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Un Centro per gli anziani malati di cancro al Don Gnocchi di Milano
Vera Lanza, N. 8/9 agosto/settembre 2012
Un Centro pensato per gli anziani, per gli ammalati dai capelli brizzolati in cura per malattie oncologiche. È stato inaugurato lo scorso maggio all’Istituto Palazzolo-Fodazione Don Gnocchi di Milano, alla presenza del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, insieme al presidente della Fondazione Don Gnocchi, monsignor Angelo Bazzarri. Il nuovo reparto dispone di 27 posti letto convenzionati con il Servizio sanitario regionale, e ospita pazienti di età superiore ai 65 anni (ma anche di età inferiore se ritenute particolarmente fragili) che stanno combattendo la loro personale battaglia contro il tumore che li ha colpiti. Si tratta di un’unità di oncologia geriatrica, un Centro dove le cure sono a misura di anziano. E sebbene sia ben comprensibile come per le persone di una certa età, i problemi della malattia possano essere aggravati, "appesantiti" da altre patologie tipiche della vecchiaia, o semplicemente da una forma fisica non più eccellente, questo tipo di Centri sono ancora pochissimi in Italia. Come ribadiscono gli esperti, il paziente oncologico over 65, ha bisogno di particolare attenzione, perché spesso a complicare le cose contribuiscono altre problematiche legate all’età e ad altre malattie concomitanti. Il nuovo reparto ha 14 posti letto dedicati alla medicina oncologica e 13 destinati alla riabilitazione e orientamento oncologico. «Si tratta di un Centro di assoluta avanguardia che permette di potenziare ulteriormente e in modo significativo l'offerta in ambito socio-sanitario – commenta Formigoni, al termine di una breve visita al reparto. Grazie a questa iniziativa, infatti, è nato un vero e proprio Centro di riferimento a livello nazionale in un ambito, quello dell'oncologia geriatrica, ancora scarsamente indagato nelle sue specifiche necessità terapeutiche, riabilitative, di supporto e reinserimento». Per realizzare il nuovo reparto la Regione Lombardia, ricorda il governatore, «ha stanziato 2,7 milioni di euro nell'ambito dei finanziamenti previsti dalla legge 34 del 2007, quella sui soggetti no-profit che operano in ambito sanitario, la stessa che è diventata oggetto nelle scorse settimane di polemiche strumentali e pretestuose. Polemiche di cui non ci interessiamo perchè a noi interessa fare cose nell'interesse dei cittadini». La Regione Lombardia, prosegue Formigoni, «guarda con interesse a questo progetto, nella convinzione che il suo contenuto innovativo possa rappresentare un modello replicabile di presa in carico». Dall'Istituto Palazzolo, ricorda il presidente, sono partite sperimentazioni regionali importanti come quella del custode socio-sanitario e delle strutture intermedie che erogano cure "sub-acute". Iniziative che mirano a coniugare un’offerta ampia di servizi appropriati con l'esigenza del controllo della spesa. In generale, ha aggiunto il presidente «dobbiamo garantire livelli qualitativi sempre migliori a fronte di risorse sensibilmente inferiori. Tanto più che su questo fronte da Roma riceviamo, ormai da mesi, solo notizie negative». «Sappiamo bene che fino all'ultimo dopoguerra la sanità era esclusivamente a carico di Fondazioni e istituti religiosi» sottolinea Formigoni. «Quella religiosa è una sanità che ancora oggi si differenzia dagli altri soggetti attivi nel settore, sia per organizzazione interna che per missione e visione, basata sui principi cattolici di ospitalità e carità. Occupandosi spesso di categorie di pazienti particolarmente complesse e che richiedono un elevato impegno assistenziale, svolge un importante servizio pubblico. Altro che cure poco critiche e lucrose a cui vi dedichereste, come qualcuno dice». Il tema del contenimento dei costi è stato toccato anche durante altri interventi. «È dal 2007 che parliamo di bisogni assistenziali specifici dei pazienti anziani con tumore, soprattutto alla luce del dato secondo cui ogni anno, in Italia, si verificano circa 250mila nuovi casi di tumore. Di questi, più del 60% si scopre in persone di oltre 65 anni e, dato l’andamento attuale della demografia dei Paesi più sviluppati, la percentuale è destinata ad aumentare» precisa l'oncologo Silvio Monfardini, direttore del progetto di oncologia geriatrica