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Tumore in gravidanza, una sfida che si può vincereStefania Bortolotti, N. 6/7 giugno/luglio 2012 È un’eventualità che si verifica per una donna su mille e il numero di casi è in crescita in tutto il mondo. Spesso il tumore viene diagnosticato in ritardo, con il rischio di ridurre la sopravvivenza di donna e feto. In più, a volte, si decide di indurre un parto pretermine o addirittura di interrompere la gravidanza senza un motivo medico valido. Oggi sono disponibili trattamenti e terapie efficaci per preservare la vita di madre e bambino. GRAVIDANZA E TUMORE: due parole che, nell’immaginario di molti, non possono coesistere, perché l’una rappresenta l’inizio di una vita, l’altra, per molti, la possibile fine. Eppure oggi quest’idea è infondata, soprattutto perché esistono modi e terapie per tenere sotto controllo la malattia senza nuocere al bambino, almeno in molti casi. La scoperta di un tumore durante la gestazione si verifica all’incirca in una gravidanza ogni mille. Tuttavia il numero di casi è in crescita in tutto il mondo, probabilmente perché aumenta sempre più l’età in cui le donne hanno il primo figlio e il cancro è una malattia la cui incidenza aumenta proprio con l’età. I progressi degli ultimi decenni, fortunatamente, hanno capovolto la prospettiva di un tempo, sradicato luoghi comuni e insegnato a medici e a pazienti ad affrontare questa eventualità in maniera razionale e spesso sicura. «I tumori più comuni in gravidanza sono quelli ginecologici (principalmente alle ovaie e alla cervice uterina), al seno, i tumori ematologici (leucemia e linfoma) e della pelle (melanoma)», spiega il Dottor Fedro Alessandro Peccatori dell’Unità Operativa Fertilità e Procreazione in Oncologia all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, in occasione del meeting "Carcer and Pregnancy", che si è tenuto nell’Aprile scorso a Milano. «Specularmente, diminuisce il numero di ragazze che concepiscono un figlio prima dei vent’anni, noto fattore di protezione soprattutto nei confronti del tumore al seno. Una maggiore attenzione a questo fenomeno aiuterà i medici a diagnosticare prima i tumori a uno stadio iniziale, nonché a definire screening semplici ma sistematici durante la gravidanza, come l’esame del seno e degli organi genitali». Quando si verifica un tumore in gravidanza sono due i rischi maggior che possono verificarsi: una diagnosi errata che può ritardare le terapie e favorire la progressione del tumore ed un trattamento non adeguato per la concomitanza con la gravidanza. Altro aspetto importante è l’eventuale induzione di un parto pretermine, che può non essere necessario e al contrario determinare una morbilità ingiustificata nel neonato, dato che l’intervento oncologico di emergenza è raro, ad eccezione della leucemia e che è comunque necessario del tempo per stabilire un trattamento personalizzato. «Le decisioni da prendere riguardo il trattamento oncologico nella donna in gravidanza sono spesso difficili, perché si devono confrontare con il conflitto tra la salute della madre e quella del feto», precisa la Dottoressa Giovanna Scarfone, dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. «Il medico deve fornire alla paziente le informazioni più accurate per stabilire quando e come iniziare le terapie generalmente utilizzate, e queste scelte possono essere influenzate da convincimenti etici, legali personali e religiosi. Il medico deve essere preparato a rispondere ai legittimi interrogativi che la paziente potrebbe avanzare riguardo la tempistica dei trattamenti e il timore della progressione. Per alcuni tumori il trattamento può essere rimandato dopo il parto, ma per prima cosa il medico deve definire lo stadio della malattia per minimizzare i possibili effetti negativi di una terapia rimandata nel tempo». L’obiettivo è di mettere a disposizione della paziente la stessa gestione della malattia e la stessa possibilità di sopravvivenza di una paziente non gravida, perché diversi studi documentano che nella maggior parte delle donne la sopravvivenza da tumore non è peggiorata dalla gravidanza. «Il trattamento dei tumori in gravidanza è