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Scoperto il legame tra glicemia alta e cancro al colon

Vera Lanza, N. 3 marzo 2012

Elevati livelli di zucchero nel sangue nelle donne di una certa età risultano associati ad un aumento del rischio di ammalarsi di tumore al colon-retto. Questo legame fino ad oggi inesplorato, è stato scoperto grazie a uno studio condotto dai ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University negli Stati Uniti. I risultati raccolti attraverso l’osservazione di circa 5mila donne in post-menopausa, sono stati pubblicati sul British Journal of Cancer. I ricercatori americani hanno analizzato la presenza di zucchero nel sangue delle pazienti per 12 lunghi anni. E hanno evidenzito che elevati livelli di glucosio appaiono associati ad un aumentato rischio di tumore del colon retto, con delle percentuali che non lasciano dubbi. Le donne con livelli più alti di glucosio nel sangue avevano avuto quasi il doppio delle probabilità di sviluppare il cancro al colon. Nessuna associazione è stata trovata, invece, tra i livelli di insulina e l’insorgere della malattia. Questo studio, tra l’altro, mette in luce anche un altro aspetto e consente di comprendere meglio il rapporto tra obesità e tumore: l’obesità è infatti solitamente accompagnata da elevati livelli ematici di insulina e glucosio, ed è un noto fattore di rischio per il cancro del colon-retto. Non è una novità il fatto che i ricercatori abbiano a lungo sospettato che l’obesità influenzasse l’insorgere della patologia. Adesso con lo studio dell’Albert Einstein College of Medicine si pensa che l’impatto dell’obesità su questo tipo di tumore possa essere dovuto proprio agli elevati livelli di glucosio. Secondo Geoffrey Kabat, epidemiologo dell’Albert Einstein College of Medicine e autore principale dello studio, la prossima sfida sarà trovare il meccanismo con cui cronicamente elevati livelli di glucosio nel sangue portano al cancro del colon-retto. Si tratta di studi e di scoperte importanti. Anche perché, come è noto, i tumori del colon e del retto costituiscono il terzo tipo di tumore nel mondo. Il tumore del colon è più frequente rispetto al tumore del retto: tra le popolazioni ad alto rischio, la ratio tra tumore del colon e tumore del retto è di 2:1 casi o più, con una maggiore frequenza tra le donne, mentre nei Paesi a basso rischio, i dati sono generalmente simili. In Europa vengono diagnosticati ogni anno circa 250.000 nuovi casi, che corrispondono al 9% di tutti i tumori. È dimostrato che i tassi di incidenza di questo tumore aumentano con il grado di industrializzazione e urbanizzazione. Sebbene, tuttavia, l’incidenza sia più comune tra i Paesi più sviluppati, attualmente è in aumento anche nei Paesi a medio e basso sviluppo. Fa eccezione il continente africano, dove resta invece un tumore relativamente più raro. E anche in parte dell’Asia, in America Centrale e Meridionale. Mentre l’incidenza è leggermente più alta nei Paesi dell’Europa occidentale, meridionale e orientale. Altre aree ad alto rischio sono il Nord America, l’Europa e l’Australia. Una fotografia quanto mai precisa e attuale sull’universo cancro arriva dal primo censimento ufficiale disponibile grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) che hanno unito gli sforzi per pubblicare il volume "I numeri del cancro in Italia 2011". Secondo il rapporto il cancro del colon-retto è nel complesso il più frequente con 50.000 nuove diagnosi nel 2011, seguito da quello alla mammella (45.000), alla prostata (42.000) e al polmone (38.000). Le "classifiche" differiscono in maniera notevole fra i due sessi: tra i maschi il tumore più diffuso è quello della prostata che rappresenta il 20% di tutte le neoplasie. Seguono polmone ( 15%, con tendenza alla riduzione), colon-retto ( 14% ), vescica ( 10% ) e stomaco ( 10% ).Tra le donne la neoplasia della mammella costituisce il 29% del totale delle nuove diagnosi, seguita da colon-retto ( 13% ), polmone ( 6% ), corpo dell’utero ( 5% ) e stomaco ( 4% ). Circa il 70% dei pazienti con tumore del colon ha un’età superiore a 65 anni. Questo tipo di tumore è raro al di sotto dei 45 anni (2 per 100.000 all’anno). Nella fascia d’età compresa tra 45 e 54 anni l’incidenza annua del tumore del colon è di circa 20 casi per 1.000.000 e, nelle fasce successive, aumenta (55 per 1.000.000 per la fascia 66-64 anni; 150 per 100.000 nella fascia 65-74 e 250 per 1.000.000 per la fascia d’età superiore a 75 anni). Tra i primi suggerimenti che i medici danno per la prevenzione del tumore al colon c’è una corretta alimentazione (insieme a: non fumare, fare attività fisica, controllare il peso ideale, moderare il consumo di alcol, evitare le lampade solari, e fare attenzione a nei e noduli sospetti). Non sembrerebbe un caso l’aumento di questa patologia tra i giovani, più propensi a consumare hot dog e patatine. Uno studio dell’American Cancer Society ipotizza che questo aumento sia da collegare ai disordini alimentari, in particolare all’aumento dell'obesità e del consumo di cibi da fast food. I ricercatori, hanno analizzato gruppi di pazienti di varia età, sesso ed etnia, e hanno riscontrato un aumento dell’ 1,5% all'anno dell'incidenza del cancro al colon retto tra il 1992 e il 2005. Il maggiore incremento si è però avuto nella fascia di età più giovane analizzata, quella tra i 20 e i 29 anni. Si ritiene che il consumo di fast food (collegato a un aumento del consumo di carne rossa e a una diminuzione del consumo di latte) e l’aumento dell’obesità siano tra i fattori responsabili della crescita del cancro al colon retto. Mentre il consumo elevato di carne rossa è associato all’insorgere di cancro distale al colon e al retto, il latte e il calcio sono dei noti fattori protettivi. Anche abbondare con la frutta e la verdura fa benissimo. Consumare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno ridurrebbe l’incidenza di questi tumori del 6,6 % per gli uomini e del 5,6% nelle donne. Riuscire a dimagrire per avvicinarsi al peso forma ridurrebbe l'incidenza dell’ 8,1% per gli uomini e del 6,9% per le donne. Aumentare l’attività fisica a 30 minuti cinque volte a settimana farebbe scendere il rischio del 2,4% per gli uomini e del 2,7% per le donne, mentre limitare il consumo di alcol a due-tre bicchieri al giorno ridurrebbe il rischio del 5,3% negli uomini e dell’ 1,4% nelle donne.