dell'Istituto Palazzolo-Don Gnocchi. «E in tutti questi casi ci sono le malattie associate da considerare, la depressione e il possibile deterioramento mentale, la riduzione dello stato funzionale, la mancanza del supporto familiare e sociale. Oggi servono più risorse e più tempo per trovare soluzioni ai problemi terapeutici». Quello che accade però va nella direzione contraria. Ci sono studi recenti in cui si segnala lo scarso uso di strumenti come la valutazione geriatrica multidimensionale (confermato dal 39% dei primari di oncologia medica) e la scarsa collaborazione fra oncologi e geriatri (assente per il 38% ). La valutazione geriatrica multidimensionale individua 3 gruppi di pazienti: "fit", cioè autonomi e senza comorbidità; vulnerabili, con una o due comorbidità; e fragili, over 85 non autonomi con tre o più comorbidità. Sebbene l’esperienza del Don Gnocchi stia a dimostrare che qualche passo avanti si sta facendo, ancora molto c’è da fare. L’organizzazione attuale della sanità, non è in grado di gestire situazioni già molto complesse, e per questo è necessario che muti la stessa struttura dell’assistenza sanitaria. Secondo gli esperti è auspicabile che aumenti il numero di unità operative e di istituti dedicati esclusivamente a questi malati e che, a livello nazionale ed europeo, vengano al più presto istituite vere e proprie agenzie che armonizzino gli interventi e rendano i finanziamenti per la ricerca più consoni alle grandi sfide che ci aspettano via via che la popolazione invecchia. Così come un bambino oggi, malato di cancro, viene affidato alle cure di un oncologo pediatrico, allo stesso modo è più che comprensibile che un paziente anziano, malato oncologico, debba essere affidato alle cure di un oncologo geriatra.
Per il piano oncologico nazionale l’approccio onco-geriatrico è ancora poco sviluppato
"L’assistenza e la cura adeguata della persona anziana colpita da cancro costituiscono una priorità del Piano Oncologico". Si legge così nel Documento tecnico di indirizzo per ridurre il carico di malattia del cancro per il 2011-2013, pubblicato su sito del Ministero della Salute. E senza mezzi termini si ammette che gli effetti congiunti dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle diagnosi di tumori nell’anziano impongono una maggiore riflessione sui mezzi da impiegare ed un coordinamento tra le due grandi discipline, Oncologia e Geriatria, che ne sono coinvolte. A tale scopo è necessario un approccio trasversale interdisciplinare onco-geriatrico, ovviamente con un coinvolgimento del Medico di medicina generale. Tale approccio onco-geriatrico – ecco l’ammissione – è ancora poco sviluppato e questo determina carenze e diseguaglianze nell’accesso dell’anziano alle cure oncologiche rispetto al paziente più giovane. Problema questo di grande rilevanza se si considera che nel 2006 l'Italia aveva la più alta percentuale di popolazione ultrasessantacinquenne al mondo, il 17% di uomini e circa il 23% di donne contro il 13% ed il 18% della media europea. Altro aspetto di particolare rilevanza è che il più importante "fattore di rischio" per lo sviluppo di una malattia neoplastica è l'età. In Italia i soggetti maschi ultra sessantacinquenni hanno un rischio 10 volte superiore di sviluppare un qualunque tumore maligno rispetto alle persone più giovani, mentre nelle donne il rischio è circa pari a 6. Più significativa la differenza per quanto concerne la mortalità. Si calcola che un individuo anziano abbia un rischio di morire di cancro 18 volte più alto di un soggetto più giovane negli uomini (1442 vs 78 morti per 100.000) e 13 volte più alto nelle donne (702 vs 56 morti per 100.000). Considerando il totale, un tumore viene diagnosticato nel 68% dei casi negli uomini ed nel 60% dei casi nelle donne in soggetti con più di 65 anni, e tali valori salgono al 78% e 79% considerando il numero delle morti (dati AIRTUM, periodo 20032005). La sopravvivenza relativa a 5 anni dalla diagnosi di pazienti affetti da tumore per due gruppi di età: gli anziani fra 70 e 84 anni e gli adulti di mezza età fra 55 e 69 anni mostra un notevole svantaggio per gli anziani osservato per tutte le sedi tumorali, in entrambi i sessi. La differenza per tutti i tumori combinati è di 6 punti percentuali per gli uomini mentre sale a 20 punti per le donne. (dati AIRTUM, periodo 2000-2002).
