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Da Barcellona concrete speranze per le metastasi del colon retto
Minnie Luongo, N. 10 ottobre 2012
Per chi continua a pensare che i Congressi medici siano più che altro un modo per staccare dal tran tran quotidiano e, magari, visitare qualche amena località, è ora di rivedere questa falsa convinzione. Almeno alla luce di quanto emerge dai più recenti Convegni. Uno di questi è senza dubbio il 14° Congresso mondiale ESMO sul tumore gastrointestinale (WGCI), svoltosi a Barcellona a fine giugno. Si tratta, infatti, del principale evento mondiale nel settore, che comprende tumori maligni che interessano tutti i componenti del tratto gastrointestinale e gli aspetti relativi alla cura dei pazienti con cancro gastrointestinale, tra cui: screening, diagnosi e le più recenti opzioni di gestione per i tumori, più comuni e anche non comuni.
Importanza del Congresso
Ponendo grande attenzione sulla terapia personalizzata, la gestione multidisciplinare e lo sviluppo dei meccanismi molecolari, contemporaneamente, il Congresso ha avuto quale obiettivo quello di educare e aggiornare la vasta gamma di esperti partecipanti circa il trattamento dei tumori gastrointestinali. Oltre 60 specialisti esperti hanno guidato le sessioni e incontrato i partecipanti in piccoli gruppi per volta, rendendo l'ordine del giorno scientifico il più completo ed efficace possibile, al fine di affrontare le esigenze educative dei medici. Inoltre, in questi anni la presentazione della ricerca d'avanguardia è diventata uno dei punti salienti del Congresso mondiale, offrendo opportunità per i ricercatori di tutto il mondo di interagire con i colleghi e, anche, di condividere i propri sforzi con la comunità sanitaria.
Risultati incoraggianti
Uno dei risultati più significativi resi noti al Congresso riguarda lo studio di fase III "CORRECT" di un farmaco sperimentale, per il quale si aspetta ora solo il via libera della FDA. La molecola si chiama regorafenib, ed è più di una speranza terapeutica per i pazienti con metastasi da tumore del colon retto (questa forma tumorale, tra le più diffuse, colpisce circa 1.3 milioni di persone nel mondo). In sostanza, con l’uso di tale molecola si aumenta la sopravvivenza e si rallenta le metastasi. Precisa il professor Alberto Sobrero, direttore dell’Unità di Oncologia dell’Ospedale San Martino di Genova: «Dal punto di vista statistico, l’aumento della sopravvivenza confermato è del 29%. Per il paziente questo corrisponde a un mese di vita o poco più». Durante la sua esposizione Sobrero ha invitato tutti i medici a mettersi dalla parte dei malati: «Quando si è sani, si attribuisce poco o nessun valore a quelli che sono pochi mesi di vita. In realtà, parliamo di persone che sono passate attraverso i vari stadi del tumore, da quella iniziale alla più grave delle metastasi, e la prospettiva di avere un mese in più, per loro, è un vero guadagno. Il mio entusiasmo deriva dal fatto che ora abbiamo a disposizione un nuovo farmaco che funziona e dà effetti collaterali lievi rispetto agli altri chemioterapici». Per i ricercatori oncologici l’ultimo ritrovato rappresenta un’arma in più, che va ad affiancarsi agli altri sette chemioterapici oggi in uso che, negli ultimi quindici anni, hanno aumentato la sopravvivenza a questo tipo di cancro, in fase finale, dai soli 8 mesi precedenti fino a 2 anni. Ma, soprattutto, quella del regorafenib, inibitore multichinasico ad uso orale di Bayer HealthCare, costituisce un traguardo significativo: quello raggiunto da una molecola, già in uso sperimentale come "farmaco orfano" per i tumori gastrointestinali stromatici (GIST), che si dimostra così efficace da ottenere dalla FDA una riduzione nei tempi di approvazione, da 10 a 6 mesi, per la sua commercializzazione, che potrebbe avvenire addirittura entro fine anno. «I dati presentati per regorafenib sono molto incoraggianti – sottolinea Dirk Laurent, vicepresidente dello sviluppo clinico in oncologia di Bayer – poiché ci portano avanti di un passo nella direzione della speranza verso i pazienti che stanno combattendo il cancro a uno stadio avanzato».
