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Farmaci biosimilari, le prospettive di sviluppo

Stefania Bortolotti, N. 3 marzo 2012

Il risparmio ne consiglia l’utilizzo. L’efficacia e la sicurezza sono assicurate dagli organi regolatori italiani. Nonostante questo, l’Italia resta il fanalino di coda: è ancora troppo ampio il divario con il resto d’Europa. I farmaci biotecnologici biosimilari sono destinati a un ruolo di primo piano nel settore farmaceutico mondiale, poiché rappresentano una rilevante opportunità per garantire l’accessibilità alle cure più avanzate a un maggior numero di pazienti, favorendo contemporaneamente la sostenibilità dei sistemi sanitari. Molti i farmaci biotecnologici biosimilari già in commercio in Europa: in Germania, 4 pazienti su 10 assumono l’epoetina biosimilare, quasi 1 su 3 viene trattato con il biosimilare di filgrastim. Questi farmaci, a parità di efficacia, qualità e sicurezza, costano anche il 30% in meno rispetto agli originatori, garantendo un risparmio per i sistemi sanitari, risparmio che, tra l’altro, potrebbe diventare più che sostanzioso se si considera che nei prossimi anni un notevole numero di molecole di biotecnologia vedranno scadere la loro protezione brevettuale.

In Italia, a tre anni dall’introduzione in commercio dei primi farmaci a brevetto scaduto, permangono riserve sul loro utilizzo: solo 1 paziente su 1.000 viene curato con epoetina biosimilare e solo 5 su 100 con filgrastim biosimilare. Proprio per questo farmaco, che stimola la produzione di globuli bianchi nei pazienti in chemioterapia, aiutando a prevenire le infezioni, il divario prescrittivo è molto significativo nei confronti di altri Paesi. Si pensi che nel Regno Unito il 63% di filgrastim dispensato dal Sistema Sanitario Nazionale è biosimilare, mentre in Germania la percentuale è del 41% e in Francia del 29%. «Attualmente, nel nostro Paese, sono disponibili farmaci biotecnologici biosimilari per 3 categorie farmacologiche, ossia ormone della crescita, eritropoietine, fattori di crescita granulocitari», spiega il Prof. Paolo Marchetti, direttore U.O.C. Oncologia Medica dell’Ospedale Sant’Andrea Facoltà di Medicina e Psicologia, Università Sapienza di Roma e membro del consiglio direttivo AIOM. «Nei prossimi 5 anni, però, verranno a decadere le coperture brevettuali di 45 farmaci biotecnologici. Si comprende dunque come un corretto impiego dei farmaci biosimilari rappresenti una risorsa importante per il servizio sanitario. Infatti, una volta stabilito da EMA (l’Agenzia Europea per i Medicinali) e AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) che il farmaco biosimilare è simile all’originatore in termini di qualità, sicurezza ed efficacia, il medico avrà a disposizione un’opportunità terapeutica che permette di razionalizzare la spesa sanitaria, liberando risorse per nuovi farmaci innovativi, in genere di elevato costo, con beneficio dei pazienti». Probabilmente, come successo in Paesi quali Regno Unito e Germania, in futuro l’utilizzo dei farmaci biotecnologici biosimilari si diffonderà sempre di più.

Gli eventuali dubbi sulla sicurezza ed efficacia dei farmaci biotecnologici biosimilari rispetto ai loro originatori non hanno ragion d’essere. «Proprio perché un biosimilare non è la copia di un biologico originatore spiega il Prof. Armando Genazzani, docente di Farmacologia alla Facoltà di Farmacia dell'Università del Piemonte Orientale per ottenere l’approvazione degli organi regolatori deve seguire il percorso imposto dall'agenzia regolatoria europea (EMA), secondo modalità precise. L'azienda che intende produrre un farmaco simile a uno il cui brevetto sta per scadere deve, prima di tutto, ottenere una molecola biologica (ossia una proteina) simile a quella che si vuole copiare. Una volta ottenuta e purificata, questa va sottoposta a valutazioni fisiche e chimiche per accertarne la similarità con quella dell'originatore. Se supera questi esami, viene sperimentata sugli animali per valutarne l'attività biologica. Se anche questa fase è positiva, si passa agli studi sull'uomo, che devono coinvolgere un numero sufficientemente alto di persone e che confrontano il biosimilare con l'originatore: prima la molecola viene studiata su volontari sani (studi di fase I) poi, se i risultati lo consentono, su volontari malati (studi di fase III). Questo iter dura dai tre ai sette anni: l’approvazione si basa sul parere scientifico positivo dell'Agenzia Europea per i Medicinali dopo la valutazione dei dati forniti. Pertanto, tutti i farmaci biosimilari ottengono l’autorizzazione all’immissione in commercio solo dopo una valutazione rigorosa ed approfondita dei relativi dati di registrazione».