Questi dati evidenziano come:
- L'accesso alle cure sia più difficile con il crescere dell'età ed un elevato numero di pazienti anziani si presenti alla diagnosi con uno stadio di malattia molto avanzato che non permette procedure terapeutiche con intento curativo.
- I miglioramenti ottenuti in oncologia negli ultimi venti anni abbiano interessato la popolazione anziana in modo nettamente minore di quanto sia accaduto per gli adulti più giovani e, nonostante gli sforzi, la presa in carico di tali pazienti risulti ancora insufficiente ed i problemi legati al cancro negli anziani assolutamente lontani dall'essere risolti.
Troppo spesso si dimentica che la strategia di cura va impostata considerando, tra gli altri fattori, la reale aspettativa di vita del paziente e che soggetti di 65 anni possono oggi avere una speranza di vita di 21 anni se donne e 18 se uomini e che un soggetto sano di 75 anni ha ancora 13 o 10 anni, se maschio o femmina, di aspettativa di vita media. Appare evidente come a fronte di questo contesto demografico ed epidemiologico, il carico assistenziale per le strutture sanitarie stia rapidamente aumentando, modificando soprattutto le caratteristiche della richiesta. Con l’aumentare dell’età aumenta, infatti, non solo l’incidenza della patologia oncologica ma anche il carico complessivo delle comorbidità. È noto che i principali fruitori del SSN sono gli anziani: in Italia il 33% dei ricoveri ospedalieri ed il 44% dei giorni di degenza sono rivolti agli anziani. Si calcola che ogni anno circa il 25% della degenza è rappresentato da ricoveri impropri e/o da cure che possono essere erogate in regime di Day Hospital o sul territorio, con un esborso incongruo di 11 miliardi di euro (Fonte Censis). La presenza dell’ospedale quale elemento rassicurante è ritenuta indispensabile e necessaria dall’ 88% degli italiani con punte del 94% tra gli anziani.
L’Istituto Palazzolo Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS
L’Istituto Palazzolo Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS è una struttura sanitaria e socioassistenziale dotata di un’offerta completa e integrata di servizi:
- Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) per anziani con 700 posti letto (di cui 30 in Nucleo specialistico per persone affette da malattia di Alzheimer e 19 in Nucleo specialistico per persone in Stato Vegetativo);
- Centro Diurno Integrato (CDI) con 25 posti;
- Casa di Cura accreditata con 80 posti letto di area medica e riabilitativa post-acuta (specialistica e di mantenimento);
- Riabilitazione Generale e Geriatrica (RGG) con 75 posti letto; > Ambulatorio polispecialistico, annesso alla Casa di Cura, comprendente diverse specialità e servizi tra cui: centro prelievi (collegato con il laboratorio analisi dell’IRCCS "S. Maria Nascente" di Milano della Fondazione Don Gnocchi), diagnostica per immagini (radiologia, ecografia), odontoiatria, cardiologia, fisiokinesiterapia, fisiatria...
- Centro Odontoiatrico in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca;
- Unità di Valutazione Geriatrica (UVG); > Unità di valutazione Alzheimer (UVA);
- Servizi Territoriali: Custode Socio-Sanitario, Custode Sociale e Voucher Socio Sanitario per Assistenza Domiciliare Integrata (ADI);
- Ambulatorio Oncologico, Day hospital di Oncologia Geriatrica per 4 posti letto (maggio 2010). Reparto di 14 posti letto di Medicina Oncologica Geriatrica e 13 posti letto di Riabilitazione Oncologica Geriatrica (novembre 2010).
