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Università Cattolica: le nuove prospettive della ricerca biomedica
Paola Sarno, N. 8/9 agosto/settembre 2012
Utilizzo delle cellule staminali adulte del cervello per "riparare" circuiti nervosi danneggiati da malattie neurodegenerative, nanotecnologie per portare farmaci antitumorali al cuore del male riducendo così la loro tossicità e al tempo stesso aumentandone l’efficacia, identikit biomolecolare delle cellule staminali responsabili di tumori ancora infausti e per allestire screening prognostici e nuove terapie mirate a misura del singolo paziente. Queste e molte altre le prospettive future delle ricerche in corso presso il Policlinico universitario "A. Gemelli" di Roma, grazie all’impegno profuso da molti ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica. A tracciare quelle che sono le linee di ricerca più promettenti in corso presso l’Ateneo, in occasione della Giornata per la Ricerca, la manifestazione scientifica intitolata "Una vita per la Ricerca, la Ricerca per la vita", è stato Bruno Giardina, delegato del Rettore al coordinamento e alla promozione della ricerca scientifica dell’Università Cattolica e direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio del Policlinico Gemelli nell’ambito della sezione "Prospettive Future". La Giornata per la Ricerca, celebrata per la ricorrenza del 50° anniversario dell’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia è sta l’occasione per fare il punto su tutte le aree cliniche dalla nascita al fine vita. Numerose sono state anche le prospettive future presentate, sulle quali i ricercatori dell’Ateneo romano stanno già lavorando per la lotta alle malattie neoplastiche.
Caccia alle staminali del cancro al cervello in cerca di nuove terapie
Le cellule staminali del cervello, quelle impazzite che sono alla base di alcuni dei tumori ad oggi molto difficili da curare, sono protagoniste degli studi che si stanno svolgendo nell’ambito dell’Istituto di Istologia, in collaborazione con ricercatori dell’Istituto di Neurochirurgia e di Anatomia Patologica della Facoltà e con numerosi altri italiani e stranieri. Lo scopo è tracciare l’ "identikit" biomolecolare delle cellule intorno al tumore (cioè del cosiddetto tessuto peritumorale) che nutrono e aiutano a crescere il glioblastoma multiforme (GBM) e definire così le caratteristiche delle cellule staminali tumorali derivate sia dalla massa tumorale stessa sia dalle aree circostanti. I risultati ottenuti finora danno un contributo significativo al chiarimento dei meccanismi di insorgenza e progressione del GBM e potrebbero portare alla definizione di nuovi protocolli terapeutici mirati in un tumore che allo stato dell’arte attuale resta letale. L’identikit delle cellule staminali del cancro servirà a mettere a punto degli esami di screening per verificare la presenza nei singoli pazienti di staminali tumorali e misurarne il grado di aggressività (cioè la loro capacità di moltiplicarsi ed iniziare il tumore). La definizione del profilo genetico del tumore di ciascun paziente potrebbe inoltre aprire la strada a nuovi trattamenti personalizzati.
Nanomedicina per "lanciare" terapie oncologiche nel cuore del tumore
L’impiego clinico delle antracicline è oggi tra i trattamenti chemioterapici più efficaci nella terapia di diversi tumori solidi ed ematici quali il carcinoma epatocellulare (HCC) o epatoma, uno dei tumori con prognosi infausta più diffusi nel mondo. Ha una mortalità superiore a mezzo milione di persone l’anno anche a seguito di specifici meccanismi di farmaco-resistenza sviluppati dal tumore stesso. Per questo la ricerca al Policlinico Gemelli è volta all’ideazione di strategie alternative per la somministrazione di chemioterapici in grado di evadere questi meccanismi di difesa, attraverso "nanovettori" che trasportino il principio attivo del farmaco al cuore del tumore. Lo scopo del progetto di ricerca intitolato "Nano particelle e rilascio mirato di farmaci", che vede coinvolti l’Istituto di Biochimica e Biochimica Clinica dell’Università Cattolica, il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di L’Aquila, l’Istituto di Microbiologia e l’Istituto di Medicina Interna e Geriatria dell’Università Cattolica di Roma è pertanto lo sviluppo di una di queste strategie alternative nella terapia contro i tumori aggressivi. L’idea è quella di veicolare attivamente il farmaco sulle cellule tumorali bersaglio, mediante l’utilizzo di alcuni trasportatori molecolari (nanovettori) opportunamente ingegnerizzati. I ricercatori della Facoltà stanno lavorando alla produzione di nanoparticelle virali, cui attaccare sia i farmaci (le antracicline) sia una molecola "antenna" (epitopo), ovvero una molecola che viene "captata" da un recettore specifico delle cellule tumorali. È questa "antenna" che guida il nanovettore al tumore consentendo il rilascio mirato del farmaco solo quando il vettore è giunto a destinazione. A tale scopo si è scelto di sfruttare i "Rotavirus", una famiglia di virus dotati di un doppio "guscio" (doppio capside) che racchiude il loro codice genetico. Alcune proteine che compongono il guscio interno sono in grado di autoassemblarsi per formare nanoparticelle virali. Queste proteine costituiscono quindi i "mattoncini" per costruire i nanovettori in grado di trasportare selettivamente il farmaco alle cellule bersaglio.
