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Lo schermitore Aldo Montano a fianco degli oncologi per la lotta al tumore

Cristina Mazzantini, N. 10 ottobre 2012

L’estate e i bagni di luce mi rendono proprio di buonumore. Attenzione però! So che il sole, importantissimo per la nostra vita, può diventare uno dei nemici più temibili per la salute". Per la prima volta nasce un’alleanza tra un campione olimpico e gli oncologi per sconfiggere il melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo, che nel nostro Paese causa 7.000 nuove diagnosi ogni anno e 1.500 decessi. Aldo Montano, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene del 2004 e uno degli atleti di punta della delegazione italiana ai prossimi Giochi di Londra, spiega le regole della prevenzione insieme al Presidente dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), prof. Stefano Cascinu. In una pubblicazione, che ha il patrocinio del CONI, lo sportivo e il Presidente dialogano e invitano i ragazzi a proteggersi: no al sole nelle ore centrali, controllo costante dei nei e divieto assoluto dei lettini abbronzanti, equiparati al fumo di sigaretta per rischio cancerogeno. L’opuscolo, che è stato distribuito per tutta l’estate negli impianti sportivi, nelle palestre, piscine e luoghi di aggregazione delle principali città italiane, è stato presentato recentemente a Roma in un incontro con i giornalisti. L’AIOM ha scelto Aldo Montano, campione olimpico di scherma e idolo per milioni di sportivi, come "portavoce" dei messaggi chiave per non bruciarsi la pelle con il melanoma. «Lo sport può aiutare la scienza a trasmettere i consigli della prevenzione al maggior numero possibile di persone, in particolare ai giovani», sottolinea il prof. Cascinu. «Abbiamo utilizzato un linguaggio diretto senza creare allarmismi, ma facendo capire che è indispensabile seguire alcune semplici regole. I nei devono essere controllati una volta all’anno dallo specialista: una visita medica accurata permette di identificare le lesioni sospette ed il melanoma, se individuato in fase iniziale, può essere asportato chirurgicamente ed è guaribile nel 90% dei casi. L’aggressività della malattia è infatti legata alla tempestività o meno della diagnosi. Una diagnosi precoce permette di evidenziare un melanoma molto sottile, che può essere asportato con un semplice intervento chirurgico. Fino a pochi anni fa, le persone colpite da questa neoplasia in fase avanzata dovevano fare affidamento su regimi terapeutici poco efficaci. Oggi, finalmente, grazie a tecniche diagnostiche sempre più avanzate e perfezionate (PET, TAC ecc.), siamo in grado di selezionare i pazienti che possono essere salvati con un intervento chirurgico. Il sole è un grande amico, ma possiede anche un lato "oscuro" che può provocare danni molto gravi. Un recente studio pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica, Nature, ha dimostrato che i tassi di incidenza più elevati si riscontrano proprio in persone che si sono esposte al sole per periodi molto lunghi. Le creme inoltre non possono fare miracoli e devono essere scelte in base al proprio fototipo. Non esistono solari in grado di garantire una protezione totale, inoltre va considerato che esiste un tempo di esposizione massimo oltre il quale bisogna stare all’ombra». L’opuscolo è realizzato in collaborazione con la Fondazione Melanoma e con il supporto di Bristol Myers-Squibb. «Rappresentiamo un esempio per i giovani», afferma Aldo Montano, che appartiene al gruppo sportivo della Polizia penitenziaria. «Questo ci dà grandi responsabilità. Possiamo far capire ai ragazzi quali siano i comportamenti positivi da imitare e quali quelli negativi da eliminare. È con grande piacere e onore, quindi, che ho deciso di partecipare a un’iniziativa così importante». Il melanoma in quarant’anni è aumentato di otto volte tra le donne ed è quadruplicato tra gli uomini. Le Regioni settentrionali fanno registrare la maggiore incidenza, seguite da quelle del Centro e del Sud. E l’età dei malati si sta abbassando progressivamente. Dieci anni fa i giovani rappresentavano solo il 5% dei casi e questa neoplasia riguardava soprattutto persone al di sopra dei 50 anni. Il motivo è riconducibile agli errori compiuti in passato, in particolare all’abitudine a una scorretta esposizione solare durante l’infanzia. I malati di oggi sono i bambini di ieri che hanno accumulato nel corso degli anni una serie progressiva di eritemi solari. Una falsa credenza, diffusa soprattutto tra i ragazzi, è che i lettini solari possano preparare la pelle all’esposizione alla luce estiva. «Niente di più sbagliato», chiarisce il prof. Cascinu. «I danni delle lampade abbronzanti sono più grandi degli apparenti benefici. È infatti dimostrato che l’utilizzo di queste apparecchiature in età inferiore ai 30 anni aumenta il rischio di melanoma del 75%. Va accolta con favore l’introduzione del divieto dell’utilizzo di lettini e lampade abbronzanti da parte del Ministero della Salute per gli under 18 nel nostro Paese». La pubblicazione fa parte de "Il ritratto della salute" (www.ilritrattodellasalute.org), un progetto consolidato che, fin dalla sua ideazione nel 2011 e grazie al bollino delle principali società scientifiche italiane, ha deciso di puntare sul concetto di medicina dei sani: assumere cioè comportamenti "virtuosi" per risparmiarsi problemi di salute in futuro e garantirsi un’ottima qualità di vita. «L’attività sportiva praticata con costanza», continua sempre il nostro oncologo, «riduce fino al 50% il rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro. E in pochi sanno che oltre il 30% dei tumori è direttamente collegato ad una dieta scorretta e che esiste una forte relazione, ad esempio, tra alcol e cancro. Molte neoplasie potrebbero essere evitate mangiando in modo sano ed equilibrato. Ecco perché nell’opuscolo abbiamo inserito le 10 regole d’oro dell’alimentazione corretta». Anche il fumo rappresenta uno dei più gradi e sottovalutati rischi per la salute. Venti sigarette al giorno possono rubare una media di 4-6 anni a una persona che inizia a fumare a 25. Secondo i dati ISTAT la percentuale dei fumatori è salita al 23% dopo 5 anni di valori stabili intorno al 22%. L’aumento maggiore si è registrato tra i giovani adulti d’età compresa tra i 25 e i 34 anni, dove si è raggiunta la percentuale del 31,4% (40,2% tra i maschi e 22,2% tra le femmine). «Purtroppo anche molti sportivi fumano», interviene Montano, «perché sono convinti che con l’attività fisica riducano i danni delle "bionde" ». Tra le cattive abitudini rientra anche l’abuso di alcol. «Le stime», conclude il prof. Cascinu, «attestano come in Italia la mortalità legata a questo vizio rappresenti circa il 6% del totale di tutti i decessi per gli uomini, mentre per le donne questa percentuale scende al 2,45%. Purtroppo il fenomeno dell’alcolismo nei giovani, e più specificamente nella fascia d’età che va dai 12 ai 29 anni, è in netta crescita». Fra i ragazzi la conoscenza del rischio oncologico è molto scarsa. Pochissimi sanno che oltre il 30% dei tumori è direttamente collegato ad una dieta scorretta e che esiste una forte relazione, ad esempio, tra alcol e cancro. Secondo i sondaggi raccolti dalla nostra Associazione fra gli studenti delle scuole superiori nel 2011, il 71% non ha mai ricevuto informazioni in proposito, solo il 17% ne ha parlato in famiglia, appena il 12% a scuola. Le conseguenze sono una forte ignoranza sui pericoli da fumo e alcol (un terzo non crede abbiano legami con i tumori) fino alla sedentarietà (il 43% la sottovaluta). Sono ancora troppe le persone che si espongono al sole nelle ore centrali e che utilizzano le lampade abbronzanti. Queste apparecchiature devono essere totalmente bandite, infatti, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), aumentano il rischio di melanoma del 75%, al pari del fumo di sigaretta, se utilizzate prima dei 30 anni. Vogliamo spiegare ai giovani quali siano i rischi del melanoma e convincerli che non è mai troppo presto per iniziare a rispettare un corretto stile di vita.

