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Primo farmaco molecolare per il tumore della vescica
Vera Lanza, N. 6/7 giugno/luglio 2012
Un farmaco molecolare, il Pazopanib, già in uso contro il tumore del rene, è in grado di ostacolare la formazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore della vescica, bloccandone la crescita e in alcuni casi anche riducendone la massa. A questa scoperta sono arrivati i ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che hanno presentato lo studio clinico realizzato, nel Meeting annuale dell’American Association for Cancer Research a Chicago, la più antica e numerosa società scientifica al mondo per la ricerca contro il cancro, il mese scorso. A mostrare i risultati dello studio clinico di fase II è stato Andrea Necchi, oncologo della Struttura di Oncologia medica 2 dell’Istituto Nazionale dei Tumori e responsabile del trial. I ricercatori hanno dimostrato che il Pazopanib può contrastare anche il tumore della vescica con metastasi, patologia per cui a oggi non ci sono trattamenti efficaci. Ma i ricercatori dell’Int sono giunti anche ad un altro risultato. Analizzando i campioni di sangue dei pazienti coinvolti nello studio, hanno dimostrato che una specifica proteina prodotta dal sistema immunitario, l’interleuchina 8, è in grado di "predire" lo sviluppo del tumore e l’efficacia del farmaco: i pazienti, infatti, con un basso livello di questa molecola, hanno mostrato una maggiore sopravvivenza al tumore e su di loro il farmaco era più efficace. «Tradizionalmente – spiega Andrea Necchi, oncologo della Struttura di Oncologia medica 2 dell’Istituto Nazionale dei Tumori e responsabile del trial – la prognosi dei pazienti con tumore della vescica colpiti da ricadute o refrattari alla terapia è negativa: i pazienti, infatti, su cui cicli multipli di chemioterapia non hanno avuto successo hanno, purtroppo, una ridotta aspettativa di vita e le cure palliative rappresentano spesso il compromesso più ragionevole». Il Pazopanib era già usato e conosciuto come un farmaco efficace per il tumore del rene. Lo studio dei ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori mirava proprio a verificare la possibile estensione del suo uso anche a un’altra patologia, molto più diffusa di quel che si pensa, come il tumore della vescica. «I dati che abbiamo ottenuto – continua Andrea Necchi – confermano la nostra ipotesi e riteniamo che i trattamenti anti-angiogenetici come pazopanib siano uno strumento importante tale da consentirci di ottenere risultati di rilievo in pazienti selezionati». «È comunque importante sottolineare – precisa Necchi – che si tratta ancora di una sperimentazione e non di una cura vera e propria per la quale saranno necessari ulteriori studi confermativi che coinvolgano un numero superiore di pazienti».
Lo studio
Il trial clinico di fase II ha coinvolto 41 pazienti con tumore della vescica o ricadute, trattati tra il 2010 e il 2011. Tutti i pazienti avevano effettuato in precedenza almeno un tipo di trattamento di chemioterapia per malattia metastatica. Ai controlli successivi alla terapia, sette pazienti hanno mostrato un parziale regresso del tumore e 24 nessuna progressione della malattia: si tratta di una risposta positiva complessiva del 76%. La sopravvivenza media senza ricadute è stata di 2,6 mesi mentre quella complessiva di vita di 4,7 mesi. Il risultato più rilevante è stato che il 10% dei pazienti ha mantenuto uno stato di remissione di malattia dopo un periodo medio complessivo di osservazione di 19 mesi.
Il tumore della vescica, che cos’è?
Si forma quando le cellule della vescica si moltiplicano in modo anomalo, fuori dal controllo. Si distinguono a seconda della profondità che raggiungono e a seconda che siano limitati alla superficie interna della vescica (tumori superficiali o non invasivi), oppure che abbiano invaso i muscoli della vescica (tumori invasivi). La vescica è un organo cavo, a forma di sacca, che si trova nella zona pelvica, la parte più bassa dell'addome. La sua funzione è quella di raccogliere l'urina, che è il prodotto del processo di purificazione del sangue, che avviene all'interno dei reni.