Come contrastare le malattie dell’invecchiamento e del cervello
Durante la Giornata della Ricerca dell’Università Cattolica sono stati presentati altri progetti legati al mantenimento di un buono stato di salute durante la terza età, a partire dai benefici offerti da una dieta equilibrata. In tal senso uno studio molto promettente riguarda la scoperta di quelle molecole in grado di rallentare l’invecchiamento del cervello. Mentre, infatti, un eccesso di zucchero e di grassi ne danneggia i tessuti, al contrario, la riduzione dell’introito calorico, mantiene l’organismo più a lungo sano ed efficiente. Perciò all’Università Cattolica sono in corso studi per decifrare uno a uno i meccanismi d’azione per isolare i nutrienti dei cibi capaci di prevenire l’invecchiamento e le malattie correlate. Altre ricerche per contrastare la malattie della terza età sono in corso, come ha spiegato Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento di Scienze Gerontologiche, Geriatriche e Fisiatriche, nell’ambito del progetto "Senescenza e termine vita", un filone di ricerca per migliorare l’assistenza all’anziano attraverso il monitoraggio elettronico e la costruzione di banche dati. Il progetto coinvolge già decine di migliaia di pazienti anziani nella Ue collegati in tempo reale con il pc della "Cattolica" per analizzare in tempo reale la loro situazione clinica ed i potenziali effetti avversi dei numerosi farmaci che devono assumere. La banca dati permetterà di fare il punto su queste politerapie, con il fine di migliorare la qualità di vita degli anziani. Infine un altro studio in corso è volto a aumentare i meccanismi alla base della neurogenesi, una dinamica che attraverso le cellule staminali neurali che danno vita a nuovi neuroni, può permette di "riparare" il cervello malato. Importanti risultati sono già stati messi a punto sul fronte dell'individuazione dei segnali cellulari che "accendono" l’interruttore della neurogenesi, mediante farmaci sperimentali e esposizione dell’encefalo a campi elettromagnetici, che possono promuovere la maturazione di nuovi neuroni. I risultati costituiscono la base per sviluppare nuove metodologie potenzialmente utili a garantire la riparazione dal danno neuronale che si osserva in numerose patologie del sistema nervoso tra cui malattie neurodegenerative quali Alzheimer e Parkinson.
Ire: nuove tecniche a confronto in chirurgia ginecologica oncologica mininvasiva
Nell’ambito della chirurgia ginecologica oncologica si è assistito, negli ultimi anni, a importanti progressi volti a migliorare gli esiti operatori, riducendo al minimo il trauma per le pazienti. La tecnica laparoscopica tradizionale (che prevede generalmente 4 piccole incisioni a livello addominale) praticata da oltre 15 anni sta, vivendo, negli ultimi tempi, rapide evoluzioni che vedono in primo piano la laparoscopia mono accesso (SILS), che prevede una singola incisione e la chirurgia mininvasiva mono accesso robotica, che coniuga i vantaggi dell’utilizzo del "single port" con i vantaggi della chirurgia robotica. Necessario però integrare le diverse tecniche in modo da offrire una terapia chirurgica sempre più a misura di paziente, ma anche delle necessità del contenimento dei costi. Per un confronto su queste nuove conoscenze l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, ha promosso un workshop Internazionale dal titolo: "Innovation on Minimally Invasive Surgery in Gynecology Oncology" presieduto da Enrico Vizza, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ginecologia Oncologica dell’INT Ire e da Masaaki Andou, direttore del Dipartimento di Ginecologia del Kurashiki Medical Center, cui hanno partecipato i massimi esperti del settore. «Se già la SILS rappresenta un’importante evoluzione della laparoscopia tradizionale in termini di minor invasività, minore dolore e recupero più rapido nel post-operatorio per la paziente – ha spiegato Vizza – l’introduzione del robot nella chirurgia mininvasiva monoaccesso ha portato ulteriori vantaggi, soprattutto per il chirurgo, che può così ovviare ad alcune difficoltà tecniche di quest’ultima, dovute a una maggiore complessità della gestione degli strumenti in sede intraoperatoria, a causa dello spazio