Alimentazione da sapere che…
…una dieta vegetariana, secondo un recentissimo studio inglese, ha un altro beneficio: potrebbe aiutare a prevenire anche un disturbo intestinale molto comune, conosciuto come diverticolite. La scoperta è dei ricercatori del Cancer Epidemiology Unit della Oxford University. In base al loro studio, i vegetariani sono risultati avere un terzo di probabilità in meno di sviluppare una diverticolite che è associata dal mangiare troppe poche fibre. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato i dati di 47.033 adulti britannici, dei quali 15.459 vegetariani. Dopo un follow-up di 11,6 anni sono stati diagnosticati 812 casi di malattia diverticolare. Ebbene, il gruppo di vegetariani è risultato avere un 30% di rischio in meno di sviluppare la condizione rispetto ai soggetti che mangiano carne e pesce. Questo perché, secondo i ricercatori, il consumo di carne potrebbe alterare il metabolismo dei batteri nel colon, indebolendo così la parete del colon e aumentando il rischio di sviluppare la malattia diverticolare. Tuttavia, i ricercatori non hanno trovato alcun collegamento significativo con la quantità di carne consumata, ma hanno rilevato che consumare più di 25,5 grammi di fibre al giorno per le donne e più di 26,1 grammi per gli uomini, riduce del 40% il rischio di sviluppare la malattia. E parlando di sana alimentazione, questa aiuta molto anche a prevenire il rischio diabete. La raccomandazione è contenuta in una ricerca dell’Università della Tasmania (Australia) pubblicata sull’European Journal of Clinical Nutrition secondo cui chi consuma due o più volte a settimana pasti pronti corre un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiache e il diabete. Lo hanno stabilito i ricercatori studiando le abitudini alimentari di circa 1.900 persone tra i 26 e 36 anni di età. Il 40% degli uomini e il 20% delle donne presi in esame mangiano due o più volte fuori casa, ma i pericoli maggiori riguardano proprio le donne. I test del sangue, infatti, hanno dimostrato che le signore hanno livelli di glicemia più elevati e anche una maggiore circolazione di insulina nel sangue, segno di una condizione, la resistenza all'ormone che controlla gli zuccheri, rischiosa per lo sviluppo del diabete.