Qualche cifra
È il tumore più frequente tra i 60 e i 70 anni ed è il secondo tumore urologico per incidenza dopo quello della prostata. Questa patologia colpisce gli uomini in misura tre volte superiore rispetto alle donne. I dati parlano di 386mila nuovi casi all’anno. Che ne fanno un problema rilevante sia per la sua incidenza sia per l'impegno organizzativo e finanziario per il Servizio Sanitario Nazionale. L’Italia è tra i primi posti in Europa per incidenza del tumore della vescica con circa 20 mila persone che si ammalano ogni anno. E le diagnosi sono in costante aumento. In Italia, con oltre 5.000 decessi l’anno, è causa del 4.9% delle morti per neoplasia negli uomini e dell’ 1.7% nelle donne. Si possono distinguere due tipi di tumore alla vescica, quelli cosiddetti "a basso grado di malignità" che rappresentano l’ 80% dei casi, si ripresentano spesso con una recidiva. E quelli "ad alto grado di malignità", che progrediscono velocemente, danno metastasi e purtroppo spesso sono letali. In presenza di un carcinoma ad alto grado si procede a trattamenti più aggressivi fin da subito. Prima di procedere a un intervento chirurgico demolitivo di cistectomia, cioè l’asportazione della vescica, si valuta sempre la possibilità di una nuova resezione endoscopica, sulla base della quale modulare il programma terapeutico.
Le terapie
In caso di tumore della vescica, il da farsi, dipende dallo stadio clinico e dall’aggressività del tumore. In generale, possiamo dire che le possibilità di trattamento chirurgico di questo tipo di tumore comprendono la resezione transuretale, per neoplasie di piccole dimensioni non infiltranti, trattamento spesso risolutivo, e la cistectomia (asportazione dell'organo) parziale o totale, a seconda dello stadio del tumore. L'approccio terapeutico più comune oggi, prevede interventi combinati, che impiegano chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Nel tumore della vescica in fase avanzata l'approccio terapeutico è di tipo polichemioterapico. La ricerca ha messo a disposizione anche diversi farmaci attivi; tra questi vi sono il cisplatino e la gemcitabina, la vinorelbina, le antracicline e i taxani.
Fattori di rischio
Tra i fattori di rischio si annovera, come spesso accade, il fumo di sigaretta, responsabile del 65% di casi di questo tipo di tumore. Da tenere in debita considerazione anche l'esposizione cronica alle amine aromatiche e nitrosamine (frequente nei lavoratori dell'industria tessile, dei coloranti, della gomma e del cuoio), l'assunzione di alcune specifiche categorie di farmaci e l'infezione da particolari parassiti. Anche l’alimentazione ha un ruolo importante nella prevenzione. Si raccomanda di non abbondare nelle fritture e con i grassi e di prediligere una dieta ricca di frutta e verdura.
Segnali da non sottovalutare
Attenzione ai campanelli di allarme. Il primo segnale che c’è qualcosa che non va è la presenza di sangue nelle urine, oppure, una difficoltà a urinare anche in presenza dello stimolo, un’irritazione vescicale che da sintomi simili alla cistite. In questi casi, occorre rivolgersi a uno specialista, che se lo riterrà necessario vi sottoporrà a un’ecografia dell’addome, così da dissolvere ogni dubbio e preoccupazione. Se invece, l’esito dell’esame dovesse essere negativo e ci si trova in presenza di un carcinoma, e una diagnosi precoce significa nella stragrande maggioranza dei casi poter puntare alla guarigione. Nel caso vi sia un sospetto di cancro alla vescica, oltre all'ecografia, ci si può sottoporre a un’urografia, alla Tac, alla risonanza magnetica e alla cistoscopia. Quest'ultima consiste nell'introduzione di uno strumento a fibre ottiche nella vescica attraverso le vie urinarie e, pur essendo fastidiosa, permette di vedere all’interno della vescica e prelevare campioni sospetti di tessuto che verranno poi analizzati al microscopio. Importante è anche la citologia urinaria, cioè l’esame che consente la ricerca di cellule tumorali nel campione di urine. La Tac e anche la scintigrafia ossea sono utili per valutare se il tumore si è diffuso, coinvolgendo altri organi.