associato a errori inaccettabili. Per esempio, un’ingiustificata interruzione della gravidanza, oppure la scelta di una strategia terapeutica inadeguata, con il rischio di compromettere la sopravvivenza», conclude la Dottoressa Scarfone. Innanzitutto, quando a una donna in gravidanza viene diagnosticato un tumore, medici e paziente devono soppesare i rischi che il trattamento può avere sul feto e sul neonato rispetto ai rischi connessi alla decisione di rimandare la terapia dopo il concepimento. «Oggi esistono molte più terapie rispetto a pochi anni fa e anche il tumore in gravidanza può essere trattato con tecniche chirurgiche e farmacologiche che prima si ritenevano controindicate», sottolinea il Dottor Oreste Gentilini, Vicedirettore Divisione di Senologia, Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Per fissare alcuni punti fondamentali, la Food and Drug Administration, l’ente statunitense che valuta la sicurezza dei medicinali, ha suddiviso i farmaci utilizzabili durante la gravidanza in cinque categorie, dalla A alla E, e soltanto i farmaci della classe A sono considerati del tutto sicuri. Per minimizzare il rischio, l’American Society for Clinical Oncology (ASCO) ha da poco insediato un comitato di esperti incaricato di stilare apposite linee guida internazionali per il trattamento del carcinoma mammario in gravidanza. Tali linee guida serviranno ad orientare gli oncologi nelle scelte delle metodiche diagnostiche e terapeutiche più efficaci e sicure da offrire alle pazienti nella loro pratica clinica. Anche la ESGO (European Society of Gynecologic Oncology) ha costituito una task force, denominata "Cancer in Pregnancy", per elaborare documenti di consenso sulla diagnosi e il trattamento dei umori ginecologici e della mammella durante la gravidanza. «I medici concordano che la chemioterapia dovrebbe essere evitata durante l’organogenesi, cioè nelle prime 3-10 settimane dopo il concepimento», prosegue il Dottor Gentilini. «Anche oltre questo periodo gestazionale, sistema nervoso centrale, orecchie, occhi, denti e apparato genitale esterno continuano a svilupparsi e l’esposizione potrebbe potenzialmente causare difetti funzionali, anche se un recente studio pubblicato sulla rivista Lancet Oncology e condotto dal Dottor Frédéric Amant del Breast Cancer Center, all’Università Cattolica di Lovanio, Belgio su feti di 8-25 settimane sottoposti a trattamento oncologico in utero, ha riportato conclusioni incoraggianti. Il Dottor Amant ha infatti osservato uno sviluppo cardiaco e cognitivo normale nella maggior parte dei bambini una volta nati, con l’eccezione di alcuni nati pretermine. Lo studio potrebbe quindi rassicurare le donne e i loro medici riguardo il trattamento oncologico in gravidanza». Resta da chiarire quale può essere l’influenza che la gravidanza esercita sull’efficacia dei trattamenti. È noto infatti che la gravidanza modifica il metabolismo di diversi farmaci, e il numero limitato di donne incinte con tumore e coinvolte in studi è talmente limitato da non poter stabilire se la gravidanza possa influire sulla sopravvivenza. «In generale riteniamo opportuno rimandare la chemioterapia dopo l’inizio del secondo quadrimestre, cioè dopo la sedicesima settimana», conferma il Dottor Gentilini. «Tra i farmaci più pericolosi vi è il metotressato, sconsigliato anche nelle fasi successive della gravidanza per il rischio di un accumulo nel liquido amniotico; tra quelli più sicuri vi sono le antracicline, antibiotici antitumorali che sono stati utilizzati dopo il primo trimestre senza effetti collaterali evidenti sulla madre o sul feto: per esempio, una nostra casistica su 20 pazienti ha mostrato che non vi è un aumento di incidenza di malformazioni congenite, né ritardi nella crescita fetale. La gravidanza va comunque monitorata con estrema cura in un ambiente molto specialistico». I tumori ginecologici Viverla tutta, la lotta di Silvia contro il cancro Il tumore al seno Indirizzi utili ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA – IEO Unità Operativa Fertilità e Procreazione in Oncologia Unità di Senologia – Dottor Oreste Gentilini FONDAZIONE IRCCS Cà GRANDA OSPEDALE MAGGIORE POLICLINICO |