limitato di azione». Anche un recente studio, pubblicato su Annuals of Surgical Oncology ha dimostrato i vantaggi della chirurgia monoaccesso in termini di perdite ematiche, degenza ospedaliera e dolore post operatorio e maggiori possibilità di asportare un i linfonodi pelvici. Oggi, tuttavia, è più che mai necessario stabilire quale futuro possono avere queste tecnologie perché il chirurgo le possa usare in sicurezza e seguendo procedure standardizzate e ripetibili. Proprio perché ridurre i rischi di fallimento e di mancata diffusione. All’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena, ogni anno vengono eseguiti circa 450 interventi chirurgici in ambito di ginecologia oncologica, dei quali l’ 85% per via endoscopica. «Presso il nostro Centro – ha concluso Vizza – negli ultimi 8 mesi abbiamo eseguito 30 interventi con la tecnica SILS e da gennaio 2012, 7 procedure attraverso la chirurgia mininvasiva mono accesso robotica. Il campo di applicazione principale della chirurgia mininvasiva monoaccesso è l’isterectomia radicale e la linfoadenectomia pelvica e lombo aortica nel carcinoma dell’endometrio e della cervice. Secondo la nostra esperienza, riteniamo che il futuro potrà essere rappresentato dall’utilizzo della SILS associata al robot per gli interventi più complessi, mentre per i casi più semplici, la SILS senza robot».
Il pomodoro? Ha un’azione preventiva. Meglio se biologico
Tra i "cibi funzionali", quelli cioè che riducono il rischio di malattie cardiovascolari e tumori, c’è senz’altro il pomodoro. E, se le piante sono coltivate biologicamente, i frutti funzionano ancora meglio. A sostenerlo è uno studio condotto da un'équipe di studiosi dell'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibba-Cnr) e dell'Università di Pisa, pubblicato su British Journal of Nutrition. I pomodori biologici, infatti, hanno un più elevato contenuto nutrizionale e nutraceutico, cioè maggiori proprietà benefiche per l’organismo, in quanto contengono concentrazioni più elevate di calcio (15%), potassio (11%), fosforo (60%) e zinco (28%) e producono aumenti del 18,5% del livello di licopene, sostanza che, oltre a esercitare una forte attività antiossidante, può modulare le vie metaboliche ormonali e del sistema immunitario. Inoltre, I frutti di pomodoro sono una miniera di vitamina C, E, flavonoidi, composti fenolici e altri carotenoidi. Secondo Manuela Giovannetti dell'Università di Pisa, che ha coordinato lo studio, poi, «i composti antiestrogenici (presenti nei pomodori coltivati biologicamente, ndr) possono agire come antagonisti dei processi estrogenodipendenti nei tessuti target, contrastando la crescita dei tipi di cancro estrogeno-correlati». I risultati dello studio suggeriscono quindi che i cibi funzionali, come i pomodori biologici, potrebbero contrastare gli effetti negativi di molti contaminanti ambientali e industriali.
A Rimini funziona la favola contro il fumo
La strega fumatrice funziona e allontana i bambini dalle sigarette: solo il 5,81% di quelli che l'hanno "incontrata", a distanza di anni, hanno preso il vizio. Si chiama "Favola" il progetto di Lilt (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori), ideato a Rimini dalla psicoterapeuta Marina Zaoli con l’obiettivo di prevenire il tabagismo iniziando fin dalla più tenera età. Ma come funziona questa "Favola"? Si tratta di un gioco da scatola che coinvolge i piccoli con una fiaba che, a partire dal 2002-2003, è stato distribuito in 172 classi della provincia di romagnola, 110 della scuola materna e 62 della primaria, coinvolgendo in totale 4.328 scolari. Oggi, a 10 anni dalla prima edizione della campagna di prevenzione, è stato dimostrato che (su un campione di 915 ragazzi) solo il 5,81% di quelli che hanno giocato con la "Favola" ha preso il vizio del fumo, mentre tra i più giovani che non hanno partecipato al progetto i fumatori salgono al 17,41%, ben l' 11,6% in più. Il gioco, che ha riscosso un grande successo, è stato richiesto da scuole di tutta la Penisola, dalla Sicilia al Trentino. Intanto, negli ultimi anni la sezione Lilt di Rimini ha avviato anche altri progetti per sensibilizzare i bambini su temi legati alla salute come l'anoressia, la bulimia e l'alcolismo.