Come funziona il farmaco
Gli esperti hanno precisato come regorafenib sia l’unico inibitore multi-chinasico sperimentale che, al momento, ha avuto successo laddove altri hanno fallito. Difatti, esso agisce su diversi recettori (per l’oncogenesi, l’angiogenesi e il microambiente tumorale), che servono al tumore per continuare a produrre cellule maligne e ad alimentarsi attraverso i vasi sanguigni. Riuscendo ad inibirli, con l’effetto quasi di "imbalsamare" le metastasi e impedire un’ulteriore diffusione del cancro fuori dall’apparato gastro-intestinale. L’efficacia della molecola ha dimostrato, inoltre, di essere insensibile alla mutazione del gene KRAS, una variazione genetica che determina resistenza ai chemioterapici oggi in uso, come in questo caso imatinib e sunitinib, e fa sì, anche, che nel 40% dei pazienti con cancro colon-rettale le terapie standard siano inefficaci. Ma la ricerca non si fermerà certo qui, come anticipa Salvatore Siena, direttore della Divisione di Oncologia dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano che, insieme al team genovese e altri italiani, ha condotto la sperimentazione dell’inibitore: «Ora dobbiamo fare ulteriori passi avanti e imparare a selezionare i pazienti che possono trarre maggiore beneficio dal trattamento con il farmaco. Già da qualche anno, si è intrapresa la strada della terapia personalizzata sul paziente; per farlo, è indispensabile individuare dei biomarcatori, ossia dei segnali che indicano una maggiore o minore sensibilità di un paziente nella risposta a uno specifico trattamento con i chemioterapici. Ciò permette di evitare di somministrare a un paziente terapie che possono risultare inefficaci e di farlo soffrire inutilmente». A questo proposito, è bene ricordare che i chemioterapici sono usati in combinazione tra loro per potenziarne gli effetti, e di conseguenza la disponibilità di nuove molecole può consentire non solo di agire sul cancro direttamente, ma anche di aggirare questi ostacoli e garantire al paziente una maggiore probabilità di successo.
E la prevenzione?
In margine al Congresso abbiamo domandato al professor Alberto Sobrero chiarimenti in merito alla prevenzione del cancro colorettale. Ecco le sue opinioni, davvero interessanti e preziose: «Esiste un’evidente discrepanza fra l’attenzione al carcinoma della mammella e quello del colon, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione secondaria». Precisa Sobrero: «La prevenzione primaria, invece, è in qualche modo insita nella nostra cultura (si pensi alla dieta mediterranea). Certo, è umano che non piaccia a nessuno l’idea di fare una colonscopia (considerate le sue modalità), ma – solo per fare un esempio – la mammografia è un esame cui le donne, spesso, ricorrono in maniera eccessiva. Bisognerebbe far conoscere a tutti dati oltremodo significativi, validi a livello mondiale: seguendo le impostazioni inglesi o americane la mortalità di questo tumore, si taglia la mortalità del 60-70% ». Quali sono queste indicazioni? «Per l’impostazione inglese: effettuare una colonscopia tra i 55 e i 65 anni; per quella made in Usa: una volta a 50 anni, una seconda a 60, una terza volta a 70 anni». Superfluo commentare: a diagnosi avvenuta, chi non rimpiangerà di non essersi mai sottoposto, almeno una volta nella sua vita, alla tanto temuta colonscopia?
Un’altra speranza per un altro tumore
A Barcellona sono stati presentati anche i risultati di un trial di Fase III con alpharadin nel cancro alla prostata resistente alla castrazione: lo studio "ALSYMPCA" ne ha confermato l’aumento di sopravvivenza complessiva del 44%, e la richiesta di registrazione è pianificata nella seconda metà del 2012. Il cancro alla prostata è la più comune forma di tumore nell’uomo nei Paesi industrializzati: circa 900.000 diagnosi l’anno nel mondo. I risultati ottenuti per regorafenib e alpharadin sono molto incoraggianti per tutti i numerosi pazienti che stanno lottando contro il cancro, quando purtroppo esso è giunto a uno stadio avanzato.
…e per un altro ancora
Uno studio clinico di fase III ha dimostrato che regorafenib è in grado, anche, di ridurre il rischio di ricaduta nei GIST, tumori stromali gastrointestinali. Sembra infatti che, con l’assunzione del farmaco, il tasso di sopravvivenza libera da progressione sia quadruplicato, e il rischio di morte o di progressione si sia ridotto del 73%. Nello studio i pazienti sono stati randomizzati per ricevere il farmaco o il placebo, unitamente alle migliori terapie di supporto attualmente approvate (sunitinib e imatinib). Nei pazienti con GIST la resistenza ai farmaci si verifica nel quasi 90% dei casi, con la comparsa di forme mutanti resistenti ai farmaci, che richiedono quindi nuovi inibitori delle chinasi per controllare il tumore.
ESMO
La European Society for Medical Oncology (ESMO) è la principale organizzazione professionale europea, impegnata a promuovere la specialità di oncologia medica e la promozione di un approccio multidisciplinare alla cura del cancro e ai trattamenti pratici. Dalla sua fondazione, nel 1975, come organizzazione non profit, la missione di ESMO è stata quella di far avanzare la cura del cancro, attraverso la promozione e la diffusione di una buona scienza che porta a una migliore medicina e determina le migliori pratiche. In questo modo ESMO adempie al proprio obiettivo di supportare i professionisti in oncologia, e di fornire alle persone affette da cancro i trattamenti più efficaci e di alta qualità attualmente a disposizione. www.esmo.org
Indirizzi utili
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA SAN MARTINO – ISTISTITUTO NAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO
Largo Rosanna Benzi, 10 16132 Genova
Tel. 010.5551
www.hsanmartino.it
AZIENDA OSPEDALIERA NIGUARDA CA’ GRANDA
Piazza Ospedale Maggiore, 3 20162 Milano
Tel. 02.64441 – Fax 02.6420901
www.ospedaleniguarda.it
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