. La medicina narrativa non è contro la scienza, ma per la scienza e ci apre l'orizzonte».
Studi ne confermano i benefici
Sul Journal of Pain & Symptom Management è stato pubblicato uno studio condotto dalla professoressa M. Soledad Cepeda del TuftsNew England Medical Center di Boston. Il risultati di questo studio mostrano che alcuni malati di cancro possono trarre beneficio dall’esprimere i loro sentimenti e le loro emozioni attraverso la scrittura. Questa forma di scrivere terapeutico fa parte di un concetto più generale di medicina, detta "medicina narrativa". La scrittura viene vista come una via di comunicazione tra i pazienti seriamente ammalati e i medici curanti. Inoltre, l’atto dello scrivere può però anche aiutare i pazienti a comprendere se stessi e i propri bisogni.
Lo studio
Per realizzare lo studio sono stati reclutati 234 pazienti neoplastici e assegnati in maniera randomica a tre diversi gruppi: a un gruppo è stato chiesto di narrativizzare la propria esperienza, a un secondo gruppo è stato somministrato un questionario standard sulla sintomatologia del dolore, al terzo, invece, si è continuato a fornire il trattamento usuale. Tutti i partecipanti alla studio soffrivano a causa del decorso del tumore. Al gruppo "narrativo" è stato chiesto di trascorrere 20 minuti a settimana, per tre settimane, a descrivere il modo in cui il cancro stesse modificando la loro vita di tutti i giorni. All’inizio dello studio e poi ogni settimana, per otto settimane, tutti i 234 pazienti dovevano rispondere a un questionario riguardante il loro benessere e la loro percezione del dolore. Secondo i risultati dello studio, i partecipanti al gruppo scrittura si sono dimostrati più aperti rispetto alle loro emozioni, meno sensibili al dolore e con un umore, lungo il corso delle otto settimane, migliore rispetto ai partecipanti degli altri due gruppi. Tali effetti non erano peraltro previsti nei pazienti che, nello scrivere, si dimostravano non particolarmente coinvolti. Il rilascio emozionale prodotto dalla scrittura è quindi ciò che aiuta i malati nella gestione del dolore causato dal tumore.
Laboratorio Artistico Terapeutico
Il laboratorio propone delle attività che aiutano i pazienti ad uscire dall'isolamento e dalla passività aumentando la loro capacità di reagire. Le attività si dividono in:
- Artiterapie: scrittura creativa, musica, danza-movimento, arte, teatro.
- Terapie diversionali: decorazione del vetro, decorazione pittorica, cartonaggio, fiori di carta e secchi, hata yoga, computer.
Il miglioramento della qualità di vita del paziente oncologico e il sostegno alla sua famiglia fanno parte degli obiettivi primari dell’attività della Sezione Provinciale di Milano della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. È ormai riconosciuto in ambito scientifico che le attività creative siano esse espressione di un movimento corporeo o di un gesto pittorico, così come tutte le altre occupazioni che coinvolgono l’attenzione, la fantasia e la sfera delle emozioni aiutano a favorire il rilassamento, l’equilibrio e il benessere fisico e psichico. L'obiettivo del Laboratorio Artistico Terapeutico è proprio quello di aiutare i malati a lenire, accanto alle ferite del corpo, quella ferita dell'anima che la malattia cancro porta con sé; è uno spazio di condivisione, di incontro, dove si realizza un percorso individuale di crescita personale e allo stesso tempo di integrazione sociale, con la collaborazione di esperti qualificati. La frequenza ai corsi può avvenire per brevi periodi, sia durante le cure sia al termine delle stesse, ed è consentita anche ai famigliari dei pazienti.
"Le attività artistiche creano salute e benessere psicofisico", in collaborazione con: Lega Italiana per la lotta contro i tumori sezione milanese.