L’ansia? Può essere un fattore di rischio anche per il cancro
A sostenere che lo stress può davvero fare molto male è uno studio dell’Università di Stanford (Usa), che ha dimostrato con esperimenti sul modello animale che i topi più nervosi risultavano anche avere una maggiore inclinazione a sviluppare stress cronico e difese immunitarie più deboli. Si tratta di due fattori che – come era già stato dimostrato da altri studi – sono collegati a un rischio più elevato di sviluppare tumori ed altre malattie legate allo stress. Si tratta però del primo studio che correla questo tratto della personalità, che indica una sensibilità maggiore agli stressori reali o percepiti, a uno specifico fattore di rischio per lo sviluppo di tumori. La ricerca proseguirà ora per comprendere meglio i meccanismi che indeboliscono l’organismo e lo rendono bersaglio più sensibile per molte malattie, fra le quali il cancro e per verificare se sia possibile introdurre farmaci per rafforzare il sistema nervoso e di conseguenza non solo diminuire i rischi di cancro ma migliorare anche la risposta alle terapie, anch’esse messe a dura prova dal forte stress psicologico. Secondo gli autori dello studio è necessario soprattutto capire se l’uso di ansiolitici possa migliorare l’efficacia dei trattamenti anticancro. «Alla luce di quello che abbiamo scoperto – hanno affermato – bisogna trovare il modo migliore per calmare i nostri pazienti il più possibile. Nelle terapie infatti abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile del sistema immunitario, in modo che si massimizzi il risultato».
Un opuscolo per difendere i diritti dei malati oncologici
Sarà distribuito in 15mila copie nelle sedi sindacali, nei centri per l'impiego e nelle strutture sanitarie l'opuscolo Patologie oncologiche e invalidanti, quello che è importante sapere per la lavoratrici e i lavoratori, presentato al Ministero del Lavoro alla presenza del ministro Elsa Fornero e della Consigliera nazionale di Parità Alessandra Servidori. L'iniziativa è frutto di un lavoro di partnership fra Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal, e associazioni di volontariato fra le quali Favo e Komen Italia onlus. L'obiettivo è fornire ai malati oncologici informazioni semplici e chiare sui loro diritti e su quelli che spettano per legge alle loro famiglie. Per Fornero si tratta di una esempio di quelle "piccole cose molto importanti che cambiano, o possono cambiare, il Paese" e mostrano "sensibilità e senso civico". E soprattutto possono aiutare i cittadini colpiti dalle malattie oncologiche a conoscere meglio le tutele a cui hanno diritto per essere aiutati a sentirsi meno soli. In Italia oggi sono due milioni le persone che convivono con una diagnosi di cancro, di cui 700mila in età lavorativa. Molti di loro vorrebbero proseguire l’attività lavorativa anche durante la lotta alla malattia, con indubbi benefici psicologici e di risposta positiva alle terapie: oggi il tempo medio di rientro al lavoro è di 4 mesi dalla diagnosi. Un grande progresso se si pensa che 10 anni fa coloro che sopravvivevano al cancro riprendevano l’attività dopo 17 mesi.
In Emilia Romagna netto calo di interventi demolitivi al seno dal 2005 al 2011
In Emilia Romagna, per merito delle diagnosi precoci contro i tumori al seno, dal 2005 ad al 2011 si sono ridotte dell' 8% le operazioni di mastectomia. Ma rimangono critiche le differenze di approccio a queste patologie tra i vari ospedali ed il tipo e quantità di interventi chirurgici effettuati per curare queste neoplasie. E oggi, a preoccupare è anche l'endometriosi, malattia sociale che causa sterilità di cui soffre il 10% delle donne emiliano-romagnole in età fertile. Una percentuale in costante aumento. A renderlo noto è stato l'assessorato regionale alla Sanità, nel corso di un incontro che ha fatto il punto sulle patologie femminili nella popolazione della Regione. Sugli interventi chirurgici per il tumore al seno, in particolare, è emersa una criticità rappresentata da troppe strutture sanitarie che erogano un numero inadeguato di interventi: 13 effettuano più di 150 interventi annui, benché 29 ne eseguano meno di 150. Per questo, sostiene l’Assessorato, «occorre agire per rendere omogenee le opportunità territoriali e garantire alle donne equità di accesso e trattamento». Grazie alla diagnosi precoce e ai programmi di screening organizzato, comunque, oltre a una netta riduzione degli interventi di asportazione radicale della mammella, è stato possibile agire i modo più tempestivo con un progressivo aumento dei casi di ricostruzione mammaria contestuali all'intervento chirurgico.
Indirizzi utili
ISTITUTO NAZIONALE TUMORI REGINA ELENA IRCCS
Via Elio Chianesi, 53 - 00144 Roma
Prenotazioni/informazioni: 06.52662727 – 800.986868
Centralino: 06.52661
www.ifo.it
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