News dal mondo: trovata proteina responsabile delle metastasi BOX
Adesso si sa qual è la proteina necessaria al tumore per sviluppare le metastasi. È conosciuta come "pirosteina". E averla individuata significa anche poterla tenere sotto controllo. La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori dell’Istituto svizzero per la ricerca sperimentale sul cancro (ISREC), al Politecnico di Losanna. Gli esperti hanno isolato una proteina indispensabile affinché il tumore riesca a sviluppare metastasi. Non solo. Gli stessi studiosi sono riusciti a creare un anticorpo che rende "inoperativa" questa proteina, la "pirosteina". I risultati sono stati pubblicati sulla rivista "Nature". Le cellule staminali del cancro, quelle cioè che possono innescare metastasi, prima di farlo, devono stabilirsi in un posto, in una nicchia favorevole al loro sviluppo. I ricercatori svizzeri sono riusciti a isolare la pirosteina, nelle nicchie dove si sviluppano le metastasi. Senza questa proteina le cellule staminali del cancro non possono sviluppare metastasi. I ricercatori spiegano di aver sviluppato un anticorpo che aderisce a questa proteina rendendola in operativa. Una scoperta che, si spera, renda possibile bloccare il processo di formazione delle metastasi. Ma attenzione, per adesso lo studio è stato condotto su topolini. E anche se i risultati sono incoraggianti gli esperti ammettono che non sanno se saranno in grado di trovare un anticorpo equivalente per gli esseri umani.

Curiosità il primato mondiale della longevità va agli uomini toscani
Gli uomini toscani detengono il primato mondiale della longevità, con un’aspettativa di vita di 79,6 anni. Le donne toscane vivono più a lungo, la media è 84,7, ma sono superate dalle donne giapponesi, con una media di 86 anni. Il dato è stato diffuso in occasione della presentazione del nuovo Piano sanitario e sociale integrato regionale 2012-2015. In Toscana, inoltre, i tassi di mortalità generale sono inferiori ai valori medi nazionali, in entrambi i sessi ( -4,6% per gli uomini; -3,4% per le donne). Per i maschi solo l’Emilia Romagna ha un valore migliore. Come è stato spiegato l'analisi della mortalità "prematura" (decessi prima dei 65 anni di età), ha grande importanza per orientare la programmazione regionale in ambito socio-sanitario. Il tasso, standardizzato per età per 100mila residenti, era nel triennio 19951997 di 290,7 per i maschi e 149,2 per le donne: 10 anni dopo il dato è passato, rispettivamente, a 209,9 e 113. Ottimi dati anche sul fronte della mortalità infantile: il tasso del triennio 2006-2008 è dimezzato rispetto alla metà degli Anni 90: da 5,5 per mille nati vivi nel triennio 1995-97 è passato a 2,4. Il dato toscano è inferiore a quello medio nazionale e si colloca tra i valori più bassi tra quelli osservati a livello internazionale. Negli ultimi dieci anni i tassi di ricovero sono progressivamente diminuiti, arrivando nel 2010 a 103,65 per mille residenti.

Il colon retto in cifre

Fattori di rischio:

  • Lesioni precancerose (ad esempio gli adenomi)
  • Stili di vita errati, elevato consumo di carni rosse ed insaccati, farine e zuccheri raffinati, sovrappeso e attività fisica ridotta, fumo ed eccesso di alcol
  • Altre patologie, malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa, poliposi adenomatosa familiare (FAP), sindrome di Lynch

Incidenza
Il carcinoma del colon-retto è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana, con quasi 50.000 diagnosi stimate per il 2011.

Mortalità
Si prevedono per il 2011 quasi 20.000 decessi per carcinoma del colon-retto ( 55% negli uomini), neoplasia al secondo posto nella mortalità per tumore ( 11% nei maschi, 12% nelle femmine).

Sopravvivenza
Il carcinoma del colon-retto presenta una prognosi sostanzialmente favorevole: il 58% dei pazienti colpiti dalla neoplasia nei primi anni 2000 risulta in vita a 5 anni dalla diagnosi, con una moderata tendenza all’aumento rispetto ai quinquenni precedenti.