Indirizzi utili
"S. MARIA NASCENTE" – IRCCS CENTRO DI RIABILITAZIONE
Via Capecelatro, 66 – 20148 MILANO
Tel. 02.403081 – Fax 02.40092297
info.mi.smnascente@dongnocchi.it
CENTRO DI FORMAZIONE, ORIENTAMENTO E SVILUPPO – CEFOS
Via Gozzadini, 7 – 20148 MILANO
Tel. 02.40308.328 – Fax 02.40091777
"CARLO GIROLA" CENTRO GERIATRICO
Via C. Girola, 30 – 20162 MILANO
Tel. 02.642241 – Fax 02.64224510
info.mi.girola@dongnocchi.it
"ISTITUTO PALAZZOLO" CENTRO GERIATRICO
Tel. 02.39701 – Fax 02.3270394
info.mi.palazzolo@dongnocchi.it
info.mi.cefos@dongnocchi.it
Il robot "badante" che aiuta gli anziani in casa
Un angelo custode, sempre disponibile, fatto di sofisticati circuiti, latta e bulloni, che aiuta gli anziani nelle faccende di tutti i giorni. Sembra fantascienza ma non lo è. È una realtà che si avvicina. C’è già un prototipo di questa utile invenzione. Il "Robot ombra per la vita indipendente", così è stato chiamato, proprio a sottolineare la sua funzione, quella di "badante", tuttofare che presto potrà essere di sostegno agli anziani, assistendoli tra le mura domestiche. Il "numero zero" di questo robot-badante è stato presentato alla Fondazione Don Gnocchi, durante un incontro nell'Irccs S.Maria Nascente di Milano, in occasione dell’inaugurazione del reparto di Oncologia geriatrica. Il programma è quello di usare le tecnologie robotiche per dar vita ad "ausili innovativi" dedicati agli anziani. Il risultato è questo "angelo custode tuttofare" in grado di supportare e agevolare le persone anziane, a casa loro, garantendo quell’assistenza giornaliera così importante per chi non ha più totale autonomia. Il progetto è triennale, si chiama Srs (Multi-role Shadow Robotic System for Independent Living) ed è finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del settimo Programma Quadro. Il robot badante ha diverse doti: c'è anche la possibilità di un controllo remoto che permette agli anziani di avere l'aiuto necessario nella vita di tutti i giorni. La mente di questo progetto è il Regno Unito. L'università di Cardiff è l'ente capofila di un programma che coinvolge 11 istituzioni in vari Paesi europei oltre all'Italia: Gran Bretagna, Bulgaria, Germania, Spagna, Austria. Fra le strutture che lavorano all'iniziativa anche il Polo Tecnologico della Fondazione Don Gnocchi, sotto la guida del Dipartimento di ricerca industriale dell'università di Cardiff. Lo scorso maggio, tecnici e ricercatori di vari partner del Consorzio si sono incontrati a Milano per mettere a punto e testare il prototipo del robot "Srs" all'interno della Casa Domotica dell'Irccs S. Maria Nascente. Il "Robot ombra per la vita indipendente" sarà sottoposto a un esame per capire se davvero una tecnologia di tipo robotico possa essere di supporto all'anziano, fra le mura di casa. In quanto, come spiegano gli esperti «l'eterogeneià dei bisogni e le specificità dell'ambiente domestico pongono ancora notevoli ostacoli tecnologici allo sviluppo di un robot in grado di fornire questo tipo di servizio assistenziale in maniera completamente autonoma. Inoltre, non è da trascurare il fatto che la maggioranza della popolazione anziana ha scarsa dimestichezza con la tecnologia». Per indagare questi aspetti, la Comunità europea ha finanziato il progetto che punta a sviluppare un dispositivo robotico semi-autonomo con possibilità di controllo a distanza, che possa essere di aiuto ad anziani e a chi fornisce loro sostegno, per esempio monitorando a distanza situazioni di assistenza o emergenza quando il familiare non c'è. «Il concetto di "semi-autonomo" – spigano gli esperti – è legato al tentativo di aggirare gli ostacoli posti dalle attuali potenzialità delle intelligenze artificiali, supplementando l'intelligenza robotica con l'intelligenza umana». Quando il robot, per esempio, deve rilevare una situazione sconosciuta che non può gestire in autonomia, un operatore umano verrebbe contattato e coinvolto, da postazione remota. Questo bisogno di aiuto da parte dell'uomo diminuirebbe col tempo e con l'uso, grazie alla possibilità di apprendimento del robot. L'aiuto del badante-robot riguarderebbe 3 campi: mobilità, memoria e salute. La fondazione Don Gnocchi dopo un anno e mezzo di ricerca ha contribuito a definire i possibili utilizzatori del sistema, quali caratteristiche presentano, quali bisogni assistenziali irrisolti e quali di questi gli utenti vorrebbero o non vorrebbero, l'aiuto di un simile marchingeno. Verranno realizzate 3 applicazioni a complessità crescente, sviluppate su 3 interfacce: semplice applicazione su tablet palmare (tablet Android) per gli anziani; applicazione su dispositivo tablet computer portatile (tablet iPad) dedicata ai familiari per il controllo della maggior parte delle funzionalità del robot; applicazione su postazione fissa (ancora in fase di definizione) per operatori di centri di teleassistenza, in grado di risolvere situazioni di complessità elevata.
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