Farmaco biotecnologico, farmaco biotecnologico biosimilare

Cos’è un farmaco biotecnologico?
I farmaci biotecnologici sono farmaci ottenuti mediante la tecnologia del DNA ricombinante e sono stati introdotti nella pratica clinica a partire dagli anni Ottanta. Questi farmaci sono prodotti usando microrganismi modificati mediante l'ingegneria genetica, in modo tale da ottenere sostanze che normalmente non possono essere sintetizzate. Si tratta cioè di proteine originate da linee cellulari geneticamente modificate, in grado di trascrivere la proteina di interesse farmacologico che, una volta purificata, può essere utilizzata per la somministrazione nell'uomo.

Cos'è un farmaco biotecnologico biosimilare?
Quando il farmaco biotecnologico è giunto alla scadenza del brevetto può essere riformulato anche da altre aziende farmaceutiche: l’ente regolatorio europeo EMA (European Medicines Agency) ha identificato un percorso di autorizzazione all'immissione in commercio complesso che comprende studi pre-clinici e clinici su ampie numeriche di pazienti. Il termine "Biosimilare" quindi è un concetto regolatorio, non identifica una classe di farmaci, ma l’iter registrativo che il farmaco segue per poter essere sviluppato e autorizzato all’immissione in commercio. I farmaci biotecnologici biosimilari sono sviluppati con biotecnologie similari a quelle dell’originatore che hanno dimostrato e documentato efficacia, sicurezza e qualità comparabili.

Un farmaco biotecnologico biosimilare può essere definito il generico di un farmaco biotecnologico?
No, perché un farmaco biotecnologico biosimilare ha qualità e caratteristiche "biologiche" determinate dalle materie prime utilizzate e dal processo di produzione. È quindi un sistema prodotto da cellule viventi, molto più complesso di un farmaco di sintesi, che è prodotto attraverso reazioni chimiche in condizioni facili da controllare e riprodurre. Per determinare la similarità di un farmaco biotecnologico biosimilare rispetto all’originatore è necessario il ricorso alle sperimentazioni precliniche e cliniche su pazienti, dimostrando efficacia e sicurezza comparabile. Per l’autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco generico vengono effettuati studi di bioequivalenza.

Per l’autorizzazione all’immissione in commercio, l’approccio generico è scientificamente adeguato per i farmaci biotecnologici biosimilari?
No. Data la complessità dei farmaci biotecnologici, viene eseguito l’approccio basato sull’esercizio di comparabilità col farmaco originatore, comprendente sperimentazioni precliniche e cliniche.

Quali controlli garantiscono la massima qualità del farmaco biotecnologico biosimilare?
Le peculiarità dei farmaci biotecnologici hanno indotto le agenzie regolatorie a non allineare i farmaci biotecnologici biosimilari ai farmaci generici, ma a richiedere, per l’autorizzazione all’immissione in commercio, anche studi clinici di efficacia e sicurezza comparativi con il prodotto originatore e una fase di farmacovigilanza attiva post-marketing. In Europa, l’EMA ha creato delle "Linee Guida" che regolano ciascun passaggio del complesso iter che porta all’approvazione del farmaco, garantendo la qualità di tutto il processo produttivo e limitando al minimo ogni eventuale rischio di immunogenicità.

I farmaci biotecnologici biosimilari hanno vantaggi rispetto ai farmaci originatori?
I vantaggi sono diversi, a partire da quello economico. Dato il loro costo inferiore, i farmaci biotecnologici biosimilari potrebbero consentire un risparmio medio di almeno il 30% rispetto al medicinale originatore. Poiché i farmaci biotecnologici biosimilari sono soprattutto farmaci ospedalieri, si prospetta un risparmio significativo per il Sistema Sanitario Nazionale. Per dimostrare questo punto basta l’esempio di un solo farmaco, il filgrastim. Se in Italia si usasse la stessa quota di biosimilari del filgrastim usata in Germania, cioè il 30%, il servizio sanitario potrebbe risparmiare almeno 15 milioni di euro ogni anno, mentre oggi, per la scarsa penetrazione dei biosimilari, il risparmio generato è inferiore a 2 milioni di euro (fonte Assogenerici). I farmaci biotecnologici biosimilari liberano delle risorse e rappresentano oggi un’enorme opportunità sia per l’accesso di un numero più elevato di soggetti alle terapie più innovative sia per la sostenibilità economica dei sistemi sanitari. Altro vantaggio riguarda la qualità. Rispetto agli originatori, i farmaci biotecnologici biosimilari sono farmaci più "moderni", poiché il loro processo di produzione si avvale delle esperienze scientifiche e tecnologiche di almeno 20 anni di innovazione rispetto alle metodiche in uso quando il farmaco originale è stato messo a punto. Questo aspetto potrebbe addirittura dare origine a farmaci con nuove qualità cliniche rispetto agli originali. Nonostante i vantaggi dell’impiego dei farmaci biotecnologici biosimilari siano evidenti, il loro impiego oggi è ancora limitato, così come è sottovalutata la grande potenzialità di risparmio per il servizio sanitario nazionale. Il motivo dello scarso utilizzo di questi farmaci è a volte causato da resistenze non giustificate legate al dubbio che essi possano garantire lo stesso profilo di qualità, efficacia e sicurezza rispetto al farmaco di riferimento. Dubbi derivati, il più delle volte, da una scarsa informazione su questo tema.