Prevalenza
Sono quasi 300.000 i pazienti con pregressa diagnosi di carcinoma del colon-retto in Italia ( 51% maschi). In generale si stima che nel 2011, in Italia, verranno diagnosticati 360.000 nuovi casi di tumore maligno, di cui circa 200.000 ( 56% ) nei maschi e circa 160.000 ( 44% ) nelle femmine. La frequenza (escludendo le neoplasie epiteliali della cute) è in media 7 casi ogni 1000 uomini ogni anno (702 per 100.000 abitanti/ anno), circa 5,5 ogni 1000 donne (546 per 100.000 abitanti/ anno), in media circa 6 ogni 1000 persone (623 per 100.000 abitanti/anno).
Per quanto riguarda l’incidenza, in entrambi i sessi, si osserva che i livelli si riducono dal Nord al Sud. Più precisamente il tasso di incidenza standardizzato (sulla popolazione europea) è, per il totale dei tumori, più alto del 30% al Settentrione e del 15% al Centro rispetto al Meridione. Il fenomeno può essere imputabile a varie cause tra cui la minore esposizione ai fattori cancerogeni (fumo, inquinamento ambientale per esempio) e maggiori fattori protettivi al Sud (stile di vita alimentare, fattori legati alla vita riproduttiva). Nel Meridione però dove si registra una maggiore frequenza per alcune sedi tumorali diagnosticabili con programmi di screening (è il caso del tumore alla mammella e al colon) o con campagne di diagnosi precoce (è il caso del melanoma), qui meno diffusi.
(dal rapporto Aiom-Airtum "I numeri del cancro in italia 2011")

All’Istituto di Candiolo scoperte nuove proprietà antitumorali di un farmaco sperimentale
Nuove importanti proprietà antitumorali di un farmaco sperimentale sono state scoperte dalle équipe guidate da due ricercatori italiani dell’Istituto di Candiolo (Torino), i professori Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di Genetica Molecolare, e Federico Bussolino, Direttore Scientifico della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Lo studio, condotto su modelli preclinici, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista dell’Accademia delle Scienze americana, Proceedings of National Accademy of Usa. In collaborazione con l’Università di Torino e del Piemonte Orientale, i ricercatori di Candiolo hanno dimostrato che l’utilizzo di una terapia a bersaglio molecolare, già autorizzata negli Usa ma non ancora disponibile in Europa e in Italia, è in grado di intervenire non solo sulla cellula tumorale, ma indirettamente anche sul microambiente che la circonda, generando pertanto una doppia modalità terapeutica per inibirne la proliferazione. Oggetto dello studio sono la mutazione dell’oncogene Braf (gene responsabile della crescita incontrollata di numerosi tipi di tumori) e il farmaco Plx47, che nelle varie fasi di sperimentazione in cui è stato utilizzato finora nella cura dei melanomi si è dimostrato molto efficace nell’inibire l’oncogene mutato. La mutazione di Braf è importante non solo nei melanomi, ma anche nei tumori del colon, dell’ovaio e della tiroide e spesso si correla a una cattiva prognosi della malattia. Come hanno spiegato Bardelli e Bussolino è accertato che il Plx472O non solo agisce sulla cellula tumorale bloccandone la crescita, ma ha anche un effetto inatteso sul sistema vascolare del tumore. I ricercatori hanno infatti scoperto che il Plx472O migliora la perfusione ematica del tumore e l’ossigenazione con due conseguenze, facilitare l’arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici utilizzati nel trattamento e migliorare l’ossigenazione del tessuto riducendo l’ipossia, solitamente causa della maggior aggressività e della comparsa di metastasi. Questa scoperta rivoluziona le prospettive delle attuali terapie antiangiogenetiche, utilizzate ampiamente nel trattamento di molti tumori solidi, dimostrando che è possibile intervenire sull’angiogenesi tumorale non solo inibendola, ma anche cambiando e migliorando le caratteristiche funzionali del sistema vascolare del tumore.

Indirizzi utili

ISTITUTO DI RICERCA E CURA DEL CANCRO
Strada Provinciale 142
Cod. ospedale 01089500 10060 Candiolo (To)
Prenotazioni/informazioni: 011 9933.609 611
Centralino: 011.9933111
http://www.ircc.it

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