Per informazioni:
Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori
Via Venezian, 10
(02 2668 1070), lunedì e giovedì dalle 14,30 alle 17
oppure direttamente nell'aula del Laboratorio, tel. 02.2390 2181
Consigli bibliografici
La cura Sheherazade, il potere terapeutico della narrazione
L'Autore è medico e scrittore scientifico. Collabora con varie testate, insegna Medicina narrativa e Comunicazione al Master in "Bioetica e consulenza filosofica" dell'Università di Bari. La "cura Sherazade" dimostra come la scrittura delle proprie emozioni e memorie può sortire benefici effetti dal punto di vista psicologico e biologico. Il raccontare ha un potere pacificante e lenitivo, nell'età adulta, spesso, può servire a svegliarci, riconoscerci una tregua, riconciliarci con il passato e ridare un senso alla nostra vita. Nel libro l'Autore illustra una serie di circostanze biografico-letterarie legate ad alcuni tra i più grandi scrittori del '900, insieme ai risultati di ricerche scientifiche. Riferimenti letterari e cinematografici contribuiscono, poi, a indicare nella scrittura e narrazione auto-biografica reali strumenti di "cura". Non solo: "La cura Sherazade" fa emergere le potenzialità dell'approccio narrativo che si fa tramite ed interprete tra paziente e medico, nella prospettiva di un dialogo ancora poco praticato eppure così necessario per creare empatia e fiducia nella possibilità di guarigione. Il libro stimola, infine, all’azione. Se dopo averne terminata la lettura, non prenderete d’istinto la prima penna a portata di mano, vorrà dire che non l’avrete davvero letto, ma solamente sfogliato, perdendo l’occasione d’incontrare tanti compagni di un viaggio umano, non solo, terribilmente veritiero.
A cura di Edoardo Altomare con prefazione di Francesco Bellino
Casa Editrice Milella Bari
Aiutami a non aver paura
Una mamma, una bambina gravemente ammalata ricoverata in ospedale in attesa di affrontare un difficile intervento chirurgico, un lieto fine. Una storia vera, calda e commovente, raccontata in presa diretta dai protagonisti. Un libro coinvolgente per testimoniare la forza di restare adulti nella sofferenza. Un libro per dare voce al mondo dei bambini attraverso i loro disegni che interagiscono e dialogano con il racconto dell'autrice. Un libro per "aiutare tanti bambini e tanti genitori a non avere paura".
A cura di Cristiana Voglino
EGA Editore
Caro maledetto dottore. Una lettera sul cancro
Questo libro nasce dall'idea di raccogliere testimonianze di pazienti malati di cancro o loro familiari per capire e far capire, per migliorare ove possibile la qualità di vita di queste persone nel rapporto con il medico e in quello con la malattia. Più volte, lungo le pagine, il dolore appare come un enigma che spinge alla ricerca e all'interrogazione di sé: un'indagine che può alla fine condurre a una più profonda conoscenza della propria interiorità. La malattia e il dolore, al pari delle più importanti esperienze umane, possono arricchirci o impoverirci a seconda che attraverso di essi sia possibile illuminare o lasciare in ombra i valori essenziali della vita.
A cura di E. Aitini, S. Barni
EDB Editore
Perché proprio a me? Come ho vinto la battaglia per la vita
"Perché proprio a me? Quante volte mi sono sentito rivolgere nella mia vita di medico questa domanda. Quante volte l’ho immaginata sorgere d’improvviso dentro alla coscienza come un colpo che ferisce l’anima." Così scrive Umberto Veronesi nella prefazione a questo libro, in cui Melania Rizzoli racconta la sua personale battaglia contro il cancro da un duplice punto di vista: quello di medico e quello di paziente.
A cura di Melania Rizzoli
Sperling & Kupfler Editore
Si fa presto a dire chemio
È il diario di bordo di un viaggio, difficile e faticoso, all’interno delle emozioni e degli eventi che la protagonista vive nel suo incontro con il cancro e con la chemioterapia, in particolare. Attraverso la propria testimonianza, l’autrice ci induce a riflessioni che certamente risultano importanti per i medici e per gli infermieri, per i pazienti stessi e per le persone che, nell’illusione di una vita senza fine, non si pongono frequentemente interrogativi sul senso della perdita della salute.
A cura di Paola Rossi
Società Editrice Fiorentina
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