L’opuscolo "Al sole non giocarti la pelle" è scaricabile in pdf dai siti internet: www.ilritrattodellasalute.org, www.bms.it, www.aiom.it.

Le 10 regole d'oro per un'alimentazione corrett

  1. Aumentare il consumo di frutta fresca, verdure e ortaggi in generale, privi di grassi e ricchi di vitamine, fibre e minerali;
  2. non dimenticarsi i legumi, una fonte importante di proteine vegetali;
  3. privilegiare il pesce azzurro (2 volte alla settimana) e le carni magre: il primo ricco di sostanze antiossidanti capaci di stimolare l’organismo a fermare ed eliminare le cellule tumorali. Le seconde (pollo, tacchino, vitella e coniglio) invece contengono meno grassi rispetto alle rosse. La cottura migliore è al forno o al vapore;
  4. utilizzare oli vegetali evitando grassi da condimento di origine animale;
  5. limitare il consumo di insaccati (salame, mortadella, wurstel, salsicce) e preferire salumi magri (prosciutto crudo, bresaola, speck);
  6. preferire formaggi freschi a basso contenuto di grassi, come sostitutivi della carne o del pesce. Evitare di consumarli a fine pasto;
  7. ridurre i dolci, ricchi di grassi e zuccheri;
  8. privilegiare i prodotti integrali, che contengono fibre. Queste tipologie di alimenti presentano un alto valore energetico e non contengono elevate quantità di grasso;
  9. limitare l’utilizzo del sale sia durante la cottura che prima del consumo;
  10. controllare il consumo delle bevande alcoliche, non più di 2-3 bicchieri (solo durante i pasti) per gli uomini e 1-2 per le donne.