Indirizzi utili
FONDAZIONE I.R.C.C.S. ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI
Via Venezian, 1 20133 Milano
Prenotazioni/informazioni: 02.23902541 – 02.23904000 Centralino: 02.23901
www.istitutotumori.mi.it
Oncologia medica 2
Prof. Alessandro Massimo Gianni, Dottor Andrea Necchi Tel. 02.23902343
Una microtelecamera impiantabile
La tecnologia, viene in aiuto alla medicina, fornendo immagini ad alta definizione di una zona difficile da scrutare. Questo grazie a una microtelecamera messa a punto in Israele, adesso disponibile anche in Europa, impiantabile in vescica tramite un'unica manovra trans-uretrale poco fastidiosa per il paziente, che permette di esplorare bene la vescica e avere immagini precise. È fondamentale identificare con precisione la biologia di ogni singolo tumore in modo da personalizzare la cura. La telecamera, una volta in vescica invia immagini a colori di alta qualità a un device esterno che le registra permettendo così al medico di confrontarle con le immagini precedenti e avere sempre un quadro completo e aggiornato dell’evoluzione della malattia. La telecamera è dotata di una pila interna da sostituire ogni due anni che alimenta anche un motorino che consente di spostare il microobiettivo su comando di un operatore esterno in modo da avere una visione a 360° della parete vescicale interna.
Asportata e ricostruita la vescica con l’ausilio di un robot
Un intervento di asportazione e ricostruzione della vescica, utilizzando un tratto dell'intestino, è stato interamente eseguito con il robot Da vinci all'ospedale di Grosseto. La notizia diffusa dall'Asl grossetana, precisa che l'operazione è stata effettuata su un paziente malato di tumore, dall'equipe del dottor Valerio Pizzuti, responsabile dell'unità operativa di urologia dell'ospedale di Grosseto. L'eccezionalità dell'intervento sta nel fatto che la procedura di asportazione della vescica e la rimozione dei linfonodi, resa necessaria per la presenza di un tumore non altrimenti curabile, è stata interamente eseguita con tecnica robotica, senza incisione cutanea. Con indubbi vantaggi per il paziente e per il decorso post-operatorio. Già la rimozione della vescica con il robot, è una tecnica che è in uso in pochi centri di riferimento in Italia. Ma ancora di più, la ricostruzione robotica della neovescica, viene eseguita in soli 3 centri in tutta Europa. L'operazione eseguita dall'urologia di Grosseto è il sedicesimo caso, sottolineano dall’Asl, tanto che per trovare una casistica maggiore in Europa, bisogna andare fino a Stoccolma, al Karolinska Institute, dove il professor Peter Wiklund, finora, ne ha eseguite 29. Ed è proprio dalla collaborazione con il professor Wiklund, iniziata 2 anni fa, che è stato possibile recepire alcuni accorgimenti tecnici che hanno reso l'intervento facilmente riproducible. Anche se, molto ha contato la lunga esperienza, propedeutica all'utilizzo del robot nei tumori della vescica, maturata in 5 anni di chirurgia robotica nel trattamento dei tumori prostatici, renali e dei prolassi urogenitali.
Nuovi studi alla Cattolica sul cancro della vescica e della prostata
I risultati preliminari di una sperimentazione multicentrica internazionale sul tumore "superficiale" della vescica e di uno studio sul ruolo della risonanza magnetica funzionale nella diagnosi di carcinoma prostatico, nonché lo stato dell'arte sulle migliori tecniche ricostruttive funzionali ed estetiche nella chirurgia genitale maschile. Sono questi in sintesi alcuni dei contributi scientifici che ricercatori e specialisti dell'Università Cattolica – Policlinico A. Gemelli di Roma hanno presentato nell'ambito dell'84mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia. Il tumore non muscolo-invasivo della vescica, anche detto "superficiale" seppure non infiltrante è caratterizzato da un alto tasso di recidive locali e, in misura minore, di progressione. Per tali motivi la rimozione chirurgica endoscopica di tali neoplasie è seguita abitualmente da cicli di chemio o immunoterapia endovescicale. La ricerca urologica è impegnata nel miglioramento dei risultati di queste terapie e nello studio di nuove molecole. Il bioconiugato paclitaxel-acido ialuronico, ad esempio, è un nuovo farmaco particolarmente attivo sulla cellula tumorale. Dopo gli esperimenti preclinici, il farmaco è già in corso di utilizzo sull'uomo con uno studio condotto simultaneamente in più centri universitari europei coordinati proprio dall'Unità di Urologia del Policlinico Gemelli, che prevede di arruolare circa 80 pazienti affetti da tumore vescicale nei prossimi due anni con l'obiettivo di valutare la risposta al nuovo trattamento.
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