Perché un farmaco biotecnologico biosimilare può costare fino al 30% in meno del farmaco originatore? La qualità è inferiore?
Rispetto agli originatori, i farmaci biotecnologici biosimilari sono farmaci più “moderni”, poiché il loro processo di produzione si avvale delle esperienze scientifiche e tecnologiche di almeno 20 anni di innovazione rispetto alle metodiche in uso quando il farmaco originale è stato messo a punto. Queste metodiche "moderne" permettono un contenimento dei costi, pur mantenendo la qualità del farmaco.

Quali farmaci biotecnologici biosimilari sono già disponibili in Italia? Sono utilizzati?
A livello europeo, e dunque anche in Italia, oggi sono presenti sul mercato biosimilari di eritropoietina, utilizzata per aumentare i globuli rossi nei pazienti affetti da anemia associata a insufficienza renale cronica o alla chemioterapia per i tumori solidi; di ormone della crescita, utilizzato per il deficit di ormone della crescita nell’adulto; e del fattore di crescita emopoietico, filgrastim, indicato per trattare la riduzione di globuli bianchi conseguente alla chemioterapia o alle terapie che precedono il trapianto di midollo osseo in pazienti oncologici, oltre ai casi di neutropenia congenita (carenza di globuli bianchi) e nel trattamento di supporto ai pazienti affetti da virus HIV.

I farmaci biotecnologici biosimilari possono essere utilizzati in pazienti di nuova diagnosi?
Sì, non vi sono motivi per consigliare cautela nell’adottare i farmaci biotecnologici biosimilari, come affermato da EMA e AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

Mini glossario

FARMACO BIOTECNOLOGICO
I farmaci biotecnologici sono medicinali il cui principio attivo è una sostanza prodotta con procedimenti biotecnologici da una sorgente biologica. Contengono infatti proteine originate da linee cellulari geneticamente modificate, ottenute mediante la tecnologia del DNA ricombinante.

FARMACO BIOTECNOLOGICO BIOSIMILARE
I farmaci biotecnologici biosimilari sono farmaci sovrapponibili a medicinali biotecnologici già in commercio il cui brevetto è scaduto (originatori) e che sono stati autorizzati dall’Agenzia dei Farmaci Europea (European Medicines Agency). Sono prodotti sviluppati con biotecnologie similari a quelle dell’originatore, che hanno dimostrato e documentato efficacia, qualità e sicurezza comparabili. Il termine "Biosimilare" quindi è un concetto regolatorio, poiché non identifica una classe di farmaci, ma l’iter registrativo seguito per sviluppare e autorizzare l’immissione in commercio del prodotto.

FARMACO DI SINTESI CHIMICA
I farmaci di sintesi sono prodotti attraverso reazioni chimiche in condizioni controllabili e riproducibili. La maggior parte dei farmaci oggi in commercio deriva da processi di sintesi chimica.

FARMACO EQUIVALENTE (O GENERICO)
I farmaci equivalenti sono la riproduzione di farmaci di sintesi chimica originali privi di protezione brevettuale, in quanto scaduta. Il farmaco equivalente deve avere lo stesso principio attivo, presente alla medesima dose, la stessa forma farmaceutica, la stessa via di somministrazione e le stesse indicazioni terapeutiche del farmaco originale. L’immissione in commercio richiede la dimostrazione della bioequivalenza rispetto al farmaco originale.

FARMACO ORIGINATORE
Il medicinale originatore, o di riferimento, è un farmaco la cui tutela brevettuale è scaduta e che dunque può essere "riprodotto" da altre aziende.

FDA
La Food and Drug Administration è l’agenzia deputata ad assicurare la sicurezza, l’efficacia e la qualità dei farmaci umani e veterinari, prodotti biologici e dispositivi medici negli Stati Uniti.
Svolge un’attività di regolamentazione della produzione, commercializzazione e distribuzione dei farmaci.

Indirizzi utili
AZIENDA OSPEDALIERA SANT'ANDREA
Via di Grottarossa 1035 00189 Roma
Prenotazioni/informazioni: 80 3333 06 33775011 Centralino: 06 33771
www.ospedalesantandrea.it
Oncologia medica
Prof. Paolo Marchetti – Tel.06 33771

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