Un farmaco anticancro dai mari dei caraibi
Da un organismo marino dei Caraibi si ricava un farmaco anti-tumore usato contro i sarcomi dei tessuti molli. Gli scienziati dell'Istituto Mario Negri hanno ora approfondito, con uno studio appena pubblicato su PlosOne, i meccanismi di sensibilità o di resistenza a questo farmaco nei liposarcomi. Lo studio, in particolare, è stato condotto dal laboratorio di Farmacologia Antitumorale del Mario Negri, diretto da Maurizio D'Incalci, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova, la Fondazione Edmund Mach Centro Ricerca e Innovazione di Trento, il laboratorio di Genomica del cancro della Fondazione Edo Tempia di Biella e il CNR di Napoli. La sostanza in questione è chiamata trabectedina, gli scienziati hanno combinato le informazioni su due diversi fronti: da un lato l'attività di trascrizione di certi geni (ovvero, quante volte e in che modo venissero "copiati" per creare certe proteine), e dall'altro le stesse proteine presenti nelle cellule. In questo modo hanno potuto identificare il ruolo di alcuni geni particolari in due meccanismi fondamentali per la crescita incontrollata di un tumore: la regolazione del ciclo con cui le cellule si riproducono, e i meccanismi di "morte programmata". Questi due fattori sono strettamente correlati anche alla resistenza del tumore al farmaco somministrato. «Il meccanismo d'azione dei farmaci antitumorali e le basi biologiche della sensibilità e della resistenza dei tumori», spiega D'Incalci, «sono argomenti di studio importanti perché il successo dell'impiego clinico delle terapie antitumorali si basa in grande misura su queste conoscenze. Ancora oggi però le nostre conoscenze sono limitate, anche perchè la biologia dei diversi tumori è eterogenea e complessa». L'approccio utilizzato in questo studio «è stato utilizzato con successo per affrontare un problema specifico come quello della sensibilità e della resistenza a un farmaco», conclude l'esperto, «ma potrebbe avere delle ampie applicazioni per lo studio della biologia dei tumori e per ottimizzare le terapie antitumorali».

Melanoma e aspirina
L'aspirina e altri antidolorifici (come ibuprofene e simili) sembrano efficaci anche nel prevenire il cancro alla pelle nelle sue varie forme (tra cui la più aggressiva, il melanoma). Il rischio melanoma si riduce dal 13% al 46% per chi assume aspirina (più a lungo viene assunta più si riduce il rischio). È quanto dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista Cancer da Sigrún Alba Johannesdottir dell'Università danese di Aarhus. L' aspirina, anche nelle piccole dosi date come prevenzione cardiovascolare (l’aspirinetta) è stata negli ultimi anni protagonista di numerosi studi che indicano il suo effetto preventivo contro vari tumori, in primis il cancro al colon. Il nuovo studio ha considerato dati su oltre 18.000 persone cui è stato diagnosticato un cancro alla pelle, sia melanoma sia forme meno aggressive, tra 1991 e 2009. Il consumo di antidolorifici di questi soggetti è stato messo a confronto con quello di individui simili per età e per altri fattori ma sani. È emerso che i sani hanno assunto aspirina e altri antidolorifici nel corso della loro vita con probabilità maggiore dei pazienti oncologici. Facendo i dovuti calcoli è emerso che l'assunzione di antidolorifici può ridurre il rischio melanoma dal 13% al 46%. Il motivo potrebbe essere che gli antidolorifici arrestano vari processi infiammatori spegnendo degli enzimi, che, guarda caso, hanno un ruolo chiave nello sviluppo del cancro alla pelle.

Dal colore degli occhi dipende il rischio di ammalarsi di cancro
Il colore degli occhi potrebbe svelare se una persona rischia di contrarre alcune malattie della pelle, come la vitiligine o il melanoma. È quanto sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics e coordinato dall'università del Colorado. Secondo la ricerca, chi ha gli occhi azzurri avrebbe meno probabilità di ammalarsi di vitiligine, mentre in chi li ha castani è meno probabile contrarre il melanoma. La vitiligine è una patologia autoimmune caratterizzata dalla comparsa sulla cute e sui capelli di chiazze irregolari dove manca del tutto la fisiologica colorazione dovuta alla melanina. Il melanoma è invece il più aggressivo tumore della pelle. Lo studio, condotto su circa 3.000 persone con la vitiligine, ha identificato 13 nuovi geni che predispongono alla malattia. I ricercatori hanno inoltre notato che tra i pazienti con la vitiligine esaminati, circa il 27% aveva occhi azzurro-grigio, il 43% marroni e il 30% verdi o nocciola. Per tale ragione, secondo i ricercatori, vi sarebbe un'associazione tra colore degli occhi e predisposizione alla vitiligine e al melanoma. «In un certo senso le due patologie sono geneticamente opposte: alcune delle varianti genetiche che rendono più probabile contrarre la vitiligine rendono meno probabile che si abbia il melanoma e viceversa», spiega uno degli autori, Richard Spritz, dell'università del Colorado. «La vitiligine», aggiunge il nostro esperto, «è una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario di una persona attacca i normali pigmenti della pelle. Pensiamo che la vitiligine rappresenti una sovra-attività di un normale processo dal quale il sistema immunitario cerca e distrugge le cellule del melanoma». Secondo gli esperti le persone che si ammalano di vitiligine hanno un rischio più alto di contrarre anche altre malattie autoimmuni, come alcune patologie della tiroide, diabete di tipo 1, artrite reumatoide e lupus.

Esiste un rapporto tra cancro alle ovaie e genetica
Le donne che soffrono di cancro alle ovaie dovrebbero sottoporsi a screening per individuare possibili mutazioni genetiche, sostengono ricercatori australiani, dopo uno studio che dimostra come i geni possano far prevedere l'efficacia dei trattamenti. Secondo lo studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, il 14% delle donne con cancro alle ovaie ha una mutazione nei geni BRCA1 e BRCA2, ma il 44% di queste non ha precedenti in famiglia di cancro al seno o alle ovaie e pertanto non si sottopone a screening. I ricercatori del Centro Peter MacCallum per il Cancro di Melbourne hanno osservato che le donne con tale mutazione hanno un tasso di sopravvivenza del 55% dopo cinque anni, contro un tasso del 40% fra le donne senza la mutazione. «Lo screening è importante», scrive l'oncologa clinica Gillian Mitchell che ha guidato lo studio, «perché la mutazione può determinare sia la prognosi della paziente, sia il trattamento più efficace». Le donne con la mutazione rispondono meglio alla chemioterapia al platino, la più usata per trattare il cancro alle ovaie, che dovrebbe essere continuata anche se non riesce nel breve termine. Finora se il tumore ricorre dopo un certo periodo dopo l'ultima dose di platino, la paziente è ritenuta resistente al trattamento, che viene interrotto. Ma lo studio indica che se il trattamento viene ripreso, anche poco dopo, la risposta può essere positiva. Lo studio indica inoltre che le donne con la mutazione rispondono meglio anche ad altre forme di chemioterapia, prosegue la studiosa. I risultati hanno importanti implicazioni per future sperimentazioni di farmaci per trattare il cancro alle ovaie. Nella prossima fase, la ricerca cercherà di individuare quali donne hanno le mutazioni BRCA e quindi maggiori probabilità di sopravvivenza, e quali no.

Alimentazione e cancro al seno
Dieta e attività fisica sono un connubio strategico per prevenire l’insorgenza di alcune forme tumorali, ma anche per aiutare a ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti oncologici e migliorare la qualità della vita. Su queste premesse si è consolidata la "buona" alleanza tra Oncologia e tradizione gastronomica italiana: nutrizionisti, oncologi e chef hanno messo a punto un modello alimentare che applica i principi della dieta mediterranea alle esigenze delle pazienti in terapia, le cui basi saranno illustrate alle pazienti attraverso corsi di cucina promossi nell’ambito della campagna "Assapora la Vita", promossa dalle Associazioni pazienti che operano sul territorio nazionale. L’iniziativa itinerante, patrocinata in Lombardia da Salute Donna onlus, ha come obiettivo aiutare le donne colpite da tumore al seno che affrontano le terapie, invitandole a riscoprire l’importanza di prendersi cura di se stesse, anche attraverso la buona cucina. Il gourmet Alessandro Circiello presenterà le ricette e ne illustrerà la preparazione, mentre oncologi e nutrizionisti spiegheranno i principi di una sana alimentazione, suggerendo gli alimenti raccomandati per le donne in terapia e ritenuti efficaci nella prevenzione dei tumori. Assapora la Vita è anche il titolo del ricettario messo a punto dallo chef, con 30 ricette pensate per aiutare le donne con tumore al seno e approvate dagli specialisti. Una selezione delle ricette contenute nel volume e alcuni video che ne illustrano le fasi della preparazione sono disponibili online su: www.assaporalavita.it

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